NO CONTACT è giunto il momento

Nessuna relazione al mondo potrebbe ridurre il partner nello stato di disgregazione psichica in cui lo riduce uno psicopatico o il narcisista patologico. Nessuna. Neppure il più …

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“è grazie all’illusorio orizzonte che ho imparato a distinguere  il cielo dal mare”

Nessuna relazione al mondo potrebbe ridurre il partner nello stato di disgregazione psichica in cui lo riduce uno psicopatico o il narcisista patologico. Nessuna. Neppure il più immaturo, stronzo,traditore, parassita degli esseri umani vi ridurrà in uno stato di ” de programmazione “. Alcune relazioni sono difficili o dolorose. La grande differenza sta nel fatto però che lo psicopatico trasforma. Trasforma tutto. Trasforma una storia agli esordi in una favola ideale. Trasforma te in un eroe o in una eroina .

Trasforma poi  improvvisamente  ed a volte quasi impercettibilmente la storia in una cosa incomprensibile . Presenza -assenza -presenza -assenza , programmi -abbattimento dei programmi ,lodi – insulti -lodi -insulti . Cosa accade ? Telefoni muti , accesso bloccato, silenzi o tempeste di chiamate .

Attore superbo , piange a comando , recita il sesso ,se gli serve , per negarsi il giorno dopo . Nulla sembra avere una spiegazione logica . La vittima non è più se stessa . Il suo volto cambia , lo sguardo e ‘ triste , il respiro sempre corto . Ansia , gelosia , paura , senso di inadeguatezza sono ormai i padroni assoluti delle sue giornate .

La vittima ha perso il contatto con la propria identità .In altre relazioni,ancorchè complicate, la vittima sente ancora se stessa .Nella relazione psicopatica , no, lo perde . E lo deve andare a recuperare perché lo potrebbe perdere per sempre , anche dopo essere stata scartata . La vittima non comprende il meccanismo dello psicopatico neppure dopo aver saputo del disturbo . Si chiede incessantemente “ ne sarà consapevole ? Sa di fare male ? Mi sta punendo ( quindi conto ancora ?) Bisogna che glielo dica in faccia chi è! “. È’ così deprogrammata che si augura ( senza poterlo confessare ) che il suo silenzio , che la sua nuova donna siano “ solo ” punizioni . E nulla , la vittima non sa che in lui non c’è traccia di lei , non c’è nel male come non c’era nel bene .
Non sa che lo psicopatico non riesce a star male ( ma  imita il suo malessere se ne trae utilità) ) e non sa mai stare bene ( imita la gioia o ne ha fugaci sprazzi ). La vittima è umana e non può emotivamente capire questo essere strano, noioso, depravato e crudele . La vittima non sa che deve riprogrammare se stessa , partendo dal grado zero .
La vittima non sa che dovrà sentirsi morire prima di poter tornare a vivere. È’ un fantoccio anche ora che , pur nella assenza magari di mesi e mesi di lui , continua a muoversi come se ( come se …) lui ci fosse la guardasse la pensasse e tornasse .
La vittima deve imparare di nuovo a camminare , a parlare , a sentire , a pensare .

Ogni ferita che non ci uccida e’ una ferita che può guarire . Non esistono ferite che non guariscano , che non si rimarginino per quanto estese siano le cicatrici che lasciano .
Solo in due casi una ferita non guarisce : quando essa ci toglie la vita e quando continuiamo a permettere a qualcuno , anche a noi stessi , di infilarci dentro il coltello tanto da farla sanguinare costantemente .

A volte capire il modo di ragionare ed agire delle persone anaffettive , narcisiste perverse o psicopatiche e’ davvero complicato. E’ complicato perché è totalmente diverso dal nostro . Una persona egoista o immatura o con un altro disturbo di personalità può far molto male ma siamo in grado di decifrare il suo comportamento ed è più facile iniziare e portare a termine l’elaborazione della fine . La persona totalmente anaffettiva o psicopatica  invece non la si comprende . Spesso nella fase iniziale si presenta bene , in modo assai carino tuttavia a poco a poco muta ed assume comportamenti via via più ignobili . Se si tenta di allontanarlo a causa di atteggiamenti deprecabili compie di nuovo gesti simili al vecchio agire , quello buono , quello normale . A tratti il volto e’ quello di un mostro a tratti invece torna il volto amato che piange promette sorride .Sembra quasi di avere a che fare con due persone diverse . Sa sparire come se il nulla lo inghiottisse anche se poco prima ci guardava con interesse e tenerezza . Sa tornare con gli occhi bassi che implorano perdono .

Ci arrovelliamo per la follia di chi si infila e si sfila dalla nostra esistenza come se fossimo dei calzini , rimaniamo increduli davanti al caos che genera ed inseguiamo con domande chi risposte vere non darà mai .

Questo essere e’ un mistero anche per se stesso e francamente dovremmo rinunciare a capirlo . Bloccate questo dott. Kekyll e mister Hyde da strapazzo .
Egli recita , recita , recita per ristabilire il possesso del giocattolo : non lasciategli la soddisfazione di salire sul palcoscenico . Chiudete il teatro ovvero bloccate gli accessi alla vostra persona ed al vostro cellulare .
Ciò che dovremmo sempre tenere a mente e’ chi siamo , cosa amavamo , cosa vorremmo diventare . Una persona deve portare gioia non dolore , deve arricchirci non farci a fette , deve rispettarci non prendersi gioco di noi . Non lo può fare mai , nemmeno una volta . E certe persone lo hanno fatto invece sin dalla prima volta in cui si sono avvicinate e ci hanno sorriso .
A loro lasciamo un solo privilegio , quello di vedere le nostre spalle che si allontanano e non per dispetto o per dimostrare forza. A loro non dobbiamo dimostrare nulla , chiedere nulla. A noi si invece , a noi dobbiamo dimostrare tutto , chiedere alla vita tutto il meglio.

E loro al concetto di meglio non si avvicinano affatto .

L’unica via percorribile è il contattozero il NO CONTACT .

Brave  tutte quelle persone che hanno da poche ore o da pochi giorni iniziato il NO CONTACT . Brave  tutte quelle persone che lo hanno attuato da un po ‘ di più ed ancora stanno molto male. Questa parte del percorso e’ la più dolorosa . È’ dilaniante . È’ ingiusta.

State dismettendo le vesti della vittima , vi state spogliando di quell’abito di false gemme che avete per molto tempo pensato fosse un abito lucente. Avete vissuto una illusione ed accettarlo spezza in due . Avete trascorso ore a sognare , giornate intere ad aspettare un cenno che a volte arrivava ed a volte non arrivava . Avete temuto di non vederlo più ed invece era tornato . Allora di nuovo avete sperato ed indossato quell’abito ornato di fili dorati . Non sapevate allora che fosse un abito sacrificale . Non sapevate che dietro ogni suo sorriso o lacrima , carezza e bacio , promessa e lusinga vi fosse nient’altro che una ben congegnata strategia . Non sapevate che il vostro stesso fulgido abito era indossato da un’altra donna sognante o da un uomo reso marionetta .
Avete amato chi non esiste .
Avete aspettato chi non arriverà mai .
Avete sofferto e vi siete impegnati per non ricevere nulla .
Ogni lacrima scesa sul vostro viso ed ingoiata a forza e’ stata non vista , non considerata e spesso , anzi , derisa .
Ora è’ tempo di lasciar andare . È’ tempo di seppellire la sua immagine .
Ora è tempo di dare al burattinaio crudele il saluto definitivo .
Ora è giunto il momento di salutare il volto buono che si e’ rivelato null’altro che una maschera . Una maschera che conteneva il sorriso amato , lo sguardo amato .

Dismettete dunque l’abito della vittima , salutate il sogno , accettate il suo vero volto , deformato dall’invidia ,dalla rabbia,dalla depravazione , dalla menzogna e dalla vacuità .
Ed a testa alta , nude e deluse ma tuttavia vive ,riprendetevi il vostro posto nel mondo .

 

Tutti i diritti sono riservati. E’ vietata qualsiasi riproduzione, utilizzazione, totale o parziale, dei contenuti inseriti nel presente blog, ivi inclusa la memorizzazione, riproduzione, diffusione e distribuzione dei contenuti stessi mediante qualsiasi piattaforma tecnologica, supporto o rete telematica, senza previa autorizzazione scritta da parte dell’autore Avv. Marina Marconato. I CONTENUTI DEL BLOG E DI OGNI ARTICOLO POSSONO ESSSERE CONDIVISI SOLO ED ESCLUSIVAMENTE CITANDONE L’AUTRICE E LINKANDO LA FONTE.

 

VITTIME E TRIBUNALI

In Italia ,le donne vittime di abuso durante il corso della loro vita,secondo le più recenti statistiche, sarebbero circa 6 milioni,un numero allarmante che è,purtroppo, in costante crescita…

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In Italia ,le donne vittime di abuso durante il corso della loro vita,secondo le più recenti statistiche, sarebbero circa 6 milioni,un numero allarmante che è,purtroppo, in costante crescita.Si registra,peraltro, un progressivo aumento degli omicidi in ambito familiare ed, in generale, un inasprimento delle condotte degli abusanti,che adottano modalità sempre più violente.Il 12% dei casi di stalking si traforma in omicidio ed il 71% delle vittime subisce violenza e minacce,che nel 50% dei casi si traduce in lesioni personali.

Ciò che ,tuttavia,l’ordinamento giuridico, i giudici e,prima di essi, la società ed,anzi,le vittime stesse non hanno recepito pienamente è che l’esplosione della violenza fisica non è altro che l’evoluzione delle modalità di distruzione posta in essere dai soggetti abusanti.

La violenza morale,sovente preludio di quella fisica, è punita dalla legge e dà diritto a forme di tutela e di risarcimento.Tuttavia ,vi è una difficoltà evidente ad identificarne i contorni prima di tutto da parte della vittima e conseguentemente da parte della legge. La condotta di colui che denigra con frasi sprezzanti e sorriso ambiguo,i silenzi, le prevaricazioni intervallati da momenti di tenerezza artatamente concepiti,i tradimenti multipli,le fughe e i ritorni ciclici,la colpevolizzazione ed il vittimismo teso a giustificare comportamenti che altrimenti non tollereremmo ,costituiscono violenza morale e come tale rappresentano una lesione ,oltre che alla nostra salute psichica e fisica,ai nostri diritti civili,che la legge e, prima di essa, la Costituzione, tutela.Ciò che rende identificabile la violenza è il disegno preordinato dell’autore che si concretizza non in atti isolati e sporadici,bensì in una modalità rigida che via via aumenta il livello di estrinsecazione.Il singolo gesto ,preso da solo,poco significherebbe ma acquista rilievo ,sanzionabile nella sua recidività.L’ordinamento giuridico è posto al di fuori dell’intimità della coppia o della famiglia ed interviene solo in casi estremi o se viene adeguatamente sollecitato.Tuttavia, le vittime,confuse dall’andamento altalenante ed ambiguo dell’abusante psicopatico,tendono non solo a non reagire ma anzitutto a non riconoscere l’abuso medesimo per molto tempo. La violenza morale è insidiosa ed imprigiona ,rendendo la persona incapace di reagire, nonostante ,precedentemente all’esperienza con l’aggressore ,fosse determinata ed equilibrata. Riconoscere nel partner un aggressore è assolutamente complicato.La psicopatia ed il narcisismo perverso ,che caratterizzano gran parte degli autori di violenza morale e fisica, è un argomento quasi sconosciuto.I sentimenti nutriti per l’abusanate,lo stato di prostrazione psichica in cui egli riduce le vittime e la mancata conoscenza del fenomeno ,sono tra le cause di incapacità di autotutela. Si pensi che sino al 1996 il reato di violenza sessuale era considerato dal diritto un reato contro la morale e non contro la persona:ciò aiuta a comprendere come vi sia un substrato culturale di tolleranza e minimizzazione della violenza familiare che solo in tempi recenti ha iniziato a mutare direzione.Non esiste nel nostro Paese una norma specifica che riconosca e punisca tali abusi; tuttavia ,va detto che la violenza morale viene punita e nelle cause di separazione ,essa è motivo di addebito; inoltre,nei casi più gravi può comportare la perdita della potestà genitoriale,se adeguatamente provata.Il comportamento dell’ex coniuge che non collabora ma anzi usa la prole per “punire” l’altro genitore,che ha un atteggiamento destabilizzante, può portare ad ottenere l’affidamento esclusivo dei minori,che oggi, è di solito,condiviso.Il problema rimane il quadro probatorio.Il problema rimane il ricatto e la minaccia che molte vittime subiscono nel caso in cui abbiano con il partner interessi economici,figli ecc..:le vittime hanno paura ,quando comprendono chi sia il partner ,hanno paura di ritorsioni e non sanno come difendersi .Per questo ritengo sia importante segnalare che ,in qualsiasi relazione con uno psicopatico,non appena si comprende la situazione e si decida di interrompere il rapporto,è necessario costruire una fuga sicura.Lo psicopatico tornerà o tormenterà, userà i figli, non restituirà denaro, si approprierà delle società in comune e,molto spesso,diventerà uno stalker.Come uscirne? Raccogliendo prove prima della fuga,stampando sms,mail,registrando conversazioni ,annotando episodi, individuando testimoni,blindando i beni . Lo psicopatico ritiene di poter fare alla vittima ciò che crede,si ritiene al di sopra della legge e considera la vittima debole e manipolabile.Nelle cause di separazione ed anche a conclusione delle stesse,diverrà perncioso nelle modalità di visita ai figli o indifferente ,scomparendo e riapparendo a suo piacimento.Per tali ragioni,le vittime dovranno rapportarsi con l’ex partner sempre per iscritto,non dovranno cedere alle provocazioni,preferibilmente dovrebbero interagire tramite un intermediario e,meglio,un legale. Egli ha bisogno di mantenere la maschera davanti al mondo e di fronte ad una posizione ferma del partner che ha raccolto prove sufficienti ad inchiodarlo, raramente varcherà il limite.

I Tribunali ,non essendo tipizzato il fenomeno, hanno,inoltre, necessità che il percorso di violenza morale venga ben delineato e provato. E’ necessario che l’informazione sia estesa e che le vittime possano, quando sono pronte ad allontanarsi dal carnefice,essere supportate psicologicamente e difese a livello legale da chi comprende il fenomeno, anche al fine di poter tutelare in modo appropriato gli eventuali figli.L’ordinamento giuridico prevede misure cautelariad hoc per gli abusi ed i maltrattamenti familiari (dal c.d obbligo di allontanamento dalla casa familiare ex art. 282 bis cpc, all’ordine di protezione contro gli abusi familiari ex art. 342 bis e 342 ter c.c., con cui si proteggono le vittime anche sotto il profilo economico). Un legale competente del settore specifico aiuterà ad apprestare una difesa tipica di questo genere di situazioni, che oserei definire anomale,in modo da colmare un vuoto legislativo. Lo psicopatico durante la relazione ,commette molti reati,dalla minaccia,alla violenza ,all’ingiuria e viola ,fra gli altri,uno dei principi cardine del nostro ordinamento :il neminem ledere ,da cui discende il diritto al risarcimento dei danni subiti.Le vittime ,defraudate emotivamente,a volte economicamente, sviluppano patologie connesse all’abuso subito, quali ansia,depressione,coliti,amenorrea, che ,ove provato il nesso causale,comportano il diritto al risarcimento.Lo psicopatico alla fine della relazione spesso continua a commettere reati. Difatti, se è vero che gli stalker non sono tutti psicopatici,è vero che un gran numero di psicopatici diviene uno stalker . Sebbene,inoltre ,la violenza in seno alla famiglia non sia prerogativa esclusivamente maschile,va detto che circa il 75% delle vittime è di sesso femminile,percentuale che sale addirittura al 90% in relazione al reato di atti persecutori di cui all’art. 612 bis c.p.,il cd Stalking. Introdotto con la Legge n.38/2009 e successivamente modificato nel 2013, il reato di stalking  è punito con la reclusione da sei mesi a 5 anni ed è perseguibile a querela della persona offesa. Ma chi è lo stalker? Ne proveremo a tracciare l’identikit , anche attraverso i dati raccolti nelle Procure e nei Tribunali, nonché nei profili delineati dagli psichiatri. Lo stalker ,almeno nel nostro Paese, nel 90% dei casi, è un uomo,la cui età si aggira tra i 40 ed i 50 anni,di classe media,affetto da un disturbo di personalità che, in ogni caso,nella maggior parte delle vicende, non gli impedisce di avere una vita professionale,sociale e sentimentale “nella norma” .Insomma lo stalker è una persona malata (bordeline o psicopatica,in genere) ma ,molto spesso,perfettamente mimetizzata in ambito sociale e, quindi, scarsamente riconoscibile .Il termine stalking deriva dal mondo venatorio ed indica “l’inseguire una preda”,espressione che ben evidenzia la cosificazione che l’agente fa della persona perseguitata, cui non viene riconosciuto il diritto di determinarsi in autonomia .Il 75% degli stalkerha,difatti, avuto una relazione sentimentale con la vittima,l’interruzione della quale fa scattare l’inseguimento e gli atti persecutori.E’ importante comprendere che integrano gli estremi del reato ,oltre agli appostamenti ed inseguimenti, tutti quegli atti finalizzati a limitare la libertà di scelta ,di determinazione, di privacy della persona cui sono diretti, tali da comportare l’insorgere di ansia e patologie connesse,modificazioni alla propria vita (quali cambiare strada di percorrenza,luoghi di frequentazione ecc.).La condotta punita è l’insieme reiterato di tali atti, tra cui vanno annoverati sms,telefonate,contatti sui social ecc..

Come abbiamo evidenziato, il 12 % dei casi di stalking si trasforma in omicidi ed il 71% alla condotta tipica di pedinamenti,appostamenti,telefonate , aggiunge l’esplosione della violenza e delle minacce.Ciò significa che 7 vittime su 10 non subiranno soltanto l’atteggiamento invasivo del soggetto ma anche la violenza diretta che, nel 50% circa delle vittime ,si tradurrà in lesioni personali.L’esame dei dati ci conduce ad una conseguenza :lo stalker colpirà fisicamente 6 vittime su 10 . E’ importante rilevare che solo il 12 % degli stalker denunciati vengono assolti e che ampia è anche la percentuale di vittime che ottiene il risarcimento del danno : bisogna non subire ma denunciare gli autori .E’ fondamentale estendere la conoscenza del fenomeno al fine di rendere consapevoli le vittime di essere tali e di fornire loro il supporto psicologico,legale e di protezione affinchè, iniziato il  CONTATTO ZERO ,inizi,ove necessario, pure la battaglia nelle Procure e nei Tribunali a difesa e riconoscimento dei propri diritti e di quelli dei minori eventualmente coinvolti in modo che finalmente giustizia sia loro resa.

Avv. Marina Marconato

Tutti i diritti sono riservati. E’ vietata qualsiasi riproduzione, utilizzazione, totale o parziale, dei contenuti inseriti nel presente blog, ivi inclusa la memorizzazione, riproduzione, diffusione e distribuzione dei contenuti stessi mediante qualsiasi piattaforma tecnologica, supporto o rete telematica, senza previa autorizzazione scritta da parte dell’autore Avv. Marina Marconato. I CONTENUTI DEL BLOG E DI OGNI ARTICOLO POSSONO ESSSERE CONDIVISI SOLO ED ESCLUSIVAMENTE CITANDONE L’AUTRICE E LINKANDO LA FONTE.

NARCISISMO PATOLOGICO

Sei giunto sin qua , a chiederti cosa sia il narcisismo patologico e la psicopatia , sei andato cercando una spiegazione che possa chiarirti quello che stai vivendo o hai vissuto, o forse il …

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Sei giunto sin qua , a chiederti cosa sia il narcisismo patologico e la psicopatia , sei andato cercando una spiegazione che possa chiarirti quello che stai vivendo o hai vissuto, o forse il tuo terapeuta ti ha svelato una verità che ti sembra impossibile accettare.

Pensavi fosse amore all’inizio. Poi, hai creduto avesse un carattere un po’ difficile, che fosse un po’ immaturo o egoista o sfrontato o depresso o…che temesse l’amore, quello vero, quello che tu e solo tu potevi dargli.

Per questo, hai taciuto a te stessa quelle intuizioni che si affacciavano alla mente “qua c’è qualcosa che non va”, “il telefono perchè è in silenzioso o squilla di continuo?” “ come mai continua a sentire la sua ex così spesso?” “cosa ho fatto, perchè è scomparso all’improvviso?” “ mi critica sempre, perchè? Gli piacevo tanto all’inizio?” “ tutti mentono ma perchè lui lo fa tanto spesso?” “ ma cosa vuole da me? Se torna sempre allora…mi ama…o…no?”.

Temi di impazzire. Ebbene no, non sei pazza/o : molto probabilmente hai a che fare con un manipolatore relazionale, un narcisista perverso o psicopatico.

Purtroppo scoprirai che un narcisista patologico non è mai stato sincero e che nulla di ciò che hai vissuto era vero . Non c’è stata , come accade nelle normali storie , una fase in cui lui/lei era coinvolto , in cui la storia era vera .

Ciò che fa più male è rendersi conto di questo , che non vi è’ stato mai un momento in cui tutto era reale . Era solo una recita, un copione ben interpretato che il narcisista patologico ripete costantemente perché le prede credano alla illusione di un amore e resistano nelle fasi successive . I “ti amo” erano falsi , i progetti inventati . Sin  dall’inizio parallelamente al love bombing ( e dopo in ogni ripetizione del love bombing ) lui / lei mentiva e tradiva . Mentire e tradire per un narcisista patologico e’ uno stato normale , tanto normale che viene effettuato in modo fisso con qualsiasi partner e contemporaneamente con i vari partner. E’ a cena da voi ? Nel bagno scrive “ti amo o mi manchi o voglio fare l’amore “( a seconda del ruolo da lui assegnato all’altra vittima). Vi chiama mostrandosi innamorato e geloso o offeso ? Intanto manda sms ,mentre parla al telefono con voi , ad altre in cui è al massimo della spinta seduttiva. Quando il narcisista perverso sparisce per una pausa di riflessione, dicendovi che sta male e deve capire in realtà ha bisogno di spazio per saltellare allegramente tra le braccia di una nuova conquista . Lo scoprite e si getta ai vostri piedi piangendo maledicendosi giurando pentimento ? Sta misurando la sua capacità di farvi fesse ! Lo perdonate ? Lo rendete felice così continuerà con voi e con le altre e si sentirà bravissimo !! Il vostro narcisista perverso ha avuto il suo nutrimento!Tornate con lui ma sospettate chiedete controllate ? Vi dirà che siete controllanti ,isteriche, ossessive !  Se non lo perdonate minaccerà il suicidio ( ma non lo farà )! Vi dice che “bisogna prenderci un po’ di spazio, sei disorganizzata, incapace di stare serena”? Vi sta colpevolizzando ed approfittando della pausa può andare con altre: al suo ritorno ( quando e se vorrà tornare ) vi troverà dilaniate dal dolore, pronte a sopportare meglio le angherie nel timore di perderlo , convinte ormai che aveva ragione lui…voi avete sbagliato!! Anche quando il narcisista patologico mostrerà odio non sarà vero odio ! Può esserci un suo fastidio se gli siete sfuggite o se lo avete scoperto quando non voleva ancora farsi scoprire ! Allora vi potrebbe minacciare ricattare e tormentare ma da un’altra parte sarà comunque pimpante allegro e seduttivo! Nel momento in cui lo avrete stancato, allora lascerà indizi più chiari dei suoi tradimenti , vi umilierà in modo manifesto perché possiate ( col suo permesso quindi ) mandarlo via . Tuttavia ,se vorrà , tornerà anche solo con un semplice sms …come se nulla fosse accaduto, anche perchè per il narcisista patologico, anaffettivo e privo di empatia, nulla è davvero accaduto ! Non una promessa , non una parola bella , non un rapporto sessuale erano veri . Paradossalmente non c’è stato il rapporto che avete , vissuto . È’ stata una sua rappresentazione ,in cui tutto era calcolato dal love bombing allo scarto.Farà così sempre . Non guardate più il suo profilo perché ne avrà 100 sui siti d’incontro o porno.

Non guardate più nulla di lui . Infatti nulla è ‘ esistente ne’ le cose belle che fece ne’ quelle brutte che fa .

Cosa distingue una relazione narcisista perversa da una relazione sana? Cosa accade in una relazione narcisista perversa?

Inizialmente, una persona può essere attratta dall’immagine scintillante della grandiosità narcisistica di un’altra . La grandiosità fa balenare un mondo diverso, in cui finalmente l’importanza del soggetto sedotto sarà riconosciuta e affermata.

Questo atteggiamento del narcisista può infatti essere confuso con la sicurezza che trasuda da ogni suo gesto, da ogni suo sguardo e parola. Si tratta in molte situazioni della sensazione di aver finalmente trovato qualcuno di cui potersi affidare vivendo una proiezione di proiezione .

L’incontro e le prime fasi della relazione assomigliano ad una favola in cui si ha la sensazione di aver trovato l’anima gemella. Il periodo di seduzione può comprendere da parte del narcisista patologico sia comportamenti di spiccata galanteria, con regali, viaggi, fiori, sia un suo atteggiarsi a vittima del suo passato o degli eventi ,facendo pensare alla vittima ,in modo sottile o manifesto, che ella possa rappresentare l’unica persona al mondo in grado di salvarlo.

In ogni caso, il narcisista sarà ,in breve , il padrone assoluto del tempo della preda, perennemente presente o di persona o con numerosi messaggi, mail, telefonate. La vittima avrà la sensazione di essere amata venerata si sentirà bellissima , sensuale e sorprendentemente intelligente.

Chi viene sedotto narcisisticamente possiede una sua tensione narcisistica della grandiosità, una sua difficoltà a percepire i propri limiti e i propri desideri. Il suo narcisismo è la fessura attraverso cui il manipolatore relazionale costruirà un mondo di specchi e la condurrà nel labirinto di una relazione profondamente malata e disfunzionale.

LA DEPROGRAMMAZIONE DELLA VITTIMA

Attraverso le fessure e le fragilità innate della preda, che sono percepite puntualmente da questo predatore umano, egli innesta in essa tutta una lunga serie di convincimenti e condizionamenti psicologici tali che si troverà presto a fare , dire e tollerare cose prima di allora inimmaginabili.

Questa lenta e invisibile deprogrammazione porterà alla quasi totale disintegrazione della identità della vittima che agirà e penserà di se stessa quello che pensa e ritiene il narcisista perverso.

Tale manipolazione mentale impedirà a lungo alla vittima di sottrarsi al proprio carnefice e la porterà a rinnegare le proprie esigenze emotive ed i propri confini vitali, tollerando gesti di violenza psicologica ed a volte fisica sempre più gravi.

Ogni carenza di rispecchiamento della sua importanza e della grandiosità, per il narcisista patologico è una macchia nel mondo, una minaccia di svuotamento, un insulto. Ogni segno che l’altro è un centro autonomo di interessi, passioni, gusti è un affronto e un’offesa. L’altro sentirà smentita la propria realtà. L’interlocutore del narcisista si troverà a fronteggiare un persistente attacco alle radici del suo  sentimento di identità, che lo stringerà da dentro e da fuori. Si tratta proprio di ciò che alienerà ancor più l’attenzione del narcisista, perché l’unicità e particolarità dell’altro sono proprio la macchia che deturpa la sua serenità e il controllo del suo mondo.

In fase iniziale la vittima non comprende quello che sta vivendo sia per l’intermittenza della violenza psicologica che subisce, sia per la fatica di accettare che una persona amata possa intenzionalmente volerle far del male.” come sostiene Cinzia Mammoliti, criminologa esperta in narcisismo patologico ed autrice di libri sull’argomento.

SESSO E SEDUZIONE

La seduzione sessuale è riservata a personalità abbastanza strutturate e complesse da sempre semplici. Essa cerca il piacere condiviso; cerca la complementarità di un altro che perciò è pensato, immaginato, desiderato in quanto diverso. La seduzione sessuale presuppone quindi il riconoscimento dei propri limiti e la sua presenza implica che un individuo abbia raggiunto in sé l’integrità sufficiente a perseguire propri scopi personali.

La sessualità può esserne un corollario, o più frequentemente uno strumento, ma quasi mai le sensazioni di attrazione dei corpi sono un movente della seduzione narcisistica. Essa può avvenire nei tipi più diversi di relazione: relazioni professionali, narcisistiche, sportive, amicizia. Alla sua base c’è sempre uno specchio e immagini di ideali che si riproducono attraverso di esso.

Alla base della relazione perversa narcisistica troviamo sempre qualcuno che tenta di controllare dall’interno un altro, inducendolo ad essere perfetto per i suoi bisogni, e qualcun altro che tenta disperatamente di essere perfetto per i bisogni dell’interlocutore, tentando così, a sua volta, di controllarlo dall’interno.

Il narcisismo dell’uno tenta di controllare il narcisismo dell’altro, e viceversa. Per distinguere questa forma perversa incentrata sul controllo narcisistico delle vere e proprie perversioni sessuali, Bergeret propone il termine di “perversità” al posto di quello di “perversione”. Il dinamismo perverso si volge in una dimensione interiore: non consiste cioè tanto nell’imporre all’interlocutore un comportamento piuttosto di un altro, ma essenzialmente nel condizionarlo dall’interno consiste cioè nell’iniettargli dentro un modo di sentirsi e di sentire, un modo di essere.

A lungo andare lo specchio si rompe.

Con il passare del tempo , il partner è sottoposto a sempre maggiori atrocità: la fase della luna di miele è definitivamente terminata . Inspiegabilmente, il manipolatore inizierà a rivolgere al partner critiche via via più sprezzanti, fino ad arrivare ad insulti espliciti, giungerà a ricattarla , a minacciarla, a volte, ma non sempre, a manifestare desideri sessuali perversi ed “al limite”. La vittima scoprirà ,inoltre, tradimenti che ,si badi bene , il narcisista patologico non tenterà di nascondere davvero, lascerà, difatti,tracce facilmente individuabili , tuttavia, continuando a negare l’evidenza o a sminuire l’importanza del tradimento.

Quello che la preda ancora non sa è che il tradimento è sempre avvenuto. La vittima non sa che il narcisista perverso ha un vero e proprio harem, reale e virtuale, costellato di ex e di nuove amanti e di potenziali nuove prede. L’unica mostruosa differenza risiede nel fatto che , terminata la fase della IDEALIZZAZIONE , il manipolatore non lo nasconderà con altrettanta perizia ed anzi ne farà uno strumento di tortura psicologica , adottando quella che viene chiamata TRIANGOLAZIONE.

A questo punto , lo specchio si sta rompendo, la vittima inizia a soffrire ed a vivere perennemente in ansia e, successivamente, compaiono rabbia, controllo e una corsa per affermare un potere: una corsa che non può mai aver fine perché una possessione non può mai essere completa, totale, speculare.

La vittima inizierà a ribellarsi o cercherà, con impegno e dedizione, di spiegare al narcisista quali sono i suoi errori e come si potrebbe sanare al situazione , tentando disperatamente di indurlo a capire ciò che ,in realtà ,lui non vuole minimamente capire. La persona abusata alternerà momenti di dolcezza ,comprensione al fine di “aggiustare “la storia e di portarla nuovamente alla fase precedente della “luna di miele”, a momenti di controllo, agitazione , recriminazione per l’atteggiamento insano dell’aguzzino. Il narcisista, d’altra parte , volendo trattenere la preda per nutrirsene emotivamente, alternerà “il bastone con la carota”,fornendole , con la capacità di un consumato attore,speranze di un futuro stabile e meraviglioso , atteggiandosi ad uomo pentito per sfuggire poco dopo nuovamente al rapporto, con una distanza emotiva, freddezza, insulti,piccole sparizioni che annienteranno sempre più la vittima.

Difesa delle proprie peculiarità e una affermazione della propria individualità da una parte, difesa dalla turbativa rappresentata dall’altro e dalla malvagità presagita nell’altro dall’altra parte.

L’impossibilità per la vittima di ammettere la propria impotenza – che significherebbe accettare la ferita narcisistica del proprio limite e l’alterità del narcisista, cioè lasciarlo libero di essere e di pensare come è e come può – e per il narcisista l’impossibilità speculare (simmetrica) di ammettere dentro di lui il bisogno, il desiderio o la mancanza (a seconda del quadro di organizzazione di personalità in cui il narcisismo si erge a barriera difensiva). Significherebbe accettare la ferita narcisistica del proprio limite e dell’alterità dell’altro, cioè ciò che l’altro è e ciò che l’altro ha, di personale e diverso. Angosce laceranti emergono in questo gioco al rialzo.

Per il narcisista si tratta di allontanare o circoscrivere sotto il suo controllo una alterità che può scuotere il suo mondo e suscitare sensazioni travolgenti e distruttive dentro di lui. In fondo, egli disprezza, svaluta, oppure controlla, misconosce l’altro, oppure lo fugge, oppure trionfa per mezzo delle umiliazioni che riesce ad infliggere, non  perché lo odia, ma per evitare di odiarlo, di invidiarlo e per la paura di distruggerlo – oltre che di distruggersi – in un rapporto troppo intimo.

Per la vittima si tratta di rivendicare la propria individualità, la propria identità, di affermare se stesso contro un sentimento devastante di impotenza. Essa deve inoltre fronteggiare un sentimento acuto e per lei incomprensibile di perdita. La parte più intollerabile, riguarda una perdita oggettuale, prima e più che una perdita oggettiva. La perdita oggettuale riguarda la presenza oppure l’assenza dentro la mente. Patire tale perdita comporta la sensazione di non essere più nella mente, nei pensieri, nella memoria di qualcuno che è importante. Sul piano interiore, la perdita oggettuale significa dunque parallelamente la sparizione dell’altro: è una forma di sparizione anche la scoperta della sua differenza da come lo si era pensato, sentito, amato.

LA FINE ANNUNCIATA

L’impossibilità per la vittima di ammettere la propria impotenza – che significherebbe accettare la ferita narcisistica del proprio limite e l’alterità del narcisista, cioè lasciarlo libero di essere e di pensare come è – rappresenta il principale limite alla sua liberazione.

Mesi o anni di sistematica manipolazione mentale, realizzata attraverso il trattamento del silenzio, la triangolazione, i discorsi a volte sconnessi in double-bind , il gaslighting hanno generato, inoltre, una fortissima dipendenza affettiva .

Sindrome da manipolazione relazionale

Come sostiene Cinzia Mammoliti , criminologa esperta di narcisismo patologico, “la figura del manipolatore relazionale (che può essere di sesso maschile o femminile indistintamente) dietro cui si celano spesso gravi patologie psichiatriche non diagnosticate, dal narcisismo maligno alla psicopatia, é diffusissima nella nostra società.

Soggetto di difficile identificazione per il camaleontismo che ne caratterizza il modo d’agire , mira all’assoggettamento e annientamento psicologico delle vittime, donne o uomini, che sceglie con cura per indurle, attraverso l’uso di menzogne, sotterfugi e raggiri, all’acquiescenza.

Seduttivi e pieni di attenzioni nella fase iniziale del rapporto, i manipolatori relazionali, indossano differenti maschere per attirare nella loro rete le prede che decidono di vessare e creano dipendenza utilizzando le leve emozionali del senso di colpa e della paura.

Di rado rispondono agli ordinari stereotipi dell’immaginario collettivo che vogliono l’abusante ignorante, brutto, grezzo e volgare. I manipolatori relazionali sono estremamente subdoli e si celano dietro a persone spesso di bell’aspetto, colte, educate, gentili e anche di classi sociali elevate.

Dopo aver sedotto e catturato la preda, ottenutane la dipendenza emotiva, i manipolatori relazionali svelano la loro vera natura dando via al maltrattamento, all’umiliazione e allo svilimento attraverso l’utilizzo della loro arma preferita: la comunicazione aggressiva, ambigua e destabilizzante o il silenzio.

Si tratta di individui anaffettivi, irresponsabili, privi di sensi di colpa ed empatia accurata, incapaci di rimorso che passano di vittima in vittima per prosciugarne l’energia e destabilizzarne l’emotività. Il loro obiettivo primario, di cui sono solo parzialmente consapevoli, consiste nell’uccidere la vitalità dell’altro a fuoco lento, cercando prima di fargli perdere la ragione.

Chiunque può incontrarne uno e anche in questo caso non valgono gli usuali stereotipi che vogliono la vittima fragile, inerme e con scarsa considerazione di sé.

Molte donne e uomini forti e strutturati cadono, infatti, in questa trappola: basta soltanto che possiedano una ferita narcisistica, quella ferita, presente nella maggior parte di noi, che riguarda un passato di mancato riconoscimento o una non comprensione, da parte delle figure di riferimento, dei propri bisogni, del proprio dolore, impegno, conquiste e in generale, del proprio esserci.”

TRAUMA DA NARCISIMO

La vittima, intrappolata nel labirinto della manipolazione , sta subendo gravissimi danni emotivi , psicologici ed economici. La preda sta andando letteralmente in pezzi.

La sua psiche è in tilt , emotivamente è lacerata e sanguinante, tuttavia, rimane bloccata, immobile come se fosse stata paralizzata . Le conseguenze serie si ripercuotono su tutti gli ambiti della sua esistenza: professionalmente è nel caos, ha apatia ed incapacità di concentrazione costante, nei rapporti sociali è apatica o perennemente centrata sull’argomento “partner”, abbandona hobby, sport, trascura i figli se ne ha, diviene nervosa, depressa .

Pian piano, lei stessa inizia a rendersi conto delle gravi conseguenze fisiche e psicologiche che derivano dall’essere stati in contatto troppo a lungo con questi soggetti che portano inevitabilmente chi li subisce a una potente destabilizzazione.

D’altra parte, raramente viene individuato dalle vittime il nesso causale tra manipolazione, disagio, malessere e destabilizzazione.

Mediante l’osservazione di centinaia di casi , studiosi quali il Professor Pier Pietro Brunelli e Cinzia Mammoliti ritengono di aver individuato una Sindrome denominata SINDROME Manipolazione Relazionale (da cui l’acronimo SDMR), che colpisce le vittime di questi soggetti e che si presenta sia in concomitanza del rapporto con loro che alla fine della relazione.

Sostiene la Mammoliti che tale sindrome , paragonabile al DISTURBO POST TRAUMATICO DA STRESS, ha una durata soggettiva e determina una sofferenza emotiva intensa e uno strazio correlato alla paura dell’abbandono causando, o slatentizzando, disturbi fisici, piscologici o psichiatrici, anche irreversibili.

Questa la sintomatologia individuata:

  • bisogno ossessivo di parlare con chiunque di quel che si sta vivendo per cercare risposte;

  • logorrea verbale e scritta;

  • sviluppo di modalità manipolative non presenti prima della relazione che si sta vivendo;

  • sentimenti di paura e orrore per amare quello che si riconosce essere un mostro;

  • allucinazioni visive: si vede ovunque e in chiunque l’abusante e si scorgono somiglianze inesistenti;

  • attacchi di rabbia incontrollabile e aggressività autodiretta;

  • attacchi di rabbia e aggressività eterodiretta;

  • calo dell’autostima;

  • compresenza di emozioni e stati d’animo contraddittori;

  • lunaticità e indecisione frequenti (la vittima cambia spesso idea e da un momento all’altro);

  • ansia;

  • attacchi di panico;

  • senso di irrimediabile sfiducia nel prossimo;

  • paura della solitudine;

  • paura della gente;

  • gelosia morbosa nei confronti dell’abusante;

  • necessità di controllo più o meno ossessivo di ciò che fa, di dove va e con chi sta l’abusante;

  • sensazione di vuoto insopportabile all’idea di essere abbandonata dall’abusante;

  • voglia di lasciare l’abusante ma impossibilità di farlo per una sensazione di vuoto insopportabile;

  • dipendenza psicologica dall’abusante;

  • dipendenza affettiva dall’abusante;

  • dipendenza economica dall’abusante;

  • isolamento sociale (perdita o allontanamento dalle amicizie e dagli affetti familiari);

  • sensi di colpa nei confronti dell’abusante;

  • sensazione di pena nei confronti dell’abusante;

  • sindrome della crocerossina/o nei confronti dell’abusante (percepirlo/a debole o in difficoltà e desiderare più o meno ossessivamente di aiutarlo/a);

  • sentirsi sbagliata/o;

  • stati di dissonanza cognitiva;

  • imitazione dell’abusante: atteggiarsi, comportarsi, parlare, pensare come lui/lei ;

  • sensazione costante e paura di non poter mai più tornare ad essere come prima;

  • difficoltà di concentrazione;

  • disturbi del sonno;

  • sogni frequenti di quanto vissuto;

  • disturbi alimentari;

  • stanchezza cronica;

  • mancanza di energia;

  • comportamenti compulsivi (es. guidare pericolosamente o abusare di sostanze quali droghe, alcool, farmaci, sigarette);

  • sessualità disturbata e compulsiva (incontri al buio, condotte sessuali deviate e perverse che prima non erano presenti);

  • atteggiamenti sminuenti e svilenti e/o tendenze sadiche nei confronti di altri uomini/donne;

  • depressione;

  • pensieri suicidiari;

  • pensieri omicidi.

Si tratta di 42 sintomi che si possono presentare in parte o tutti insieme, nello stesso periodo o a momenti alterni, e che vanno a configurare, in chi ne è vittima, un quadro patologico che determina un’estrema e incontrollabile sofferenza psicologica.

Detta sofferenza è strettamente correlata al profondo senso di frustrazione e impotenza che deriva dalla dicotomia delle emozioni che si provano (ossessione, bisogno, dipendenza, attaccamento al proprio carnefice e/o odio, repulsione, paura, vergogna e imbarazzo per i sentimenti positivi che si nutrono nei suoi confronti) e conseguente impossibilità di autodeterminarsi gestendo la propria emotività.

L’origine del danno, ovvero la noxa patogena, della SDMR è ravvisabile:

1) nella sottoposizione prolungata a una comunicazione ambigua, contraddittoria, o di tipo double bind (doppio legame).

Gregory Bateson e altri , studiando la genesi della schizofrenia , elaborarono la teoria del double bind : essa riguarda una situazione in cui la comunicazione tra due individui, uniti da una relazione emotivamente rilevante, in cui uno dipenda dall’altro, presenta una incongruenza tra il livello del discorso esplicito (verbale, quel che vien detto) e un altro livello, detto metacomunicativo (non verbale, gesti, atteggiamenti, tono di voce), e la situazione sia tale per cui il ricevente il messaggio non abbia la possibilità di decidere quale dei due livelli ritenere valido, visto che si contraddicono, e nemmeno di far notare l’incongruenza a livello esplicito.

Questo tipo di comunicazione paradossale invalida necessariamente la relazione minando l’equilibrio emotivo di chi la subisce e rendendo vano ogni tentativo di dialogo o confronto costruttivo.

2) nel comportamento “bastone e carota “ cioè nella violenza verbale e psicologica alternata a momenti di tregua in cui il manipolatore torna ad essere comprensivo, presente ed apparentemente affettivo.

A umiliazioni, denigrazioni, offese e svilimenti della vittima il manipolatore alterna momenti in cui mostra attenzione, valorizzazione, vicinanza che mirano all’acquiescenza di chi subisce che alimenta, così, la speranza di poter vedere modificate le modalità relazionali col carnefice.

3) nella presenza di una ferita narcisistica nella vittima.

Quella che il Prof. Pier Pietro Brunelli definisce ” una ferita nascosta e non curata nel proprio narcisismo…cioè una carenza nella qualità e nella capacità di amare se stesse …persone che hanno una ferita occulta che non gli permette di “autoamarsi” (autostima) in modo sufficientemente equilibrato”

Il manipolatore perverso affonda i denti aguzzi in quelle ferite e riattiva esperienze umilianti e frustranti legate al suo passato non elaborato.

E’questa la ragione principale del dolore straziante che accompagna la vittima per tutto il decorso della SDMR: la riattivazione di un passato di mancanza, deprivazione e sofferenza.

NO CONTACT

L’unico modo per iniziare il lungo percorso di riprogrammazione psicologica ed emotiva e superare il trauma dell’abuso è attuare a vita il contatto zero : nessun sms, mail, conversazione dovrà più esistere tra voi ed il narcisista perverso. I narcisisti patologici sono soliti tornare a distanza di settimane, mesi ed anche anni, a prescindere da come si sia chiusa la storia e da chi la abbia chiusa. Tornano non per interesse vero, tornano recitando, come sempre. Il ruolo che intrepretano nei ritorni va dal presentarsi come amico o come amante pentito palesando la possibilità di riallacciare la storia che ,ovviamente sarebbe identica, anzi peggiore di quella già vissuta.

Pertanto, al vittima, approfittando dello scarto subito , non dovrà farsi trovare impreparata , pena la riattivazione del circuito malato . La vittima non potrà più rispondere .

La vittima ,infine, dovrà giungere a non guardare più nulla del suo carnefice, non sbirciare lo stato di whastapp, né dei profili social , altrimenti alimenterà nella sua mente il legame con lui e ritarderà o impedirà la propria guarigione.

  1. C.Mammoliti, I serial killer dell’anima, I manipolatori sono tra noi: come riconoscerli, come evitarli, come difenderci da loro, 2012, ed. Sonda; C.Mammoliti, Il manipolatore affettivo e le sue maschere: l’identikit dei dieci manipolatori relazionali più pericolosi e come neutralizzarli, 2014, ed. Sonda.

  2. P.P.Brunelli, Trauma da Narcisismo nelle relazioni di coppia: ipotesi per una nuova diagnosi. Il narcisismo patologico e la ferita narcisistica nel “vampirismo affettivo”, 2011, a cura di Albedo Ass.Cult.per l’immaginazione attiva; http://www.albedoimagination.com/2013/10/bugiardi-ipocriti-e-manipolatori-affettivi-saperne-di-piu-per-potersi-difendere/

    3. P.P. Brunelli, Trauma da Narcisismo nelle relazioni di coppia: ipotesi per una nuova diagnosi,cit., p.49).

    4.    http://www.igorvitale.org/2015/05/27/come-riconoscere-il-narcisista-perverso-         in-tempo/

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Sofferenza e crescita

 

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La sofferenza e la rabbia conseguente alla scoperta della truffa emotiva e della violazione della propria intimità non vanno sprecate se si riesce a trasformarle in un’occasione di maturazione e di crescita personale. Ovviamente è un percorso molto lento e di non di facile attuazione e prima di poterne davvero cogliere i frutti è necessaria l’elaborazione del lutto, prima razionale e poi emotivo, nonché la metabolizzazione del trauma e la guarigione di ferite profonde.

Cambiare il significato del dolore e trasformarlo in un motivo di crescita è l’unico modo che abbiamo a disposizione per attribuire valore positivo a un incontro sbagliato e il più efficace rimedio per tornare in possesso dell’autostima e ripartire con un nuovo corso della propria esistenza. Aiutare gli altri, grazie alle proprie competenze, può offrire una forza inimmaginabile ed è in grado di riportare “a livello” il proprio rifornimento energetico, prosciugato e azzerato da mesi e anni di relazione patologica e sofferta.

Un esempio lo ha fornito nel corso della presentazione di Relazioni pericolose l’Avv. Marina Marconato, intervenuta sia in veste di legale sia di ex vittima. Il mio vissuto a contatto con un soggetto disturbato e pericoloso e l’incontro con il blog – ha sostenuto l’Avv. Marconato- hanno rappresentato una trasformazione tanto che oggi, attraverso le mie competenze professionali ed il mio vissuto, fornisco supporto morale e  giuridico a chi ancora lotta per sottrarsi al proprio aguzzino. Bisogna risvegliare la coscienza di tutti per contrastare la violenza psicologica, preludio, molto frequentemente, di quella fisica. Bisogna sensibilizzare le istituzioni, gli operatori sociali, gli avvocati e i giudici perché venga garantita la tutela alle vittime e perché sia resa loro giustizia. Bisogna che sia data voce ai minori perché sia ascoltato e garantito il loro diritto a non frequentare il genitore abusante. Le donne tuttavia devono acquisire consapevolezza nel riconoscere l’abuso morale e la manipolazione prima che si trasformino in violenza fisica e devono  denunciare. Purtroppo, molto spesso tengono nascosti entro le mura domestiche anni di abusi morali, insulti, critiche sprezzanti, tradimenti seriali, maltrattamenti psicologici, fisici e sessuali e cercano aiuto quando la situazione è molto compromessa, quando fermare l’aggressore è come fermare un tir in corsa, come disinnescare  una bomba ad orologeria negli ultimi secondi prima della deflagrazione. L’informazione è cultura, la cultura è libertà e spesso salvezza. Edifichiamo un ponte solido su cui la vittima in fuga possa camminare per allontanarsi dal suo carnefice, ponendosi al sicuro.

https://relazionipericoloseblog.com/2017/03/13/sofferenza-e-crescita-personale/

 

 

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