I FIGLI DELLA VIOLENZA

Se dalla relazione sono nati figli, lo scenario peggiora ulteriormente. La vittima, infatti, resisterà più a lungo nell’errato, seppur comprensibile, convincimento che vi sia una famiglia da salvare, la vicinanza di un padre (o madre) da garantire ai bambini e ciò comporterà una più estesa esposizione di se stessa e dei figli alla disfunzionalità ed alla pericolosità dei comportamenti  violenti.

       

Figlio, avevi il mare negli occhi e mi guardasti immenso e fiero. Le tue parole hanno interrotto il suono del flauto magico ed il sole ha inghiottito la nebbia.

                                                                                                               M.M.

Il mondo in cui il narcisista maligno, o il soggetto violento in genere, trascina la propria compagna è un mondo intriso di bugie e mistificazioni, maschere e linguaggio contorto, comunicazioni artefatte, instabilità ed arroganza. La vittima non sempre è consapevole della prigione in cui è caduta, spesso tenta di salvare il rapporto, annaspa nell’intento di adeguarsi al modello di donna che lui pretende, soffoca la propria identità, viene schiacciata dalla morsa quotidiana degli svilimenti, dei silenzi, delle aggressioni verbali, fisiche, sessuali, dei tradimenti palesi e comunque negati.

Se dalla relazione sono nati figli, lo scenario peggiora ulteriormente. La vittima, infatti, resisterà più a lungo nell’errato, seppur comprensibile, convincimento che vi sia una famiglia da salvare, la vicinanza di un padre (o madre) da garantire ai bambini e ciò comporterà una più estesa esposizione di se stessa e dei figli alla disfunzionalità ed alla pericolosità dei comportamenti  violenti.

I danni derivanti da una relazione con un narcisista maligno sono stati ampiamente descritti negli articoli precedenti mentre si devono analizzare le ripercussioni devastanti che tali contesti abusanti operano nella psiche e nella vita della prole. (v. anche http://studiolegalemarinamarconato.it/violenza-psicologica-riconoscerla-difendersi/  https://contattozero.com/2017/03/26/la-violenza-dello-psicopatico-e-del-narcisista-perverso-2/

I bambini vengono solitamente strumentalizzati senza pietà dalla figura genitoriale violenta. Il genitore narcisista o comunque il soggetto disturbato, in costanza di rapporto con la compagna, adotta, in genere, due diversi schemi comportamentali: l’indifferenza o l’intrusione morbosa.

L’INDIFFERENZA

Il genitore narcisista maligno e il violento tendono a rimanere indifferenti alle esigenze emotive e materiali dei propri figli. I bambini vivono in un clima di costante trascuratezza psicologica, instabilità emotiva, in un clima contraddistinto dalla assenza del genitore che omette di partecipare alla sua vita. Questo tipo di comportamento si estrinseca nella mancata partecipazione agli eventi importanti quali colloqui con i docenti, recite scolastiche, performance sportive, vacanze, giochi condivisi. Il genitore sarà privo di attenzioni, può, sporadicamente, condividere brevi momenti con i figli, si lancia a volte in sermoni e prediche che gli danno l’idea che stia contribuendo alla sua educazione, può essere coercitivo ed autoritario e punitivo più per rafforzare il proprio potere che per assolvere alla funzione di cura, riversa sui bambini la propria rabbia e le proprie frustrazioni. Di fatto, il bambino lo avvertirà come un estraneo da temere o che gli provoca ansia senza, tuttavia, avere, data l’età, gli strumenti per comprendere cosa siano e come si elaborino le emozioni negative vissute. L’indifferenza si accompagna sovente alla incapacità di questi genitori di cogliere eventuali disagi, disabilità e deficit dei figli, ascrivendo taluni comportamenti inadeguati dei bambini non ad una problematica precisa, quale lo spettro autistico, la sindrome di Asperger, disturbo da deficit di attenzione e iperattività, la dislessia, un disturbo d’ansia, ma alla incapacità dell’altro genitore, tacciato quale esagerato, visionario, assente. Per effetto del meccanismo della proiezione, che conduce ad addebitare agli altri proprie lacune o comportamenti disfunzionali, infatti, il genitore narcisista accuserà la compagna/o di azioni o omissioni commesse da lui stesso, quali la noncuranza o l’inadeguatezza del sistema educativo. Sono numerose le madri, ad esempio, che per prime e prestissimo si avvedono che un figlio manifesti un problema o un disagio, cogliendo immediatamente i primi segni del peggioramento inerente il funzionamento sociale e scolastico; il genitore-vittima chiederà all’altro genitore di approfondire la situazione mediante visite specialistiche, ricevendo spesso un fermo ed irremovibile diniego.

Il genitore narcisista e violento, fra l’altro, adotta un atteggiamento ambivalente alternando, così come fa nel rapporto di coppia, il volto buono al volto cattivo, soprattutto alla presenza di terze persone dinanzi alle quali ostenterà un calore, una affettività recitata e plateale che avrà come deleterio effetto quello di confondere ulteriormente i fanciulli. Maestri dell’inganno, insensibili ai sentimenti altrui, non vedono i loro figli o li vedono come mero prolungamento di se stessi.

L’indifferenza comporta un senso di abbandono nel bambino, crisi di nervosismo, di pianto, calo del rendimento scolastico. Se a tali carenze genitoriali uniamo il clima di violenza, sopraffazione, denigrazione agito contro la compagna/o, ben si comprendono i danni che ne scaturiscono. Sovente, questi ragazzi aneleranno le attenzioni del genitore mancante, lo inseguiranno, tenteranno di compiacerlo, elemosineranno l’amore, arrivando anche a rinnegare se stessi. Altre volte, invece, essi svilupperanno una ostilità verso di lui, ostilità che non gli sarà perdonata soprattutto durante la fase della eventuale separazione della coppia.   

 INTRUSIONE MORBOSA

Un altro meccanismo adottato è quello di invadere il figlio, di muoversi in modo costantemente opposto a quello dell’altro genitore, di assumere comportamenti anche fisici morbosi e petulanti, di elargire regali costosi, di non dare regole educative, di violare quelle date dall’altro genitore al fine di farlo apparire cattivo o peggiore. In fase di separazione della coppia, questi genitori tendono a dividere il letto con i figli anche se sono del sesso opposto ed ormai cresciuti, si inseriscono nelle chat con i loro amici, li confondono con comportamenti apparentemente adeguati e teneri ma, a ben vedere, piuttosto devianti. Il benessere del bambino è comunque trascurato ma in modo più subdolo, meno evidente ma non meno pericoloso. La gestione anche ordinaria diviene un incubo, vengono artatamente creati ostacoli, vengono criticate anche le scelte più irrilevanti, inventati i problemi. I bambini sono di fatto schiacciati nella mielosità, nella untuosità che ha solo la parvenza della affettività vera.

DANNI DERIVANTI DAL CLIMA VIOLENTO

La violenza non è soltanto quella delle aggressioni fisiche ma anche quella psicologica, invisibile ma devastante. E’ violenza, denominata violenza assistita, quella che subiscono i bambini allorquando siano costretti ad assistere ad episodi di violenza agita nei confronti di un familiare.  Secondo la definizione fornita dal CISMAI (Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso all’Infanzia)in data 11.12.2003 nel congresso dal titolo “Bambini che assistono alla violenza domestica” : «Per violenza assistita intrafamiliare si intende qualsiasi atto di violenza fisica, verbale, psicologica, sessuale ed economica compiuta su figure di riferimento o su altre figure significative, adulte o minori; di tale violenza il/la bambino/a può fare esperienza direttamente (quando essa avviene nel suo campo percettivo), indirettamente(quando il minore è a conoscenza della violenza) e/o percependone gli effetti». La Convenzione di Istanbul sottoscritta l’11.5.2011 e ratificata dall’Italia con Legge 27.6.2013 n. 77, codifica per la prima volta la violenza assistita affermando che “i bambini sono vittime di violenza domestica anche in quanto testimoni di violenze all’interno della famiglia”. Le conseguenze sono gravi e possono comportare l’insorgenza di disturbi, tra i quali il disturbo post traumatico da stress. La violenza assistita si realizza sia allorchè il minore assista fisicamente agli episodi violenti, sia quando ne ha percezione indiretta attraverso l’intuizione, in conseguenza di determinati fatti che succedono in casa, in sua assenza: le suppellettili, gli armadietti, le sedie rotti, i lividi della mamma, il fatto che è preoccupata, angosciata, terrorizzata, troppo silenziosa.

I fanciulli vivranno sensi di colpa e frustrazione, ritenendo inconsciamente di essere la causa degli scontri fra i genitori, della violenza del padre sulla madre e si autoaccusa di non saper difendere chi ne ha bisogno, provando un profondo senso di fallimento oppure adotterà comportamenti adultizzati di accudimento verso uno o entrambi i genitori o verso i fratelli, con la messa in atto delle strategie necessarie a proteggere la vittima (ad es., apre la porta di casa sempre quando suona il campanello o risponde sempre al telefono, per filtrare le comunicazioni del padre etc.) o avrà, come detto, comportamenti compiacenti verso il padre-carnefice, avrà la tendenza a mentire, si ammala spesso (simula la malattia o somatizza) e farà molte assenze, in classe sarà distratto ed apparentemente svogliato. Inoltre, può verificarsi che i maschi potranno emulare il padre, assumendo in futuro una modalità relazionale con la donna improntata alla violenza, al contrario le ragazze potranno ritenere normale l’uso della violenza nelle relazioni affettive. I bambini cresciuti in un ambiente domestico violento sono maggiormente esposti al rischio di aggressività poiché l’abuso porta una risposta cronica di stress e può portare al mancato sviluppo di controllo degli impulsi e della regolazione emotiva. Uno dei fattori di rischio di molti disturbi tra i bambini e gli adolescenti è proprio rappresentato da fattori ambientali, ossia dal vivere in un ambiente domestico violento, stressante. Tra i disturbi più frequenti si rilevano il disturbo d’ansia, il disturbo ossessivo-compulsivo ed il disturbo da stress post traumatico. Uno dei sintomi di tali disturbi sono le crisi di rabbia che si manifestano ad esempio quando viene chiesto ad un bambino di separarsi da un genitore per andare a scuola, oppure possono manifestarsi allorquando ad un minore con disturbo ossessivo compulsivo si impone di non adottare il comportamento tipico, come lavarsi le mani continuamente o contare. Tra gli adolescenti esposti alla violenza il rischio elevato è quello di sviluppare un disturbo bipolare, bordeline, di ricorrere all’uso di sostanze stupefacenti, alcool, attività illecite o pericolose, abbandono scolastico, atti autolesionistici, ideazioni suicidarie, suicidio.

IL NARCISISTA MALIGNO E IL VIOLENTO NELLE CAUSE DI AFFIDAMENTO E NELLE SEPARAZIONI CONIUGALI

Lo scenario che si prospetta alle vittime di violenza domestica non è affatto consolante. La donna che subisca violenza psicologica o fisica giunge infine alla decisione di interrompere la relazione abusante e sovente è costretta a sporgere denuncia e parallelamente ad intraprendere in Tribunale il procedimento per disciplinare l’affidamento dei figli. Purtroppo, per cause di diversa natura, la violenza domestica, soprattutto quella psicologica, non viene riconosciuta o viene minimizzata e non rappresenta il parametro su cui basare le sentenze di affidamento. In spregio della normativa nazionale ed internazionale ( v. la Convenzione di Istanbul), il padre violento rimane per il Giudice, per gli assistenti sociali, per i CTU, comunque il padre cui garantire, al pari dei padri amorevoli e non violenti e disturbati, ogni diritto alla genitorialità. Il cd. diritto alla bigenitorialità, sancito nell’ordinamento italiano dalla L.54/06, non è, come dovrebbe, il DIRITTO DEL BAMBINO a mantenere rapporti con entrambi i genitori, ma è divenuto, in una visione adultocentrica, il DIRITTO DEL GENITORE AD AVERE IL BAMBINO, a qualsiasi costo.  I minori, che pure per legge, hanno diritto ad essere ascoltati nel processo che li riguarda, nella realtà sono strumentalizzati, non considerati e manovrati dal genitore violento e dal sistema. Qualora un minore si rifiutasse di frequentare un genitore a causa della violenza da lui subita, qualora lo vedesse come una figura pericolosa o comunque distante ed ostile, il genitore violento, incapace com’è di mettersi in discussione e di preservare la serenità del figlio, si scatenerà nel volerlo a tutti i costi, intraprenderà una guerra arrivando, in assenza di risultati favorevoli, a chiedere che sia trascinato lontano dalla mamma e condotto in casa famiglia. Il genitore violento:

a) manipola CTU, Giudici, assistenti sociali, mediatori, coordinatori genitoriali, presentandosi come un padre attento, positivo ed adeguato

b)  confonde inventando fatti, creando piccoli ostacoli, presentando querele per un nonnulla, agitando le acque sino a farle diventare torbide in modo da impedire ad un Giudice di vedere la realtà, allo scopo di mimetizzare la violenza da lui commessa con una mera conflittualità di entrambi i genitori; il risultato è che il Tribunale non emetterà provvedimenti limitativi riconoscendo la sua incapacità genitoriale  ed il pregiudizio che egli rappresenta per i minori ma adotterà disposizioni che siano rivolte ad entrambi i genitori. In tal modo, molte madri perdono l’affidamento dei figli, sono indotte a ritirare le denunce penali, non vedono tutelati i ragazzi dal genitore abusante cui sono riconosciuti diritto di visita, affidamento e spesso addirittura collocamento.

c) chiede l’affidamento esclusivo dei figli (allo scopo di non versare il mantenimento alla donna)

d) costringe ad interminabili procedimenti dai costi altissimi (una delle minacce più frequenti è “ io ti riduco sul lastrico, ti prenderanno per pazza, ti toglierò i figli”)

e) chiede che i figli siano condotti in casa- famiglia (per il famigerato reset, metodo utilizzato dai sostenitori della ex PAS, alienazione parentale, sindrome della madre simbiotica ecc) metodo definito di stampo nazista secondo una recente ordinanza della Cassazione, la n. la 13217 del 2021, che prevede il trasferimento coatto del bambino lontano dalla madre con interruzione quasi totale dei contatti. Si tenga presente che, almeno in Italia, quasi tutti i CTU, psicologi o psichiatri forensi sono sostenitori di questa teoria, pur sconfessata dalla comunità scientifica internazionale, dal Ministero della Sanità, dalla Cassazione, inensistente per il DSM V. Questi operatori contribuiscono a favorire, più o meno coscientemente, il genitore violento ed a non tutelare il miglior interesse del minore e della donna.

 Per ulteriori approfondimenti leggasi http://studiolegalemarinamarconato.it/alienazione-parentale-e-narcisismo-patologico-e-psicopatia-connubio-mortale/

f) non concederà deleghe per il ritiro a scuola di parenti e amici della madre, non darà in consenso per le terapie psicologiche necessarie per i figli ( danneggiati dalla violenza subita), costringerà i minori, ancorchè piccoli a lunghe videochiamate, preferite poiché sistema di controllo verso la ex compagna, non presterà il consenso all’eventuale trasferimento della madre e dei figli magari nella città di origine della donna o in luogo in cui ella può trovare un lavoro migliore, costringendola a patire la fame,  cambierà idea in mille occasioni, dalla scelta della scuola, al tempo pieno, alla baby-sitter, al catechismo, non rimborserà le spese straordinarie e spesso non verserà il mantenimento, pur godendo di redditi elevati.

g) denigrerà sistematicamente la madre davanti ai figli, farà loro leggere le carte del processo, riferirà di vere o inventate relazioni sentimentali della mamma, non darà regole educative così da apparire il genitore buono, inserirà presto la nuova compagna nel nucleo familiare cui delegherà i compiti di cura ed accudimento

SOLUZIONI E VIE DI FUGA  

Il modo per tutelare i figli di un narcisista violento è allontanarli dal contesto abusante il prima possibile. Tuttavia, l’interruzione della relazione costituisce un rischio, in molti casi anche per l’incolumità fisica delle vittime. E’ fondamentale organizzare il proprio allontanamento sia recuperando risorse finanziarie necessarie per sostenere il costo dei processi, sia gestendo le comunicazioni in modo appropriato. E’ imprescindibile rivolgersi a figure esperte in tema di violenza anche psicologica, che abbiano acquisito una formazione nell’area della psicologia per prevedere ed arginare le trappole, le manipolazioni, le provocazioni che questi soggetti utilizzeranno per punire e vincere. E’ di primaria importanza premunirsi di prove, registrazioni, testimonianze da allegare alle denunce e/o agli atti dei procedimenti di separazione. E’ spesso necessario seguire un percorso di terapia psicologica per elaborare i traumi ed i danni derivanti dalla violenza. Le vittime hanno inoltre bisogno di un sostegno morale, economico e sociale da parte di amici e parenti poiché il non sentirsi soli, il sentirsi compresi e creduti contribuisce in modo rilevante ad acquisire la forza che servirà per uscire dal labirinto in cui sono cadute.

Avv. Marina Marconato

Bibliografia: Le emergenze psichiatriche nei bambini e negli adolescenti, Edra Editore

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