I FIGLI DELLA VIOLENZA

Se dalla relazione sono nati figli, lo scenario peggiora ulteriormente. La vittima, infatti, resisterà più a lungo nell’errato, seppur comprensibile, convincimento che vi sia una famiglia da salvare, la vicinanza di un padre (o madre) da garantire ai bambini e ciò comporterà una più estesa esposizione di se stessa e dei figli alla disfunzionalità ed alla pericolosità dei comportamenti  violenti.

       

Figlio, avevi il mare negli occhi e mi guardasti immenso e fiero. Le tue parole hanno interrotto il suono del flauto magico ed il sole ha inghiottito la nebbia.

                                                                                                               M.M.

Il mondo in cui il narcisista maligno, o il soggetto violento in genere, trascina la propria compagna è un mondo intriso di bugie e mistificazioni, maschere e linguaggio contorto, comunicazioni artefatte, instabilità ed arroganza. La vittima non sempre è consapevole della prigione in cui è caduta, spesso tenta di salvare il rapporto, annaspa nell’intento di adeguarsi al modello di donna che lui pretende, soffoca la propria identità, viene schiacciata dalla morsa quotidiana degli svilimenti, dei silenzi, delle aggressioni verbali, fisiche, sessuali, dei tradimenti palesi e comunque negati.

Se dalla relazione sono nati figli, lo scenario peggiora ulteriormente. La vittima, infatti, resisterà più a lungo nell’errato, seppur comprensibile, convincimento che vi sia una famiglia da salvare, la vicinanza di un padre (o madre) da garantire ai bambini e ciò comporterà una più estesa esposizione di se stessa e dei figli alla disfunzionalità ed alla pericolosità dei comportamenti  violenti.

I danni derivanti da una relazione con un narcisista maligno sono stati ampiamente descritti negli articoli precedenti mentre si devono analizzare le ripercussioni devastanti che tali contesti abusanti operano nella psiche e nella vita della prole. (v. anche http://studiolegalemarinamarconato.it/violenza-psicologica-riconoscerla-difendersi/  https://contattozero.com/2017/03/26/la-violenza-dello-psicopatico-e-del-narcisista-perverso-2/

I bambini vengono solitamente strumentalizzati senza pietà dalla figura genitoriale violenta. Il genitore narcisista o comunque il soggetto disturbato, in costanza di rapporto con la compagna, adotta, in genere, due diversi schemi comportamentali: l’indifferenza o l’intrusione morbosa.

L’INDIFFERENZA

Il genitore narcisista maligno e il violento tendono a rimanere indifferenti alle esigenze emotive e materiali dei propri figli. I bambini vivono in un clima di costante trascuratezza psicologica, instabilità emotiva, in un clima contraddistinto dalla assenza del genitore che omette di partecipare alla sua vita. Questo tipo di comportamento si estrinseca nella mancata partecipazione agli eventi importanti quali colloqui con i docenti, recite scolastiche, performance sportive, vacanze, giochi condivisi. Il genitore sarà privo di attenzioni, può, sporadicamente, condividere brevi momenti con i figli, si lancia a volte in sermoni e prediche che gli danno l’idea che stia contribuendo alla sua educazione, può essere coercitivo ed autoritario e punitivo più per rafforzare il proprio potere che per assolvere alla funzione di cura, riversa sui bambini la propria rabbia e le proprie frustrazioni. Di fatto, il bambino lo avvertirà come un estraneo da temere o che gli provoca ansia senza, tuttavia, avere, data l’età, gli strumenti per comprendere cosa siano e come si elaborino le emozioni negative vissute. L’indifferenza si accompagna sovente alla incapacità di questi genitori di cogliere eventuali disagi, disabilità e deficit dei figli, ascrivendo taluni comportamenti inadeguati dei bambini non ad una problematica precisa, quale lo spettro autistico, la sindrome di Asperger, disturbo da deficit di attenzione e iperattività, la dislessia, un disturbo d’ansia, ma alla incapacità dell’altro genitore, tacciato quale esagerato, visionario, assente. Per effetto del meccanismo della proiezione, che conduce ad addebitare agli altri proprie lacune o comportamenti disfunzionali, infatti, il genitore narcisista accuserà la compagna/o di azioni o omissioni commesse da lui stesso, quali la noncuranza o l’inadeguatezza del sistema educativo. Sono numerose le madri, ad esempio, che per prime e prestissimo si avvedono che un figlio manifesti un problema o un disagio, cogliendo immediatamente i primi segni del peggioramento inerente il funzionamento sociale e scolastico; il genitore-vittima chiederà all’altro genitore di approfondire la situazione mediante visite specialistiche, ricevendo spesso un fermo ed irremovibile diniego.

Il genitore narcisista e violento, fra l’altro, adotta un atteggiamento ambivalente alternando, così come fa nel rapporto di coppia, il volto buono al volto cattivo, soprattutto alla presenza di terze persone dinanzi alle quali ostenterà un calore, una affettività recitata e plateale che avrà come deleterio effetto quello di confondere ulteriormente i fanciulli. Maestri dell’inganno, insensibili ai sentimenti altrui, non vedono i loro figli o li vedono come mero prolungamento di se stessi.

L’indifferenza comporta un senso di abbandono nel bambino, crisi di nervosismo, di pianto, calo del rendimento scolastico. Se a tali carenze genitoriali uniamo il clima di violenza, sopraffazione, denigrazione agito contro la compagna/o, ben si comprendono i danni che ne scaturiscono. Sovente, questi ragazzi aneleranno le attenzioni del genitore mancante, lo inseguiranno, tenteranno di compiacerlo, elemosineranno l’amore, arrivando anche a rinnegare se stessi. Altre volte, invece, essi svilupperanno una ostilità verso di lui, ostilità che non gli sarà perdonata soprattutto durante la fase della eventuale separazione della coppia.   

 INTRUSIONE MORBOSA

Un altro meccanismo adottato è quello di invadere il figlio, di muoversi in modo costantemente opposto a quello dell’altro genitore, di assumere comportamenti anche fisici morbosi e petulanti, di elargire regali costosi, di non dare regole educative, di violare quelle date dall’altro genitore al fine di farlo apparire cattivo o peggiore. In fase di separazione della coppia, questi genitori tendono a dividere il letto con i figli anche se sono del sesso opposto ed ormai cresciuti, si inseriscono nelle chat con i loro amici, li confondono con comportamenti apparentemente adeguati e teneri ma, a ben vedere, piuttosto devianti. Il benessere del bambino è comunque trascurato ma in modo più subdolo, meno evidente ma non meno pericoloso. La gestione anche ordinaria diviene un incubo, vengono artatamente creati ostacoli, vengono criticate anche le scelte più irrilevanti, inventati i problemi. I bambini sono di fatto schiacciati nella mielosità, nella untuosità che ha solo la parvenza della affettività vera.

DANNI DERIVANTI DAL CLIMA VIOLENTO

La violenza non è soltanto quella delle aggressioni fisiche ma anche quella psicologica, invisibile ma devastante. E’ violenza, denominata violenza assistita, quella che subiscono i bambini allorquando siano costretti ad assistere ad episodi di violenza agita nei confronti di un familiare.  Secondo la definizione fornita dal CISMAI (Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso all’Infanzia)in data 11.12.2003 nel congresso dal titolo “Bambini che assistono alla violenza domestica” : «Per violenza assistita intrafamiliare si intende qualsiasi atto di violenza fisica, verbale, psicologica, sessuale ed economica compiuta su figure di riferimento o su altre figure significative, adulte o minori; di tale violenza il/la bambino/a può fare esperienza direttamente (quando essa avviene nel suo campo percettivo), indirettamente(quando il minore è a conoscenza della violenza) e/o percependone gli effetti». La Convenzione di Istanbul sottoscritta l’11.5.2011 e ratificata dall’Italia con Legge 27.6.2013 n. 77, codifica per la prima volta la violenza assistita affermando che “i bambini sono vittime di violenza domestica anche in quanto testimoni di violenze all’interno della famiglia”. Le conseguenze sono gravi e possono comportare l’insorgenza di disturbi, tra i quali il disturbo post traumatico da stress. La violenza assistita si realizza sia allorchè il minore assista fisicamente agli episodi violenti, sia quando ne ha percezione indiretta attraverso l’intuizione, in conseguenza di determinati fatti che succedono in casa, in sua assenza: le suppellettili, gli armadietti, le sedie rotti, i lividi della mamma, il fatto che è preoccupata, angosciata, terrorizzata, troppo silenziosa.

I fanciulli vivranno sensi di colpa e frustrazione, ritenendo inconsciamente di essere la causa degli scontri fra i genitori, della violenza del padre sulla madre e si autoaccusa di non saper difendere chi ne ha bisogno, provando un profondo senso di fallimento oppure adotterà comportamenti adultizzati di accudimento verso uno o entrambi i genitori o verso i fratelli, con la messa in atto delle strategie necessarie a proteggere la vittima (ad es., apre la porta di casa sempre quando suona il campanello o risponde sempre al telefono, per filtrare le comunicazioni del padre etc.) o avrà, come detto, comportamenti compiacenti verso il padre-carnefice, avrà la tendenza a mentire, si ammala spesso (simula la malattia o somatizza) e farà molte assenze, in classe sarà distratto ed apparentemente svogliato. Inoltre, può verificarsi che i maschi potranno emulare il padre, assumendo in futuro una modalità relazionale con la donna improntata alla violenza, al contrario le ragazze potranno ritenere normale l’uso della violenza nelle relazioni affettive. I bambini cresciuti in un ambiente domestico violento sono maggiormente esposti al rischio di aggressività poiché l’abuso porta una risposta cronica di stress e può portare al mancato sviluppo di controllo degli impulsi e della regolazione emotiva. Uno dei fattori di rischio di molti disturbi tra i bambini e gli adolescenti è proprio rappresentato da fattori ambientali, ossia dal vivere in un ambiente domestico violento, stressante. Tra i disturbi più frequenti si rilevano il disturbo d’ansia, il disturbo ossessivo-compulsivo ed il disturbo da stress post traumatico. Uno dei sintomi di tali disturbi sono le crisi di rabbia che si manifestano ad esempio quando viene chiesto ad un bambino di separarsi da un genitore per andare a scuola, oppure possono manifestarsi allorquando ad un minore con disturbo ossessivo compulsivo si impone di non adottare il comportamento tipico, come lavarsi le mani continuamente o contare. Tra gli adolescenti esposti alla violenza il rischio elevato è quello di sviluppare un disturbo bipolare, bordeline, di ricorrere all’uso di sostanze stupefacenti, alcool, attività illecite o pericolose, abbandono scolastico, atti autolesionistici, ideazioni suicidarie, suicidio.

IL NARCISISTA MALIGNO E IL VIOLENTO NELLE CAUSE DI AFFIDAMENTO E NELLE SEPARAZIONI CONIUGALI

Lo scenario che si prospetta alle vittime di violenza domestica non è affatto consolante. La donna che subisca violenza psicologica o fisica giunge infine alla decisione di interrompere la relazione abusante e sovente è costretta a sporgere denuncia e parallelamente ad intraprendere in Tribunale il procedimento per disciplinare l’affidamento dei figli. Purtroppo, per cause di diversa natura, la violenza domestica, soprattutto quella psicologica, non viene riconosciuta o viene minimizzata e non rappresenta il parametro su cui basare le sentenze di affidamento. In spregio della normativa nazionale ed internazionale ( v. la Convenzione di Istanbul), il padre violento rimane per il Giudice, per gli assistenti sociali, per i CTU, comunque il padre cui garantire, al pari dei padri amorevoli e non violenti e disturbati, ogni diritto alla genitorialità. Il cd. diritto alla bigenitorialità, sancito nell’ordinamento italiano dalla L.54/06, non è, come dovrebbe, il DIRITTO DEL BAMBINO a mantenere rapporti con entrambi i genitori, ma è divenuto, in una visione adultocentrica, il DIRITTO DEL GENITORE AD AVERE IL BAMBINO, a qualsiasi costo.  I minori, che pure per legge, hanno diritto ad essere ascoltati nel processo che li riguarda, nella realtà sono strumentalizzati, non considerati e manovrati dal genitore violento e dal sistema. Qualora un minore si rifiutasse di frequentare un genitore a causa della violenza da lui subita, qualora lo vedesse come una figura pericolosa o comunque distante ed ostile, il genitore violento, incapace com’è di mettersi in discussione e di preservare la serenità del figlio, si scatenerà nel volerlo a tutti i costi, intraprenderà una guerra arrivando, in assenza di risultati favorevoli, a chiedere che sia trascinato lontano dalla mamma e condotto in casa famiglia. Il genitore violento:

a) manipola CTU, Giudici, assistenti sociali, mediatori, coordinatori genitoriali, presentandosi come un padre attento, positivo ed adeguato

b)  confonde inventando fatti, creando piccoli ostacoli, presentando querele per un nonnulla, agitando le acque sino a farle diventare torbide in modo da impedire ad un Giudice di vedere la realtà, allo scopo di mimetizzare la violenza da lui commessa con una mera conflittualità di entrambi i genitori; il risultato è che il Tribunale non emetterà provvedimenti limitativi riconoscendo la sua incapacità genitoriale  ed il pregiudizio che egli rappresenta per i minori ma adotterà disposizioni che siano rivolte ad entrambi i genitori. In tal modo, molte madri perdono l’affidamento dei figli, sono indotte a ritirare le denunce penali, non vedono tutelati i ragazzi dal genitore abusante cui sono riconosciuti diritto di visita, affidamento e spesso addirittura collocamento.

c) chiede l’affidamento esclusivo dei figli (allo scopo di non versare il mantenimento alla donna)

d) costringe ad interminabili procedimenti dai costi altissimi (una delle minacce più frequenti è “ io ti riduco sul lastrico, ti prenderanno per pazza, ti toglierò i figli”)

e) chiede che i figli siano condotti in casa- famiglia (per il famigerato reset, metodo utilizzato dai sostenitori della ex PAS, alienazione parentale, sindrome della madre simbiotica ecc) metodo definito di stampo nazista secondo una recente ordinanza della Cassazione, la n. la 13217 del 2021, che prevede il trasferimento coatto del bambino lontano dalla madre con interruzione quasi totale dei contatti. Si tenga presente che, almeno in Italia, quasi tutti i CTU, psicologi o psichiatri forensi sono sostenitori di questa teoria, pur sconfessata dalla comunità scientifica internazionale, dal Ministero della Sanità, dalla Cassazione, inensistente per il DSM V. Questi operatori contribuiscono a favorire, più o meno coscientemente, il genitore violento ed a non tutelare il miglior interesse del minore e della donna.

 Per ulteriori approfondimenti leggasi http://studiolegalemarinamarconato.it/alienazione-parentale-e-narcisismo-patologico-e-psicopatia-connubio-mortale/

f) non concederà deleghe per il ritiro a scuola di parenti e amici della madre, non darà in consenso per le terapie psicologiche necessarie per i figli ( danneggiati dalla violenza subita), costringerà i minori, ancorchè piccoli a lunghe videochiamate, preferite poiché sistema di controllo verso la ex compagna, non presterà il consenso all’eventuale trasferimento della madre e dei figli magari nella città di origine della donna o in luogo in cui ella può trovare un lavoro migliore, costringendola a patire la fame,  cambierà idea in mille occasioni, dalla scelta della scuola, al tempo pieno, alla baby-sitter, al catechismo, non rimborserà le spese straordinarie e spesso non verserà il mantenimento, pur godendo di redditi elevati.

g) denigrerà sistematicamente la madre davanti ai figli, farà loro leggere le carte del processo, riferirà di vere o inventate relazioni sentimentali della mamma, non darà regole educative così da apparire il genitore buono, inserirà presto la nuova compagna nel nucleo familiare cui delegherà i compiti di cura ed accudimento

SOLUZIONI E VIE DI FUGA  

Il modo per tutelare i figli di un narcisista violento è allontanarli dal contesto abusante il prima possibile. Tuttavia, l’interruzione della relazione costituisce un rischio, in molti casi anche per l’incolumità fisica delle vittime. E’ fondamentale organizzare il proprio allontanamento sia recuperando risorse finanziarie necessarie per sostenere il costo dei processi, sia gestendo le comunicazioni in modo appropriato. E’ imprescindibile rivolgersi a figure esperte in tema di violenza anche psicologica, che abbiano acquisito una formazione nell’area della psicologia per prevedere ed arginare le trappole, le manipolazioni, le provocazioni che questi soggetti utilizzeranno per punire e vincere. E’ di primaria importanza premunirsi di prove, registrazioni, testimonianze da allegare alle denunce e/o agli atti dei procedimenti di separazione. E’ spesso necessario seguire un percorso di terapia psicologica per elaborare i traumi ed i danni derivanti dalla violenza. Le vittime hanno inoltre bisogno di un sostegno morale, economico e sociale da parte di amici e parenti poiché il non sentirsi soli, il sentirsi compresi e creduti contribuisce in modo rilevante ad acquisire la forza che servirà per uscire dal labirinto in cui sono cadute.

Avv. Marina Marconato

Bibliografia: Le emergenze psichiatriche nei bambini e negli adolescenti, Edra Editore

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LA RABBIA DEL NARCISISTA

Il narcisista cova un livello di invidia molto pronunciato verso le persone che incontra. Invidia l’energia vitale e la speranza, invidia la bellezza esteriore e le qualità interiori, invidia l’empatia e la luce che molti esseri umani posseggono.

Il narcisista cova un livello di invidia molto pronunciato verso le persone che incontra. Invidia l’energia vitale e la speranza, invidia la bellezza esteriore e le qualità interiori, invidia l’empatia e la luce che molti esseri umani posseggono. Lo sguardo malevolo è ben celato dietro un falso sorriso, viene mistificato dietro apparenti atteggiamenti di ammirazione. I partner del narcisista sono, naturalmente, i bersagli principali verso i quali, all’inizio, il manipolatore sfodera una lunga serie di complimenti e sguardi estasiati; egli si prodiga in riconoscimenti che sembrano rafforzare l’autostima: ma questi sono soltanto i mezzi utilizzati per conquistare la fiducia della/ del malcapitato ed indurlo a credere di aver trovato il grande amore o una persona fortemente e sinceramente legata. In realtà, ogni successo, ogni capacità, ogni sorriso dell’altro provoca la crescita di un odio cieco che è destinato ad esplodere a volte improvvisamente, a volte attraverso progressivi cambiamenti che getteranno la vittima prima nell’incredulità e nella confusione e poi nella sofferenza acuta. Il narcisista muterà lo sguardo che diverrà carico di disprezzo misto a rabbia, pronuncerà insulti sempre più pesanti, manifesterà una crescente aggressività verbale e fisica, criticherà ogni gesto, ogni decisione della vittima con l’obiettivo di azzerarne le qualità e la gioia di vivere. L’invidia trattenuta per mesi, spesso per anni, ha generato la rabbia che il narcisista può manifestare in modo sottile, quasi impercettibile oppure esplicita. La rabbia muove le decisioni del narcisista che, avendo già individuato i punti fragili della vittima, saprà dove colpire e lo farà senza scrupolo alcuno, senza pietà alcuna anzi proverà un sollievo transitorio che cercherà di rivivere rafforzando le azioni malvage verso l’altro. A questo punto, il narcisista si compiace di riuscire a far del male, vive il dolore dell’altro come meritato; come un bambino piccolo arrabbiato, dà alla sua vittima la responsabilità di avergli causato emozioni negative e dolorose ( invidia e rabbia)  e quindi, nel proprio delirio di onnipotenza, considera le azioni che compie contro di lei come una reazione sana e dovuta e la sofferenza che ne deriva come lo scontare una pena adeguata.

Se la vittima ha, quale punto debole, il proprio aspetto fisico, lui ne distruggerà l’idea, se la fragilità risiede in una insicurezza e in una paura dell’abbandono (magari derivante da vecchie ferite infantili), lui la tradirà in modo seriale e sempre più esplicito, sparirà, userà l’arma del silenzio.

AVERE FIGLI CON IL NARCISISTA

 Se il narcisista ed il violento manipolatore ha figli in comune con la vittima allora possono aprirsi scenari devastanti poiché mirerà a colpirla anche attraverso di loro. Sono purtroppo numerosi i casi di violenti manipolatori che denigrano, insultano, picchiano i propri figli vissuti come prolungamento della partner detestata o addirittura li uccidono lasciando in vita la madre o di violenti che utilizzano le aule di tribunale o le denunce penali accusando la partner di nuocere ai figli, o di allontanarli dalla figura paterna o rappresentano alle istituzioni impensabili e cavillose lagnanze prive di ogni fondamento. Il narcisista tende quindi a mettere su una macchina mortale capace di triturare la ex compagna ed i bambini stessi.

Queste guerre, che finge essere condotte per difesa dei propri diritti o per proteggere la prole, costituiscono un capolavoro di malvagità. Il pubblico coinvolto (avvocati, forze dell’ordine, assistenti sociali ecc) rappresenta un premio aggiuntivo a quello derivante dalla disperazione, ansia, perdita di denaro, paura che arreca alla ex partner.

Sfuggire alle dinamiche descritte non è semplice, è necessario innanzitutto prendere consapevolezza del contesto in cui si è caduti ed agire molto cautamente e in modo mirato. Raramente, la vittima è in grado di uscirne contando solo sulle proprie forze, fondamentale è il supporto di figure familiari o amicali solidali e la guida di professionisti esperti e competenti che sin dall’inizio aiutino la vittima ad uscire dal labirinto infernale nel quale è stata rinchiusa.           

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SONO TORNATA ANDANDOMENE

E’ in programma il progetto Sono Tornata Andandomene, ciclo di Webinar contro la violenza sulle donne ed i minori a cura dell’Associazione Mi chiamava Principessa . Il primo Webinar, disponibile anche su You Tube, IL LABIRINTO DELLA VIOLENZA E LE VIE DI FUGA, trasmesso in diretta Facebook nella pagina Mi chiamava Principessa il 22 novembre 2020, con relatrici l’Avv. Marina Marconato, la D.ssa Maria Serenella Pignotti, la D.ssa Federica Tomasi, la Sig.ra Antonella Penati, presidente della Associazione Federico nel cuore onlus.

E’ in programma il progetto Sono Tornata Andandomene, ciclo di Webinar contro la violenza sulle donne ed i minori a cura dell’Associazione Mi chiamava Principessa . Il primo Webinar, disponibile anche su You Tube, IL LABIRINTO DELLA VIOLENZA E LE VIE DI FUGA, trasmesso in diretta Facebook nella pagina Mi chiamava Principessa il 22 novembre 2020, con relatrici l’Avv. Marina Marconato, la D.ssa Maria Serenella Pignotti, la D.ssa Federica Tomasi, la Sig.ra Antonella Penati, presidente della Associazione Federico nel cuore onlus.

I temi trattati saranno tesi all’esame dei contesti violenti, dei segni distintivi della violenza psicologica, della violenza assistita subita dai minori vittime del familiare violento, delle anomalie del sistema istituzionale e giudiziario e delle ripercussioni psicologiche sulle vittime della violenza.

Il video del webinar

Covid-19- l’isolamento sociale e gli effetti sulla mente: la parola allo psichiatra.

Un peso enorme, insomma, è caduto sulle spalle di ognuno di noi.

Abbiamo chiesto al Dott. Paolo Cianconi, medico psichiatra e psicoterapeuta, quali ripercussioni l’isolamento sociale avrà sugli uomini.

Dott. Cianconi cosa sta accadendo?
“La situazione attuale è a tutti gli effetti una situazione straordinaria.

uomo 2

La Pandemia generata dal virus SARS- Cov-19 ha fermato sempre più la libera circolazione delle persone e, nei Paesi che, prudentemente, hanno attivato imposizioni tese alla sospensione delle attività lavorative, scolastiche ed, in generale, sono ricorse alla limitazione drastica degli spostamenti, ciascuno di noi, quasi improvvisamente, si è ritirato nelle proprie case ed ha interrotto la frequentazione con gli altri.

E, se in un primo momento, si è registrata una reazione abbastanza positiva e la gente, in massima parte, ha apprezzato la possibilità di fermare la propria corsa quotidiana, se i giovani hanno accolto la notizia della chiusura delle scuole con curiosità e piacere, il repentino e progressivo restringimento dei motivi che consentivano gli spostamenti, il bombardamento delle notizie che attestano quotidianamente l’avanzare del COVID-19, l’assenza, ad oggi, di un vaccino e di farmaci risolutivi, le immagini degli operatori sanitari sfiniti da turni massacranti, l’intasamento, in molte zone del Paese, dei reparti preposti alla cura dei contagiati, il moltiplicarsi dei decessi e dei ricoveri in terapia intensiva, ha reso evidente a tutti di come si stia  consumando una tragedia di proporzioni globali, della quale nessuno conosce l’esito né tantomeno la durata né è in grado di fare una realistica previsione  di quali conseguenze essa porterà con sé sia in termini di perdita di vite umane sia in termini di impatto economico.

Un peso enorme, insomma, è caduto sulle spalle di ognuno di noi.

Abbiamo chiesto al Dott. Paolo Cianconi, medico psichiatra e psicoterapeuta, quali ripercussioni l’isolamento sociale avrà sugli uomini.

Dott. Cianconi cosa sta accadendo?

La situazione attuale è a tutti gli effetti una situazione straordinaria. La situazione straordinaria stimola azioni, pensieri, comportamenti e comunicazioni straordinari. Siamo sottoposti a condizioni straordinarie in cui sussistono dinamiche molto diverse da ciò cui siamo abituati. A tutti gli effetti oggi comandano le leggi delle epidemie. Le epidemie sono le situazioni estreme, fanno parte dei cosiddetti “cambi di regime dei contesti”, cui appartengono le aree belliche, le catastrofi economiche, gli sconvolgimenti climatici. Quindi non si tratta di fenomeni trascurabili, bensì di sistemi ove tutto ciò che conosciamo diventa radicalmente e rapidamente diverso. Le società vengono trasportate in un “cambio di regime” ed anche i gruppi, le famiglie e le persone ne sono coinvolte. Sono state selezionate delle nuove leggi a protezione delle infezioni. Oggi è l’assemblaggio, cioè la conformazione del virus e le sue caratteristiche a decidere queste leggi, e non noi. Noi dobbiamo per ora ritirarci in una dimensione più modesta, meno esposta ed attendere.

Per il nostro corpo, ci troviamo davanti a tutte queste leggi, imposte dalla pandemia: le leggi del confinamento in casa, le leggi della separazione e dell’allontanamento sociale, le leggi di selezione dei contatti umani e delle persone che ci sono care ma sono anche a rischio, le leggi della sospensione dei diritti, la legge della sospensione del lavoro, le leggi di una economia della pandemia.

Queste condizioni sottopongono la nostra mente a stress e disagi, perché ci dobbiamo confrontare con una cosa che non è comune. Per molte persone significa scoprire parti sensibili e sconosciute di loro stessi.”

 Come stanno reagendo, a suo parere, le persone a questo isolamento sociale?

“Molte persone stanno reagendo bene, è probabile che alcune persone entreranno in crisi psicologiche. Questa cosa riguarda sia le persone che erano già in difficoltà per motivi psichici o di stress da lavoro, relazionale, o per problemi medici/psichiatrici, e sia alcune persone che non erano in difficoltà psicologiche prima ma che lo diventano ora. La chiusura, la separazione dai propri affetti, l’impossibilità di uscire all’ aperto, il rimanere chiusi in case piccole, questo, unito alla paura di contagio ed alle inquietudini sul futuro, renderanno molte persone più vulnerabili.”

Lei quali misure ha adottato con i suoi pazienti? 

“In qualità di medico psichiatra e di psicoterapeuta, ho dovuto trasportare i controlli terapeutici, le valutazioni psicodiagnostiche e le psicoterapie via telefono ed attraverso piattaforme on line e via web.

Quando ho dovuto proporre alle persone, che facevano psicoterapia o colloqui di sostegno a studio, di continuare le sedute per via telefonica o attraverso le videochiamate, alcuni pazienti hanno preferito sospendere, perché “non era la stessa cosa” rispetto ai colloqui di persona.

Questi pazienti hanno rinviato i controlli e i colloqui psicologici a fine epidemia. Tuttavia, a distanza di una sola settimana, molti stanno richiamando perché si trovano in difficoltà e perché, al disagio che avevano prima si è aggiunta anche la difficoltà di stare chiusi in casa, l’incertezza, le relazioni continuative con i conviventi e la difficoltà a gestire psicologicamente le notizie negative  che ascoltano di continuo.

A questo gruppo, fra l’altro, si stanno aggiungendo persone che chiedono colloqui e che non facevano psicoterapia né incontravano lo psichiatra prima degli avvenimenti del Covid-19.”

 Cosa Le hanno chiesto queste persone che prima non seguivano una psicoterapia?

 “Queste persone hanno scritto via mail o hanno chiamato chiedendo di poter parlare di cosa gli accadeva, dei propri pensieri e delle proprie emozioni, alcuni hanno chiesto colloqui psicologici di sostegno o di entrare in psicoterapia, altre persone hanno chiesto visite psichiatriche per controlli farmacologici o per impostare terapie psichiatriche. Queste persone hanno già chiaro che si deve fare tutto o quasi via web o via telefono. Hanno dovuto sostenere un passaggio cognitivo (di adattamento) in meno perché sapevano già che non si poteva fare altrimenti, stando appunto le attuali disposizioni.”

 Quali consigli può dare per fronteggiare le conseguenze del distanziamento sociale?

 “Ricordiamo che non ci sono ricette per tutti. Ognuno di noi potrebbe trovarsi in difficoltà in un  modo specifico e potrebbe avere bisogno soprattutto di capire che cosa gli stia succedendo, cosa fare, cosa NON fare, come organizzarsi, come controllarsi, eccetera

Quindi, il mio invito è questo: se vi trovate in difficoltà contattate il vostro psicoterapeuta anche se non può vedervi direttamente o il vostro psichiatra oppure, anche se, prima d’ora, non lo avete mai fatto, prendete atto che potrebbe servirvi un aiuto psicologico in questa situazione straordinaria.”  Dott. Paolo Cianconi, mail:  pcianco@gmail.com

Ogni cambiamento comporta la necessità di adeguamento e di resilienza, caratteristiche che non tutti riescono ad attivare autonomamente ed in tempi rapidi.

Se avete bisogno, chiedete aiuto, rivolgendovi sempre a persone di comprovata competenza perché, ed è un rischio aggiuntivo nei periodi di caos e di destabilizzazione di massa, potreste cadere nelle mani di approfittatori, persone non qualificate, soprattutto in questa epoca di web-professionisti e web-associazioni di dubbia affidabilità.

 

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Seminario sulle relazioni violente

seminario

SEMINARIO SULLA VIOLENZA RELAZIONALE -23 novembre-ROMA
Il Dott Paolo Cianconi è uno psichiatra psicoterapeuta ed antropologo che opera a Roma. Da anni si occupa del recupero delle vittime di violenza relazionale ed è un esperto del disturbo narcisistico di personalità e della psicopatia . Relatore e docente in numerosi master e corsi di formazione dedicati a psicologi sul tema della vittimologia
L’Avv. Marina Marconato è un avvocato civilista Cassazionista che esercita la professione nell’ambito del diritto di Famiglia. E’ riservata particolare attenzione ai casi di violenza psicologica e fisica nella coppia ed alla violenza sui minori. Esperta nella trattazione dei casi di violenza relazionale anche riconducibili a disturbi psicopatologici quali la psicopatia ed il narcisismo patologico

Quota di partecipazione Euro 20,00

posti limitati prenotazione : info@michiamavaprincipessa.it

Se il narcisista patologico è l’altro genitore

 

cover photo, L'immagine può contenere: scarpe

Ho appena creato un gruppo chiuso su Facebook al fine di dare informazioni legali e sociali a coloro i quali si trovassero a dover condividere i propri figli con partner o ex partner narcisista patologico, psicopatico o comunque violento e prevaricatore.

Le difficoltà quotidiane per difendersi e difendere i figli dalla manipolazione, le minacce di sottrazione dei figli ad opera dell’abusante, l’idea di far passare per pazze le vittime nelle aule di Tribunale, mi hanno spinto a creare questo gruppo il quale, essendo chiuso, cioè accessibile solo con l’iscrizione (gratuita), consente di rimanere nell’assoluto anonimato e di condividere con altre persone il medesimo problema e di avere informazioni sul da farsi

Il gruppo si chiama

se il narcisista patologico è l’altro genitore

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Narcisismo patologico, psicopatia e Alienazione Parentale: un connubio mortale

Lo psicopatico, il narcisista patologico ed, in generale, il soggetto disturbato, violento e distruttivo, per l’innata esigenza di dominare e  distruggere anche le persone di famiglia, commette assai frequentemente reati ed illeciti dai quali ci si trova costretti a difendersi.

 

donne abuso

anima spolpata da famelica bestia

a brandelli ridotta

mentre il buio muove altalene di filo spinato

aghi e catene stringono la morbida pelle

                                                                                                                      M.M.

Lo psicopatico, il narcisista patologico ed, in generale, il soggetto disturbato, violento e distruttivo, per l’innata esigenza di dominare e  distruggere anche le persone di famiglia, commette assai frequentemente reati ed illeciti dai quali ci si trova costretti a difendersi. Tali personalità sono pressoché anaffettive, prive di empatia, invidiose delle qualità altrui e delle relazioni che gli altri sanno costruire. Per tali ragioni e per un profondo desiderio malvagio di vendicarsi giungono a compiere atti terribili, maltrattano, vessano, picchiano o ledono la stabilità e serenità di chiunque abbia osato allontanarli o sfidarli o smascherarli. L’obiettivo è dominare o distruggere e per soddisfare questo intento non si fermano davanti a nulla, nulla li spaventa, né il rischio del carcere né la possibilità di fare del male addirittura ai propri figli.

Queste personalità fortemente danneggiate molto frequentemente si scagliano contro l’ex partner e, se vi sono figli in comune, essi diventano lo strumento di tortura utilizzato per colpirlo.

La violenza domestica è assai diffusa, il numero di donne abusate è elevato; l’arma preferita dal narcisista maligno o psicopatico, una volta chiusa la relazione, dopo il coltello, la pistola, le mani che serrano la gola, è ingaggiare una guerra al fine di togliere i figli alla madre.

Tale strategia fra l’altro ha un triplice vantaggio: distrugge la vita del partner, lo riduce a brandelli, lo rovina economicamente, socialmente, sentimentalmente e costituisce anche un risparmio economico, giacché se i figli sono collocati stabilmente presso di lui, viene meno l’obbligo al loro mantenimento, e, dulcis in fundo, tutto questo avviene per ordine di un Giudice, dietro la valutazione di un CTU ( perito psicologo o psichiatra nominato dal giudice), quindi sussiste un riconoscimento sociale e pubblico e formale alla situazione di allontanamento che rende il narcisista o lo psicopatico oltremodo tronfio, essendo alla base del disturbo anche la necessità di vincere. Poco importa se i bambini siano letteralmente strappati dalle braccia di una madre sana, la cui unica colpa sia aver denunciato o difeso e protetto il bambino, poco importa che il bambino subirà un trauma talmente profondo da essere difficilmente superabile, poco importa se si sentirà perduto, solo, terrorizzato. E’ bene rilevare che molti bambini sotratti alle madri avevano serie difficoltà ad interagire con il padre ( sovente già denunciato per violenza o abusi) e pur tuttavia non sono ascoltati, capiti, creduti e supportati; anzi, in spregio delle leggi internazionali ( la Convenzione di Istanbul ad esempio) o nazionali ed anzi costituzionali, sono trasferiti di forza in una casa famiglia per essere resettati dalla presenza materna e poi a volte consegnati al padre. Va da sé che difficilmente un genitore amorevole farebbe tutto questo al proprio figlio, giammai il papà di un bambino di 18 mesi o 8 anni vorrebbe che suo figlio fosse prelevato di nascosto da scuola o da casa, portato via mentre grida disperato, condotto in un luogo sconosciuto tra persone sconosciute a meno che questo non fosse assolutamente a protezione della sua incolumità fisica, perché maltrattato, torturato, violentato o fatto vivere nel degrado più nero.

Ma no, non sta accadendo questo oggi in Italia.

Oggi in Italia succede che in nome di un concetto che non esiste nel mondo scientifico nazionale ed internazionale, molti padri assenti, maltrattanti, vendicativi, malvagi, apparentemente normali, teneri, affidabili stanno cavalcando questo mostro denominato alienzazione parentale ( o ex PAS).

L’incontro tra narcisismo perverso e psicopatia, tra il violento e l’alienazione parentale sa di un connubio diabolico in cui questi due sposi burattinai si servono di marionette cioè di tutti coloro i quali, a causa di interessi meramente economici ( un bambino in casa famiglia frutta da Euro 100 e 400 al giorno), di incompetenza professionale, ottusità, di proprie frustrazioni o perché manipolati a dovere, per portare a compimento un gesto orribile: togliere un bambino ai propri affetti senza che ve ne sia una valida e reale ragione.

O meglio, la ragione esiste: distruggere, dominare, vincere.

Quante possibilità hai dato al soggetto che hai accanto? Quante volte le tue speranze sono state tradite e la violenza psicologica è, anzi, aumentata? Se sei stata ripetutamente tradita, lasciata pressoché sola in gravidanza, se le svalutazioni ed i silenzi hanno costituito gran parte della relazione, se si è sottratto ad ogni responsabilità verso la sofferenza che ti procurava, verso gli impegni assunti, qualora tu rimanga a disposizione per i figli, stai sbagliando. Cosa, infatti, ti fa credere che saprà assumersi la più grande delle responsabilità nella vita di un essere umano, cioè quella di essere genitore? Se lo psicopatico o narcisista maligno ha abusato di te, abuserà, almeno psicologicamente, anche dei tuoi figli, che vanno protetti. Lo psicopatico ed il narcisista maligno hanno rapporti fondati solo sul possesso ed il controllo, la manipolazione e la rabbia, il ricatto ( “se non fai ciò che dico ti abbandono e smetto di “amarti”) e stai pur certa che queste modalità verranno poste in essere anche verso i figli.

Ma chi è lo psicopatico? Come più dettagliatemnte descritto nel mio blog contattozero, narcisismo e psicopatia, lo psicopatico è un soggetto affetto da un disturbo deviante dello sviluppo, caratterizzato da una condizione di aggressività e dall’incapacità di provare emozioni.

Molti studiosi e ricercatori, avendo accertato che i soggetti che hanno tratti psicopatici presentano differenze cerebrali e modalità relazionali atipiche, avanzano l’ipotesi che essi rappresentino predatori intraspecie, presenti tra gli esseri umani “non psicopatici”, di stringere una relazione basata sulla reciprocità e sulla corrispondenza delle comuni emozioni.

Lo psicopatico utilizza menzogna ed inganno costantemente con tutti e se viene scoperto, cambia abilmente versione dei fatti. Nonostante possa aver fatto promesse ed assunto impegni con qualcuno, sistematicamente violati, può farne ancora, dando “la sua parola d’onore”.

Non prova alcun senso di colpa per i suoi gesti ma se gli occorre può fingere estremo rammarico e pentimento per manipolare l’interlocutore.
Allo psicopatico ed al narcisista perverso interessa soltanto avere ciò che vuole nel momento in cui lo vuole e per il tempo in cui lo vuole. E ciò che soprattutto gli preme è il potere, il sentire che tutto proceda come ha stabilito debba procedere. Egli, al fine di realizzare ciò, costruisce però un fantoccio che lo raffigura e lo fa muovere, parlare, vestire, mangiare come meglio si conviene a seconda del contesto e della persona che ha davanti in modo da sembrare esattamente come gli altri.
Mentire e respirare, per questa creatura sub-umana, son azioni che vanno all’unisono. In fondo, il suo meccanismo mentale è semplice, fisso e privo di guizzi.
Se gli esseri che lo circondano, gli umani, vedessero o sentissero cosa c’è dietro al fantoccio, se subito egli mostrasse loro il vuoto che c’è dietro le ossa e la carne che lo compongono, scapperebbero, lo rinchiuderebbero. Ma tutto questo non si vede, anzi, egli appare affascinante, lucido, buono e vittima della situazione.

Ad esempio, la vittima può essere convinta di avere una storia d’amore  con una persona difficile, con un passato doloroso, con un carattere schivo e freddo o burbero, o fragile e bisognoso; ella aveva ritenuto che la propria dedizione e cura, la pazienza e l’assecondare ogni sua volontà, avrebbe portato il grande cambiamento esattamente così come lui l’aveva persuasa a credere.

Tuttavia, un giorno, come un fulmine che incenerisce all’istante, succede qualcosa di assolutamente inconciliabile con le false credenze della vittima. In ogni relazione può accadere di scoprire o subire un tradimento o un gesto brutto ma nel caso in cui il partner sia uno psicopatico o narcisista maligno la questione è diversa, profondamente e sostanzialmente diversa, anche se la vittima ancora non lo comprende.

La vittima, attraverso la scoperta della menzogna, riesce ad intravedere il vero volto del suo predatore, il suo vuoto, la sua malvagità. Vede, per un attimo, il ghigno che era celato dietro il fantoccio montato ad arte. Ma la vittima non sarà creduta da nessuno, non le crederanno amici, colleghi, avvocati, giudici, periti.

Lo psicopatico ed il narcisista perverso non dicono bugie, sono una bugia che respira.

Alcuni di loro si atteggiano a poveri esseri a cui la vita ha riservato dolori e difficoltà, altri sostengono di aver paura ad amare creandosi un alibi perfetto alla mancanza di affettività ed empatia che sta alla base del disturbo di personalità di cui sono irreparabilmente affetti, altri ancora giustificano gli insulti, i silenzi, i rimproveri,  le persecuzioni, i pedinamenti, le percosse, sostenendo di amare così tanto da impazzire di gelosia, altri ancora si elevano a vostra guida suprema, ritenendosi migliori di voi che siete, a parer loro, incapaci di gestire la vostra esistenza, la vostra genitorialità, la vostra sessualità, la vostra professionalità . Alcuni, infatti, vi faranno credere e faranno credere alle istituzioni che siate stupidi/e, malati/e, instabili, noiosi/e, brutti/e e che il fatto di tenervi ancora sia un miracoloso gesto di grandezza che, tuttavia, dovrete pagare subendo la dominazione, la critica, le punizioni.

Lo psicopatico ed il narcisista perverso fingono di essere una brava persona, onesta e fedele, affidabile; finge che ti sosterrà, aiuterà, consolerà ed invece ti sta tradendo, colpendo, uccidendo giorno dopo giorno.

L’assenza di rimorso e l’empatia al grado zero-negativo tipiche del disturbo gli consentono, se scoperti, di mantenere una estrema lucidità che vi farà dubitare di aver visto ciò che avete visto, udito, saputo.

Nella strategia del manipolatore narcisista l’altro non deve essere distrutto subito ma deve essere sottomesso pian piano attraverso una lenta ma inesorabile deprogrammazione della sua identità affinché sia reso immobile e possa venir esercitato su di lui il controllo ed il potere Il narcisista indossa la sua maschera di fascino e carisma ed è capace di creare nell’altro adrenalina. Lo psicopatico ed il narcisista maligno sono attori perfetti, non appaiono esagerati o affettati, non si notano nei primi momenti stonature particolari, così come sostiene Hervey Cleckley, uno dei massimi studiosi di psicopatia, nel celebre libro “the Mask of Sanity”.

Cleckley ritiene che la loro loquacità, il fascino superficiale, così come la loro straordinaria capacità di mentire, li rendano lupi travestiti da pecore, “il più delle volte lo psicopatico sembrerà gradevole e farà un impressione positiva già dal primo incontro. Aperto ed accogliente, è facile parlare con lui. Né, d’altra parte, sembra porsi in modo artificioso, come se nascondesse qualcosa o come qualcuno che sta cercando di ottenere simpatia per uno scopo nascosto”.

Il narcisista perverso è affabile, ottimo conversatore, manifesta un interesse grande sia per l’aspetto esteriore che per quello interiore della preda e la pone apparentemente al centro della propria vita. Il perverso narcisista impone il proprio carisma per trattenere l’altro, per intrappolarlo nel labirinto di una relazione malata in cui il partner è trasformato in un oggetto, è cosificato e reso dipendente. In seguito, pur dilaniato da crescenti dubbi, si troverà al centro del labirinto e non troverà via d’uscita.

L’incontro tra questi pericolosi soggetti ed i sostenitori della PAS-Alienazione Parentale è devastazione allo stato puro

I professionisti sostenitori della PAS ideata da Gardner, oggi, trasformata nel nome ma non nella sostanza, nel concetto di Alienazione Parentale, si alleano sostenendo nelle aule di Tribunale che il maltrattante sia sano e capace ( per individuare la psicopatia serve un test specifico, mai utilizzato nelle CTU), buon padre magari e che l’altro genitore, solitamente la madre, sia esagerata, vendicativa, fuori di testa. Manipolazioni adottate dal narcisista maligno si sommano a manipolazioni, travisamenti, omissioni dei periti o assistenti sociali intenti a decretare che l’altro genitore alieni la figura del manipolatore e per questo il figlio ne vada allontanato.

La teoria della Pas venne sviluppata da Gardner nel 1985, che si basò sulle proprie osservazioni personali, e sull’attività di perito, spesso a favore di padri accusati di molestie nei confronti dei figli e non su studi scientifici. La teoria di Gardner non ha fondamento scientifico e prende, invece, le mosse da una personale visione delle donne e dei bambini e della pedofilia. La PAS rappresenta un pericolo serio per i minori abusati o per il coniuge maltrattato. Quest’ultimo per timore di vedersi affibbiare un’accusa di alienazione parentale e conseguentemente perdere i propri figli, che correrebbero il rischio di essere tradotti in casa famiglia o collocati proprio presso il genitore maltrattante, potrebbe essere indotto a tacere le violenze subite e a rinunciare a chieder giustizia.

La Pas, altrimenti detta sindrome di alienazione parentale, non è mai entrata nel Dsm e la Cassazione in una sentenza del 2013 ne ha recepito la infondatezza e lo stesso è avvenuto da parte del Ministero della Sanità. Tuttavia, la PAS o alienazione parentale da alcuni anni è entrata nelle aule dei Tribunali italiani nei procedimenti di separazione ed affidamento dei minori, determinando in questi casi un collasso della giustizia.

Il DDL Pillon è tra le proposte di legge che vorrebbe codificare tale sindrome e ciò comporterebbe una condanna certa dei bambini a vantaggio di genitori anaffettivi ed abusanti.

Se avete incontrato un manipolatore relazionale o un violento, se avete figli in comune, interrompete la relazione affidando la gestione della separazione o affidamento dei figli e la chiusura della storia con estrema cautela e, a partire dalle prime fasi, affidatevi SEMPRE a professionisti esperti o vi troverete in un inferno peggiore di quello in cui sinora avete vissuto

Tutti i diritti sono riservati. E’ vietata qualsiasi riproduzione, utilizzazione, totale o parziale, dei contenuti inseriti nel presente blog, ivi inclusa la memorizzazione, riproduzione, diffusione e distribuzione dei contenuti stessi mediante qualsiasi piattaforma tecnologica, supporto o rete telematica, senza previa autorizzazione scritta da parte dell’autore Avv. Marina Marconato. I CONTENUTI DEL SITO E DI OGNI ARTICOLO POSSONO ESSERE CONDIVISI SOLO ED ESCLUSIVAMENTE CITANDONE L’AUTRICE E LINKANDO LA FONTE.

La vittima del narcisista patologico e dello psicopatico: la caduta del velo nero

La vittima di una relazione violenta va incontro ad un mutamento del proprio essere.In particolare, le persone che nella propria vita hanno subito la presenza di un narcisista patologico o di uno psicopatico attraverseranno le fasi acute di dolore, di ansia, di incredulità. Saranno costrette prima o poi ad aprire gli occhi davanti ad una realtà atroce, che a lungo avevano rifiutato di accettare: che il soggetto fosse davvero malvagio, davvero consapevole del male che compiva, davvero incapace di sentire quell’amore che mimava così bene da farlo apparire vero, unico e grande.

                                                                                                                      caduta velo

Sorrido di me, del mio saper togliere ombre, del mio passo certo.

Sorrido di me, del mio occhio terzo, infallibile anche quando non vorrei

                                                                                                                                            M.M.

La vittima di una relazione violenta va incontro ad un mutamento del proprio essere.In particolare, le persone che nella propria vita hanno subito la presenza di un narcisista patologico o di uno psicopatico attraverseranno le fasi acute di dolore, di ansia, di incredulità. Saranno costrette prima o poi ad aprire gli occhi davanti ad una realtà atroce, che a lungo avevano rifiutato di accettare: che il soggetto fosse davvero malvagio, davvero consapevole del male che compiva, davvero incapace di sentire quell’amore che mimava così bene da farlo apparire vero, unico e grande.

Il verbo sembrare è forse quello che più descrive la relazione affettiva con i narcisisti patologici e gli psicopatici : sembrava amore, ma non lo era, sembrava dolce, ma non lo era, sembrava pentito ma non lo era, sembrava sofferente ma non lo era, sembrava una persona valida nel lavoro, ma non lo era, sembrava dolce con i bambini, ma non lo era, sembrava un collega disponibile, ma non lo era, sembrava affidabile, ma non lo era, sembrava gli piacessimo, sembrava potesse cambiare, sembrava…sembrava…sembrava.

Le persone coinvolte in una simile giostra sperimenteranno una sistematica erosione quotidiana della propria identità, autostima, capacità reattiva, capacità professionale, capacità patrimoniale. Questi soggetti disturbati, crudeli ed insensibili vanno dritti alla distruzione del malcapitato, senza sosta, senza ripensamento e senza scrupolo. I miglioramenti sono apparenti, i ripensamenti sono apparenti, le promesse sono poco più che barzellette.

Ciò che rende questo gioco al massacro più devastante è che sia assolutamente ben celato, invisibile agli altri, cosicché nessuno sembra dar retta alla vittima, pochi credono a ciò che stia vivendo e questo aumenta in modo grave il suo isolamento psicologico ed emotivo.

In ogni caso, presa coscienza di chi si abbia avuto di fronte, vissuto lo schock iniziale, cercato e trovato un supporto in terapeuti, gruppi di autoaiuto, amici illuminati, familiari affettivi, inizia il percorso di uscita dal tunnel della devastazione e della dipendenza affettiva. Mesi e mesi di sofferenza, mesi e mesi di passi avanti ed indietro, di autocolpevolizzazioni e rabbia e di timidi movimenti verso se stessi; una iscrizione in palestra dopo anni, un nuovo corteggiatore, una nuova modalità di porsi al lavoro, un reset delle proprie capacità professionali, la ricerca della propria interiorità. Si tratta di un viaggio lento, difficile ed anche pieno di speranza.

Poi, come descritto nell’articolo il velo nero della vittima, si è fuori, alla luce, finalmente fuori. Lo si vorrebbe gridare al mondo,ehi, ce l’ho fatta, puoi farcela anche tu”. Eppure, se ci si guarda allo specchio, si vede ancora un velo nero che avvolge il corpo, il cuore, l’anima.

Ma è proprio questo il destino delle vittime dei predatori e dei vampiri emotivi? Siamo certi che la migliore prospettiva di vita sia essersi liberati di loro o aver imparato a gestirli nei casi in cui per forza si è costretti a frequentarli ma tuttavia si debba indossare per sempre questo velo? Possibile che questa condizione sia il massimo che ci si possa aspettare ormai? Sarà vero che non si crederà più nei rapporti? Davvero si vivrà assestandosi sul grado di sufficienza, apprezzando che finalmente accanto a noi non ci sia più chi ci ha violentato psicologicamente o sessualmente? Il massimo scopo raggiunto è davvero che nessuno ci picchierà più, svuoterà il conto corrente, romperà i piatti per una minestra sciapa? Quindi, il futuro dei sopravvissuti sarà accontentarsi? Rinunciare ad esporsi? O possibile che, al contrario, saranno costretti ad inseguire ovunque la conferma al loro valore, buttandosi su qualsiasi essere gli dia attenzione? Possibile che continueranno a non scegliere chi è degno di loro?

La risposta è no. Non è detto. Non deve finire per forza in questo modo.

LA CADUTA DEL VELO NERO

Per alcune vittime, l’esperienza traumatica comporta un cambiamento positivo di rotta. Alcune iniziano percorsi nuovi che non immaginavano potessero nemmeno esistere. Esse sviluppano una creatività mai emersa prima, dipingono, scrivono, suonano, danzano. Altre trasformano l’incubo in una occasione per sostenere chi è ancora nel baratro. Scrittori, giornalisti, volontari nel sociale, un esercito che si muove rumoroso e saldo nel mondo, un esercito di sopravvissuti che ha guardato negli occhi la cattiveria, la malvagità, l’anaffettività e le ha vinte.

Le persone che hanno attraversato l’inferno di una relazione malata e che, una volta interrotto il circuito disfunzionale, non si sono rassegnate ad una non-vita, posseggono il terzo occhio e sanno vedere e riconoscere il vero volto delle persone, al di là della maschera.

Il terzo occhio non è quella tendenza iniziale a diffidare di tutto e tutti, il lieve stato di paranoia ed ansia che assale ad ogni nuovo incontro, ma è la acquisita capacità di saper attendere che il tempo disveli l’autentica natura delle persone e delle situazioni. Il terzo occhio è il risveglio dallo stato di crocerossina dei violenti, parassiti o dallo stato di principessa che vede in ogni rospo che sorride l’omino azzurro che la salverà.

La vittima senza velo nero sa che la dignità non può essere rinnegata, sa che non dovrà dipendere da nessuno e sotto nessun profilo, sa che è giusto affidarsi agli altri ma gli altri sono scelti con cura e che vi sono confini invalicabili.

La vittima senza velo nero sa che bisogna andar via, se è necessario, conosce ogni segnale, dà credito al proprio istinto come fosse un amico fedele.

E’ vero che non è possibile tornare indietro, che non è possibile riappropriarsi di quella persona che si era prima di aver incontrato il carnefice, ma non crediate che il dolore o la paura debbano inevitabilmente accompagnarvi o che avrete una esistenza grigia, piatta e triste.

Può essere invece il contrario: la vostra vita può cambiare in meglio.

Certamente, per molti sarà necessario un percorso di terapia psicologica, alcuni impiegheranno anni per ripulire dalle macerie lo scempio compiuto.

Sappiate però che si rinasce, ci si reinventa, ciascuno in base alle proprie attitudini. Un giorno, vi renderete conto di aver conosciuto qualcuno di importante che non avreste mai incontrato se non aveste vissuto quel dramma o accadrà qualcosa che non sarebbe mai avvenuto se non foste state chiuse nel labirinto e capirete, in quel preciso istante, capirete che lui/lei non ce l’hanno fatta a distruggervi, che siete più forti, e, ripensando al male sofferto, non proverete nulla se non un vago, lontano senso di fastidioso disgusto. Vi guarderete intorno e vedrete che ciò che vi circonda vi piace, sorriderete soddisfatte, ammirando ciò che di nuovo e vostro avete costruito e guardandovi allo specchio individuerete, nascosta in una piega sottile e quasi invisibile del viso, la violenza subita ma sarà una piega talmente piccola da scomparire inghiottita dall’onda calda del vostro nuovo sorriso.

Ecco, adesso  siete tornate da voi.

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Il love bombing dello psicopatico e del narcisista maligno

La dinamica relazionale del narcisista maligno o dello psicopatico è tesa all’imprigionamento emotivo ed, a volte, fisico, della preda. La mente perversa di tale soggetto è un circuito fisso che ha, quale unico preminente obiettivo, quello di soddisfare se stesso a qualsiasi costo.

camaleonte       

 Dai solo immagini, ombra senza volto, nel grigio sei chiuso

non nasce da te altro che parvenza

                                                                      M.M.

 

La dinamica relazionale del narcisista maligno o dello psicopatico è tesa all’imprigionamento emotivo ed, a volte, fisico, della preda. La mente perversa di tale soggetto è un circuito fisso che ha, quale unico preminente obiettivo, quello di soddisfare se stesso a qualsiasi costo. Differentemente da quanto accade agli altri esseri umani, tuttavia, soddisfare se stesso, per lo psicopatico, significa, innanzitutto, ottenere appagamento immediato attraverso la conquista di ciò ( sia una persona o un bene materiale, una vendetta o un perverso divertimento o l’adrenalina del rischio) che vuole nell’attimo presente, proprio perché uno dei tratti salienti del disturbo è l’impulsività “ lo voglio ora, subito, costi quel che costi devo averlo”. Ancora, per lo psicopatico, soddisfare se stesso significa detenere il potere assoluto, vincere la noia, e piegare ogni situazione, ogni persona, ogni animale al proprio controllo al fine di utilizzarli e conseguire il risultato sperato. La paura o la sofferenza altrui non sono comprese e sentite poiché il disturbo di cui è affetto ha, tra i principali segni distintivi, la mancanza di empatia, l’assenza di coscienza morale, ossia la mancanza di quella innata qualità umana che consente, da un lato, di immedesimarsi nel dolore e nelle aspettative altrui, impedendo di recare danno senza provare un senso di colpa ed un dispiacere e, dall’altro, di riflettere prima di compiere le azioni illecite o malvagie al fine di evitare le conseguenze e/o punizioni ( essere lasciati dal partner, andare in carcere). Ecco, lo psicopatico ha questa parte di cervello inattiva e pertanto è incapace di frenarsi. Lo psicopatico, a differenza di altri soggetti malati, come lo psicotico o lo schizofrenico, non soffre e non manca, però, di capacità di discernimento e lucidità, non ha deliri, anzi, al contrario, la sua razionalità, la capacità cognitiva sono perfettamente funzionanti tanto che, osservato dall’esterno, egli appare capace, intelligente, socievole ed affascinante. Ma c’è di più. Al narcisista maligno piace provocare dolore e paura giacché in tal modo ha la prova della sottomissione e del controllo sull’altro e conseguentemente del potere che possiede. A ciò si aggiunga che questi predatori umani sono solitamente perversi ed amano stravolgere le loro vittime portandole a compiere o subire atti che sporcano le loro qualità umane.

Il labirinto nel quale trascinano in poco tempo la preda ha una porta di ingresso ( e fortunatamente una di uscita) e per indurre la vittima a varcarla egli deve necessariamente stordirla, ingannarla, persuaderla, anestetizzarla, incantarla. A tale scopo, l’inizio di una relazione, sentimentale, sessuale, professionale, amicale, familiare, sarà sempre contraddistinta dal quel fenomeno che comunemente viene denominato love bombing.

Ciò che, a parere mio, non viene correttamente spiegato è che il love bombing non è sempre e necessariamente un bombardamento amoroso intriso di poesie, fiori, gioielli, romanticherie, frasette mielose, ma al contrario, e coerentemente con ciò che contraddistingue lo psicopatico, il love bombing è un sistema di comportamenti camaleontici e di gesti che egli adatta al contesto ed al vissuto della preda.

Le vittime dei predatori sono in massima parte persone empatiche, ricche di qualità, spesso di bell’aspetto o di buona posizione sociale, disponibili, a volte con un irrisolto senso di onnipotenza infantile che le induce a ritenere di poter sopportare tutto e di saper aggiustare le cose. In più, esse hanno o una visione ingenua dell’amore e degli esseri umani o una inconscia idea di non meritare molto; esse credono di non poter ambire al conseguimento di un livello elevato o superiore di qualità di vita.

Ancora, la vittima, nel momento in cui viene scelta, sovente si trova in una fase delicata della propria vita, sola e spesso reduce da una esperienza negativa ( lutto, separazione, malattia, difficoltà economica). D’altra parte, il narcisista maligno, come ogni predatore, sceglie la preda più appetibile ma che corre ai lati del branco, in posizione di isolamento e quindi di maggiore vulnerabilità. Anche nel mondo animale, il predatore approfitta di questo stato di cose per isolare ancora di più la preda staccandola dai propri simili e spingendola verso un luogo in cui, rimasti soli, può fermarla e sbranarla.

Il narcisista perverso e lo psicopatico, dopo un esame veloce e sorprendentemente accurato della vittima, inizia la fase del love bombing attraverso cui ella, ignara, sarà trascinata dentro la sua prigione, dalla quale potrà anche non uscire viva.

Il love bombing è realizzato a seconda di due parametri: il valore assegnato alla preda ( se sia di serie A, B, C, D) e la personalità della preda stessa.

PREDA DI SERIE C o D

La preda di serie C o D può essere l’amante occasionale, la donna/uomo incontrati in chat, la prostituta, il collega di pari livello o di livello inferiore. Il love bombing in questi casi sarà minimo, basato su sms o contatti che, solo per un breve periodo ed eccezionalmente, saranno tesi a lodare la persona o esaltare il rapporto. La maschera, in questa ipotesi, è tenuta su a fatica e le falle sono ben visibili. La presenza del predatore si fa presto sporadica, frettolose le interazioni, frequenti i silenzi e le sparizioni, raramente intervallate da scuse ridicole e manifestazioni di interesse. In particolare nelle relazioni sessuali, in questa ipotesi, lo psicopatico si mostra subito perverso e volgare.

PREDA DI SERIE A o B

Il predatore, in questo caso, mette in atto un love bombing più accurato e duraturo. Come ho accennato, il love bombing non è sempre lo stesso, ma cambia adattandosi ai punti deboli della preda che, nella prima fase, saranno apparentemente presi in cura e successivamente, dopo che la fase dello sfruttamento sarà terminato, saranno colpiti, allargati, bombardati in modo da disintegrare l’identità della vittima.

Pertanto, una persona che, inconsciamente o consciamente, avesse insicurezze sotto il profilo fisico o sessuale, sarà oggetto di complimenti e rassicurazioni, manifestazioni continue di eccitazione sessuale fino a che comincerà a credere di essere bella, desiderabile, amata e si sentirà come nessuno l’aveva mai fatta sentire prima: è a questo punto che la preda insicura muove il passo che la condurrà a varcare la soglia del labirinto.

Diversamente, una preda sicura della propria femminilità ma accudente e crocerossina, riceverà certamente complimenti sul proprio aspetto ma il love bombing non si incentrerà su questo, si estrinsecherà in altre sottili modalità: lo psicopatico si atteggerà a vittima del passato, dell’infanzia, del destino avverso, del proprio brutto carattere, si atteggerà, insomma, a vittima fragile, bisognosa di essere supportata, spronata, sostenuta, compresa, amata e …sempre perdonata. Pertanto, la fase del love bombing comporterà incessanti telefonate e messaggi, richiesta di consigli, sfoghi continui sull’ex partner che gli ha rovinato la vita o sul superiore che non riconosce i meriti professionali, sulla madre che mai lo ha amato e vi farà sentire al centro dell’universo, sembrerà dirle: “ nelle tue mani c’è la chiave che apre lo scrigno della mia vita”. La crocerossina, sinora silente, nascosta tra le pieghe dell’anima della preda, balzerà impavida sull’attenti e si dichiarerà pronta a sfidare l’universo pur di aiutare il parassita che le si è attaccato addosso: eccoci dinanzi al cancerogeno “io ti salverò”. E’ a questo punto che la preda crocerossina muove il passo che la condurrà a varcare la soglia del labirinto. Ne è un esempio il sistema che Ted Bundy, uno dei serial-killer più violenti che stuprò, torturò ed uccise brutalmente oltre 35 donne, utilizzava per adescarle. Uomo di bell’aspetto, rassicurante, ben vestito e gentile, si avvicinava alla sue vittime, fingendosi  disabile o con un arto ingessato, appariva così alle sue vittime innocuo e bisognoso di un passaggio o di aiuto.  Conquistata la fiducia, le massacrava senza pietà.  

La preda insicura del proprio valore intellettuale o professionale, sarà incentivata attraverso gettate di considerazione, promesse di carriera, stimoli a lanciarsi in imprese imprenditoriali per poi,nella seconda fase, essere svilita, ridicolizzata.

Il concetto chiave del love bombing è : “intercetto il punto debole, fingo di trasformarlo in un punto forte, creo nella vittima gratitudine, senso di essere finalmente coadiuvata nel chiudere vecchie falle, induco la vittima a fidarsi ciecamente e ad abbassare le difese, le chiudo gli occhi tanto che non veda più le crepe del mio essere, la faccio entrare nel labirinto-prigione”. Una volta entrata, la vittima sarà torturata con il gioco del “ do-tolgo ”, cioè l’alternanza di comportamenti tipici del primo love bombing con comportamenti opposti.

ANTI LOVE BOMBING

Durante la fase di tortura, precedente lo scarto finale, lo psicopatico, al fine di paralizzare la vittima e di impedirle di fuggire, adotta il sistema dell’ANTI LOVE BOMBING, cioé, in linea col suo essere perverso (la parola perverso deriva dal latino perversus : rovesciato, capovolto), capovolge, rovescia il sistema di atteggiamenti, parole, modalità che aveva utilizzato con il love bombing e, colpendo proprio gli stessi punti deboli che, mediante il love bombing, aveva dato la sembianza di voler nutrire e colmare, sistematicamente e spietatamente inizia a colpirli, aggravando ancor di più le debolezze iniziali della preda.

E’ un disegno perfetto, lucidamente applicato.

Chiunque incontri uno psicopatico è esposto ad altissimi rischi di diventare la sua vittima.

Non è la preda a fare lo psicopatico ma è lo psicopatico a fare la preda.

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Le bugie dello psicopatico e narcisista patologico

Lo psicopatico o il narcisista maligno sin da piccolo percepisce la propria diversità rispetto agli altri esseri umani.
Questi strani bipedi ridono davvero, piangono davvero, si preoccupano davvero, davvero temono le punizioni e conseguenze delle loro azioni.
Lui no.

 

tre facce

Vedo, finalmente vedo. Per quanto i miei occhi hanno riflettuto parvenza di una luce figlia del buio? Ma ora vedo e quasi mi rassereno.  M.M.

Lo psicopatico o il narcisista maligno sin da piccolo percepisce la propria diversità rispetto agli altri esseri umani.

Questi strani bipedi che lo circondano ridono davvero, piangono davvero, si preoccupano davvero, davvero temono le punizioni e conseguenze delle loro azioni.
Lui no.
Le anomali creature appaiono del tutto identiche a lui ma fanno cose assurde e ridicole, sono, infatti, capaci di compiere gesti senza altra utilità che far felice qualcun altro o, spesso, o rinunciano a fare o dire qualcosa che potrebbe dare un dolore ad un loro simile.
Lo psicopatico li osserva. Crescendo si stupisce sempre più nel rendersi conto che questi insopportabili noiosi individui tendono a fare ciò che hanno promesso, mantengono, insomma, la parola data.
Lo psicopatico e il narcisista maligno nota, inoltre, che il pianto di uno di loro crea un abbattimento negli altri.
A lui non accade nulla di tutto questo.
Ben presto comprende non soltanto di essere differente ma anche di quanto siano ridicole ed inutili queste modalità.
Infatti, allo psicopatico ed al narcisista perverso interessa soltanto avere ciò che vuole nel momento in cui lo vuole e per il tempo in cui lo vuole. E ciò che soprattutto gli preme è il potere, il sentire che tutto proceda come ha stabilito debba procedere. Egli, al fine di realizzare ciò , costruisce però un fantoccio che lo raffigura e lo fa muovere, parlare, vestire, mangiare come meglio si conviene a seconda del contesto e della persona che ha davanti in modo da sembrare esattamente come gli altri bipedi .
Mentire e respirare, per questa creatura sub-umana, son azioni che vanno all’unisono. In fondo, il suo meccanismo mentale è semplice, fisso e privo di guizzi.
Se gli esseri che lo circondano, gli umani, vedessero o sentissero cosa c’è dietro al fantoccio, se subito egli mostrasse loro il vuoto che c’è dietro le ossa e la carne che lo compongono, scapperebbero, lo emarginerebbero, lo rinchiuderebbero.
Allora, il circuito cerebrale che possiede concepisce alcuni strumenti utili alla mimetizzazione : imitazione, manipolazione, vittimismo, menzogna.
La bugia dello psicopatico e del narcisista perverso, quindi, non è esterna a sé come in tutti noi, non viene detta con difficoltà o per un obiettivo, ma è parte della sua stessa  struttura.
Per questa incredibile ragione, lo psicopatico può mentire anche senza un motivo o addirittura può mentire quando dire la verità sarebbe più vantaggioso.
Direi, anzi, che i narcisisti maligni sono riconoscibili proprio dal fatto che possano mentire anche nei casi in cui ciò non serva o sia controproducente.
La vittima del predatore, prima o poi, si troverà davanti a questa sconvolgente verità. Arriverà un giorno in cui  scoprirà ( o per caso o perché magistralmente indotta da lui a scoprirla) una menzogna talmente scioccante da ribaltare in modo sostanziale sia l’idea che si era fatta di lui/lei sia della stessa relazione sentimentale, sessuale, amicale, genitoriale o professionale.
Ad esempio, la vittima può essere convinta di avere una storia d’amore  con una persona difficile, con un passato doloroso, con un carattere schivo e freddo o burbero, o fragile e bisognoso; ella aveva ritenuto che la propria dedizione e cura, la pazienza e l’assecondare ogni sua volontà, avrebbe portato il grande cambiamento esattamente così come lui l’aveva persuasa a credere.

Tuttavia, un giorno, come un fulmine che incenerisce all’istante, succede qualcosa di assolutamente inconciliabile con le false credenze della vittima. In ogni relazione può accadere di scoprire o subire un tradimento o un gesto brutto ma nel caso in cui il partner sia uno psicopatico o narcisista maligno la questione è diversa, profondamente e sostanzialmente diversa, anche se la vittima ancora non lo comprende.

La vittima, attraverso la scoperta della menzogna, riesce ad intravedere il vero volto del suo predatore, il suo vuoto, la sua malvagità. Vede, per un attimo, il ghigno che era celato dietro il fantoccio montato ad arte.

La psiche della preda subisce una effrazione violenta, riceve uno shock che porterà conseguenze emotive gravi. Difatti, solitamente, scatterà in lei il meccanismo della dissonanza cognitiva, cioè quell’alternarsi di immagini volto buono-volto cattivo che la condurrà sull’orlo della pazzia e che la renderà incapace di reagire immediatamente al torto subito chiudendo la relazione, insorgerà rabbia e stato depressivo, vivrà per mesi, a volte per anni, il circuito distruttivo del pensiero ossessivo di lui e dei più microscopici elementi della relazione, trascorrerà, cioè, ore ed ore ad esaminare mentalmente ogni singola frase, ogni singola parola dei messaggi ricevuti nella disperata quanto inutile ricerca di capire cosa sia successo alla promettente meravigliosa storia d’amore che crede di aver vissuto sino a quel momento.

Lo psicopatico ed il narcisista perverso non dicono bugie, sono una bugia che respira.

Alcuni di loro si atteggiano a poveri esseri a cui la vita ha riservato dolori e difficoltà, altri sostengono di aver paura ad amare creandosi un alibi perfetto alla mancanza di affettività ed empatia che sta alla base del disturbo di personalità di cui sono irreparabilmente affetti, altri ancora giustificano gli insulti, i silenzi, i rimproveri,  le persecuzioni, i pedinamenti, le percosse, sostenendo di amare così tanto da impazzire di gelosia, altri ancora si elevano a vostra guida suprema, ritenendosi migliori di voi che siete, a parer loro, incapaci di gestire la vostra esistenza, la vostra genitorialità, la vostra sessualità, la vostra professionalità . Alcuni, infatti, vi faranno credere che siate stupidi/e, malati/e, instabili, noiosi/e, brutti/e e che il fatto di tenervi ancora sia un miracoloso gesto di grandezza che, tuttavia, dovrete pagare subendo la dominazione, la critica, le punizioni.

Lo psicopatico ed il narcisista perverso finge di essere una brava persona, onesta e fedele, affidabile; finge che ti sosterrà, aiuterà, consolerà ed invece ti sta tradendo, colpendo, uccidendo giorno dopo giorno.

Ingannare non soltanto gli serve per poter sopravvivere ma gli procura un maligno divertimento giacché gli conferma la propria onnipotenza: pende dalle mie labbra, mi crede se le dico ti amo e pensare che non si è accorta che lo stavo contemporaneamente scrivendo anche ad altre due. Imbecilli queste, quanto le detesto.

L’assenza di rimorso e l’empatia al grado zero-negativo tipiche del disturbo gli consentono, se scoperti, di mantenere una estrema lucidità che vi farà dubitare di aver visto ciò che avete visto, udito, saputo.

Facciamo un’ipotesi: lo psicopatico ha una storia con una donna alla quale dice ti amo, riuscendo a ingannarla rispetto alle proprie intenzioni, promettendo un futuro e stabilità; nei momenti in cui ha necessità di allontanarsi per viversi altre storie, provocherà un litigio o fingerà di essere caduto in uno stato depressivo. Intanto, ha varie amanti, è iscritto a siti d’incontro ed hard (adorano la pornografia) e muove i fili di varie esistenze a suo piacimento. Tuttavia, la vittima inizia a nutrire dubbi, nota il cellulare spento o sempre posato a testa in giù sul tavolo, le improvvise sparizioni e quindi decide di controllare e scopre il mostro. Difatti, non scoprirà un tradimento comune ma l’inganno, la truffa emotiva. La vittima a quel punto reagisce, è furiosa, distrutta, scioccata e gli chiede, piangendo, gridando un chiarimento.

Lo psicopatico a questo punto potrà avere due reazioni differenti.

REAZIONE VITTIMISMO    

Lo psicopatico o narcisista maligno che non voglia ancora scartare definitivamente la preda metterà in atto una recita da oscar allo scopo di ottenere perdono.

Egli giustificherà le proprie nefande azioni richiamando alla memoria della vittima il suo,  vero o falso che sia,  passato di traumi ed abusi, ingiustizie e dolori subiti. Chinerà il capo, perderà fiumi di lacrime, lacrime vere, si lancerà nella scrittura di mail, messaggi mielosi e romantici che scardinerebbero le serrature del cuore più duro, si metterà in ginocchio, acquisterà anelli, case, mazzi di fiori. Userà i parenti ed amici propri o della vittima apparendo distrutto dal rimorso e dalla sofferenza, minaccerà lo sciopero della fame, minaccerà il suicidio, vi fornirà le password degli account (salvo crearne altri nuovi di nascosto), vi chiederà disperato una altra chance, una sola, solo un’altra chance. Indosserà magnifiche vesti, vi farà intravedere un futuro radioso, quello che tanto avete atteso ed alla fine vi convincerà. D’altra parte, direte a voi stesse chi non ha mai sbagliato nella vita? in fondo ha capito che mi ama! perdonare è segno di maturità e poi è così cambiato, stavolta è vero…! Ebbene, l’inganno nuovo è compiuto, il predatore gongola dietro le false lacrime, si sente Dio ora. Certo, pagherai a breve questo dispiego di energie che ha dovuto sprecare per ricondurti nel labirinto, sarai fra poco maggiormente insultata, tradita, umiliata, subirai silenzi più prolungati, ti lascerà tracce dei nuovi tradimenti in modo tu possa impazzire ma questo non lo sai ancora, come potresti sapere che esistano persone simili e che sia così proprio l’uomo/donna che ami? Eppure è iniziata la tua discesa all’inferno. Il carnefice ti toglierà tutto: dignità, serenità, lucidità, denaro. Le bugie si moltiplicheranno anche solo allo scopo di torturarti; lui sa bene che dopo essere stati traditi in qualche modo si rimane in allerta e quindi via via lascerà in giro i segni di nuove menzogne anche sciocche: “ sono a casa amore” ( invece è uscito con un amico, fatto in sé apparentemente banale ma  idoneo a far mantenere il tuo livello di stress elevato), farà una lenta ma inesorabile retromarcia da ogni promessa fatta, finché ti troverai davanti un’altra menzogna grave ed identica alla prima e crollerai. Questo gioco, questo girone infernale andrà avanti sino a quando o i cerchi del girone si stringeranno sempre più intorno alla tua gola e tu atterrerai sul pavimento dell’inferno oppure fino al momento in cui deciderai di interrompere la discesa e inizierai a risalire, escludendolo dalla tua vita.

REAZIONE VIOLENTA E PERSECUTORIA

Lo psicopatico ed il narcisista perverso a volte, se scoperti, possono avere reazioni violente. Le cronache registrano in tutto il mondo casi in cui donne (ma anche uomini) sono state colpite o verbalmente o socialmente o fisicamente a causa del crollo della facciata di sanità, onestà, affidabilità che queste spregevoli anime nere volevano mantenere.

Ci sono state persone uccise perché hanno scoperto che i partner non si erano laureati come avevano fatto credere, non erano ricchi come avevano fatto credere, non erano fedeli come avevano fatto credere.

A volte, se la compagna ufficiale scopre uno o più tradimenti, la reazione immediata o nel breve termine è estremamente violenta. Ci si aspetterebbe la reazione opposta, una reazione di tristezza, rammarico o paura. Invece, a volte, i predatori scattano colpendo  la vittima con insulti, minacce, sparizioni, derisioni. Altre volte,  lo psicopatico colpisce fisicamente o tormenta con atti persecutori la preda, riversando, in modo stavolta palese, l’odio tenuto nascosto fino ad allora. Agli occhi del burattinaio, la vittima che va in giro a raccontare chi sia il predatore o che lo guarda con disprezzo rappresenta un affronto insopportabile e pericoloso. Per lo psicopatico o narcisista patologico, la vittima non è altro che una delle pedine ed una pedina non può compromettere le fatiche che gli è toccato sostenere per costruire il proprio fantoccio. La pedina umana, quindi, va annientata. La scelta del sistema di annientamento dipende da molti fattori e si concretizza in un annientamento sociale, patrimoniale, genitoriale, psicologico o fisico.

Alcuni casi di cronaca riportano femminicidi di donne che avevano scoperto l’amante del partner e che, invece di essere eventualmente abbandonate come ci si aspetterebbe, vengono sorprendentemente uccise. Uccidere è l’atto estremo che un uomo può compiere e, ammettendo di non considerare  il connotato emotivo connesso all’evento, attesa la mancanza di empatia, però dovremmo considerare la paura delle conseguenze, il carcere e, in certi Paesi, il rischio della pena di morte. Come spiegare questo comportamento? Perché alcuni soggetti possono ferire gravemente, perseguitare, uccidere coloro che scoprono e fanno crollare il castello di carta di una relazione falsa quando già hanno la nuova vittima tra le mani? Perché sono psicopatici o narcisisti patologici e non tollerano che il loro fantoccio sia mostrato per quel che è, perché non riescono a vedere le persone come esseri viventi, ma li percepiscono come oggetti utili o inutili o dannosi ed eliminabili e perché non temono le conseguenze delle loro azioni,  non se ne curano.

La bugia, l’inganno sono l’impalcatura che tiene su lo psicopatico ed il narcisista perverso.

Se credi possa smettere di mentire è perché ancora sei una sua marionetta.

Figlia, genitore, moglie, amante, amico, qualsiasi ruolo lui abbia nella tua vita, non credergli.

Non credergli mai.

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