LO PSICOPATICO CHI E’?

Chi è lo psicopatico? Lo psicopatico è un soggetto affetto da un disturbo deviante dello sviluppo,caratterizzato da una condizione di aggressività e dall’incapacità di stringere una relazione basata sulla reciprocità e sulla corrispondenza delle comuni emozioni.

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Anima contratta rinneghi il tuo stesso esistere

vivi di altrui luce, predatrice spietata cacci chi splende.

Sei destinata ad eterno pianto.  

                                                                                                                                     M.M.

Chi è lo psicopatico? Lo psicopatico è un soggetto affetto da un disturbo deviante dello sviluppo, caratterizzato da una condizione di aggressività e dall’incapacità di stringere una relazione basata sulla reciprocità e sulla corrispondenza delle comuni emozioni. La psicopatia è un processo, una continua interazione di fattori emotivi e comportamentali che si evolvono nella direzione di un particolare punto di arrivo: la perdita definitiva del sentimento umano di essere nel mondo degli umani. (J.R. Meloy (2002), The Psychopathic Mind, Aronson, N.Y.)

Molti studiosi e ricercatori, avendo accertato che i soggetti che hanno tratti psicopatici presentano differenze cerebrali e modalità relazionali atipiche, avanzano l’ipotesi che essi rappresentino predatori intraspecie, presenti tra gli esseri umani “non psicopatici”, perché, in linea con la teoria di Darwin, potrebbero tornare utili alla collettività in casi straordinari. Essi, infatti, sarebbero idonei ad affrontare situazioni del tutto anomale, impreviste o strane. Così, in caso di guerra, una persona insensibile e crudele diventa l’eroe.

Il termine “psicopatia” attualmente non è più presente nel manuale diagnostico delle malattie mentali, il DSM-IV. Infatti, nel corso del tempo il costrutto di personalità antisociale, ha soppiantato l’uso del termine “psicopatia”, sebbene i concetti di psicopatia e personalità antisociale sono diversi pur essendo  connessi tra loro. Nello specifico, la psicopatia può essere considerata la forma maligna della personalità antisociale: i comportamenti posti in essere dallo psicopatico sono predatori, programmati, distruttivi, indifferenti alle conseguenze, privi di rimorso; si tratta di soggetti tendenti ad avere il controllo sulle altre persone e ad ottenere quanto desiderato.

Nel 1941, Hervey Cleckley ha messo in evidenza alcune caratteristiche della personalità psicopatica: incapacità di provare senso di colpa, superficiale fascino personale, egocentrismo, incapacità di provare affetto, mancanza di vergogna e rimorso, assenza di empatia e incapacità di apprendere dall’esperienza.

Lo psicopatico utilizza menzogna ed inganno costantemente con tutti e se viene scoperto, cambia abilmente versione dei fatti. Nonostante possa aver fatto promesse ed assunto impegni con qualcuno, sistematicamente violati, può farne ancora, dando “la sua parola d’onore”. Non prova alcun senso di colpa per i suoi gesti ma se gli occorre può fingere estremo rammarico e pentimento per manipolare l’interlocutore. La elevata promiscuità sessuale si rivela nella scelta indiscriminata dei partner e nella modalità impersonale di approccio, sempre tendenzialmente depravato, e nelle seriali infedeltà.

Accanto alla figura sicura di se’, esiste un’altra tipologia di psicopatico: lo psicopatico depresso.

Si tratta di un pessimista anedonico (che non gode del piacere), piagnone, che non riesce a trovare un senso, un valore nella vita. E’ una persona che, non trovando uno scopo, un perché della sua esistenza, non avendo un obiettivo da seguire, si annoia. Per questo predatore gli incentivi comuni non sono sufficienti per generare piacere o gioia. Per lui è sempre stato così: sono gli psicopatici che potremmo chiamare melancoloides.

Lo psicopatico depressivo vive per ruminare nel negativo, nella mancanza di purezza, nel corrotto, nel vuoto del passato e del futuro angosciante. Protestano sempre, covando rancore e ogni cosa negativa che accade, serve per confermare la loro tesi iniziale: “Questa è una vita di merda” (Hugo Marietan).

Lo psicopatico non è visibilmente al 100% psicopatico nelle sue azioni. Non ha una caratteristica fisica che lo distingue. Solo quando pone in essere atti psicopatici si svela e siamo in grado di riconoscerlo. Non sono tutti brillanti e di successo, ci sono psicopatici brutti, insignificanti, vagabondi e marginali; altri manifestano soltanto  in ambito privato le  perversioni e quindi, fatta eccezione per la vittima complementare, appaiono come persone comuni.

Sul piano psicopatologico va fatto cenno al narcisismo maligno (Kenberg, 1984), una particolare condizione di natura patologica che presenta caratteristiche primitive sadiche e paranoiche che sono parte dei tratti psicopatici e si fondano sullo stesso substrato psichico.

Robert D. Hare  è ritenuto uno dei massimi esperti di psicopatia; secondo lo studioso, gli psicopatici sono “predatori intraspecie che usano fascino, manipolazione, intimidazione e violazione per controllare il prossimo e soddisfare i propri egoistici bisogni; mancando di morale ed empatia, riescono freddamente a prendere e a fare ciò che vogliono, violando norme e divieti sociali senza il minimo senso di colpa o rimpianto” (Without Conscience, 1998, Guilford Press). Hare propone una tipologia basata sulla sua vasta ricerca sugli psicopatici, che si dividono in tre categorie. La prima è quella degli psicopatici primari, considerati dall’autore i veri psicopatici. Normalmente essi non si presentano come soggetti violenti, ma appaiono socievoli, affascinanti e verbalmente esperti. Si presentano dunque come individui calmi e padroni di se stessi; essi però sono crudeli, manipolativi, egoisti e menzogneri (Levenson, Kiehl, Fitzpatrick, 1995). Questi individui sono ottimi attori e riescono a suscitare emozioni nei loro interlocutori. I crimini che scelgono di commettere sembrano riflettere la loro immaturità e la loro totale mancanza di rispetto sia per i sentimenti personali che per la salute altrui (Bartol, 1995). Gli psicopatici secondari hanno invece severi problemi emozionali; la loro delinquenza viene attribuita all’isolamento sociale che li caratterizza (Bartol, 1995). Sebbene lo psicopatico primario sia il vero psicopatico, sono gli psicopatici secondari a venire più frequentemente in contatto con la legge. Infine, gli psicopatici dissociali mostrano comportamenti aggressivi e antisociali che hanno appreso nell’ambito del loro ambiente evolutivo.

Gli psicopatici cominciano a esprimere la loro psicopatia fin dall’infanzia e dalla adolescenza e non cambieranno in seguito. Lo psicopatico non impara dalle esperienze e ancora meno della cultura. Durante l’infanzia i tratti psicopatici si rilevano nella crudeltà su animali o altri bambini, disprezzo per le gerarchie scolastiche, aberrazioni comportamentali, che sono di solito “smorzate” da insegnanti e familiari con il pretesto di “problemi emotivi” o “cattiva educazione”.

Uno psicopatico si riconosce per le sue modalità nella vita affettiva, o meglio, per la distorsione della stessa; egli infatti non crea legami significativi con nessuno e sfrutta gli altri a proprio vantaggio.  Il vero psicopatico non si preoccupa delle conseguenze della azioni che compie, nemmeno se vanno a danno della propria famiglia e non accetta la responsabilità dei propri gesti. Egli ritiene che in fondo le vittime meritino il suo comportamento. Lo psicopatico è freddo, impulsivo ed incapace di immedesimarsi negli altri (assenza di empatia) tanto da, conseguentemente, risultare privo di rimorso, anche allorché commetta le azioni più ignobili. Infatti, soltanto chi è in grado di sentire o immaginare il dolore che un essere umano prova vivendo certe situazioni, prova senso di colpa. Tuttavia, ciò che rende estremamente pericoloso per la società questo predatore è una caratteristica, che fa passare in secondo piano gli aspetti che invece farebbero scappare chiunque: la sua notevole capacità di affascinare e manipolare le vittime. Quello che succede, addirittura con gli psicopatici che hanno commesso i più efferati crimini, è che alla fine di una interazione con loro, li si considera “simpatici”, così come ammettono numerosi criminologi e psichiatri. Essi hanno l’abilità di sviare i discorsi e di utilizzare una forma comunicativa priva di significato ma ipnotizzante. Dopo pochi minuti di conversazione, lo psicopatico confonde l’interlocutore più attento e lo porta a dimenticare quale fosse l’argomento che gli stava a cuore per condurlo esattamente dove voleva lui. Se a questa capacità si unisce l’intenzione primaria che muove lo psicopatico, cioè lo sfruttamento dell’altro (a livello economico o sessuale o di rifornimento affettivo) e la sua abilità nel leggere i punti deboli altrui per trarne vantaggio, appare chiara l’elevata pericolosità di questi soggetti, dai quali è molto difficile difendersi.

Gli psicopatici rivendicano il totale asservimento e attenzione della vittima ed usano ogni strumento per ottenerla, dalla violenza alla menzogna, al vittimismo.

Gli psicopatici primari generalmente non sono violenti fisicamente, sono chiamati “psicopatici di successo”, cioè i predatori migliori, coloro i quali sono riusciti nell’intento di confondersi  tra gli altri esseri umani, perfettamente mascherati  “da brave persone”, affabili, gentili, calmi ed equilibrati, inseriti socialmente, sembrano normali e si presentano molto bene mentre invece sono totalmente incapaci di emozioni, ingannano e manipolano gli altri, vittimizzano le prede che usano e poi gettano via senza pietà.

Gli psicopatici secondari, invece, hanno una psicopatia più evidente, commettono più reati e vengono arrestati più frequentemente; sono molto violenti, crudeli e commettono delitti efferati senza provare il minimo turbamento.

Gli psicopatici dissociali (o antisociali) sono delinquenti abituali ed hanno appreso questa modalità dall’ambiente circostante, provano maggiore empatia e capacità relazionale. Infatti, la psicopatia pura è considerata la parte maligna del disturbo antisociale.

Robert Hare nel 2003 mise a punto una versione di un suo precedente test, tutt’oggi ritenuto, su scala mondiale, uno degli strumenti più attendibili per misurare i livelli di psicopatia in un individuo. Questo test, utilizzato in molte parti del mondo da psichiatri, ricercatori e criminologi è denominato PCL-R, è formato da 20 items a cui può essere assegnato un punteggio di 0 se il soggetto non presenta la caratteristica descritta, 1 se la presenta in parte, 2 se invece la possiede. Il test, attesta l’abilità e abitualità nel mentire degli psicopatici, viene somministrato in unione con interviste a parenti e col supporto di documenti ed è valido anche se si escludono fino a 5 items (ad esempio quelle riguardanti il carcere se la persona non vi è mai stata):

  • Loquacità/fascino superficiale
  • Senso di sé grandioso
  • Bisogno di stimoli /propensione alla noia
  • Bugia patologica
  • Impostore/manipolativo
  • Assenza di rimorso/senso di colpa
  • Affettività superficiale
  • Insensibilità/assenza di empatia
  • Stile di vita parassitario
  • Deficit del controllo comportamentale
  • Comportamento sessuale promiscuo
  • Problematiche comportamentali precoci
  • Assenza di obiettivi realistici a lungo termine
  • Impulsività
  • Irresponsabilità
  • Incapacità di rispettare la responsabilità delle proprie azioni
  • Numerosi rapporti di coppia di breve durata
  • Delinquenza in età giovanile
  • Revoca della libertà condizionale
  • Versatilità criminale

Mentre le persone normali hanno un punteggio pari a 5, chi raggiunge i 29-30 punti ha forti tratti psicopatici, chi ottiene oltre i 30 è considerato uno psicopatico puro.

Lo psicopatico cattura le prede fingendosi affabile, autentico, sicuro e moralmente corretto o tenero e bisognoso di cure, modulando queste facce a seconda del tipo di vittima che ha davanti; difatti, il predatore ha capacità di captare le fragilità inconsce delle vittime per attirarle, sfruttarle, distruggerle ed infine eliminarle dalla sua vita. L’assoluta mancanza di empatia e rimorso fa sì che questi individui passino a nuove prede ripetendo lo stesso ciclo senza provare alcuna emozione e resettando totalmente il vissuto precedente. Gli studiosi parlano di proto-emozioni degli psicopatici cioè di emozioni molto primitive e superficiali che si esauriscono nel giro di poco tempo. Quindi, anche nei rari casi in cui provano una qualche forma di attaccamento verso qualcuno, questo attaccamento svanirà in tempi record e non impedirà la messa in atto di comportamenti psicologicamente o fisicamente  violenti.

Si comprende bene che questi tratti appartengono ad un essere umano totalmente diverso dagli altri. In cosa è diverso lo psicopatico? Le ricerche di neuropsicologia hanno indagato la struttura morfologica del cervello dello psicopatico ed hanno confermato che esso ha delle diversità rispetto a quella delle persone non psicopatiche. Attraverso la brain imaging (risonanza magnetica) si è appurato che vi sono differenze in regioni cerebrali come amigdala e corteccia orbitofrontale. Il compromesso sistema di funzionamento in queste regioni comporterebbe una minore reattività allo stress, alla paura ed alla sensibilità verso la punizione. Altra differenza che le ricerche hanno attestato è una diversa concentrazione di due ormoni, il cortisolo (minore negli  psicopatici rispetto alle persone normali) ed il testosterone (maggiore negli psicopatici), ormoni che influenzano la risposta efficiente alla emotività degli psicopatici.

Sono stati condotti studi che hanno quindi dato risposta scientifica a quella caratteristica che contraddistingue il soggetto psicopatico: la sua mancanza delle normali risposte emozionali. Ricerche psicofisiologiche hanno misurato l’attività della pelle e del cuoio capelluto: la conduttanza cutanea. Gli psicopatici hanno ridotte risposte di conduttanza cutanea a stimoli come forti rumori o suoni che in soggetti normali dovrebbero indurre allarme o paura.

Inoltre, gli psicopatici non fanno differenza nell’elaborare parole emotive neutre da parole cariche affettivamente (ad esempio “padella” e “amore”), i tempi di reazione sono identici nei due casi, mentre un soggetto normale impiega più tempo nelle parole con un significato emotivo. Un’altra differenza è la mancata laterizzazione degli emisferi durante i discorsi, per cui il discorso dello psicopatico è rapido, impreciso quasi schizofrenico. Lo psicopatico non integra emozione con cognizione, in presenza di stimoli negativi, ad esempio l’immagine di una mutilazione, egli rimane impassibile. Sembra che lo psicopatico abbia un deficit nelle aree del cervello preposte alle decisioni morali, per questo, di fronte a scene di violenza, il suo cervello si attiva molto blandamente. In pratica, lo psicopatico non sente la sofferenza altrui, non empatizza e quindi non se ne preoccupa.  

Sebbene gli studi stiano accertando la differenza genetica tra gli psicopatici e le persone normali, tuttavia, alcuni geni sono influenzabili dall’ambiente; cioè, qualora vi fosse un ambiente favorevole sin dall’infanzia, un soggetto che presenta geneticamente i tratti psicopatici potrebbe sviluppare la sua psicopatia oppure far rimanere silenti quei geni, .

Lo psicopatico ha una scala di valutazione che non corrisponde con la scala di valutazione generale. Non perché egli sia all’oscuro dei criteri di valutazione generale, ovvero delle leggi, non ha un deficit cognitivo, ma mette i suoi valori prima dei valori etici e legali condivisi dalla collettività; se ha un obiettivo, cerca di raggiungerlo. Il costo di base non è importante, ciò che conta è ottenere il risultato, pagando però il minor prezzo possibile.

L’oggettivazione dell’altro è una modalità tipica del loro agire, essi tolgono agli altri esseri umani il riconoscimento di essere umano: l’altro esiste solo per essere sfruttato come un oggetto. Quindi lo psicopatico farà all’altro ciò che si fa con un oggetto, lo  utilizzerà fino a quando gli sarà utile senza dare problemi, poi lo dimenticherà o lo getterà via,  o lo distruggerà.

La psicopatia crea ingenti danni sociali ed economici, genera immani sofferenze nelle persone che entrano in contatto con chi è affetto da questo disturbo. Gli psicopatici in famiglia o a capo di aziende o, addirittura a capo di nazioni (Hitler e Stalin per esempio) generano dolore, disastri, traumi.

Ci auguriamo che l’informazione da un lato e la ricerca dall’altro possano contribuire un giorno a ridurre tali danni.

Riconoscere uno psicopatico vuol dire avere la possibilità di recidere con lui ogni legame, senza cedere all’illusione di cambiamento. Chi, purtroppo, non può tagliare i contatti, deve imparare, tramite le tecniche di contromanipolazione, a gestirlo senza farsi risucchiare dal suo circuito.

Se incontri uno psicopatico, non tentennare, allontanati senza fissarlo, senza ascoltarlo e non voltarti più indietro.

 

 

Psicopatia- Andrea L. e Adrian Glenn- Giovanni Fioriti Editore

Psicopatia-Steano Ciulla- Università degli Studi di Palermo-2010

 

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One thought on “LO PSICOPATICO CHI E’?”

  1. In altri testi di letteratura scientifica ho riscontrato altre caratteristiche credo importanti: la fissità dello sguardo, freddo quasi glaciale, inespressivo e gli occhi spalancati. Inoltre le estremita degli arti sempre gelide, le mani in particolar modo e una scarsa tolleranza al freddo.

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