Il silenzio del narcisista maligno e dello psicopatico

Il narcisista perverso e lo psicopatico hanno un grave deficit nella sfera dell’empatia, collocandosi al grado zero negativo (Cohen). L’incapacità di provare emozioni e sentimenti autentici verso gli altri esseri umani è resa invisibile agli occhi di chi, per sua sfortuna, interagisce con loro grazie alla maschera che adottano (Cleckley parla di “maschera di sanità”).

woman e macerie-1517067_960_720

 

A volte fermo i miei passi perché il silenzio mi porti l’eco dei tuoi

                                                                                                                                                   M.M.

 

Il narcisista perverso e lo psicopatico hanno un grave deficit nella sfera dell’empatia, collocandosi al grado zero negativo (Cohen). L’incapacità di provare emozioni e sentimenti autentici verso gli altri esseri umani è resa invisibile agli occhi di chi, per sua sfortuna, interagisce con loro grazie alla maschera che adottano (Cleckley parla di “maschera di sanità”).

Predatori sociali senza scrupoli, senza senso di colpa e senza paura, spinti esclusivamente dalla noia che li attanaglia, ossessionati dall’esigenza di controllare chiunque entri nella loro sfera di interesse, invidiosi delle qualità umane che hanno imparato presto ad imitare al fine di modellare la maschera, senza la quale sarebbero emarginati da ogni contesto interpersonale, i narcisisti maligni e gli psicopatici non hanno la capacità di vedere gli altri come loro simili: essi sono meri oggetti da utilizzare per poche ore, pochi giorni, pochi mesi o per sempre.

Le persone sane fanno uso degli oggetti che posseggono, ovviamente differenziando l’utilizzo ed il tempo di utilizzo sulla base di vari parametri: qualità dell’oggetto, gusto personale  (ognuno di noi ha un paio di scarpe preferito rispetto ad un altro e tuttavia le usa entrambe e così un narcisista maligno o uno psicopatico possono avere un partner che gli si adatta di più ma siate certi che ne avrà contemporaneamente altri di cui “ha bisogno”), utilità ( l’auto serve per spostarsi più agevolmente, per questo ogni tanto facciamo manutenzione, cioè gli prestiamo attenzione, eppure non la amiamo e se la perdessimo ci infastidiremmo molto ma solo perché questo ci creerebbe un disagio, a meno che fosse ormai vecchia e malconcia o ne possedessimo anche un’altra più nuova), necessità ( a volte siamo costretti ad indossare gli occhiali, così molti narcisisti perversi o psicopatici a volte si tengono un partner che detestano perchè è ricco o inserito socialmente o perchè gli fornisce soldi, un tetto o sesso), desiderio di intrattenimento  (ognuno di noi ha un hobby, un passatempo : una racchetta da tennis ci consente di divagarci se amiamo questo sport, così un partner o un figlio per questi predatori sociali può costituire uno svago che li solleva dalla noia).

Ma non è tutto. Questi esseri privi di struttura emotiva hanno bisogno e traggono piacere (un momentaneo piacere) nel dominare, svilire, impoverire e maltrattare sia i figli che i vari partners .

Le modalità con cui realizzano questa esigenza mortale sono : il gaslighting (v. articolo su questo blog) , la violenza verbale, la violenza fisica (v. articolo su questo blog) gli insulti, l’isolamento sociale, la triangolazione (v. articolo su questo blog),  i tradimenti seriali di cui spesso lasciano traccia, lo scarto agito o indotto (  v. articolo su questo blog ) ed il SILENZIO.

Il trattamento del silenzio è uno degli strumenti di tortura psicologica più dannosi utilizzati dai narcisisti maligni e dagli psicopatici.

Il silenzio del narcisista perverso assolve a varie funzioni, tutte tese a realizzare la cattura e distruzione della preda.

SILENZIO DI PRIMA FASE   

Lo psicopatico ed il narcisista maligno, nella fase iniziale del rapporto, mostrano alla vittima una maschera studiata  allo scopo di farla avvicinare sempre più. Tanto per citare due delle maschere più usate, direi che vi è quella del cucciolo tenebroso e quella del re scintillante. Difatti, se la vittima ha una natura da crocerossina, ancorchè tale natura sino a quel momento fosse rimasta a lei stessa del tutto sconosciuta, allora verrà indossata la maschera della persona sofferente e confusa, dall’infanzia triste e difficile, affranta e delusa da rapporti precedenti devastanti, desiderosa di amore, rinascita e cambiamento. Tale maschera farà scattare la preda empatica, forte e salvatrice e farà di tutto per salvarlo e capirlo, giustificherà ogni violenza e sopruso, arrivando addirittura a compiangerlo quando compie gesti tremendi, poiché “ poverino/a non conosce l’amore, non sa darlo ed un po’ io merito ciò che mi fa o dice”. Un’altra tipica maschera è quella dell’uomo freddo e vincente, privo di paura, saldo e affermato o schivo se la preda, di partenza, ha una bassa autostima, e le farà credere che sarà il dolce e sicuro protettore di suo ogni affanno e problema.

Attratta nella ragnatela, la preda verrà sommersa di attenzioni e sorprese che si confanno al tipo di maschera presentata.

A questo punto, solitamente a distanza di 2-3 mesi dall’inizio di quella che solo in seguito si rivelerà una relazione infernale, il narcisista perverso e lo psicopatico faranno qualcosa che lascerà il partner nella più totale incredulità : daranno SILENZIO ASSOLUTO.

Il silenzio – prima fase A volte per ore, a volte per giorni (all’inizio circa 8 giorni), questi predatori scompariranno dalla vita della vittima che inizierà a tremare, a destabilizzarsi, ad essere sommersa dalla rabbia e dall’ossessione. Sino a questo momento, la preda ancora vive un’esistenza serena, è eccitata e persa nel nuovo meraviglioso, promettente rapporto con il carnefice ma mantiene intatta la propria identità, ha amici, lavoro, interessi .

Tuttavia, il primo silenzio mette in moto nella vittima, a livello inconscio, l’insicurezza più profonda. Il primo silenzio è il ventre marcio da cui nascerà quel mostro che si chiama dipendenza affettiva, da questo momento in poi, questo mostro crescerà in seno alla vittima, avvinghiandola con i suoi tentacoli velenosi, stringendola sempre più, sino a renderla assolutamente incapace di reagire e fuggire.

Al primo ritorno del carnefice, successivo al primo silenzio, la preda darà fiducia e vigore al rapporto, inizierà, anche inconsapevolmente, a dosare le parole, a cercare di capire più profondamente questo essere che crederà di non aver compreso bene, avrà continui pensieri su di lui, sul rapporto, cercherà di riempire i suoi presunti vuoti, insomma inizierà a trasformarsi in ciò che il narcisista o psicopatico volevano: una marionetta ubbidiente.

Il silenzio- prima fase, quindi, ha sempre lo scopo di asservire, di controllare e, nel contempo, di  misurare e valutare la capacità di reazione della vittima, osservata da lontano come fosse un topino da laboratorio.   A questo primo silenzio, seguiranno altri micro-silenzi, ugualmente devastanti.

I micro-silenzi

I tempi di risposta ai messaggi, a tratti, saranno più lunghi, gli orari consueti delle telefonate o degli incontri non saranno rispettati e questo accadrà senza una apparente ragione. Maestri nell’arte del silenzio, il narcisista maligno e lo psicopatico, sono capaci di trascorrere una giornata bellissima insieme a voi, di salutarvi nel più dolce dei modi e di mutare totalmente atteggiamento il giorno successivo, sfuggendo al contatto telefonico: non chiamerà all’ora in cui lo attendete, non scriverà ma si farà vedere connesso alle chat, sarà freddo e non darà spiegazioni , anzi mostrerà fastidio alle vostre domande e voi allora…nel terrore di perderlo nel silenzio, di cui avete già assaggiato il fetore, tacerete, sperando che tutto si aggiusti, trattenendo il fiato, riducendo la voce ad un sibilo pur di non urtarlo. Appese sull’orlo del burrore, avrete un solo pensiero: il carnefice. Vi chiederete “ cosa è accaduto ? che gli ho fatto? Avrà problemi sul lavoro? Con i figli? Sta male? Ha un’altra? Mi vorrà lasciare? Perché non mi dice la verità “: ascoltereste tutto purchè il silenzio finisca.

Il silenzio, infatti, è annullamento dell’identità dell’altro e colpisce, a livello psichico, più in profondità rispetto ad altre forme di violenza. Uno schiaffo fa male, tuttavia, attesta, pur nel suo orrore, che il violento in qualche modo ci veda; il silenzio invece è il buio, la scomparsa, l’annullamento, non esistiamo più, non siamo più nulla per l’altro. L’ansia generata dal silenzio è altissima e pregiudica ogni aspetto della vita della vittima.

Ovviamente, il narcisista perverso e lo psicopatico cambieranno ancora atteggiamento e torneranno d’improvviso presenti e teneri  e la vittima riprenderà il proprio respiro.

Il primo silenzio, i successivi silenzi  ed i micro-silenzi non hanno come unico fine quello di dominare e distruggere, ma servono al predatore anche per un’altra utilità: avere spazio e tempo d’azione con le altre vittime, quelle da attrarre ancora nella rete o quelle in fase di bombardamento d’amore iniziale.

Così mentre il partner è chiuso nella stanza oscura del silenzio del carnefice, lasciato a macerare nel pozzo nero, il narcisista perverso e lo psicopatico si muovono liberi e leggeri come farfalle. Per questo, essi non potranno fare a meno del silenzio e lo utilizzeranno, presto o tardi, con tutte le vittime, alternandole nel gioco sadico dell’assenza.

Il silenzio è  molto adottato dai narcisisti maligni e psicopatici anche verso i figli dei quali minano l’ identità in formazione, impedendo loro una evoluzione sicura ed esponendoli al rischio di relazioni disfunzionali future. Un bambino si riconosce esistente e degno di amore se le figure di riferimento lo vedono innanzitutto, vedono la sua emotività, le sue esigenze e lo amano. Il narcisista perverso non ama, finge di amare, non vede, finge di  vedere e domina, pretende dominio e controllo. Le perverse modalità relazionali dei predatori non sono riservate solo al partner ma a chiunque, figli inclusi. Non rispondere alle domande, non interessarsi di ciò che fanno, chiudersi nel mutismo severo e glaciale per punirli ed umiliarli sono comportamenti tristemente tipici del narcisista nel rapporto con i figli ed i danni a lungo andare sono gravissimi.

Il silenzio-punitivo La vittima, a volte , prova a contestare le modalità distruttive del carnefice e questo scatena in lui o la rabbia manifesta oppure il silenzio. Messa in punizione, faccia al muro, la preda non può replicare, vorrebbe spiegazioni e chiarimenti , vorrebbe, come è giusto e sano, trovare una soluzione condivisa sulle problematiche della coppia (che  in realtà sono problematiche legate a questo grave disturbo della personalità) e disperatamente cerca un contatto:  non lo avrà, giacché, diversamente da quanto appare, il carnefice ha uno scopo opposto alla vittima, non vuole salvare una relazione o  il rapporto umano con il partner, ma vuole far male, vuole distruggere e a questo scopo è funzionale il silenzio.

Il Silenzio nello scarto

Il narcisista maligno e lo psicopatico scartano la preda in modo disumano (v. articolo su questo blog) accentuando nella parte finale della relazione le modalità sadiche e perverse . Uno dei sistemi che prediligono è quello di scomparire nel nulla, quello di non dare chiarimenti, quello di non chiedere scusa. Non vi sarà un saluto, un abbraccio e neppure una liberatoria lite ma SILENZIO e ciò impedirà alla vittima di chiudere il cerchio e la lascerà in preda all’assordante rumore delle parole mancate, la lascerà nell’ansia e nella speranza di un futuro contatto, la costringerà a sentire, nella propria mente esausta, l’eco della voce perduta di questo mostruoso essere vivente.

IL Silenzio-salvezza

L’essere umano, biologicamente, è assai fragile, non ha zanne, non ha pelliccia, non corre velocemente, ha una gestazione medio-lunga, i cuccioli sono in grado di sopravvivere soli dopo molti anni: è, insomma, una specie che sembrava destinata all’estinzione, eppure non solo non è accaduto ma questo essere è riuscito a dominare il pianeta. Certamente, il cervello dell’uomo e l’empatia, che ha permesso la collaborazione e la protezione reciproca, hanno svolto un ruolo importante, così come la capacità di imparare dalle esperienze passate proprie ed altrui. Quando siamo a rischio dobbiamo ricorrere ad ogni capacità sia in nostro possesso e la relazione con uno psicopatico o narcisista maligno di sicuro rappresenta una situazione ad alto rischio. Ed allora impariamo, traendo elementi positivi anche da comportamenti insani. Se il silenzio dato alla vittima distrugge, il silenzio stesso può diventare una via di salvezza. La distanza dal carnefice è un formidabile mezzo per disintossicarci dal veleno iniettato, è un vento che spazza via la nebbia in cui il predatore avvolge la psiche della preda, onde confonderla e paralizzarla; il silenzio del narcisista e dello psicopatico consente di poter udire di nuovo la nostra voce interiore, permette a molte vittime di preparare una via di fuga. Il silenzio consente di recuperare forza, nel silenzio possiamo valutare il grado di dipendenza e l’entità delle crisi di astinenza e, seppur nel dolore, ci dà modo di cercare all’esterno un valido supporto, anche psicologico. Il silenzio è l’abito del futuro contattozero ed il contattozero è la barriera che separa l’inferno dalla nostra vita, è il cratere che inghiottirà il predatore.

Il narcisista perverso e lo psicopatico vivono nel qui ed ora, hanno una visione molto limitata del tempo che scorre, sono capaci di rimanere immobili come rettili in agguato, per mesi, anni addirittura, senza avvertire alcun turbamento. Pertanto, per la loro stitica emotività, il protrarsi del silenzio non comporta fastidio.

La vittima è, al contrario, dilaniata dal silenzio del predatore, silenzio che risuona nei timpani in modo assordante, perforante.

Sappia la preda ,però, che il silenzio parla e dice molto di più delle vacue, false o violente parole del carnefice. Il silenzio parla di ciò che il narcisista e lo psicopatico sono davvero, il silenzio gli sfila la maschera e ci mostra il suo vero volto, il volto di un vivente già morto che vuole e sa soltanto far male.

 

 

Tutti i diritti sono riservati. E’ vietata qualsiasi riproduzione, utilizzazione, totale o parziale, dei contenuti inseriti nel presente blog, ivi inclusa la memorizzazione, riproduzione, diffusione e distribuzione dei contenuti stessi mediante qualsiasi piattaforma tecnologica, supporto o rete telematica, senza previa autorizzazione scritta da parte dell’autore Avv. Marina Marconato. I CONTENUTI DEL BLOG E DI OGNI ARTICOLO POSSONO ESSSERE CONDIVISI SOLO ED ESCLUSIVAMENTE CITANDONE L’AUTRICE E LINKANDO LA FONTE.

 

Il velo nero della vittima del narcisista patologico e dello psicopatico:come dissolverlo

Cosa accade dopo che la vittima è riuscita ad attraversare la parte più tortuosa del labirinto in cui il narcisista perverso e lo psicopatico l’avevano incastrata? Cosa accade quando ha ricevuto e sopportato i morsi dell’astinenza, quando ha tollerato senza impazzire l’assenza di respiro

donna veli

 

Il mio cuore non ha più crepe a cui gli artigli possano aggrapparsi

                                                                                                          M.M.

 

Cosa accade dopo che la vittima è riuscita ad attraversare la parte più tortuosa del labirinto in cui il narcisista perverso e lo psicopatico l’avevano incastrata? Cosa accade quando ha ricevuto e sopportato i morsi dell’astinenza, quando ha tollerato senza impazzire l’assenza di respiro che lo scarto violento del proprio carnefice ha determinato ?

In un articolo di questo blog (La vittima, 18 passi per dimenticare il narcisista perverso e lo psicopatico) e’ stata delineata la procedura emotiva e pratica che, messa in atto, conduce fuori dal tunnel di dolore, disperazione, caos psichico e deprogrammazione in cui ogni vittima versa. Ma cosa avviene subito dopo? La vittima è guarita del tutto? E’ tornata ad essere la persona che era prima di questa devastante esperienza? La risposta è no, o meglio, non ancora.
Sicuramente si è conclusa la parte più difficile del percorso di rinascita, la vittima ha attraversato l’Inferno e, nella maggior parte dei casi, c’è riuscita con le proprie forze, da sola.

E’ molto comune che le vittime non siano comprese nemmeno da parenti ed amici, è frequente che non riescano a spiegare correttamente quanto gravi siano stati gli abusi, quanto profonde siano state le ferite inferte in quel modo così sottile, subdolo, silente.
Le vittime vengono spesso ulteriormente biasimate da chi le circonda, i loro racconti, che ripetono eventi ricorrenti,  quasi sempre identici, saranno ascoltate con “sospetto” anche da chi le ama e che tuttavia non si capaciterà del perché il narcisista perverso o lo psicopatico non sia allontanato con fermezza e determinazione. Le vittime subiranno una colpevolizzazione (esplicita o tacita) e si tenderà a considerarle deboli, testarde, problematiche. Danno su danno, beffa su beffa, ingiustizia su ingiustizia.
Per il sentire comune e per molti terapeuti se un pugno crea una vittima, al contrario, un insulto ricevuto crea una immagine di donna senza midollo o con traumi irrisolti.

Una volta oltrepassata la soglia del labirinto infernale, sei fuori, alla luce. Tuttavia, un velo nero ti ricopre, lo senti sfiorarti i capelli, scivolarti sulle spalle, avvolgerti il seno, cingerti i fianchi e cadere giù, come fanno le braccia quando sono stanche, fino a coprirti le caviglie. E mentre cammini, sorridi, conversi con un’amica o sorseggi un caffè, lo senti questo velo che ti avvolge. Se osservi allo specchio il tuo volto ne percepisci la presenza che ti oscura. È come una coltre di cenere invisibile che rende spento il tuo volto. Non va via se colori le labbra di rosso, o indossi un abito lucente, ti rimane appiccicato addosso e non si solleva mai.
È ciò che trovi quando esci dal tunnel della prigionia. È ciò che ti attende all’uscita del labirinto. Macchiata di sangue ormai rappreso, i segni del carnefice impressi nella carne e lui, il velo nero. I tuoi occhi non perdono più lacrime, il dolore non ferisce più come una lama, non ti manca più il respiro per l’astinenza dal narcisista, tutto questo è terminato e nell’istante in cui è successo hai varcato la soglia dell’inferno e sei uscita.
Tutto tace, tutto è lento, fermo. E tu non sei più quella persona che eri.
Il velo che indossi è il segno del lutto che hai iniziato a vivere ora che puoi viverlo, ora che hai imparato di nuovo a respirare.
Concluso il tortuoso cammino che ti ha condotto lontano dal narcisista maligno o dallo psicopatico o da altra tipologia di soggetto abusante, ti senti la tristezza nelle ossa.

Ora cammini seguita dall’ombra del ricordo del carnefice, dei soprusi, delle speranze tradite, dell’ingiustizie subite. Hai capito e accettato che non riceverai risarcimento alcuno, che il manipolatore non pagherà molto probabilmente per il danno psichico che ti ha inferto e che, al contrario, continuerà indisturbato a vivere la sua vita.

Il velo nero è oggi il tuo vero compagno, anche se ne hai uno reale, anche se stai vivendo una relazione nuova, anche se il narcisista perverso era il tuo amante e, adesso, il rapporto col tuo partner ufficiale è migliorato. Nonostante questo, il tuo vero, unico compagno è il velo nero.

E ti chiedi: finirà mai? Quando?

La risposta è si, finirà ed arriverà il tempo in cui il velo nero si dissolverà per svelare e svelarti la nuova persona che sei diventata.

Ma dovrai tener presente alcune necessità che per te sono vitali.

CONTATTOZERO TUTTA LA VITA

Il narcisista patologico e lo psicopatico possono tornare, anche a distanza di molti mesi o anni. Il disturbo grave che li contraddistingue comporta che essi non abbiano una vera idea del tempo che passa: vivono qui ed ora, nella peggiore accezione del termine. Alcuni di loro erano convinti di amarti: ” ti amo (ma ti amo ora in questo istante, fra mezz’ora non proverò nulla e quindi potrò scomparire)“, ed ancora, cosi come ritengono di essere immortali e potenti anche da vecchi, nello stesso modo, se si trovano in un momento di assenza di preda o di noia, possono farsi vivi come se nulla fosse, con cortesi sms, o con patetiche finzioni di ridicola nostalgia “sei stata l’unica che io abbia amato, non ti ho mai dimenticato“, omettendo come in passato abbiano provato in tutti i modi a distruggerti la vita e, soprattutto, come ti abbiano scartato, rovinato la salute o abbandonata tra i debiti, senza alcuna pietà. E tu potresti cedere perché il circuito psicopatico, come sostiene il Dott. Hugo Marietan, si riattiva in brevissimo tempo.

La relazione con un narcisista patologico lascia segni indelebili ed in parte il trauma subito crea ferite profonde che tornano a sanguinare nel momento in cui si interagisce con loro. Il contattozero deve durare tutta la vita e mai essere interrotto proprio per questo motivo. Bloccare ogni accesso al telefono, mail e profili social serve ad evitare di cedere quando il tempo trascorso può farti credere che sei in grado di gestire la loro presenza.

Con il contattozero ti imporrai anche di non lanciare sguardi furtivi nel suo mondo fatto di foto con nuove fiamme e messaggi subliminali, esche per le ex vittime e per le potenziali.

RIMUOVERE LA RABBIA ED ACCETTARE DI LASCIARLO ANDARE

La rabbia è una emozione utile ed inevitabile, sveglia dall’illusione e smuove l’identità distrutta dal carnefice, ma deve avere un inizio ed una fine, altrimenti corrode, consuma e blocca. “Deve pagare per quello che ha fatto“, “la nuova compagna deve sapere che mostro sia, poverina, è mio dovere aiutarla“, “non posso dimenticare i danni che mi ha causato” sono tutti pensieri troppo invasivi che di fatto impediscono il movimento della vittima verso il suo futuro. Uno degli sforzi maggiori è lasciarlo andare. La rabbia impedisce questo: tiene il narcisista perverso incatenato nel cervello della ex preda.

Un terremoto crea disastri, distrugge case, famiglie, serenità economica ed affettiva, uccide. La relazione con un narcisista patologico ed uno psicopatico è paragonabile ad un terremoto: se sei ancora viva, devi ricostruire, probabilmente tutto o quasi tutto. Ed hai bisogno di vitalità ed energia per ricostruire: il lavoro, il corpo, la mente, i rapporti sociali e familiari e, spesso, anche il conto in banca; quindi non sprecare le tue energie in assurdi desideri di vendetta o nell’odio e meno che mai nella speranza di riaverlo.

Sei stata brava a uscire dal tunnel, eri diventata una “marionetta” e per questo non ti sarà stato facile, ma ciò garantisce che sei forte ed intelligente. Non dubitare di te e delle tue capacità come voleva lui e non ascoltare chi è lontano da queste esperienze, perché non potrà mai capire come si diventa marionette e quanto sia traumatizzante questa esperienza. La tristezza svanirà, piano piano.

SMITIZZATE IL FALSO DIAVOLO

Lo psicopatico è un essere misero, con un cervello deficitario, la neuroscienza lo sta accertando con sempre maggiore precisione. Egli ha scarsa reattività nella corteccia pre-frontale ed orbitofrontale di fronte ad immagini e parole cariche di impatto emotivo, ha una amigdala che non funziona correttamente (Simon Baron-Cohen e Adrian Raine), ha minore concentrazione di materia grigia in particolari aree del cervello. Lo psicopatico ed il narcisista perverso ripetono sempre le stesse frasi, inventano le medesime scuse, pronunciano insulti pressoché identici.

Guardateli bene questi cloni robotici che hanno un deficit nel circuito cerebrale che non recupereranno mai. La passione che sentivate era data dal vostro sentimento e dalla adrenalina scatenata dalle montagne russe emotive che vi costringevano a vivere, non dalla loro meravigliosa personalità. Ora guardate voi stessi allo specchio. E regalatevi un sorriso.

NON RINUNCIATE AI RAPPORTI SENTIMENTALI

L’autostima e la serenità si conquistano sia attraverso un lavoro con se stessi sia attraverso i rapporti umani con persone sane. All’uscita del labirinto non isolarti, coltiva amicizie, vivi flirt e non respingere nuove storie. Conviverai con un senso di estraneità quando sarai in mezzo alla gente, proverai noia in compagnia di altri uomini (o donne); non temere, sono gli effetti della relazione abusante, vai avanti comunque. La chiusura verso altri partner e’ dovuta a due fattori: 1) il trauma non superato genera terrore e paura di lasciarsi andare, è l’ultimo ” regalo” di questi esseri che, pur essendo scomparsi, hanno predeterminato la fine della vita affettiva della vittima; 2) la relazione con uno psicopatico, o narcisista perverso, genererà scariche di adrenalina attraverso l’alternanza di umore e false passioni e sesso “strano” e “ti amo-non ti amo” e triangolazioni, ecc.

Il rapporto con un uomo sano invece dà serenità e un senso di appagamento che la vittima, ancora drogata delle precedenti sensazioni forti, non riuscirà ad apprezzare, anche in questo dovrete riprogrammarvi, riabituarvi alla normalità. In questa fase di rinascita non cercate nuovi incontri sui social, che sono l’habitat dei predatori emotivi e dei play-boy: siete fragili e nuove delusioni comprometterebbero la guarigione definitiva.

TRAUMA E TERAPIA

Le memorie traumatiche si distinguono dalle memorie normali perché sono composte da immagini, sensazioni, comportamenti, sono immodificabili nel tempo e sono automaticamente portate alla luce con modalità particolari, come ad esempio tramite incubi e flashback.

Inoltre, mentre le memorie di eventi ordinari perdono chiarezza con il tempo, alcuni aspetti degli eventi traumatici sembrano fissarsi nella mente rimanendo inalterati.
Le memorie traumatiche variano da forme di “non conoscenza” in cui l’esperienza del trauma è  inaccessibile al ricordo ma permea le strategie di difesa e adattamento, a stati di dissociazione in cui il trauma viene rivissuto piuttosto che ricordato, a frammenti di ricordo decontestualizzati e apparentemente privi di senso, alla messa in atto di ripetizioni nelle relazioni oggettuali e nei temi di vita, per arrivare alla possibilità di racconto, testimonianza e elaborazione.

Laddove il ricordo può essere evocato consapevolmente e l’evento può quindi essere narrato, assistiamo a livelli diversi di padronanza del ricordo stesso, in rapporto al grado di presenza dell’Io osservante e di integrità delle sue funzioni sintetiche ovvero alla capacità di storicizzazione dell’evento.
Nella sua forma più drammatica, il ricordo traumatico riproduce gli eventi a cui si riferisce con estrema vivacità e chiarezza, tanto da renderli drammaticamente reali e presenti.
A volte si tratta di vere e proprie visioni quasi allucinatorie della scena traumatica, che il soggetto rivive con intensa e penosa partecipazione emotiva o di pensieri ossessivi relativi al trauma, che emergono in modo acuto ed intenso occupando interamente il campo della coscienza del soggetto, il quale non riesce in alcun modo a sottrarvisi; assai spesso, infine, di sogni o incubi ripetitivi che riproducono variamente l’atmosfera traumatica.

L’evento traumatico e l’impatto emotivo che ha avuto nella psiche del soggetto, attivano una serie di meccanismi difensivi, oltre alla dissociazione la rimozione e il diniego, finalizzati a ridurre la consapevolezza di un significato emotivo impossibile da sostenere.
Stanley Cohen scriveva: “La sofferenza rimossa non è veramente dimenticata rimane là da qualche parte, provocando distorsioni, stati patologici interiori e un comportamento simbolico generalmente deteriorato”.

Cercate aiuto nella psicoterapia qualora non riusciste a dissolvere il velo nero entro un ragionevole lasso di tempo. Laddove il dolore, la rabbia, il blocco, l’ansia, la chiusura verso la vita, l’ossessività nello spiare il carnefice, durino troppo, non esitate a rivolgervi ad un terapeuta esperto, cambiatelo se ne avete uno e non vedete risultati soddisfacenti.

Il velo nero ricopre la meravigliosa creatura che siete diventate, ricordatelo.

 

Tutti i diritti sono riservati. E’ vietata qualsiasi riproduzione, utilizzazione, totale o parziale, dei contenuti inseriti nel presente blog, ivi inclusa la memorizzazione, riproduzione, diffusione e distribuzione dei contenuti stessi mediante qualsiasi piattaforma tecnologica, supporto o rete telematica, senza previa autorizzazione scritta da parte dell’autore Avv. Marina Marconato. I CONTENUTI DEL BLOG E DI OGNI ARTICOLO POSSONO ESSSERE CONDIVISI SOLO ED ESCLUSIVAMENTE CITANDONE L’AUTRICE E LINKANDO LA FONTE.

 

 

 

La dissonanza cognitiva della vittima dello psicopatico e del narcisista patologico

Rinnegherà ogni istante, ogni parola, ogni ridicolo sospiro. Vedrà il misero, il deturpatore dietro il benevolo sorriso . M.M.

Il meccanismo della dissonanza cognitiva viene azionato quale strumento di difesa psicologico qualora abbiamo a che fare con due pensieri che si contraddicono l’uno con l’altro. La contraddizione nella quale versiamo è risolta attraverso errori sistematici.

 

image

Rinnegherà ogni istante, ogni parola, ogni ridicolo sospiro. Vedrà il misero, il deturpatore dietro il benevolo sorriso . M.M.

Il meccanismo della dissonanza cognitiva viene azionato quale strumento di difesa psicologico qualora abbiamo a che fare con due pensieri che si contraddicono l’uno con l’altro. La contraddizione nella quale versiamo è risolta attraverso errori sistematici.

Nel 1959, alcuni studenti universitari vennero sottoposti ad un esperimento di cui ignoravano la reale finalità. Fu chiesto loro di svolgere un compito estremamente noioso e ripetitivo per circa un’ora ( spostare barattoli verso sinistra). Al termine della prova, lo sperimentatore chiedeva a ciascuno dei partecipanti di aiutarlo col successivo studente nella presentazione dell’esperimento, dietro pagamento di un compenso, poiché il suo collega aveva avuto un imprevisto e non si era potuto recare presso il laboratorio. Pur ritenendo, ovviamente, noioso l’esperimento e nonostante non avessero attitudine a mentire, gli studenti via via accettavano l’incarico di esser pagati e di dover prospettare l’esperimento come interessante. Però, non essendo i tipi di persona che andavano a mentire con disinvoltura, come risolsero la visualizzazione di se stessi come persone oneste e allo stesso modo, come mentitori nei confronti del prossimo?

Al fine di superare il disagio e la tensione, la loro mente risolse la dissonanza cognitiva facendo ritenere che in realtà il lavoro noioso svolto, dopo tutto fosse interessante, tanto più che lo stesso sperimentatore asseriva che lo fosse.

La vittima di abuso da parte di un manipolatore relazionale, in particolare, da parte del narcisista patologico e dello psicopatico, attraversa la dissonanza cognitiva e questo meccanismo può portare a conseguenze molto gravi.

In una prima fase, il rapporto con il perverso sembrava meraviglioso e promettente, il partner pareva capire a fondo la vittima, sapeva farla sentire al sicuro, desiderata, amata e le preannunciava un futuro radioso. Le attenzioni si moltiplicavano, i messaggi si susseguivano, i ti amo erano frequenti e riempivano ogni più piccola fessura emotiva della preda ignara di venire  ingrassata da questa messinscena per poter poi essere spolpata e distrutta. Tuttavia, la maschera dello psicopatico e del narcisista maligno sono destinate a sgretolarsi nel tempo e da ogni pezzo che cade si intravede un mondo diverso, opposto a quello disegnato ad arte dal carnefice. La vittima non scoprirà una bugia ma mille menzogne, non accerterà un flirt ma relazioni parallele durate anni o una lunga serie di donne e storie, reali e virtuali, vissute alle sue spalle.

La vittima, con orrore, vedrà profili social falsi, iscrizioni a siti d’incontro o hard, leggerà sms o mail in cui parole d’amore o di gelosia identici a quelli ricevuti da lei, sono stati indirizzati ad altre.

Ma il tormento peggiore sarà quello di verificare che le battute di scherno che apparentemente sembravano buttate là quasi per gioco ” ti sei un pò ingrassata“, e “perchè non cambi modo di vestire“, ” non sai organizzare bene la casa“, ” che schifo questa minestra”, ” hai avuto troppi uomini”, non erano un gioco, non era un modo semplicemente rude di rivolgersi a lei; la vittima capirà che le scenate di gelosie ed i successivi silenzi erano una scusa per andare dalle altre o erano uno strumento di tortura morale o entrambe le cose insieme.

D’altra parte, lo psicopatico ed il narcisista maligno col trascorrere del tempo non hanno lo stesso interesse della prima fase a tenere la maschera, anzi spesso, stanchi della preda, la feriranno e tradiranno apertamente, divertendosi a vederla rantolare: questo predatore sociale proverà un estremo gusto a vedere trasformata quella persona un tempo dolce ed amorevole, ingenua ed empatica, in una larva sovente isterica, ossessiva, grigia e, a volte, malaticcia e la indurrà al suicidio, alla follia o all’allontanamento forzato.

Cosa ha davanti la preda a questo punto? Un mostro. Gli articoli sul web, i libri, i video di esperti diventano per lei (o lui ovviamente) ancore di salvezza, lanterne che vanno ad illuminare una relazione da tempo incomprensibile, dolorosa, ingiusta.

Il profilo delineato dagli esperti combacia quasi perfettamente al proprio partner, il confronto con le esperienze delle altre vittime è devastante poichè si ravvisano le medesime modalità, frasi, atteggiamenti. “E’ lui” ripete la vittima a se stessa, incredula.

Lo shock è forte, insopportabile. Si sta scoprendo non un amore ormai terminato, non una qualche menzogna, non un tradimento, non un uomo immaturo, ma un mostro, che un giorno giura amore eterno ed il giorno dopo scompare nel nulla; una persona che grida, insulta, umilia chi lo ama, colpisce chi sa bene ( perchè lo sa bene) essere ormai allo stremo.

A questo punto, vi è uno sdoppiamento, fa il suo ingresso, nella psiche affranta della preda, la dissonanza cognitiva.

Inizia una lotta sanguinosa interiore che porterà a conseguenze disastrose . I pensieri della vittima saranno tutti altalenanti e questo farà il vantaggio del carnefice che assisterà alla lenta autodisintegrazione della preda. La vittima, non appena legge cosa siano i narcisisti perversi e cosa facciano, si rassicura ” bene, è lui, devo allontanarmi. Ce la farò” . Tuttavia, basta un mieloso messaggio del carnefice o un insulto mirato verso le fragilità o insicurezze della partner, che lui conosce bene da tempo, o il protrarsi del suo silenzio o il vedere una sua foto felice con la nuova preda per far cadere la vittima nella dissonanza cognitiva. La dissonanza cognitiva  la porterà a desiderarlo di nuovo, la porterà a dimenticare il male subito ed a convincersi che se farà la brava lui tornerà ad essere come era all’inizio.

Avrete questi pensieri :

  • lui/ lei non è così; ha sofferto durante l’infanzia, io lo guarirò.
  • lui/lei con il nuovo partner è diverso, non è uno psicopatico, agiva così perchè non mi amava  e non mi amava perchè io non valgo nulla
  • non ho saputo capirlo/a , se solo avessi accettato il suo modo di amarmi staremmo insieme
  • una buona psicoterapia può cambiarlo
  • i suoi flirt sono solo virtuali , lui mi ama
  • io non sono capace di fare le cose, lui/lei aveva ragione , per questo se ne è andato
  • sono io che immaginavo le cose, sono io che non so avere una relazione
  • sono pazza/o, malata/o, instabile, traumatizzata da problemi infantili
  • l’ho soffocato con la mia gelosia ridicola
  • l’ho accusato di cose assurde
  • potevo sopportare, in fondo nessuno è perfetto

La scissione interna provocherà disturbi alimentari, disturbi del sonno, depressione, pensieri ossessivi ed impedirà a lungo di attuare un fermo contattozero con il manipolatore sadico. La dissonanza cognitiva impedirà  soprattutto la accettazione della verità :il proprio partner è uno psicopatico o un narcisista perverso, affetto da uno dei più gravi disturbi della personalità esistenti e che è incurabile.  Accettare la verità, accettare che nulla di ciò che si è vissuto con lui era autentico, accettare che non si è mai stati amati né rispettati, né che mai vi sia stata sincerità, accettare che i suoi pianti erano falsi, i ti amo falsi, i perdonami falsi, porta ad un dolore devastante, ma è la verità. Accettare che sarà così con ogni futura donna, amico, collega, figlio, parente  è la verità; accettare che, se adotterà modalità diverse con qualcuno , lo farà per un tempo limitato ed uno scopo preciso è accettare la verità. Accettare che non è colpa vostra, che non siete sbagliate, accettare che, insicurezze, fragilità, problemi a parte, voi avete il dono di saper dare ed amare e lui no, accettare che nessuno ha il diritto di farvi soffrire per inganno o violenza psicologica e che non siete onnipotenti e non lo trasformerete in una persona sana e non riuscirete a farvi amare è rifiutare la dissonanza cognitiva che, altrimenti, vi porterà mille e mille volte tra le braccia del carnefice che si divertirà a ridurvi a brandelli o, nel caso in cui fosse scomparso definitivamente, vi farà  rimanere incollate a terra, nel punto esatto in cui il narcisista perverso o lo psicopatico, cioè il mostro-meccanismo- empatia -zero negativo  ha voluto lasciarvi.

Quando  entra in gioco la dissonanza cognitiva, dimentichiamo come stanno le cose realmente e le sostituiamo con teorie, credenze e  ricordi che più si adattano per evitarci il dolore.

Essere consapevoli di dove può portarci la dissonanza cognitiva, ci aiuta a evitare alcune conseguenze disastrose. Credere alle nostre bugie in alcuni casi può essere molto pericoloso, tanto quanto lo è l’aver creduto a quelle che lo psicopatico raccontava.

La verità rende liberi.

 

Tutti i diritti sono riservati. E’ vietata qualsiasi riproduzione, utilizzazione, totale o parziale, dei contenuti inseriti nel presente blog, ivi inclusa la memorizzazione, riproduzione, diffusione e distribuzione dei contenuti stessi mediante qualsiasi piattaforma tecnologica, supporto o rete telematica, senza previa autorizzazione scritta da parte dell’autore Avv. Marina Marconato. I CONTENUTI DEL BLOG E DI OGNI ARTICOLO POSSONO ESSSERE CONDIVISI SOLO ED ESCLUSIVAMENTE CITANDONE L’AUTRICE E LINKANDO LA FONTE.

 

 

I ritorni del narcisista patologico e dello psicopatico

Il narcisista patologico e lo psicopatico tornano sempre dalla vittima? Questo interrogativo è chiuso nel cuore di prede abbandonate con violenza improvvisa o indotte ad interrompere la relazione ed i contatti perchè ridotte allo stremo.

image

 

Rimase immobile ad ascoltare il silenzio mentre maschere buffe comparivano da quel nulla a raccontar un amore malato.    M.M.

 

Il narcisista patologico e lo psicopatico tornano sempre dalla vittima? Questo interrogativo è chiuso nel cuore di prede abbandonate con violenza improvvisa o indotte ad interrompere la relazione ed i contatti perchè ridotte allo stremo.

La risposta è NO, il narcisista perverso e lo psicopatico non tornano sempre. Ogni ritorno ha come mortifero presupposto il SILENZIO, arma subdola e dolorosa che esamineremo in futuro, meritando una disamina specifica.

Il narcisista patologico (o maligno più correttamente) e lo psicopatico considerano gli altri esseri umani come meri oggetti da dominare e controllare. Il controllo e la dominazione sono ottenuti attraverso una iniziale fase di recitata amorevolezza, attenzione e falsa passionalità in modo da sollecitare, in futuro, la vittima ad accettare e sopportare la violenza morale e a volte fisica che subirà, nel vano e distruttivo tentativo di ripristinare il clima favoloso creato ad arte dal carnefice i primi tempi. Le dinamiche della relazione ben presto saranno tese alla distruzione della preda e, quindi, allo scarto finale, agito o indotto dal comportamento via via più intollerabile del perverso. Il narcisista maligno e lo psicopatico, come sappiamo, non hanno coscienza nè rimorso, non hanno memoria, non nutrono alcun attaccamento nei confronti dei loro oggetti, siano essi figli, amanti, coniugi, amici o colleghi. Il ciclo della idealizzazione-svalutazione-scarto è fisso e si ripete di continuo. Tuttavia, proprio come gli esseri umani sani reputano alcuni dei loro oggetti più utili rispetto ad altri, proprio come alcuni di essi sfuggono alle mode del momento, ed altri invece durano una sola stagione, come alcuni sono conservati per sempre nell’armadio o  sulla mensola e mai più utilizzati e vengono riesumati di tanto in tanto, fatti scorrere tra le mani, guardati per qualche minuto e di nuovo dimenticati nel loro ripostiglio, altri, invece, benchè siano stati ampiamente maneggiati per qualche tempo (tanto magari da logorarne le fattezze, si pensi ad un bel paio di scarpe o una borsa o una simpatica maglietta), non verrano mai più usati e saranno gettati via, cosi il narcisista patologico e lo psicopatico si comportano con i loro oggetti umani.

Purtroppo, questo è esattamente ciò che avviene alla vittima. I predatori, a causa di anomalie cerebrali, (danni alla amigdala, alla corteccia prefrontale, all’ippocampo, come attestano i più recenti studi)  che si ritiene a volte esplodano in presenza di fattori ambientali avversi  (clima ostile nell’infanzia, abusi morali o fisici ecc.),  non hanno capacità affettiva, non provano emozioni autentiche e profonde, non temono le conseguenze delle azioni deprecabili che compiono e non hanno limiti etici che possano guidarli nel raggiungimento dei loro scopi. Per tali ragioni, i perversi non sono in grado di stabilire relazioni che tengano conto degli altri come esseri umani: questi ultimi, per uno psicopatico, sono l’equivalente di un paio di pantaloni.

Naturalmente, un narcisista maligno o uno psicopatico può avere come obiettivo quello di avere una famiglia di facciata così l’oggetto-moglie (o marito) e l’oggetto- figli saranno conservati molto a lungo o per sempre; ma ciò non deve ingannare: uno psicopatico è psicopatico con tutti ed a loro, gli oggetti fissi, riserverà violenza, manipolazione, inganno, insulti, falsità, denigrazione, tradimenti, distruzione, anche per tutta la vita. Accanto alle vittime di serie A ( figli e partner ufficiali), vi è l’harem delle altre prede ( amanti, amiche, colleghi, familiari) ossia una serie variegata di marionette, ciascuna con un ruolo determinato, che costituisce il complesso delle vittime di serie inferiore B, C, D, E, F ecc..

Generalmente, più una preda è in basso nella scala ( insomma più l’oggetto umano è ritenuto poco valido ed utile) maggiormente manifesti saranno i maltrattamenti e disumani gli scarti. Difatti, la vittima di serie A, finchè rimane di serie A, sarà maltrattata aspramente ma alle fasi distruttive si alterneranno momenti di dolcezza, falso pentimento, promesse mai mantenute al fine di trattenerla. D’altra parte, anche noi esseri umani sani di tanto in tanto facciamo manutenzione agli oggetti che riteniamo debbano durare più a lungo (revisione auto, cambio olio, freni ecc.).

Ed i famigerati ritorni del carnefice come si collocano in questa scacchiera di morte?

Il narcisista patologico e lo psicopatico devono controllare i loro oggetti umani, detestano che essi si ribellino, detestano che siano felici altrove ma soprattutto detestano che tutto questo avvenga se non sono stati loro a decidere di eliminarli e gettarli tra la spazzatura ( o provocando appositamente la rottura da parte della vittima attraverso il rinforzo di violenza e tradimenti o  facendolo in prima persona V. articolo Lo scarto dello psicopatico e del narcisista patologico in questo blog).

Il numero dei ritorni e la modalita’ sono proporzionali alla posizione della vittima nella scala del perverso e al grado di distruzione raggiunto dalla preda (i carnefici preferiscono scomparire del tutto solo quando l’opera di disintegrazione psichica sia terminata), oltre che, naturalmente, dalla appetibilità delle nuove prede.

Il ritorno presuppone una scomparsa. La scomparsa momentanea assolve a due funzioni: serve al narcisista maligno ed allo psicopatico per potersi trastullare con altri oggetti umani nuovi o ripescati ed anche per determinare asservimento, disperazione, ansia, sospensione ed attesa nella vittima che, con assoluta certezza, accoglierà più e più volte il predatore a braccia aperte.

Ma questo gioco perverso non dura all’ infinito: arriva il giorno in cui il manipolatore che ci sta distruggendo non farà più ritorno. Lo attenderete, certe che il balletto solito preveda il suo riavvicinamento, eppure egli non tornerà.

La vittima, se inizialmente, prova sollievo dall’allontanamento di una persona che semina tensioni e dolore, col trascorrere dei giorni si pone in attesa più o meno consapevole. In qualche modo è forte dei precedenti ritorni del narcisista, in qualche modo è stata corrotta dalle parole vacue che le sono state dette, è prigioniera dei melliflui ” ti amo”, dei ” sei mia/mio”, è stordita dalle emozioni burrascose del rapporto che le hanno fatto credere, nonostante tutto, nonostante le accanite letture sulla psicopatia, sul narcisismo maligno, nonostante le bugie e le violenze, le sparizioni e la sofferenza patita, che la relazione non può davvero terminare.

Fra l’altro, le prede che hanno ascoltato le storie di altre vittime e che hanno letto libri o articoli degli esperti, hanno appurato che questa tipologia di carnefice torna sempre e quindi esse si pongono in trepidante attesa. Niente di più sbagliato. Se è vero che i narcisisti tendono per qualche tempo a farsi sentire, ad inviare sms o mail tanto per mantenere in stato di asservimento la vittima, se è vero, inoltre, che molti tornano e, qualora notino un allontanamento dell’ex partner, possono arrivare a piangere, giurare amore eterno, minacciare il suicidio, inventarsi malattie gravi, è parimenti certo che altri non lo fanno e scompaiono nel nulla. Ma attenzione: anche chi tra i narcisisti patologici mette in scena il copione dell’innamorato pentito scomparirà’ nel nulla da un giorno ad un altro. Sappiate che tutto è stato pianificato son dall’inizio, sappiate che quelle volte in cui scompariva lasciandovi nella disperazione e poi improvvisamente compariva di nuovo come se nulla fosse accaduto, sappiate che quei mediocri, stitici gesti gettati la’ di tanto in tanto attraverso i social, un like ad un post, un messaggio apparentemente banale, intriso di “come stai? Spero bene” o di  “sappi che non ho mai voluto farti del male“, sono configurabili come ritorni- non ritorni, sono il mangime per uccellini e servono per iniettare veleno ed indurvi a credere che vi stia pensando, che sia legato a voi. Nulla di più errato. E’ una precisa strategia manipolatoria, adottata in serie, tesa a tenervi inchiodate al suo carro, trascinate nel nulla.

Strategia perversa sono i primi ritorni, quando ce ne sono, e strategia perversa l’ultimo, il non ritorno finale, quello più pericoloso per la vostra vita.
Sappiate che ogni ritorno e’ falso, il narcisista sa che è transitorio, e’ consapevole che vi sta ingannando mentre vi dice “ non ci lasceremo più ” perché già sta architettando la prossima fuga; e’ conscio di mentire per sfidare se stesso e gloriarsi della sua capacità di farvi capitolare dopo tutti i soprusi solo con due paroline. Strategia.
Non fate il confronto con altre vittime, sentendo di non contare nulla perché da loro torna e da voi no, a loro scrive a voi no, perché tutte le prede degli psicopatici e dei narcisisti perversi sono destinate ad essere distrutte o gettate via e più tardi accade più devastanti saranno i danni psichici ed emotivi riportati.
E non attendete il ritorno. Il tempo scorre via ed ogni istante trascorso ad ascoltare il tic tac dell’orologio rappresenta un inno alla sua crudeltà ed una celebrazione della vostra morte. Non rimanete sospese ad aspettare un cenno o ad esaminarlo se vi viene dato.

L’ultimo dei colpi di coda del predatore è la scomparsa finale, quasi a sorpresa, l’effetto taglio chirurgico del partner, il quale è destinato, se non compie un serio percorso di rinascita e guarigione, a rimanere in stato di shock e sospensione.

I pensieri sono la’ spalmati, incollati al carnefice; percorrono le vie impervie delle conversazioni malate, si incastrano nel groviglio dei “ perché ” senza risposta , si fanno ansiosi nelle attese vane, si colorano nei ricordi di quelle rappresentazioni teatrali che mimavano il suo amore, volano alto nel riflettere sulle illusioni create ad arte, sulle lacrime di falso pentimento , sui “ ti amo” o ” non ti dimenticherò “ che altro non sono che AMI lanciati nel vostro cervello perché rimaniate in perenne attesa, sospesi .
La sospensione. Cercano la sospensione della vita altrui. Rimanere sospesi vuol dire morire lentamente poiché la vita non può sospendersi, non può fermarsi. Un fiore ha un ciclo che non si arresta mai , se si ferma muore .
Al centro di innumerevoli vittime appese ai fili del nulla, vittime sospese nel vuoto, nell’attesa del ritorno o nel rimpianto dell’amore, o nel terrore del futuro o nel ghiaccio dei ricordi, al centro di tutto questo c’è il carnefice narcisista perverso che si guarda intorno compiaciuto ed accresce sempre più la folta schiera di anime distrutte.
Tagliate i fili, cadete a terra, anche se la caduta farà male, sappiate che vi sveglierà e riprenderete il battito vitale.

 

Tutti i diritti sono riservati. E’ vietata qualsiasi riproduzione, utilizzazione, totale o parziale, dei contenuti inseriti nel presente blog, ivi inclusa la memorizzazione, riproduzione, diffusione e distribuzione dei contenuti stessi mediante qualsiasi piattaforma tecnologica, supporto o rete telematica, senza previa autorizzazione scritta da parte dell’autore Avv. Marina Marconato. I CONTENUTI DEL BLOG E DI OGNI ARTICOLO POSSONO ESSSERE CONDIVISI SOLO ED ESCLUSIVAMENTE CITANDONE L’AUTRICE E LINKANDO LA FONTE.

GASLIGHTING-il narcisista patologico e lo psicopatico

Il termine gaslighting deriva dal film “Gaslight” del 1944, in cui un uomo manipola la moglie, portandola sull’orlo della follia. Difatti, l’uomo, volendo sbarazzarsi della moglie, inizia a far sparire oggetti ed a creare corto circuiti con le lampadine, negando poi ciò che la donna gli narrava tanto che ella, riponendo fiducia in lui, comincia a convincersi di vedere cose inesistenti. E questo è esattamente ciò che compie il narcisista perverso e lo psicopatico: gaslighting.

 

image.jpg

 

Rimango ferma nel caos di note stonate.              M.M

 

Il termine gaslighting deriva dal film “Gaslight” del 1944 che narra la vicenda di un uomo che manipola la moglie, portandola sull’orlo della follia. Difatti, egli, volendo sbarazzarsi della moglie, inizia a far sparire oggetti ed a creare corto circuiti con le lampadine, fingendo di non credere poi a ciò che la donna gli riferiva, tanto che ella, riponendo fiducia in lui, comincia a convincersi di vedere cose inesistenti. E questo è esattamente ciò che compie il narcisista perverso e lo psicopatico: gaslighting. Essa è una delle tecniche di asservimento ed abbassamento delle difese e della capacità reattiva della preda posta in essere quale strategia per paralizzare, sfruttare, distruggere ed infine, scartare la vittima senza che ella si ribelli in modo efficace. Scrive Salvadori ” è una violenza insidiosa, sottile, non se ne percepisce l’inizio ; non si tratta di una deflagrazione d’ira che almeno è subito identificabile. E’ una sottile lama di ghiaccio , è una violenza gratuita e persistente che reiterata può annullare la persona che ne è bersaglio”  (Salvadori-2008). 

Come sostengono studiosi quali la Hirigoyen e Filippini, tale forma di abuso consiste in una sistematica azione tesa a usurare l’esistenza psico-fisica dell’altro. Il gaslighter prima seduce, corteggia, adula e successivamente, una volta conquistata la fiducia, inizia a destabilizzare la personalità della vittima ed a disintegrare l’autostima, creando una vera e propria sudditanza psicologica.

Il narcisista perverso e lo psicopatico, attraverso il gaslighting, negheranno fatti avvenuti o affermeranno che siano accaduti eventi mai verificatesi; inizieranno a sostenere di aver pronunciato frasi mai dette o dichiareranno di non aver mai affermato discorsi o narrato fatti invece precedentemente asseriti tanto che la vittima correrà un serio rischio di veder compromessa la propria salute mentale.

Prima fase- la vittima ancora ha sufficiente fiducia nella propria memoria o percezione e così tenta di far ragionare il perverso narcisista, è incredula, stordita, perplessa. Cominciano anche i discorsi distorti:  “il discorso deve essere distorto perchè la vittima non capisca quale processo distruttivo sia in corso e perchè venga confusa sempre più. Il black-out delle informazioni reali è essenziale per ridurre la vittima all’impotenza” ( Hirigoyen 2000)

Seconda fase- inizia la difesa, anche inconscia, della vittima, che discute animatamente con il narcisista maligno, lo contrasta e cerca disperatamente di persuaderlo, investirà ogni risorsa psichica ed emotiva per migliorare la relazione e riportarla ad autenticità e verità; ma, a questo punto, il narcisista o lo psicopatico adottano il silenzio, la violenza verbale, le sparizioni, la triangolazione e la vittima si colpevolizzerà, avrà  paura dell’abbandono e cederà.

Terza fase- la vittima rischia la depressione, la salute mentale e fisica. Ella comincia a rendersi conto che ogni tentativo è vano, che la storia non decolla, perderà fiducia in se stessa e finirà per credere che ciò che le viene propinato dal suo carnefice sia vero, autentico, giusto e meritato. La discesa verso l’inferno,a questo punto, è diventata velocissima.

Questa potente e pericolosa tecnica viene utilizzata a schema fisso, unitamente alla triangolazione (leggi articolo sul blog), al trattamento del silenzio (scomparsa improvvisa del carnefice, blocco sul telefono, assenza di risposte) ed alla violenza psicologica ( vedi articolo sul blog) (insulti, critiche sprezzanti, isolamento, gelosia, controllo). Non è facile capire di esser vittima del gaslighting poiché esso si verifica in modo graduale e quasi impercettibile. La maggior parte delle ex vittime, una volta compreso il disturbo dello psicopatico o narcisista maligno e raccolto informazioni sul gaslighting, non saprà, tuttavia, collocare esattamente nel tempo l’inizio dell’abuso e non ricorderà tutti gli episodi collegati a questa subdola tecnica.

Il gaslighter utilizzerà questo sistema anche in questioni insignificanti, apparentemente insignificanti: vittima “amore ho preso i pasticcini per tua madre, mi hai detto che li adora” gaslighter “io non ti ho mai detto che a mia madre piacciono i pasticcini! ma scherzi?? anzi ha il diabete, non capisco come fai a non ricordare del diabete, ne abbiamo parlato a lungo! magari i pasticcini piacciono alla madre del tuo ex o del tuo amante! Ovviamente, il narcisista patologico aveva davvero riferito alla vittima che sua madre adorava i dolci e mai le aveva parlato del diabete. Conversazioni come queste, ripetute su argomenti vari, a fissi intervalli temporali, creano nella vittima, senza che se ne renda conto, uno stato confusionale, una sfiducia nelle proprie capacità di percezione, memoria ed osservazione, sfiducia di cui non ha piena coscienza ma che si radica, tuttavia, sempre più in lei.

Chiunque può essere suscettibile di tale pratica, in quanto abbastanza diffusa tra abusanti, dittatori, narcisisti e leader di sette.

Tale forma di abuso viene “dosata” lentamente, così che la vittima non possa rendersi conto del lavaggio del cervello che sta subendo.

Le persone che utilizzano il Gaslighting inoltre dicono palesemente bugie, ma sono molto abili a mascherarle. Il manipolatore tende a “ribaltare le carte in tavola”; si ha così la percezione che tutto quello che è stato riportato non corrisponda al vero, in quanto l’obiettivo è quello di instillare il dubbio per rendere la vittima instabile.

Successivamente i manipolatori tendono a negare quanto detto, e anche se la vittima ricorda benissimo le parole o la circostanza, loro continuano a negare con l’obiettivo di portare la vittima a mettere in discussione la propria realtà. Più questo ciclo si perpetua, più la vittima inizia a dubitare di sé accettando la realtà dell’altro.

Gli abusanti sono anche molto abili nel colpire quanto ciò che si ha di più caro; ad esempio, essi sanno quanto possano essere importanti i figli o la propria identità, pertanto queste possono essere una delle prime cose che attaccano.

In presenza di figli, iniziano ad accusare l’altro di essere un incapace e di non meritare quei bambini.

Mettono in atto una sorta di “terrorismo psicologico” al fine di smantellare le sicurezze di base, con l’intento di rendere l’altro vulnerabile.

Come può la preda non rendersi conto di ciò che le sta accadendo? Come può non essere consapevole del gaslighting, della triangolazione, della violenza? Per comprenderlo chiedo aiuto ad un aneddoto : quello della rana bollita.

Il fenomeno della rana bollita risale ad una ricerca condotta dal John Hopkins University nel lontano 1882. Durante un esperimento, alcuni ricercatori americani notarono che lanciando una rana in una pentola di acqua bollente, questa inevitabilmente saltava fuori per trarsi in salvo. Al contrario, mettendo la rana in una pentola di acqua fredda e riscaldando la pentola lentamente ma in modo costante, la rana finiva inevitabilmente bollita. Questo esperimento descrive esattamente il modo in cui funziona anche il nostro sistema nervoso.

Ogni qualvolta introduciamo un cambiamento radicale nella nostra vita, il nostro cervello, come la rana nell’acqua bollente, cerca disperatamente di ritornare nella sua zona di comfort, annullando ogni nostro tentativo di cambiamento. Pertanto, se violenza, tradimenti, bugie, gaslighting fossero subito palesi, evidenti e molto intensi le vittime fuggirebbero. Al contrario, per ottenere un cambiamento duraturo, per minare pian piano le reazioni sane di fuga, il narcisista maligno e lo psicopatico adotta l’unica tecnica realmente efficace che consiste, inizialmente, nell’introdurre piccoli cambiamenti, piccoli microtraumi, ma in modo costante.

Nel breve periodo, questi piccoli cambiamenti sono impercettibili per il nostro sistema nervoso, ma nel lungo termine avranno determinato la nostra paralisi. E come accade nell’esperimento della rana, la vittima, quando si accorgerà di ciò che sta subendo da tempo, sarà cosi debilitata, danneggiata e prostrata da non riuscire a compiere il salto dalla pentola bollente. Inoltre, rammentiamo che i manipolatori alternano violenza a momenti di lode gratificante e ciò aggiunge un ulteriore senso di confusione nella preda in relazione a ciò che percepisce e ricorda.

Il narcisista perverso e lo psicopatico farà,inoltre, credere agli altri che voi siete pazzi e metterà in discussione la vostra sanità mentale in modo da provocare un allontanamento degli altri da voi. Contemporaneamente, vi dirà che tutti coloro che vi stanno intorno, come amici o parenti, siano bugiardi e questo produce nuovamente una messa in discussione della vostra realtà.

Come difendersi? attraverso l’informazione. All’inizio, dovrete annotare quante più affermazioni e conversazioni possibili e questo non allo scopo di metterlo davanti all’evidenza, poiché da mentitori patologici, negherebbero comunque, bensì per non perdere la vostra lucidità. Il perverso vuole ricorriate esclusivamente a lui, vuole la vostra distruzione psichica, vuole controllare la vostra mente.

Ed allora, frasi quali:

” Me lo hai detto tu non ricordi?”

” Mi hai frainteso, avrai capito male”

“Ne abbiamo parlato un sacco di volte e non lo sai più?”

“Tu non hai memoria!”

“Sei grassa! (magra, brutta, ignorante, incapace, ecc..)”

 “ Non sai fare niente! Non ne fai una giusta!”

“ Ma come non ti ricordi! Me l’hai detto proprio tu!”

“ Questo non me l’hai mai detto! Te lo sarai immaginato!”

“ Le tue amiche sono stupide come te!”

“ Se ti lascio rimarrai sola per tutta la vita!”

“ Tu non sei nessuno!”

Io non dico bugie, sei tu che immagini certe cose”

sono pronunciate al preciso scopo di farti dubitare di te stessa e di non farti avvertire le incongruenze e l’insanità di una relazione che ti sta letteralmente massacrando. Il tuo carnefice sta usando contro di te una crudele tecnica manipolatoria chiamata gaslighting.

 E’ una delle armi invisibili preferite dei manipolatori e violenti psicologici. E’ la forma di violenza psicologica più subdola, non lascia ferite sul corpo bensì lividi nell’anima. Il gaslighter può essere un partner, un familiare, un collega, un capo o un amico.

Il gaslighter è colui che altera la tua percezione della realtà, ti porta a credere che una menzogna sia la verità, che un episodio che ricordi perfettamente sia soltanto frutto della tua immaginazione, ti farà credere di non ricordare una cosa che in realtà non è mai successa, fino a farti credere di essere diventata pazza, tutto con l’unico vile obiettivo di distruggere la tua capacità di giudizio, sviluppare un’insicurezza di fondo e fare in modo che tu dipenda da lui; questa crudelissima strategia manipolatoria può causare conseguenze psicologiche anche gravi nella vittima.

Nel dettaglio,le diverse tecniche di gaslighting sono le seguenti:

Negazione: quando il narcisista maligno o psicopatico gaslighter rifiuta di ascoltare o fa finta di non capire ciò che dici.

 “Me lo hai già detto 100 volte, non voglio ascoltare questo di nuovo”.

 Contrapposizione: quando il gaslighter mette in dubbio i ricordi di situazioni ed eventi della vittima, anche quando la vittima ricorda ogni singolo dettaglio dell’accaduto.

“Non è così, non è vero! Tu non ricordi mai niente,stai perdendo colpi”

Blocco/Deviazione: quando il gaslighter cambia discorso e sposta l’attenzione su un argomento ben lontano da quello su cui si stava discutendo; quando il gaslighter mette in dubbio pensieri ed emozioni della vittima.

 “Queste idee folli te le ha suggerite (un amico, familiare, collega, ecc.)?”

“Te lo sarai immaginato!”

Banalizzazione: il gaslighter sminuisce le emozioni della vittima e banalizza i suoi bisogni emotivi.

“ Tu sei ipersensibile”

“Non ti arrabbierai di nuovo per cose di poco conto?”

sei molto suscettibile su questo argomento a causa dei tuoi irrisolti traumi infantili” (magari in caso di tradimenti)

 Dimenticanza/Rifiuto: il gaslighter fa finta di aver dimenticato fatti accaduti e/o nega di aver fatto determinate promesse alla vittima.

 “Questo l’hai inventato tu!”

“Io non so di cosa tu stia parlando”

Queste dinamiche disfunzionali diventano una spirale che condurrà la vittima al centro dell’inferno della depressione e confusione mentale.

Il gioco è fatto. Lo psicopatico e il narcisista perverso, in fase iniziale, finito il love bombing, userà sarcasmo e critiche raramente e “innocentemente” ma con il passare del tempo le critiche e svalutazioni diventeranno più crudeli e insistenti. Tuttavia, la preda, piegata dal gaslighting, spaventata dal trattamento del silenzio, che ha già ricevuto ( anche se per poche ore o giorni), resa timorosa dalla colpevolizzazione (“tu non mi ami, non mi capisci, se mi amassi faresti così…, non mi faresti pressione…, vestiresti così…ti occuperesti di più di me”) e non fidandosi più delle sue percezioni della realtà e della sua memoria, la vittima farà sempre più affidamento sul suo partner rafforzando così una spirale da cui non sarà facile uscirne.

 Per sottrarsi a questa violenza occorre rendersi conto che si è vittime della stessa, prestare attenzione ai campanelli di allarme, annotare le frasi sopra indicate e se si ripetono frequentemente valutare l’interruzione immediata della relazione e dei contatti ; come ogni tecnica disfunzionale adottata dal perverso, anche questa ripete uno schema fisso e questo è, per la vittima consapevole, un vantaggio.

Bisogna,inoltre, ripristinare la fiducia in se stessi anche se è stata duramente danneggiata. Ora che sei cosciente del fatto che si tratta di una strategia di manipolazione e che il problema non sei tu, le tue emozioni e la tua memoria, ogni volta che sei bersaglio di un attacco del gaslighter ricorda che è solo una tattica di abuso mentale.

Ricorda che le tue emozioni e i tuoi sentimenti sono validi e veri, che certe espressioni vengono usate dal gaslighter solo per ferirti, fidati della tua memoria, tu sei capace di ricordare ciò che è successo, ciò che hai visto e sentito perfettamente.

Secondo la Dott.ssa Robirn Stern i sintomi nelle vittime di gaslighting sono i seguenti:

  • Metti in dubbio te stessa costantemente
  • Chiedi a te stessa: “Forse sono io ad essere troppo sensibile?”- più volte al giorno
  • Ti senti spesso confusa e pazza
  • Ti scusi sempre con il tuo partner
  • Non riesci a capire perché non riesci ad essere felice
  • Cerchi spesso delle scuse per giustificare i comportamenti del tuo partner ad amici e familiari
  • Senti che qualcosa sia sbagliato, che c’è qualcosa che non va ma non sai bene di cosa si tratta
  • Cominci a mentire per evitare di essere svalutata e sminuita
  • Hai problemi nel prendere piccole decisioni
  • Senti che in passato eri una persona diversa- più sicura di te stessa, più felice, più risolutiva
  • Ti senti persa e infelice
  • Ti senti come se non riuscisse a fare niente di buono
  • Ti chiedi se sei una “buona” partner

Fidati di te. Fidati della tua memoria. Fidati delle tue sensazioni. Fidati delle tue intuizioni. Fidati del tuo dolore: se soffri è perché qualcuno ti sta facendo soffrire. Fidati delle tue ferite: se le hai è perché qualcuno ti sta ferendo. Fidati della tua rabbia: se ne hai è perché qualcuno ti sta facendo arrabbiare. Fidati della tua confusione: se ti senti confusa è perché qualcuno vuole confonderti.

Fidati di te stessa sempre.

Fidati di te stessa, maggiormente di quanto tu possa fidarti di qualcun altro.

 

 

Tutti i diritti sono riservati. E’ vietata qualsiasi riproduzione, utilizzazione, totale o parziale, dei contenuti inseriti nel presente blog, ivi inclusa la memorizzazione, riproduzione, diffusione e distribuzione dei contenuti stessi mediante qualsiasi piattaforma tecnologica, supporto o rete telematica, senza previa autorizzazione scritta da parte dell’autore Avv. Marina Marconato. I CONTENUTI DEL BLOG E DI OGNI ARTICOLO POSSONO ESSSERE CONDIVISI SOLO ED ESCLUSIVAMENTE CITANDONE L’AUTRICE E LINKANDO LA FONTE.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non guardate il profilo social dello psicopatico o del narcisista perverso

La vittima di una relazione con uno psicopatico o con un narcisista patologico sviluppa violenti sintomi della dipendenza affettiva e molto frequentemente un trauma generato dalla relazione con loro . Il tempo e’ fondamentale perché avvenga una riprogrammazione interiore

woman ansia

                       PIOVE. IO STO QUI ALLA FINESTRA A GUARDARE UN RICORDO.

                                                                                                                                        M.M.

La vittima di una relazione con uno psicopatico o con un narcisista patologico sviluppa violenti sintomi della dipendenza affettiva e molto frequentemente un trauma generato dalla relazione con loro . Il tempo e’ fondamentale perché avvenga una riprogrammazione interiore e di vita . Il primo passo però è’ trovare la forza di attuare un no CONTACT totale che conduce lontano dal veleno e dalla manipolazione, altrimenti la vittima rimane agganciata e rischia di lottare contro i mulini a vento , rischia di agitare le ali come una farfalla che tenta di volare ma rimane impigliata nella stessa rete che l’ha catturata. Il dolore e gli attacchi di ansia insonnia incubi pensieri ossessivi sono crisi di astinenza veri e propri e non possono essere eliminati ma possono e devono essere attraversati e vissuti e si attenuano con passare delle settimane . In due o tre mesi circa c’è un abbassamento sensibile di questi sintomi purché il no CONTACT sia mantenuto .
State attenti però’ alle trappole. La tecnologia ed i social , utili come ogni forma di progresso, se ben utilizzata, nel caso di chiusura di una relazione e, soprattutto, di una relazione disfunzionale, sono pericolosi.  Quando una storia tra due persone che si sono scambiate qualcosa di autentico finisce, c’è condivisione, comunque, del lutto, c’è  lentezza nel salutarsi , c’è, anche da parte di chi non dovesse amare più, un affetto che si sostituisce all’amore, ci sono ricordi belli condivisi, esiste un passato autentico. E, quindi, c’è l ‘andar via graduale , sofferto e reale tristezza.
Con gli psicopatici o gli narcisisti perversi non avviene nulla di tutto questo, a parte una maschera che cade ed il castello di carte che crolla. Si verificano sparizioni improvvise, alibi insostenibili, colpevolizzazioni della vittima a dir poco fantasiosi, c’è una sostituzione simultanea, e soprattutto c’è l’indifferenza totale che il partner percepisce : si chiama annullamento. Soltanto chi è anaffettivo, come gli psicopatici ed i narcisisti maligni, può passare nel giro di pochi giorni, a volte di poche  ore, dal ” ti amo ” al ” non esisti più” ed è questo, più che la fine in sè della relazione, a devastare, semplicemente tale disumana modalità devasta.
Così, chi ha amato non vuole e non può accettare il disastro e si ostina ad inseguire il volto del manipolatore attraverso una foto, si ostina a studiare analizzare vivisezionare ogni post, accesso o non accesso al famigerato whatsapp o Facebook o altra diavoleria.Si incarta, si spreme, si tortura, osservando la vita altrui che prosegue.
Ai tempi dei nostri nonni, se accadeva che chi amavi ti aveva ingannato ed abbandonato, oltre che piangere capire e chiudere, non potevi fare.Ai tempi dei nonni  un addio durava un orribile istante, poi si viveva il lutto  con esso un nuovo ciclo .
Ora, un addio dura mesi , anni .
Tempo e vita regalata al nulla.

Staccate i contatti se volete iniziare a rinascere e combattete la pulsione malata e dannosa di spiare lo psicopatico e il narcisista perverso o le sue donne. Cessate di leggere i suoi post, vedendo in essi messaggi subliminali per voi.Potreste vedere ciò che non esiste o, a volte,leggere davvero messaggi nascosti per voi che tuttavia non significano amore pentimento rimpianto ma solo il continuum di quella modalità perversa di volervi tenere agganciati alla speranza di un sentimento che non è mai esistito ed una relazione sana ed appagante che non esisterà mai. A ben vedere, il partner abusato non riesce ad accettare che lo psicopatico sia felice altrove, non accetta che egli non paghi un prezzo e non vuole essere sostituito. E voi tornate al buio. Avviene così. La mente dice ” è lui , lui è così, non c’è speranza, e’ pericoloso,  mi fa del male “, ma gli occhi si aprono solo un attimo poi di nuovo si chiudono. La voglia di lui diventa insostenibile, quello delineato nei profili degli esperti e’ lontano, il vostro lui invece no, ne rammentate il sorriso, il tocco e sentite irrefrenabile il richiamo . E lui lo sa. In fondo, vi ha ipnotizzato, vi ha ” riprogrammato “, e vi ha scelto perché sapeva di poterci riuscire, siete una sua creatura, una sua creazione. Non ci sarà psichiatra al mondo, farmaco al mondo, amore per i figli ( se ne avete ) che potrà portarvi in salvo se non la decisione ferma, irremovibile, di dire basta. E di salvarvi . Perché lui tenderà ad uccidervi se non nel corpo, nella mente. Vi tiene in pugno da lontano, col silenzio , ostentando serenità , forza , nuovi amori , insomma recitando l’ultimo dei suoi ruoli . Voi non sapete vedere che lui è solo un misero meccanismo che recita un copione sempre identico. Voi non sapete che, se resistete e non chiamerete e non guarderete , presto sarete almeno fuori dal labirinto e dall’ipnosi. L’ultimo suo inganno e ‘ questo : farvi credere che non ce la farete . Farvi percepire un dolore immenso, una ansia immensa che ritenete di non poter superare . È’ solo uno dei suoi inganni .
Credeteci

Ci sono dei momenti terribili che la vittima di un narcisista maligno o di uno psicopatico vive in modo particolarmente difficile; uno dei questi è il week-end.

I WEEK END della vittima nella relazione disfunzionale rappresentano un momento molto spesso tremendo. C’è  più tempo per pensare, per rimuginare e non si e’ costretti a fare uno sforzo e fingere che tutto sia a posto. Così, che ci sia la pioggia o il sole, la vittima se ne sta seduta su una sedia, su una  panchina del portico o su un divano, le braccia abbandonate lungo il corpo stanco, lo sguardo fisso davanti al nulla. E le ore le passano addosso . Non la scuotono i raggi del sole o il fragore dei lampi ne’ il vociare dei bambini. Non vuole e non riesce a partecipare alla vita. Altre volte , invece , cammina su e giù per le stanze , pensieri ricorrenti si affollavano e si spingono fra loro , sono rumorosi , ognuno rivendica il diritto di parlare più degli altri e la testa rimbomba senza sosta .La vittima averte come un fiume incandescente attraversarla tutta , lo si può chiamare Ansia. Ansia arriva improvvisamente, non ha  rispetto per la notte o il giorno, non importa se si stia  mangiando o lavorando oppure facendo la fila in banca. Ma durante il week-end, Ansia e’ sempre vicino, segue la vittima dello psicopatico ovunque, e’ diventato la sua ombra ed il suo riflesso, tanto che evita sempre più spesso di guardarsi allo specchio per timore di vederlo la’, al posto della sua immagine. Eppure, ella ricorda seppur vagamente che, molto tempo prima, prima che lo psicopatico o il narcisista maligno entrassero nella sua vita, i fine settimana erano sereni, ricorda che le piaceva oziare, fare un lungo bagno profumato o andare a passeggiare, ricorda che la sua mente era stata libera, i pensieri lineari e distesi e che il suo corpo, prima di allora, non si era mai buttato su quella panchina. Passano  mesi e mesi e mesi, ed ella osserva la v,ita passarle  davanti agli occhi come fosse una pellicola di un film che non ha più  interesse a guardare .
Poi, scatta qualcosa. Poi, un pensiero alza la voce, fa ammutolire tutti gli altri pensieri scoordinati ed urlanti e dice “basta così “.
Non è  cambiato nulla all’esterno, ma tutto invece, sta iniziando a cambiare all’interno.
I week-end non la trovano più impreparata e non teme la tentazione di tornare sulla panchina o l’assalto sgradito di Ansia, individua cosa sia necessario fare. Sceglie la vita. Opta all’inizio per cose che hanno a che fare con la manualità e che distraggano la mente stanca.  Si inventa giardiniera ( può non sopravvivere una pianta, ma si accetta la sconfitta ), e pittrice , inizia a decorare bottiglie e programma passeggiate, commissioni, letture, film. Insomma non un’ora viene più lasciata al caso .
Funziona. Oggi non ha più bisogno di fare alcun programma e davanti ai suoi occhi non passa più quella pellicola. Oggi lei e’ una dei protagonisti di quel film che proietta la sua vita, coprotagonista anzi , unitamente a tutti coloro che ama  e che la amano .
Non spaventatevi delle ore in cui sarete soli, ma trovate il vostro sistema perché questo tempo non vi inghiotta.
Aprite quegli occhi, svegliatevi, resistete, cercate aiuto. E sarete in salvo in meno tempo di quanto potete ora immaginare. E sarete una ex vittima .
Sarete di nuovo persone libere .

E non  vergognatevi mai dell’amore che avete dato e non vergognatevi delle sciocchezze che avete fatto.
Cominciate a ristabilire un ordine vero : vada la vergogna da chi dovrebbe averne e la gentilezza a chi ha diritto di riceverne : voi .

 

Tutti i diritti sono riservati. E’ vietata qualsiasi riproduzione, utilizzazione, totale o parziale, dei contenuti inseriti nel presente blog, ivi inclusa la memorizzazione, riproduzione, diffusione e distribuzione dei contenuti stessi mediante qualsiasi piattaforma tecnologica, supporto o rete telematica, senza previa autorizzazione scritta da parte dell’autore Avv. Marina Marconato. I CONTENUTI DEL BLOG E DI OGNI ARTICOLO POSSONO ESSSERE CONDIVISI SOLO ED ESCLUSIVAMENTE CITANDONE L’AUTRICE E LINKANDO LA FONTE.

 

Un narcisista perverso si confessa:”sono un buco nero”

Il narcisista perverso o lo psicopatico e’ cosciente delle proprie azioni ? sa di fare del male a chi lo ama ? E’ consapevole di operare una distruzione sistematica della emotività dell’altro ? Lo psicopatico o il narcisista patologico adottano sistemi di cattura, indebolimento, imprigionamento ed, infine, distruzione della vita altrui…

image

e poi al re sfuggi la nera parola
e lei vide il volto di un’ombra senza confine
                                                                                       M.M.

Il narcisista perverso o lo psicopatico é cosciente delle proprie azioni? Sa di fare del male a chi lo ama? E’ consapevole di operare una distruzione sistematica della emotività dell’altro? Lo psicopatico o il narcisista patologico adottano sistemi di cattura, indebolimento, imprigionamento ed, infine, distruzione della vita altrui, dell’altrui fiducia, dell’altrui autostima. Spezzano i sogni e la capacità di difesa, deprogrammano la facoltà cognitiva, estraggono dalle ossa la linfa vitale e la creatività dell’altro, rinnegandone la nascita, bloccandone la vitalità.
Uno degli interrogativi più frequenti della vittima, una volta che si sia resa conto della situazione, una volta che, con l’animo a brandelli e la psiche frammentata, abbia ricomposto il puzzle, è: ma ne era consapevole ? Sapeva ciò che mi stava facendo ?
Una delle vittime ha deciso di raccontare cosa le è stato detto dal suo partner. Questo dialogo è realmente avvenuto, non è una invenzione e questo blog ringrazia la vittima, che lo ha vissuto e che ha subito durante questa relazione gravi abusi psicologici, per aver deciso di condividerlo e di aiutare chi oggi vive relazioni simili.

“Al tempo in cui avvenne il dialogo” racconta C. “ ero totalmente incastrata nella relazione, stavo male ma non riuscivo a capire cosa stesse accadendo. Intuivo che c’era qualcosa di diverso e di terribile ma non sapevo dargli un nome e brancolavo in una fitta nebbia”.
C. era profondamente innamorata di lui ma, come avviene in tutti i casi, non riusciva a dare un senso a quanto accadesse.
Una sera, C. ricevette una sua telefonata, l’ora era insolita. La conversazione iniziò come di consueto, con un miscuglio di parole. Una sorta di linguaggio in codice, in cui ogni frase aveva sempre un sotto testo ed un diverso e, spesso, inafferrabile senso. In realtà, quando C. si trovava a voler raccontare ad un’amica cosa si fossero detti, non riusciva a farlo perché quei discorsi erano vuoti e pieni insieme, travestiti. Era quasi un linguaggio in una lingua diversa, un linguaggio in cui il non detto era il vero dialogo ed il pronunciato la sua maschera.
Ma diversamente da tutte le altre volte, quella sera C. ascoltò’ qualcosa che le avrebbe fatto orrore.

Lui le disse con una voce strana, quasi metallica, una voce dal timbro sconosciuto: “tu non lo sai ma sei luce“. Lei sorridendo gli rispose “ luce ? In che senso sarei luce ?” lui continuò “ascolta, non ridere, ascolta bene perché non lo ripeterò più: attenta ai buchi neri C. lo interruppe “i buchi neri? Perché dovrei stare attenta ai buchi neri? Che stai dicendo?” Lui allora le disse vedi tu sei luce, tu brilli e la tua luce si propaga ed i buchi neri allora ti individuano; non sto scherzando e tu devi cercare di capire“.
C. non capiva ma sentiva un tremore nelle ossa. Temette di dimenticare ciò che stava udendo, le capitava spesso ormai, si sentiva stanca, così prese un foglio ed una matita ed iniziò a trascrivere ciò che quell’uomo le stava dicendo.
Esistono i buchi neri e cercano la luce per sopravvivere, non ne possono fare a meno. Tu sei luce, ne hai molta e li attrai“. C. si sentiva sempre più inquieta e gli chiese “ma chi sono i buchi neri e cosa vogliono?
Lui le rispose: “i buchi neri sono esseri che hanno un vuoto incolmabile, senza fine e che non sopravvivono senza catturare la luce. Una volta che la hanno individuata, essi la attraggono e quando è vicina la inglobano. I buchi neri devono inglobarla e la inghiottono così sperano di trasformarsi loro stessi in luce. E più quella luce è grande e più fanno di tutto per poterla inghiottire e nutrirsene così ritengono di uscire dalla loro condizione di essere buchi neri“.

C. trascriveva tutto velocemente, non afferrava ancora il significato di quelle parole ma sapeva che un giorno le sarebbe stato utile poterle ricordare. “Ma i buchi neri amano la luce?”, gli chiese “no, un buco nero non sente nulla ma ha un irrefrenabile impulso: vuole quella luce, la vuole divorare e vuole diventare lei“. C. allora chiese “ma se il buco nero ingloba la luce, cosa sarà della luce?”. Lui le rispose “la luce non esisterà più. Stai attenta, devi imparare a riconoscerli e ad allontanarti perché se gli arrivi troppo vicino, ti attrarranno e ti ingloberanno. Tu sei luce, attrarrai sempre i buchi neri e sempre essi tenteranno di risucchiarti“.

A C. sembrava una conversazione surreale e tuttavia domandò: “se la luce fugge e si allontana cosa fa il buco nero?” Lui rispose subitoil buco nero farà di tutto pur di non perdere la luce e se non riuscirà a trattenerla nella sua orbita allora tenterà di distruggerla perché non può sopportare che essa graviti e splenda altrove. Devi stare attenta, perché i buchi neri sono molti“.
Quando la telefonata si concluse, C. rimase inginocchiata a terra con il foglio in mano e lo rilesse per tutta la notte; leggeva e rileggeva con gli occhi spalancati ed il cuore in tumulto. Non sapeva di essere luce ma soprattutto non sapeva nulla dei buchi neri e tuttavia sentiva che lui le aveva detto la verità, per la prima volta, sapeva cioè che, sebbene in apparenza la conversazione potesse essere sembrata farneticante ed assurda, era stata invece vera. Allora iniziò ad avere paura.
Lui non era un soggetto destabilizzato o dissociato, lui non era strano o isolato; al contrario, era una persona lucida, di grande intelligenza ed ottimamente inserita in società; rivestiva un alto livello professionale, godeva della incondizionata stima di colleghi e familiari, eccelleva in ogni cosa facesse, dal lavoro all’arte, allo sport: lui era un leader ed un punto di riferimento. Solo con C. aveva manifestato modalità malvagie e perverse, sottilmente perverse, inafferrabili e quasi inspiegabili.
A volte, C. aveva l’impressione di essere l’unica a conoscerlo davvero ed a vedere il suo vero volto, un volto sfigurato, un volto grigio e freddo, come quello dei morti; altre volte, C. credeva invece di stare impazzendo e di vedere cose inesistenti, frutto della sua immaginazione: iniziava a perdere la fiducia in se stessa, a rinnegare le sue sensazioni.
Quella notte però, lui le fece un regalo, l’unico: le confessò’ di essere un buco nero e quale fosse il suo obiettivo.
Ora C. sapeva di non essere pazza, sapeva di non essersi sbagliata e pur sentendosi prigioniera e debole, pur non avendo quelle informazioni che solo successivamente avrebbe appreso dai libri, ora sapeva chi aveva di fronte e cosa andava fatto: raccogliere le forze ed organizzare la fuga senza essere distrutta.

Uscire dal campo di attrazione del buco nero non fu semplice e richiese un’estrema lucidità, forza e strategia. Tuttavia, c’era in gioco qualcosa di molto serio: la propria sopravvivenza.

 

Tutti i diritti sono riservati. E’ vietata qualsiasi riproduzione, utilizzazione, totale o parziale, dei contenuti inseriti nel presente blog, ivi inclusa la memorizzazione, riproduzione, diffusione e distribuzione dei contenuti stessi mediante qualsiasi piattaforma tecnologica, supporto o rete telematica, senza previa autorizzazione scritta da parte dell’autore Avv. Marina Marconato. I CONTENUTI DEL BLOG E DI OGNI ARTICOLO POSSONO ESSSERE CONDIVISI SOLO ED ESCLUSIVAMENTE CITANDONE L’AUTRICE E LINKANDO LA FONTE.