Addio finale al narcisista perverso

Eppure sei morto senza fare rumore.
Lo sai ? Avrei voluto invecchiare con te.
Avrei voluto salutarti guardandoti negli occhi.
Immaginavo le nostre mani intrecciate e le dita impazzite nello stringersi per l’ultima volta . Avrei voluto annegare il mio sguardo nel tuo ed accarezzare i confini del tuo volto e scoprire che il tuo volto non ha confini.

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Eppure sei morto senza fare rumore”   M.M.

Eppure sei morto senza fare rumore.
Lo sai ? Avrei voluto invecchiare con te.
Avrei voluto salutarti guardandoti negli occhi.
Immaginavo le nostre mani intrecciate e le dita impazzite nello stringersi per l’ultima volta. Avrei voluto annegare il mio sguardo nel tuo ed accarezzare i confini del tuo volto e scoprire che il tuo volto non ha confini.
Che piega avrà il tuo sorriso fra vent’anni ? Non lo saprò mai e tu non sentirai più il suono della mia voce .
Avevo immaginato che tutto questo sarebbe stato dilaniante anche per te.
Ma poi, ho dovuto arrendermi alla verità.
Tu non sei chi mi avevi fatto credere di essere, tu non hai un volto buono ne’ un cuore buono, tu non soffri se non per te stesso e per un tempo che vale un battito di ciglia.
A ben vedere, sei invece colui che ha sistematicamente infilato la lama proprio nel punto più sottile della mia anima. Ricordi ? Te lo avevo spiegato, poi gridato ed infine ti avevo supplicato :”non in quel punto, se devi colpire, colpisci un po’ più giù o un po’ più su, ma non sfiorare quel punto”.
Eri talmente bravo a scusarti ed a promettere che mai più avresti squarciato le fessure delle mie fragilità, che io ti ho creduto una, due, tre, mille e mille volte. Ma tu squarciavi e promettevi, promettevi e squarciavi sempre di più.
Ti volevo proteggere da qualcosa che ti rendeva nero, ti volevo insegnare ad amare.
Ed invece, tu mi distruggevi e tutto sommato era questo che ti dava forza.
Io mi ero fidata di te, mi ero fidata di te.
Io mi ero fidata quando sembrava avessi trovato in me la ricchezza ed il ristoro, la passione ed il tuo futuro.
Io mi ero fidata di te quando riempivi la mia testa di parole grandi pronunciate con una voce che tremava e gli occhi umidi.
Io mi ero fidata di te quando mi facevi credere che non potessi perdermi.
Io mi ero fidata di te anche quando nascondevi nel tuo abbraccio un coltello invisibile ed accoltellavi la mia schiena nuda , mi fidavo di te che rimanevi avvinghiato a me e mi fissavi, godendoti la scena dei miei occhi spalancati sulla tua pugnalata traditrice e mi osservavi vittorioso mentre ti scivolavo tra le braccia piegata dal dolore dello squarcio.
Mi sono fidata di te mentre quindi cadevo in ginocchio sulla mia nudità ed il tuo silenzio di fuggitivo crudele mi regalava l’ultimo atto della tua opera teatrale.
Adesso so che sei soltanto molto disturbato, quelli come te li chiamano psicopatici. Adesso lo so che sei maligno e perverso e che la tua vita e’ un castello di carta, e ‘ un insieme di violenza distruzione fallimenti e morte.
So che tutto ti attraversa senza lasciare traccia, non hai lacrime vere, non conosci il dolore, non hai ricordi, non hai sogni, non conosci la gioia, non comprendi l’amore.
Sei un bravo mimo, ma questo non basta per renderti un essere umano. E di sicuro non e’ sufficiente perché tu abbia il privilegio di avermi accanto.
Per questa ragione, salutarti, guardandoti, non ha più importanza: non c’è nulla da vedere nei tuoi occhi .
Nulla e’ autentico in te, sei come una immagine proiettata sulla tela : se sono distante e ti guardo, sembri vero ma se mi avvicino, se cerco la tua mano, io non ti afferro, tu svanisci, dissolto in mille frammenti, come fotoni multicolori privi di sostanza, di carne, di sangue e di calore.
Non ho più bisogno di dirti queste cose e neppure di dimostrati la mia indifferenza.
Io sono viva, io sono vera e tu non sei riuscito a mutilare le mie ali.
Alzo gli occhi al cielo e sorrido, sei così insignificante ormai.
Alla fine sei morto, senza fare rumore.

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Lo psicopatico e il narcisista maligno-misure di protezione legale in famiglia

Lo psicopatico, il narcisista maligno o patologico, in generale il soggetto disturbato, violento e distruttivo, per l’innata esigenza di dominare e distruggere anche le persone di famiglia o con le quali hanno avuto dei figli,commette assai frequentemente reati ed illeciti dai quali

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Il cuore sanguinante rende invincibili.

Stia attento il carnefice

perché troverà la sua vittima ad attenderlo

M.M.

Lo psicopatico, il narcisista maligno o patologico, in generale il soggetto disturbato, violento e distruttivo, per l’innata esigenza di dominare e  distruggere anche le persone di famiglia o con le quali hanno avuto dei figli,commette assai frequentemente reati ed illeciti dai quali ci si vede costretti a difendere se stessi e, qualora vi fossero, i propri figli.

Quante possibilità hai dato al soggetto che hai accanto? Quante volte le tue speranze sono state tradite e la violenza psicologica è, anzi , aumentata? Se sei stata ripetutamente tradita, lasciata pressoché  sola in gravidanza, se le svalutazioni ed i silenzi hanno costituito gran parte della relazione, se si è sottratto ad ogni responsabilità verso la sofferenza che ti procurava, verso gli impegni assunti, qualora tu rimanga a disposizione per i figli, stai sbagliando. Cosa, infatti, ti fa credere che saprà assumersi la più grande delle responsabilità nella vita di un essere umano, cioè quella di essere genitore? Se lo psicopatico o narcisista maligno ha abusato di te, abuserà, almeno psicologicamente, anche dei tuoi figli, che vanno protetti. Lo psicopatico ed il narcisista maligno hanno rapporti fondati solo sul possesso ed il controllo, la manipolazione e la rabbia, il ricatto ( “se non fai ciò che dico ti abbandono e smetto di “amarti”) e stai pur certa che queste modalità verranno poste in essere anche verso i figli.

Di recente configurazione, il concetto di mobbing, utilizzato nel diritto del lavoro, e’ stato trasposto all’ambito familiare. Per mobbing familiare si deve intendere la concomitanza di una serie di comportamenti (alcuni dei quali potrebbero avere autonoma rilevanza penale) che vengono ripetuti costantemente in danno del partner. Tali comportamenti si concretizzano una serie di vere e proprie vessazioni, soprattutto di tipo psicologico, che portano il soggetto destinatario a subire una svalutazione della propria personalità, ad annullare la propria autostima al punto di venirsi a trovare in una posizione di totale sottomissione davanti al mobber (il partner che pone in essere tali comportamenti). Così, ad esempio, dai semplici apprezzamenti negativi sulle capacità di gestione del menage familiare, si passa alla costante denigrazione dell’aspetto fisico, delle capacità del coniuge, alla sistematica demolizione dell’integrità della personalità mediante l’insulto, il rifiuto di ogni apprezzamento e via dicendo. Oltre la descrizione delle condotte, per definire la sussistenza di una ipotesi di mobbing familiare o mobbing coniugale, è necessario che tali condotte si ripetano nel tempo e che l’effetto psicologico vada oltre quello che, ad esempio, può essere attribuito ad un semplice litigio.

Quale è’ il disegno del mobber? La distruzione del partner,qual’è il disegno dello psicopatico e del narcisista maligno?La stessa, ossia la distruzione del partner.

Quello che caratterizza infatti il mobbing familiare (o mobbing coniugale) é un vero e proprio disegno posto in essere al fine di operare una vera e propria distruzione della personalità del partner che (quasi in preda alla c.d. Sindrome di Stoccolma) cade in uno stato di depressione indotta dal mobber (dai suoi comportamenti), nella quale la perdita completa dell’autostima e l’annullamento della personalità sono, spesso, lo strumento per indurre l’allontanamento della vittima. In pratica, ciò corrisponde alla fase della svalutazione che compone il ciclo delle relazioni malate di psicopatici e narcisisti patologici. Raramente tali condotte assumono la configurazione di maltrattamenti fisici ma ciò non è da escludere, considerata la scarsa tendenza a portare all’attenzione dell’autorità tali episodi: la vittima cade in uno stato paragonabile a quello delle vittime di violenza, spesso restie per paura o vergogna (che in questo caso sono direttamente indotte dalle azioni del mobber- disturbato) a denunciare quanto subito.

Può essere utile riferimento la sentenza del T.A.R. Campania (Napoli Sez. II n. 2036 del 20 aprile 2009) – nella prospettiva di mutuare elementi dal diritto del lavoro – che afferma come: “il mobbing presuppone dunque i seguenti elementi: a) la pluralità dei comportamenti e delle azioni a carattere persecutorio (illecite o anche lecite, se isolatamente considerate), sistematicamente e durevolmente dirette contro il dipendente; b) l’evento dannoso; c) il nesso di causalità tra la condotta e il danno; d) la prova dell’elemento soggettivo”. Mentre, sotto il profilo della sussistenza dell’ipotesi di mobbing familiare o mobbing coniugale , nell’ambito di un giudizio relativo alla separazione dei coniugi (in questo caso ai fini dell’addebitabilità), la Corte di Appello di Torino (nel 2000) venne, per la prima volta, a configurare la fattispecie indicando la rilevanza di un “comportamento, in pubblico, del coniuge offensivo ed ingiurioso nei confronti dell’altro coniuge, sia in violazione delle regole di riservatezza, e sia, soprattutto, in riferimento ai doveri di fedeltà, correttezza e rispetto derivanti dal matrimonio, condotta ancor più grave se accompagnata dalle insistenti pressioni (“mobbing”) con cui il coniuge stesso invita reiteratamente l’altro ad andarsene di casa”. La figura del mobbing familiare ha trovato spazio in una sentenza della Corte d’Appello di Torino del 21 febbraio 2000 con la quale i giudici di secondo grado hanno sdoganato il fenomeno dall’ambito del diritto del lavoro perchè trovasse ingresso nel diritto di famiglia.. Ancora, più recentemente, il Tribunale di Napoli (27 settembre 2007) ha affermato come: “la continua denigrazione di un coniuge da parte dell’altro, integrando il c.d. “mobbing”, può comportare l’addebito della separazione al coniuge responsabile di tali abusi” . L’art. 143 c.c., infatti, enuncia in maniera lapidaria, la parità degli coniugi, rafforzando il dettato costituzionale in tema. Il mancato rispetto degli obblighi di cui all’143 c.c. (coabitazione, collaborazione all’indirizzo familiare, fedeltà e assistenza morale e materiale) può infatti, determinare il ricorso per separazione e giustificare l’addebito al coniuge inadempiente. In particolare, si può individuare nel mobbing quel fenomeno che porta l’un coniuge ad attuare comportamenti o molestie psico – fisiche che comportano la perdita di autostima da parte dell’altro, fino a distruggerne la personalità. A proposito del mobbing familiare, però, è preliminarmente necessario fare una distinzione:

Il mobbing coniugale, consiste in un attacco, continuo e intenzionale, nei confronti del proprio coniuge per metterne in discussione il proprio ruolo, estrometterlo dalle decisioni o per indurlo a decisioni cui invece è contrario.

Segnali tipici sono:

esternazione reiterata di giudizi offensivi e atteggiamenti irriguardosi nei confronti del proprio coniuge;

atteggiamenti di disistima e di critica aperti e teatrali

rifiuto di collaborare alla realizzazione dell’indirizzo familiare concordato;

tentativi di sminuire il ruolo in famiglia;

pressioni per lasciare la casa coniugale;

continue imposizioni della propria volontà in relazione a scelte che si rendano necessarie nel corso della convivenza coniugale;

azioni volte a sottrarre beni comuni alla coppia;

mancato supporto alla vittima nel rapporto con gli altri familiari;

coinvolgimento continuo di terzi nelle liti familiari.

Il mobbing familiare, che può essere attuato all’interno della coppia genitoriale in seguito alla separazione o al divorzio.

Segnali possono essere costituiti da:

sabotaggi delle frequentazioni con il figlio;

emarginazione dai processi decisionali tipici dei genitori;

minacce;

campagne di denigrazione e delegittimazione familiare e sociale;

sminuire il ruolo genitoriale agli occhi del figlio.

I comportamenti dello S. (il marito) erano irriguardosi e di non riconoscimento della partner: lo S. additava ai parenti ed amici la moglie come persona rifiutata e non riconosciuta, sia come compagna che sul piano della gradevolezza estetica, esternando anche valutazioni negative sulle modeste condizioni economiche della sua famiglia d’origine, offendendola non solo in privato ma anche davanti agli amici, affermando pubblicamente che avrebbe voluto una donna diversa e assumendo nei suoi confronti atteggiamenti sprezzanti ed espulsivi, con i quali la invitava ripetutamente ed espressamente ad andarsene di casa” e che “ il marito curò sempre e solo il rapporto di avere, trascurando quello dell’essere e con comportamenti ingiuriosi, protrattisi e pubblicamente esternati per tutta la durata del rapporto coniugale ferì la T. (moglie) nell’autostima, nell’identità personale e nel significato che lei aveva della propria vita” ; si legge ancora nella sentenza che “al rifiuto, da parte del marito, di ogni cooperazione, accompagnato dalla esternazione reiterata di giudizi offensivi, ingiustamente denigratori e svalutanti nell’ambito del nucleo parentale ed amicale, nonché delle insistenti pressioni – fenomeno ormai internazionalmente noto come mobbing – con cui lo S. invitava reiteratamente la moglie ad andarsene”; ritenuto che tali condotte sono “violatori del principio di uguaglianza morale e giuridica dei coniugi posto in generale dall’art. 3 Cost. che trova, nell’art. 29 Cost. la sua conferma e specificazione”; conclude nel senso che al marito” deve essere ascritta la responsabilità esclusiva della separazione, in considerazione del suo comportamento contrario ai doveri (diversi da quelli di ordine patrimoniale) che derivano dal matrimonio, in particolare modo al dovere di correttezza e di fedeltà ”. (App. Torino, 21 febbraio 2000).

Circoscrivere l’ambito del mobbing familiare a motivo di addebitabilità della separazione può, però, essere un modo troppo semplicistico di considerare il fenomeno, nasce quindi la necessità di scegliere fra strumenti che il diritto fornisce, fra quelli che meglio si attagliano alla necessità di tutela del mobbizzato. In particolare, troverà applicazione alla fattispecie sicuramente il risarcimento del danno ex art. 2043. la tutela aquiliana è quella che meglio si adatta alla tutela della fattispecie in esame, in quanto i comportamenti mobbizzanti posti in essere dal coniuge, non rientrano fra quelli previsti dagli artt. 143 e 145 c.c., ma sono “ingiusti” in quanto l’illiceità della condotta del partner lede la personalità, l’autostima del coniuge.

Qualora l’illecito rientri nella fattispecie di reato di cui all’art. 570 c.p. (violazione degli obblighi di assistenza familiare) o art 572 c.p. (delitto di maltrattamenti in famiglia), la risposta sanzionatoria penale sarà fornita anche dai nuovi strumenti di tutela previsti dal legislatore con la l. n. 54/2001 in tema di tutela contro i soprusi nell’ambito della famiglia.

Spesso e volentieri in passato, si è fatto rientrare il fenomeno del mobbing familiare nell’ambito della categoria del danno esistenziale, la cui autonomia oggi è stata ampiamente sconfessata dalla giurisprudenza. Per quanto, comunque, le due figure non coincidano perfettamente, soprattutto se si intende tenere presente il fenomeno del mobbing classicamente inteso, è possibile che i comportamenti attuati dal mobber possano così essere sanzionati con lo strumento del risarcimento ex art. 2043 c.c. Il procedimento penale a carico del genitore per condotta violenta nei confronti del figlio e della moglie, anche se ancora pendente, costituisce indizio per escludere l’affidamento .

Indipendentemente dall’esito del giudizio penale pendente, il Tribunale ha ritenuto di disporre un affidamento esclusivo alla madre, adottando un atteggiamento prudenziale. La decisione è giustificata anche dalla presenza di un profondo rancore che caratterizza il rapporto di coppia, non di mera conflittualità, normale nella fase separativa. L’uomo aveva dedotto che la separazione, con suo conseguente tracollo psicologico, era stata causata dalla moglie di cui aveva scoperto l’infedeltà coniugale.

Si ritiene, in ogni caso, che la semplice conflittualità non sia di per se ostativa all’affido condiviso ma lo diventa quando il figlio sia perennemente spettatore di conflitti estenuanti tra i genitori e a causa di ciò sia esposto a rischio di sofferenza psichica grave o a problematiche comportamentali. Inoltre è rilevante l’inidoneità alla condivisione dell’esercizio della responsabilità genitoriale quando conduce ad un pregiudizio per il minore (Cass. Civ. n. 16593/2008, n. 21591/2012 e n. 12976/2012).

In sostanza, si preferisce l’affidamento esclusivo quando l’affidamento condiviso sia contrario all’interesse del minore.

Si riportano,infine, le norme più significative in materia di abuso familiare .

– Art. 572. Maltrattamenti contro familiari e conviventi.
Chiunque… omissis …maltratta una persona della famiglia o comunque convivente, o una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l’esercizio di una professione o di un’arte, è punito con la reclusione da due a sei anni [c.p. 29, 31, 32].
Se dal fatto deriva una lesione personale grave [c.p. 583], si applica la reclusione da quattro a nove anni; se ne deriva una lesione gravissima, la reclusione da sette a quindici anni; se ne deriva la morte, la reclusione da dodici a ventiquattro anni.

 Gli ordini di protezione contro gli abusi familiari sono quei provvedimenti che il giudice, su istanza di parte, adotta con decreto per ordinare la cessazione della condotta del coniuge o di altro convivente che sia “causa di grave pregiudizio all’integrità fisica o morale ovvero alla libertà dell’altro coniuge o convivente” (art.342 bis c.c.).

Alla base dei provvedimenti ex art. 342 ter, c.c. vi sono due distinte circostanze:

· la convivenza;

· una condotta gravemente pregiudizievole all’integrità fisica.

La “convivenza”. L’applicazione delle misure di protezione presuppone che la vittima ed il soggetto cui viene addebitato il comportamento violento vivano all’interno della medesima casa, in quanto l’art. 5 della L. 154/2001 fa esclusivo riferimento al nucleo costituito dai familiari conviventi (. Tribunale di Rieti, sentenza 6/03/2006 ; Tribunale di Napoli, sentenza 1/02/2002; Tribunale di Napoli, sentenza 18/12/2002, ) Tale considerazione muove dal fatto che gli ordini di protezione non hanno soltanto la funzione di interrompere situazioni di convivenza turbata, ma soprattutto quella di impedire il protrarsi di comportamenti violenti in ambito domestico

Il requisito della convivenza (inteso come “perdurante coabitazione”( Tribunale di Bologna, Sez. I, sentenza 22/03/2005), sussiste anche quando vi sia stato l’allontanamento, provocato dal timore di subire violenza fisica del congiunto, mantenendo nell’abitazione familiare il centro degli interessi materiali ed affettivi ( Tribunale di Padova, decreto 31/05/2006).

La “condotta gravemente pregiudizievole all’integrità fisica”. Il presupposto per la concessione dell’ordine di protezione non è rappresentato, in sé, dalla condotta del convivente nei cui confronti si richiedono le misure di protezione, bensì dall’esistenza di un pregiudizio grave all’integrità fisica, “morale” o alla “libertà personale” (come violente aggressioni verbali e minacce di arrecare mali ingiusti: così Tribunale di Bari, sentenza 7/12/2001, op. cit.. Si vedano anche Tribunale di Genova, decreto 7/01/2003, in Famiglia e Diritto, 2004, 387; Tribunale di Desio, sentenza 29/10/2003, op. cit.) patito dal familiare convivente, imputabile (questo sì) in termini causali alla condotta dell’altro (Cfr., tra le altre, Tribunale di Bari, sentenza 28/07/2004, op. cit.; Tribunale di Barletta, decreto 1/04/2008, op. cit.; Tribunale di Reggio Emilia, decreto 10/05/2007, op. cit.; Tribunale di Bologna, decreto 25/05/2007, in Fam. Pers. Succ., 2007, 10, 841; Tribunale di Terni, sentenza 26/09/2003, op. cit.).

Ordine di protezione e violazione dei doveri coniugali

Il decreto protettivo ex art. 342 terc.c. Allo stesso modo, una misura protettiva non può essere concessa in presenza di una mera situazione di reciproca incomunicabilità ed intolleranza tra soggetti conviventi, di cui ciascuna delle parti imputa all’altra la responsabilità, almeno quando i litigi, ancorché aspri nei toni, non siano stati aggravati da violenze fisiche o minacce o non si siano tradotti in violazione della dignità dell’individuo di particolare entità (Cfr. Tribunale di Bari, sentenza 28/07/2004, op. cit.).

Gli ordini di protezione richiedono l’istanza della vittima, che può essere proposta anche dalla parte personalmente, con ricorso al tribunale del luogo di propria residenza o domicilio, che provvede in camera di consiglio in composizione monocratica.

Con il decreto di cui all’articolo 342 bis c.c., il giudice ordina al convivente reo della condotta pregiudizievole, la cessazione della condotta e ne dispone l’allontanamento dalla casa familiare (Cfr. Tribunale di Catania, Sez. I, sentenza 22/05/2004, in Giur. Aetnea, 2005, 1, 4).

Quali provvedimenti accessori, (Cfr. Tribunale di Firenze, sentenza 15/07/2002, op. cit.; Tribunale di Bari, sentenza 29/05/2003, op. cit.) il Giudice, ove occorra, può:

– prescrivere all’autore della condotta di non avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla vittima (in particolare il luogo di lavoro, il domicilio della famiglia d’origine, di altri prossimi congiunti o altre persone ed in prossimità dei luoghi di istruzione dei figli della coppia, salvo che questi non debba frequentarli per esigenze di lavoro);

– chiedere l’intervento dei servizi sociali, di un centro di mediazione familiare o di associazioni per il sostegno e l’accoglienza di donne, minori o di vittime di abusi e maltrattamenti;

– disporre il pagamento periodico di un assegno a favore delle persone conviventi che, per effetto dell’allontanamento dalla casa familiare del reo, rimangono prive di mezzi adeguati, fissando modalità e termini di versamento e stabilendo, se necessario, il versamento della somma all’avente diritto da parte del datore di lavoro dell’obbligato, detraendola dalla retribuzione allo stesso spettante.

Il decreto stabilisce anche la durata dell’ordine di protezione, che decorre dal giorno dell’avvenuta esecuzione dello stesso, e che non può essere superiore a un anno e può essere prorogata, su istanza di parte, soltanto se ricorrano gravi motivi per il tempo strettamente necessario

Lo psicopatico, il narcisista patologico,tuttavia, vogliono controllare e dirigere lo scarto della vittima e qualora ella si ribelli al carnefice abusante, spesso, è faatta oggetto di atti persecutori. Lo stalking tuttavia è un reato grave, punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni e si attua ogni volta che, a norma dell’art. 612 bis c.p. “chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumita’ propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita”
La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa ovvero se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici o se il fatto è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza. o di una persona con disabilità.
Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. La remissione della querela può essere soltanto processuale. La querela è comunque irrevocabile se il fatto è stato commesso mediante minacce reiterate nei modi di cui all’articolo 612, secondo comma.

Il copione è spesso il medesimo: lo stalker (spesso un ex-fidanzato o marito), comincia a perseguitare quello che per lui è un oggetto ossessivo di desiderio, insinuandosi (con telefonate, sms o altri mezzi) ripetutamente nella vita privata della vittima. A volte, si realizza una vera e propria escalation persecutoria (partendo da episodi piuttosto innocui per giungere a episodi pericolosi per la vittima) che fa sfociare lo stalking in atti di violenza e, addirittura, se pur non frequentemente, in brutali omicidi .Tale assunto è confermato anche dalla giurisprudenza di legittimità (C. pen., Sez. III, 7.3.2014, n. 23485) e di merito (T. Mantova, 18.8.2009; T. Milano, 17.4.2009; T. Firenze, 22.10.2012). Il delitto non è, pertanto, configurabile in presenza di un’unica, per quanto grave, condotta di molestie e minaccia (C. pen., Sez. V, 24.9.2014, n. 48391), mentre è irrilevante il fatto che, all’interno del periodo di vessazione, la persona offesa abbia avuto transitori momenti di benevola rivalutazione del passato e di desiderio di pacificazione con il marito persecutore (C., Sez. V, 16.9.2014, n. 5313; C. pen., Sez. V, 17.6.2014, n. 41040). La condotta va, inoltre, valutata nella sua articolazione complessiva, tant’è che condotte in sé non punibili autonomamente potrebbero invece presentarsi rilevanti ai fini dell’integrazione del reato (C. pen., Sez. V, 23.4.2014, n. 37448).Per minaccia si intende la prospettazione ad altri di un male futuro ed ingiusto, la cui verificazione dipende dalla volontà dell’agente (C. pen., Sez. V, 12.5.2010, n. 21601).

Per molestia deve intendersi tutto ciò che viene ad alterare dolosamente, fastidiosamente e importunamente, in modo immediato o mediato, lo “stato psichico” di una persona (C. pen., Sez. V, 27.9.2007, n. 40748; C. pen., Sez. I, 24.3.2005, n. 19718).

È configurabile la condotta di atti persecutori tramite molestie, ad esempio, nel comportamento di chi reiteratamente telefoni alla persona offesa presso il luogo di lavoro trasmettendo messaggi dal contenuto ingiurioso e con riferimenti espliciti alla vita sessuale, così cagionando un grave e perdurante stato d’ansia (T. Milano, 5.9.2009), o nel comportamento di chi reiteratamente invii alla persona offesa “sms” e messaggi di posta elettronica o postali sui cosiddetti “social network”, nonché divulghi attraverso questi ultimi filmati ritraenti rapporti sessuali intrattenuti dall’autore del reato con la medesima (C. pen., Sez VI, 16.7.2010, n. 32404) o, ancora, nel comportamento di chi, con pedinamenti sistematici, appostamenti e con una serie continua di telefonate, offendendone il decoro e l’onore della persona offesa, inviando delle missive all’indirizzo della stessa, abbia ingenerato nella vittima un continuativo stato di preoccupazione ed una sensibile modificazione delle normali abitudini di vita (A. Milano, 27.9.2011). Integra il delitto di cui all’art. 612 bis c.p. la reiterata redazione e ripetuta diffusione di messaggi funzionali a umiliare due coniugi, a violare la loro riservatezza, a rappresentare la vita sessuale della moglie come aperta a soggetti estranei (C. pen., Sez. V, 5.3-10.7.2015, n. 29826). in particolare, l’aggravamento di pena scatta «se il fatto è commesso dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa ovvero se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici».Il delitto in analisi è punito, di regola, a querela della persona offesa. Vista la particolare natura del reato, e’ previsto il c.d. “microsistema di tutela integrata” e, in particolare, del provvedimento di ammonimento del questore. Detta norma attribuisce al questore il potere di ammonire oralmente il soggetto, prima della proposizione della querela, nei cui confronti è stato richiesto il provvedimento, «a tenere una condotta conforme alla legge». La vittima può esporre i fatti all’autorità di pubblica sicurezza avanzando richiesta al questore di ammonimento nei confronti dell’autore della condotta.

Per sottrarti alla violenza ed allo sfruttamento dello psicopatico o narcisista patologico devi recuperare la tua capacità di azione, di difesa, la tua autostima ed i tuoi confini.

Devi uscire  dal ruolo di vittima passiva di questo predatore e tornare ad essere la padrona delle tue scelte e della tua vita.

 

 

 

Tutti i diritti sono riservati. E’ vietata qualsiasi riproduzione, utilizzazione, totale o parziale, dei contenuti inseriti nel presente blog, ivi inclusa la memorizzazione, riproduzione, diffusione e distribuzione dei contenuti stessi mediante qualsiasi piattaforma tecnologica, supporto o rete telematica, senza previa autorizzazione scritta da parte dell’autore Avv. Marina Marconato. I CONTENUTI DEL BLOG E DI OGNI ARTICOLO POSSONO ESSSERE CONDIVISI SOLO ED ESCLUSIVAMENTE CITANDONE L’AUTRICE E LINKANDO LA FONTE.

 

LO PSICOPATICO CHI E’?

Chi è lo psicopatico? Lo psicopatico è un soggetto affetto da un disturbo deviante dello sviluppo,caratterizzato da una condizione di aggressività e dall’incapacità di stringere una relazione basata sulla reciprocità e sulla corrispondenza delle comuni emozioni.

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Anima contratta rinneghi il tuo stesso esistere

vivi di altrui luce, predatrice spietata cacci chi splende.

Sei destinata ad eterno pianto.  

                                                                                                                                     M.M.

Chi è lo psicopatico? Lo psicopatico è un soggetto affetto da un disturbo deviante dello sviluppo, caratterizzato da una condizione di aggressività e dall’incapacità di stringere una relazione basata sulla reciprocità e sulla corrispondenza delle comuni emozioni. La psicopatia è un processo, una continua interazione di fattori emotivi e comportamentali che si evolvono nella direzione di un particolare punto di arrivo: la perdita definitiva del sentimento umano di essere nel mondo degli umani. (J.R. Meloy (2002), The Psychopathic Mind, Aronson, N.Y.)

Molti studiosi e ricercatori, avendo accertato che i soggetti che hanno tratti psicopatici presentano differenze cerebrali e modalità relazionali atipiche, avanzano l’ipotesi che essi rappresentino predatori intraspecie, presenti tra gli esseri umani “non psicopatici”, perché, in linea con la teoria di Darwin, potrebbero tornare utili alla collettività in casi straordinari. Essi, infatti, sarebbero idonei ad affrontare situazioni del tutto anomale, impreviste o strane. Così, in caso di guerra, una persona insensibile e crudele diventa l’eroe.

Il termine “psicopatia” attualmente non è più presente nel manuale diagnostico delle malattie mentali, il DSM-IV. Infatti, nel corso del tempo il costrutto di personalità antisociale, ha soppiantato l’uso del termine “psicopatia”, sebbene i concetti di psicopatia e personalità antisociale sono diversi pur essendo  connessi tra loro. Nello specifico, la psicopatia può essere considerata la forma maligna della personalità antisociale: i comportamenti posti in essere dallo psicopatico sono predatori, programmati, distruttivi, indifferenti alle conseguenze, privi di rimorso; si tratta di soggetti tendenti ad avere il controllo sulle altre persone e ad ottenere quanto desiderato.

Nel 1941, Hervey Cleckley ha messo in evidenza alcune caratteristiche della personalità psicopatica: incapacità di provare senso di colpa, superficiale fascino personale, egocentrismo, incapacità di provare affetto, mancanza di vergogna e rimorso, assenza di empatia e incapacità di apprendere dall’esperienza.

Lo psicopatico utilizza menzogna ed inganno costantemente con tutti e se viene scoperto, cambia abilmente versione dei fatti. Nonostante possa aver fatto promesse ed assunto impegni con qualcuno, sistematicamente violati, può farne ancora, dando “la sua parola d’onore”. Non prova alcun senso di colpa per i suoi gesti ma se gli occorre può fingere estremo rammarico e pentimento per manipolare l’interlocutore. La elevata promiscuità sessuale si rivela nella scelta indiscriminata dei partner e nella modalità impersonale di approccio, sempre tendenzialmente depravato, e nelle seriali infedeltà.

Accanto alla figura sicura di se’, esiste un’altra tipologia di psicopatico: lo psicopatico depresso.

Si tratta di un pessimista anedonico (che non gode del piacere), piagnone, che non riesce a trovare un senso, un valore nella vita. E’ una persona che, non trovando uno scopo, un perché della sua esistenza, non avendo un obiettivo da seguire, si annoia. Per questo predatore gli incentivi comuni non sono sufficienti per generare piacere o gioia. Per lui è sempre stato così: sono gli psicopatici che potremmo chiamare melancoloides.

Lo psicopatico depressivo vive per ruminare nel negativo, nella mancanza di purezza, nel corrotto, nel vuoto del passato e del futuro angosciante. Protestano sempre, covando rancore e ogni cosa negativa che accade, serve per confermare la loro tesi iniziale: “Questa è una vita di merda” (Hugo Marietan).

Lo psicopatico non è visibilmente al 100% psicopatico nelle sue azioni. Non ha una caratteristica fisica che lo distingue. Solo quando pone in essere atti psicopatici si svela e siamo in grado di riconoscerlo. Non sono tutti brillanti e di successo, ci sono psicopatici brutti, insignificanti, vagabondi e marginali; altri manifestano soltanto  in ambito privato le  perversioni e quindi, fatta eccezione per la vittima complementare, appaiono come persone comuni.

Sul piano psicopatologico va fatto cenno al narcisismo maligno (Kenberg, 1984), una particolare condizione di natura patologica che presenta caratteristiche primitive sadiche e paranoiche che sono parte dei tratti psicopatici e si fondano sullo stesso substrato psichico.

Robert D. Hare  è ritenuto uno dei massimi esperti di psicopatia; secondo lo studioso, gli psicopatici sono “predatori intraspecie che usano fascino, manipolazione, intimidazione e violazione per controllare il prossimo e soddisfare i propri egoistici bisogni; mancando di morale ed empatia, riescono freddamente a prendere e a fare ciò che vogliono, violando norme e divieti sociali senza il minimo senso di colpa o rimpianto” (Without Conscience, 1998, Guilford Press). Hare propone una tipologia basata sulla sua vasta ricerca sugli psicopatici, che si dividono in tre categorie. La prima è quella degli psicopatici primari, considerati dall’autore i veri psicopatici. Normalmente essi non si presentano come soggetti violenti, ma appaiono socievoli, affascinanti e verbalmente esperti. Si presentano dunque come individui calmi e padroni di se stessi; essi però sono crudeli, manipolativi, egoisti e menzogneri (Levenson, Kiehl, Fitzpatrick, 1995). Questi individui sono ottimi attori e riescono a suscitare emozioni nei loro interlocutori. I crimini che scelgono di commettere sembrano riflettere la loro immaturità e la loro totale mancanza di rispetto sia per i sentimenti personali che per la salute altrui (Bartol, 1995). Gli psicopatici secondari hanno invece severi problemi emozionali; la loro delinquenza viene attribuita all’isolamento sociale che li caratterizza (Bartol, 1995). Sebbene lo psicopatico primario sia il vero psicopatico, sono gli psicopatici secondari a venire più frequentemente in contatto con la legge. Infine, gli psicopatici dissociali mostrano comportamenti aggressivi e antisociali che hanno appreso nell’ambito del loro ambiente evolutivo.

Gli psicopatici cominciano a esprimere la loro psicopatia fin dall’infanzia e dalla adolescenza e non cambieranno in seguito. Lo psicopatico non impara dalle esperienze e ancora meno della cultura. Durante l’infanzia i tratti psicopatici si rilevano nella crudeltà su animali o altri bambini, disprezzo per le gerarchie scolastiche, aberrazioni comportamentali, che sono di solito “smorzate” da insegnanti e familiari con il pretesto di “problemi emotivi” o “cattiva educazione”.

Uno psicopatico si riconosce per le sue modalità nella vita affettiva, o meglio, per la distorsione della stessa; egli infatti non crea legami significativi con nessuno e sfrutta gli altri a proprio vantaggio.  Il vero psicopatico non si preoccupa delle conseguenze della azioni che compie, nemmeno se vanno a danno della propria famiglia e non accetta la responsabilità dei propri gesti. Egli ritiene che in fondo le vittime meritino il suo comportamento. Lo psicopatico è freddo, impulsivo ed incapace di immedesimarsi negli altri (assenza di empatia) tanto da, conseguentemente, risultare privo di rimorso, anche allorché commetta le azioni più ignobili. Infatti, soltanto chi è in grado di sentire o immaginare il dolore che un essere umano prova vivendo certe situazioni, prova senso di colpa. Tuttavia, ciò che rende estremamente pericoloso per la società questo predatore è una caratteristica, che fa passare in secondo piano gli aspetti che invece farebbero scappare chiunque: la sua notevole capacità di affascinare e manipolare le vittime. Quello che succede, addirittura con gli psicopatici che hanno commesso i più efferati crimini, è che alla fine di una interazione con loro, li si considera “simpatici”, così come ammettono numerosi criminologi e psichiatri. Essi hanno l’abilità di sviare i discorsi e di utilizzare una forma comunicativa priva di significato ma ipnotizzante. Dopo pochi minuti di conversazione, lo psicopatico confonde l’interlocutore più attento e lo porta a dimenticare quale fosse l’argomento che gli stava a cuore per condurlo esattamente dove voleva lui. Se a questa capacità si unisce l’intenzione primaria che muove lo psicopatico, cioè lo sfruttamento dell’altro (a livello economico o sessuale o di rifornimento affettivo) e la sua abilità nel leggere i punti deboli altrui per trarne vantaggio, appare chiara l’elevata pericolosità di questi soggetti, dai quali è molto difficile difendersi.

Gli psicopatici rivendicano il totale asservimento e attenzione della vittima ed usano ogni strumento per ottenerla, dalla violenza alla menzogna, al vittimismo.

Gli psicopatici primari generalmente non sono violenti fisicamente, sono chiamati “psicopatici di successo”, cioè i predatori migliori, coloro i quali sono riusciti nell’intento di confondersi  tra gli altri esseri umani, perfettamente mascherati  “da brave persone”, affabili, gentili, calmi ed equilibrati, inseriti socialmente, sembrano normali e si presentano molto bene mentre invece sono totalmente incapaci di emozioni, ingannano e manipolano gli altri, vittimizzano le prede che usano e poi gettano via senza pietà.

Gli psicopatici secondari, invece, hanno una psicopatia più evidente, commettono più reati e vengono arrestati più frequentemente; sono molto violenti, crudeli e commettono delitti efferati senza provare il minimo turbamento.

Gli psicopatici dissociali (o antisociali) sono delinquenti abituali ed hanno appreso questa modalità dall’ambiente circostante, provano maggiore empatia e capacità relazionale. Infatti, la psicopatia pura è considerata la parte maligna del disturbo antisociale.

Robert Hare nel 2003 mise a punto una versione di un suo precedente test, tutt’oggi ritenuto, su scala mondiale, uno degli strumenti più attendibili per misurare i livelli di psicopatia in un individuo. Questo test, utilizzato in molte parti del mondo da psichiatri, ricercatori e criminologi è denominato PCL-R, è formato da 20 items a cui può essere assegnato un punteggio di 0 se il soggetto non presenta la caratteristica descritta, 1 se la presenta in parte, 2 se invece la possiede. Il test, attesta l’abilità e abitualità nel mentire degli psicopatici, viene somministrato in unione con interviste a parenti e col supporto di documenti ed è valido anche se si escludono fino a 5 items (ad esempio quelle riguardanti il carcere se la persona non vi è mai stata):

  • Loquacità/fascino superficiale
  • Senso di sé grandioso
  • Bisogno di stimoli /propensione alla noia
  • Bugia patologica
  • Impostore/manipolativo
  • Assenza di rimorso/senso di colpa
  • Affettività superficiale
  • Insensibilità/assenza di empatia
  • Stile di vita parassitario
  • Deficit del controllo comportamentale
  • Comportamento sessuale promiscuo
  • Problematiche comportamentali precoci
  • Assenza di obiettivi realistici a lungo termine
  • Impulsività
  • Irresponsabilità
  • Incapacità di rispettare la responsabilità delle proprie azioni
  • Numerosi rapporti di coppia di breve durata
  • Delinquenza in età giovanile
  • Revoca della libertà condizionale
  • Versatilità criminale

Mentre le persone normali hanno un punteggio pari a 5, chi raggiunge i 29-30 punti ha forti tratti psicopatici, chi ottiene oltre i 30 è considerato uno psicopatico puro.

Lo psicopatico cattura le prede fingendosi affabile, autentico, sicuro e moralmente corretto o tenero e bisognoso di cure, modulando queste facce a seconda del tipo di vittima che ha davanti; difatti, il predatore ha capacità di captare le fragilità inconsce delle vittime per attirarle, sfruttarle, distruggerle ed infine eliminarle dalla sua vita. L’assoluta mancanza di empatia e rimorso fa sì che questi individui passino a nuove prede ripetendo lo stesso ciclo senza provare alcuna emozione e resettando totalmente il vissuto precedente. Gli studiosi parlano di proto-emozioni degli psicopatici cioè di emozioni molto primitive e superficiali che si esauriscono nel giro di poco tempo. Quindi, anche nei rari casi in cui provano una qualche forma di attaccamento verso qualcuno, questo attaccamento svanirà in tempi record e non impedirà la messa in atto di comportamenti psicologicamente o fisicamente  violenti.

Si comprende bene che questi tratti appartengono ad un essere umano totalmente diverso dagli altri. In cosa è diverso lo psicopatico? Le ricerche di neuropsicologia hanno indagato la struttura morfologica del cervello dello psicopatico ed hanno confermato che esso ha delle diversità rispetto a quella delle persone non psicopatiche. Attraverso la brain imaging (risonanza magnetica) si è appurato che vi sono differenze in regioni cerebrali come amigdala e corteccia orbitofrontale. Il compromesso sistema di funzionamento in queste regioni comporterebbe una minore reattività allo stress, alla paura ed alla sensibilità verso la punizione. Altra differenza che le ricerche hanno attestato è una diversa concentrazione di due ormoni, il cortisolo (minore negli  psicopatici rispetto alle persone normali) ed il testosterone (maggiore negli psicopatici), ormoni che influenzano la risposta efficiente alla emotività degli psicopatici.

Sono stati condotti studi che hanno quindi dato risposta scientifica a quella caratteristica che contraddistingue il soggetto psicopatico: la sua mancanza delle normali risposte emozionali. Ricerche psicofisiologiche hanno misurato l’attività della pelle e del cuoio capelluto: la conduttanza cutanea. Gli psicopatici hanno ridotte risposte di conduttanza cutanea a stimoli come forti rumori o suoni che in soggetti normali dovrebbero indurre allarme o paura.

Inoltre, gli psicopatici non fanno differenza nell’elaborare parole emotive neutre da parole cariche affettivamente (ad esempio “padella” e “amore”), i tempi di reazione sono identici nei due casi, mentre un soggetto normale impiega più tempo nelle parole con un significato emotivo. Un’altra differenza è la mancata laterizzazione degli emisferi durante i discorsi, per cui il discorso dello psicopatico è rapido, impreciso quasi schizofrenico. Lo psicopatico non integra emozione con cognizione, in presenza di stimoli negativi, ad esempio l’immagine di una mutilazione, egli rimane impassibile. Sembra che lo psicopatico abbia un deficit nelle aree del cervello preposte alle decisioni morali, per questo, di fronte a scene di violenza, il suo cervello si attiva molto blandamente. In pratica, lo psicopatico non sente la sofferenza altrui, non empatizza e quindi non se ne preoccupa.  

Sebbene gli studi stiano accertando la differenza genetica tra gli psicopatici e le persone normali, tuttavia, alcuni geni sono influenzabili dall’ambiente; cioè, qualora vi fosse un ambiente favorevole sin dall’infanzia, un soggetto che presenta geneticamente i tratti psicopatici potrebbe sviluppare la sua psicopatia oppure far rimanere silenti quei geni, .

Lo psicopatico ha una scala di valutazione che non corrisponde con la scala di valutazione generale. Non perché egli sia all’oscuro dei criteri di valutazione generale, ovvero delle leggi, non ha un deficit cognitivo, ma mette i suoi valori prima dei valori etici e legali condivisi dalla collettività; se ha un obiettivo, cerca di raggiungerlo. Il costo di base non è importante, ciò che conta è ottenere il risultato, pagando però il minor prezzo possibile.

L’oggettivazione dell’altro è una modalità tipica del loro agire, essi tolgono agli altri esseri umani il riconoscimento di essere umano: l’altro esiste solo per essere sfruttato come un oggetto. Quindi lo psicopatico farà all’altro ciò che si fa con un oggetto, lo  utilizzerà fino a quando gli sarà utile senza dare problemi, poi lo dimenticherà o lo getterà via,  o lo distruggerà.

La psicopatia crea ingenti danni sociali ed economici, genera immani sofferenze nelle persone che entrano in contatto con chi è affetto da questo disturbo. Gli psicopatici in famiglia o a capo di aziende o, addirittura a capo di nazioni (Hitler e Stalin per esempio) generano dolore, disastri, traumi.

Ci auguriamo che l’informazione da un lato e la ricerca dall’altro possano contribuire un giorno a ridurre tali danni.

Riconoscere uno psicopatico vuol dire avere la possibilità di recidere con lui ogni legame, senza cedere all’illusione di cambiamento. Chi, purtroppo, non può tagliare i contatti, deve imparare, tramite le tecniche di contromanipolazione, a gestirlo senza farsi risucchiare dal suo circuito.

Se incontri uno psicopatico, non tentennare, allontanati senza fissarlo, senza ascoltarlo e non voltarti più indietro.

 

 

Psicopatia- Andrea L. e Adrian Glenn- Giovanni Fioriti Editore

Psicopatia-Steano Ciulla- Università degli Studi di Palermo-2010

 

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Lo scarto dello psicopatico e del narcisista patologico

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“Un grido mi è morto dentro, non sia sepolto né compianto,
non venga ricordato né celebrato. Persino il pianto nasce da uno slancio”. 

M.M.

La relazione sentimentale con uno psicopatico o narcisista patologico si sviluppa attraverso tre fasi: idealizzazione, svalutazione e scarto finale.

Lo psicopatico possiede, come abbiamo visto, una “maschera di sanità”che gli consente di agire indisturbato nella società e di muoversi in ogni contesto sociale, riscuotendo l’approvazione generale.

Molto frequentemente, egli mostrerà cosa si nasconda dietro la maschera di persona normale, corretta, affascinante, vincente e, sostanzialmente, sana, soltanto nei confronti di persone determinate, riversando contro di esse ogni sorta di angheria e sopruso.

Il Dott. P. Cianconi ed il Dott. H. Marietan, psichiatri esperti in psicopatia, abbracciano la corrente secondo la quale gli psicopatici sarebbero una sorta di gruppo minoritario di riserva che la razza umana ha creato per difendersi in caso di necessità estreme e straordinarie, quali guerre mondiali, disastri naturali, ossia in quelle circostanze in cui sarebbe vitale per la collettività essere guidati da soggetti insensibili alla paura e privi di freni morali. “Colui che normalmente è considerato freddo insensibile e crudele in guerra viene chiamato eroe. Gli psicopatici sarebbero parte di un gruppo di riserva dell’umanità in caso di emergenza, ma in uno stato di normalità sono assolutamente scioccanti”, sostiene Marietan .

Da quanto detto, si può immaginare quanto crudelmente lo psicopatico ed il narcisista maligno possano gestire l’ultima fase della loro rappresentazione dell’amore con il partner .

Dapprima, la preda è attirata seduttivamente con l’inganno e la falsa tenerezza, posta al centro di attenzioni vacue e scene spettacolari, viene considerata e fatta sentire una principessa o la salvatrice della triste ed irrisolta vita di questo individuo perverso. Nella fase successiva, viene gettata nel pozzo della svalutazione subdola e quasi inafferrabile e della violenza psicologica via via più manifesta.

A questo punto, vi sarà l’epilogo della farsa, lo scarto finale della vittima. Lo psicopatico ed il narcisista maligno attuano lo scarto adottando due modalità alternative: lo scarto indotto o lo scarto agito direttamente.

Chi pensa, infatti, di aver deciso autonomamente di interrompere la storia, molto spesso commette un grande errore.

Lo psicopatico ed il narcisista patologico interrompono la relazione esclusivamente nel momento in cui lo decidono anche se formalmente è il partner a chiudere.

Attanagliato dalla noia della relazione, che subentra non appena ha la percezione dell’attaccamento e della dipendenza della preda o allorché la stessa inizi a rivendicare il diritto a veder rispettate le sue esigenze emotive ed aspettative di vita, lo psicopatico chiude il sipario.

In alcuni casi, lo psicopatico e il narcisista patologico taglieranno i ponti proprio quando la relazione sembrerebbe essersi avviata a normalità; il gusto sadico di aver provato a se stessi che si può realizzare la truffa emotiva fino in fondo è irrinunciabile giacché gli conferisce l’ennesima conferma del loro potere di vita e di morte sul partner –oggetto.

La sfacciataggine di voler apparire come la parte sana e corretta della storia ed il sadismo che li contraddistinguono portano frequentemente il perverso ad adottare la strategia dello scarto indotto, fa cioè in modo di essere lasciato.

Come si fa a capire se sia stato lo psicopatico ad indurre e manipolare la vittima al fine di essere lasciato o, invece, essa ha davvero chiuso perché giunta alla consapevolezza  che sia la giusta soluzione? Dalla reazione del narcisista maligno.

Lo psicopatico, qualora venga lasciato senza che lo abbia lui stesso pianificato, non mollerà la preda, la tormenterà cercandola, ergendosi a vittima abbandonata, minaccerà il suicidio, scatenerà la rabbia furiosa, insulterà, commetterà atti persecutori, fino ad riottenere ciò che vuole: il suo oggetto, il suo burattino.

Nel caso in cui, al contrario, la chiusura sia stata preordinata ad arte, il manipolatore perverso scomparirà o si lamenterà blandamente con la vittima, salterellando allegramente qua e là tra le  prede più fresche.

Scarto indotto – La spirale di violenza psicologica, le sparizioni e le ricomparse intermittenti, il trattamento del silenzio, la freddezza, che stanno già da tempo dilaniando la vittima, trovano l’apoteosi in questo momento: i tradimenti vengono mostrati quasi apertamente, miriadi di indizi disseminati ovunque, le critiche si fanno incessanti, il sesso diventa un miraggio o assume contorni sempre più torbidi ed insostenibili. La vittima annaspa disperata, non riconosce nel volto ostile l’uomo di un tempo, non si spiega tanta crudeltà, si interroga ossessivamente su cosa abbia mai commesso per scatenare il declino di quella che all’inizio sembrava una favola. La preda non ha strumenti efficaci per spiegarsi cosa sia diventata la storia, quale sia il modo per tornare alla pace. Lo psicopatico non accetta i chiarimenti, elude le domande, rigira le frittate, di fatto si oppone e fa resistenza a qualsiasi tentativo di reale miglioramento, mente apertamente, negando anche l’evidenza.

Le umiliazioni in questa fase sono terribili anche perché la vittima, impazzita a causa del caos generato dal perverso e ormai priva di ogni certezza, avverte se stessa sull’orlo del baratro e percepisce che il partner le sta letteralmente scivolando tra le mani. Nulla sembra fermare questa corsa verso l’abisso e tuttavia la vittima si aggrappa ad ogni appiglio pur di non scivolare giù nel burrone.

Il perverso, invece, rimane imperturbabile, ridicolizza la vittima, sordo dinanzi alle grida di rabbia e paura, cieco di fronte ai movimenti sconnessi del partner, che ogni giorno perde un po’ della propria dignità, del proprio equilibrio e di ogni buon senso. Eppure, di fronte all’ennesima malvagità, scoperto l’ultimo dei tradimenti, venuta a galla l’ennesima menzogna, la preda raccoglie le forze, si ribella e va via.

Lo psicopatico è soddisfatto: ha manovrato anche questa vittima fino alla fine. Certamente, era già da tempo che si impegnava nella fase di idealizzazione con altre ed era pronto a consentire ad una di loro di scalare la gerarchia e scardinare il ruolo occupato dalla vittima uscente.

Quest’ultima, durante la fase dello scarto, può aver perso il controllo, essersi lasciata andare a telefonate incessanti, messaggi disperati, suppliche per incontrarlo, controlli sui social, pedinamenti  o manifestazioni di rabbia: tutto questo sarà strumentalizzato dal manipolatore che la diffamerà presso amici e parenti, sovente la denuncerà per stalking o molestie, con l’approvazione della nuova favorita, la quale, sedotta e trattata da principessa, guarderà adorante il suo re, tormentato da quella che appare effettivamente come una povera pazza.

Scarto agito – Altre volte, il manipolatore patologico agisce personalmente per chiudere la relazione e lo fa operando un taglio veloce e netto degno di un chirurgo. Egli semplicemente scompare. Scompare di punto in bianco anche se la sera prima sussurrava dolci parole. Lo psicopatico non dà spiegazioni vere, si rende trasparente, inaccessibile, inesistente. A volte, il perverso  blocca gli accessi al telefono, non risponde alla chiamate, passeggia ovunque con la nuova fiamma e la vittima crolla.

Quale essere umano chiuderebbe una relazione in questo modo? Sebbene egli si sia reso responsabile durante la relazione di ignobili gesti, sebbene il partner abbia perdonato, atteso, soffocato le proprie esigenze, il narcisista patologico o lo psicopatico sembrerà colui che ha ricevuto gli affronti.

Purtroppo, secondo la sua logica, la vittima non esiste davvero più, non c’è nei ricordi, non sente nostalgia, non ha sensi di colpa, non ha dubbi, non ha pietà né affetto.

Qualche volta, recitando la parte della persona perbene, può fornire false spiegazioni o può fingere di essere affranto, può allontanarsi dicendo “rimaniamo amici” al fine di assicurarsi un varco di rientro in caso gli servisse.

La vittima a questo punto è ridotta a brandelli ed ha solo macerie intorno a sé, impazzisce dal dolore e la dipendenza le trapassa le carni come filo spinato.

L’orrenda avventura con il predatore più spietato del pianeta, tuttavia, non è quasi mai terminata.

Lo psicopatico torna dalla sua vittima a distanza di tempo, torna come se nulla fosse accaduto, torna per testare il controllo ed il potere su di lei, non certo perché la desideri davvero.

Uno dei principali ostacoli che la vittima incontra nel rapporto con lo psicopatico è entrare nella sua prospettiva di ragionamento; tale difficoltà permane anche dopo che ella ha identificato il disturbo della sua personalità e questo le impedirà a lungo di rendersi totalmente inaccessibile.

La danza macabra delle fasi idealizzazione-svalutazione-scarto si ripete varie volte, ma la durata di ognuna di queste si riduce ed aumentano violenza e modalità distruttive.

Nel caso in cui la preda non abbia compreso la natura del perverso, ella ricadrà nella spirale e danzerà più e più volte con il carnefice come una marionetta disarticolata, sino ad ammalarsi o sino al momento in cui verrà definitivamente scartata da lui.

A volte è la vittima stessa a contattare lo psicopatico dopo lo scarto e ad esporsi alla sua freddezza o al riaprirsi del ballo mortale; altre volte, dopo mesi, è il manipolatore a farsi vivo con comunicazione scritte a cui seguono le inevitabili risposte della preda. Se essa resiste, allora,il predatore rinforzerà la tipologia di riaggancio, lanciando false promesse, tenerezze, fingendo, di nuovo, l’interesse iniziale. A questo punto, la preda scambierà questi gesti per amore, spererà sia intervenuto un miracoloso cambiamento e, seppur divisa tra rabbia, paura ed amore, si lancerà tra le braccia dell’aguzzino che continuerà il massacro.

La vittima di uno psicopatico rischia la salute mentale e fisica, si ammala di disturbo da stress post traumatico e incorre nel pericolo di rimanere per sempre nell’harem, ovviamente col ruolo di riserva a cui di tanto in tanto viene concessa una briciola.

Le uniche vie di salvezza sono la consapevolezza che la relazione non ha possibilità alcuna di trasformarsi in qualcosa di sano ed il blocco totale, emotivo e materiale, del predatore umano. Contatto zero.

 

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LO PSICOPATICO E LA SESSUALITA’

Come vivono il sesso gli psicopatici ed i narcisisti maligni?Lo psicopatico ed il narcisista patologico utilizzano il sesso come uno strumento…

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“E la luna vide avvicinarsi l’empio al bianco seno

il candido battito proteso alla sacrilega mano.

Guardava il mare adirato

e pareva chieder scusa a quella stella vanamente sospesa” M.M.

Come vivono il sesso gli psicopatici ed i narcisisti maligni?Lo psicopatico ed il narcisista patologico utilizzano il sesso come uno strumento. La strategia del silenzio, della svalutazione, del gaslighting sono strumenti attraverso cui il perverso ottiene il dominio sull’altro ed il sesso è da annoverare nella lista dei sistemi di manipolazione e sfruttamento. La sessualità umana è complessa e collegata alla emotività ed alla sfera psicologica. Individui come i narcisisti maligni o psicopatici presentano una affettività pressoché inesistente, una dose di distruttività elevata e la costante propensione ad interagire con l’altro considerandolo un oggetto. Viene da sé che,seppure con differenze tra un caso e l’altro, la sessualità con tali soggetti sia distruttivo; anzi, si può dire che ,mettendo in gioco il partner la propria identità,come è naturale durante un rapporto sessuale, le ferite che scaturiscono dal vivere la sessualità con i perversi sono devastanti.

Sostanzialmente, il sesso viene utilizzato, nella fase di luna di miele, come esca ed arma seduttiva. Tuttavia, molti di questi soggetti presentano una latente omosessualità o asessualità e scarso desiderio tanto che sono frequenti i casi di rifiuto o incapacità a vivere il rapporto fisico.

Inizialmente la preda, travolta dal love bombing e dall’adrenalina, vive la magia di questo rapporto, si sente molto desiderata e messa al centro delle attenzioni del manipolatore. Per tale ragione,nelle prime fasi non si rende ben conto che la ossessività del perverso nel richiedere incontri fisici in ogni momento ed in ogni luogo nasconde qualcosa di più oscuro di un soggetto innamorato ed attratto.

Lo psicopatico ama spingere il partner a vivere modalità anche insolite e la vittima accondiscende un po’ per compiacerlo un po’ perché vive tutto questo come il sintomo di un rapporto “speciale” che sta nascendo tra loro. Il problema si pone più avanti, quando la relazione da un lato inizia a frantumarsi e dall’altro i rapporti fisici non evolvono, sono fissi in posizioni,gesti,richieste sempre identiche o più degradanti. La sessualità è fantasia, è gioco che si crea in due e che non può rimanere inchiodata sempre e comunque ad una modalità standard .

Le vittime con l’andar del tempo si sentono forzate ed iniziano a sviluppare un inconscio rifiuto, vorrebbero altro ma non vengono ascoltate. Lo psicopatico pretende una intimità disinibita e libera ma priva di sentimento,priva di calore. Appare meccanico e la preda si muove tra sensazioni di tristezza e disgusto ed arriva, persino, a simulare il piacere.

Ma paradossalmente,il narcisista perverso non se ne accorge e proietta la sua fantasia di onnipotenza, specchiandosi nel presunto o reale piacere del partner,visto più come uno specchio ed una cavia che come un soggetto desiderato.

Molti di questi personaggi sono assillati dal chiedere, subito dopo un rapporto, come esso sia stato, quanti orgasmi il partner abbia avuto. La perversità relazionale viene agita in modo che la vittima ufficiale, e, più spesso, i numerosi partner non ufficiali che compongono l’harem, siano sottoposti a performance e richieste via via più squalificanti.

Inoltre, lo psicopatico ha una curiosità morbosa per i dettagli dei rapporti fisici precedenti e non è raro che la preda subisca veri e propri interrogatori circa i particolari intimi vissuti in precedenti relazioni.

Accade spesso che lo psicopatico usi un linguaggio volgare ed epiteti degradanti ed abolisca i preliminari o li renda crudi. E’ interessante notare un’altra caratteristica: la scomparsa quasi immediata del bacio appassionato, che, di per sé, è legato alla tenerezza o alla passione vera e partecipata. In realtà, il partner dello psicopatico è considerato un feticcio tra i feticci ( strumenti di penetrazione artificiali, corde, biancheria particolare).

Altro aspetto è la richiesta di avere foto sexy o di girare video durante l’incontro fisico o di praticare sesso con un terzo soggetto,tutte richieste che sviliscono la persona e la storia medesima.

Ovviamente, nei casi in cui la scelta dei soggetti fosse libera e vi fosse un consenso nulla qaestio. Invece, nella relazione disfunzionale, tale modalità viene subita più o meno inconsciamente o per compiacere il perverso o per timore dell’abbandono (timore che è sempre in agguato) o per scongiurare mutismo, critiche “ sei ridicola , ma sei frigida?” o “ vedi, non mi accontenti mai ?”, e cosi ci si trova ad accettare un approccio fisico dal quale si esce scossi, umiliati, confusi.

Dopo qualche tempo, la preda percepisce la violenza sottesa al rapporto e si sente “sporca e con l’amaro in bocca” . A questo si aggiunga che la freddezza dello psicopatico gela qualsiasi esigenza di calore della vittima; essa si sentirà depauperata, come se avesse perso qualcosa, non si sente a posto con se stessa .

Le richieste dello psicopatico e del perverso impongono una determinata tipologia di biancheria intima o prestazioni umilianti, includono spesso percosse, sono insomma orientate verso una dominazione schiavizzante.

Le prede dell’harem di serie inferiore rispetto alle favorite, vengono contattate quasi esclusivamente per l’incontro sessuale e salutate entro pochi minuti dalla conclusione del rapporto, atteggiamento questo che dimostra sia l’assenza di sentimento sia l’intento sadico di far vedere alla preda ormai dipendente quale sia il ruolo assegnatole.

Lo psicopatico,inoltre, sembra osservare, con occhi fissi, di ghiaccio, il partner durante l’amplesso, come se fosse uno spettatore esterno, quasi come se volesse studiarne i gemiti, il modo di vivere l’atto, e le reazioni quando viene umiliata.

Naturalmente, il sesso viene anche negato ad arte. La compagna ufficiale dello psicopatico e del narcisista maligno spesso assistono ad una diminuzione dei rapporti, dovranno pregare quasi il manipolatore e diverranno invisibili anche sotto questo punto di vista. Saranno oggetto di critiche sul fisico, sulla avvenenza, verranno totalmente ignorate per lunghi periodi. Di fondo lo psicopatico ed il narcisista maligno soffrono molto la noia. Se hanno deciso di avere un rapporto di facciata, nel tempo si spengono completamente, si accasciano sul divano, si disinteressano della vita familiare, sono scuri in volto, criticano di continuo e latitano dal punto di vista sessuale. Naturalmente, varcata la soglia di casa, essi,stimolati da nuove situazioni, sono ricchi di charme ed appetiti sessuali e vivono così una integrale doppiezza.

Questi individui fanno un grande ricorso alla masturbazione; nonostante abbiano una promiscuità sessuale elevata, l’autoerotismo compulsivo è molto frequente. D’altra parte, a ben vedere anche quando vivono la sessualità con un altro soggetto in realtà sono soli, avendo ridotto ad oggetto il partner.

I siti di incontro e quelli a sfondo marcatamente sessuale registrano un forte presenza di narcisisti patologici e di psicopatici, a cui piacciono sia il sesso virtuale sia la pornografia.

Le vittime, quando la storia si chiude, portano addosso i segni anche di questa forma di abuso. L’adrenalina di spingersi oltre il proprio limite che esse,all’inizio,credono di condividere con chi le ama,quando l’illusione e la maschera dell’abusante cadono e vengono allo scoperto menzogne,tradimenti,violenza ed abbandoni, si rivela un boomerang che le farà sentire prese in giro e “sporcate” .

Purtroppo ,anche nei casi in cui è proprio il corpo della vittima a dare i primi segnali di chiusura verso il carnefice, ella non lo ascolta a causa della dipendenza e soggezione emotiva e della speranza in un futuro radioso.

La vittima avrà molte difficoltà a fidarsi nuovamente di un altro partner, anche sotto questo profilo, e avvertirà a lungo un disinteresse cautelativo e, a volte, una vera ripugnanza verso il sesso.

Umiliata, sfruttata,usata come cavia umana,abusata nel corpo e nello spirito, preferirà chiudersi in una rassicurante solitudine.

Non vi è nulla di bello nel vivere la sessualità con lo psicopatico, una sessualità meccanica,depravata,fredda .

Secondo Meltzer ,la sessualità perversa si sviluppa su una struttura narcisistica. La relazione del perverso con il suo oggetto è indifferente, cioè non c’è separazione e differenza tra soggetto e oggetto sia in quanto l’oggetto non ha uno statuto proprio, non esiste per sè, sia perchè esso è affettivamente indifferente per il soggetto perverso che lo usa per i propri scopi e lo svaluta. Meltzer inoltre dilata il campo della perversione quando dice che “un individuo perverso è perverso sempre; è bloccato in questa modalità di relazione con l’altro e non si rimette mai in discussione”.
Individui del genere possono esistere soltanto “distruggendo” qualcuno: hanno bisogno di sminuire gli altri per acquisire una buona stima di sè e conquistare il potere, perchè sono avidi di ammirazione e approvazione. Non hanno nè compassione nè rispetto per il prossimo, perchè il rapporto non li coinvolge. Rispettare l’altro vuol dire considerarlo come un essere umano e riconoscere la sofferenza che gli si infligge.

L’Autore sostiene che persone che maltrattano gli altri per evitare la responsabilità dei propri conflitti interni. Lo sfruttamento di un’altra persona allo scopo di mettere il conflitto fuori di sè può essere considerato perverso, indipendentemente dal fatto che la relazione sia vissuta sul piano sessuale o no. Cohen dice che in queste relazioni l’altro viene “deumanizzato” e degradato al livello di oggetto parziale, ricettacolo della sua manipolazione onnipotente e del suo sfruttamento.Lo scopo di chi maltratta un altro è ottenerne il controllo negandone identità ed autonomia.

Racamier sostiene che il principale obiettivo dell’azione perversa è quello di calpestare la verità e di manipolare cose e persone ai propri fini.

Usando l’altro il perverso si risparmia del lavoro psichico, o meglio se ne difende, in quanto si difende dalla sofferenza che il lavoro psichico comporta, e fa pagare il conto ad altri.

Nella relazione d’oggetto narcisistico-perversa , la preda subisce un vero e proprio maltrattamento.Il perverso non può agire da solo, ha bisogno di un altro, di qualcuno cioè che entri in specifica, e non generica, relazione con lui. In questo senso la perversione è una patologia relazionale: non la si vede che nel rapporto con un altro, una vera e propria preda che il perverso soggioga e sfrutta a proprio vantaggio.
La perversione narcisistica è caratterizzata dal bisogno e dal piacere specifico di far valere sè stessi a spese di altri.

La sessualità e l’amore non appartengono al ristretto mondo dello psicopatico,perennemente insoddisfatto ed in corsa,teso a colmare, oltre ogni decenza, al di là di ogni limite, quella incapacità di sentire la vita che pulsa negli esseri umani,irrimediabilmente differenti da lui e,per questo, per lui francamente irraggiungibili .

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RITRATTO DI UN VAMPIRO

vivo nella fissità del tempo poichè da infante uccisero ogni mio anelito di vita

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Vivo nella fissità del tempo,

poiché da infante uccisero

ogni mio anelito di vita.

Vago bramoso per corridoi affollati

indossando una maschera di inattaccabile moralità.

I miei occhi si posano

su coloro nei quali percepisco la Vita.

Ne rubo l’ardore e ogni umana pulsione

perché possano scaldare quel gelo mortale

che mi ha inghiottito.

Riduco a brandelli anime vive e, deturpatele,

le lascio esangui o folli.

Sono stimato, adorato, temuto.

Per mestiere le persone si affidano a me

e io mi aggiro per le strade

cercando il plauso di un pubblico

che, istupidito e confuso dalle mie parole,

mi vede come Dio.

Suono un flauto magico a donne

di carne e sangue che rendo pazze,

schiave e adoranti.

Onnipotente, non temo nulla,

se non uno specchio che rifletta

l’assenza del mio volto

e la bruttezza del nulla,

e un bacio d’amore caldo e vivo

che mi rende furioso

perché rifuggo la vita,

la inseguo e la sfuggo

congelato in una maschera senza volto.

Dio, sì, sono un Dio condannato

ad una eterna distanza dall’umanità

nell’assordante solitudine della morte

mi fingo vivo e paralizzo ed incanto

stolte creature di ingenua bellezza

e per apparir di sembianza umana

succhio senza pietà e senza gioia

quella linfa vitale che compone

la grottesca maschera

che avvolge il mio volto

Inchiodato a metà sulla croce del mio destino immutabile

trascino l’unico braccio

sfuggito ai chiodi del nulla

e strappo baci,

e afferro carne fresca

e bevo il sangue di chi,

sapendo sorridere all’amore,

mi si avvicina e inciampa

nel legno che sorregge

l’involucro putrido

del mio essere morto.

 

 

 

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NO CONTACT è giunto il momento

Nessuna relazione al mondo potrebbe ridurre il partner nello stato di disgregazione psichica in cui lo riduce uno psicopatico o il narcisista patologico. Nessuna. Neppure il più …

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“è grazie all’illusorio orizzonte che ho imparato a distinguere  il cielo dal mare”

Nessuna relazione al mondo potrebbe ridurre il partner nello stato di disgregazione psichica in cui lo riduce uno psicopatico o il narcisista patologico. Nessuna. Neppure il più immaturo, stronzo,traditore, parassita degli esseri umani vi ridurrà in uno stato di ” de programmazione “. Alcune relazioni sono difficili o dolorose. La grande differenza sta nel fatto però che lo psicopatico trasforma. Trasforma tutto. Trasforma una storia agli esordi in una favola ideale. Trasforma te in un eroe o in una eroina .

Trasforma poi  improvvisamente  ed a volte quasi impercettibilmente la storia in una cosa incomprensibile . Presenza -assenza -presenza -assenza , programmi -abbattimento dei programmi ,lodi – insulti -lodi -insulti . Cosa accade ? Telefoni muti , accesso bloccato, silenzi o tempeste di chiamate .

Attore superbo , piange a comando , recita il sesso ,se gli serve , per negarsi il giorno dopo . Nulla sembra avere una spiegazione logica . La vittima non è più se stessa . Il suo volto cambia , lo sguardo e ‘ triste , il respiro sempre corto . Ansia , gelosia , paura , senso di inadeguatezza sono ormai i padroni assoluti delle sue giornate .

La vittima ha perso il contatto con la propria identità .In altre relazioni,ancorchè complicate, la vittima sente ancora se stessa .Nella relazione psicopatica , no, lo perde . E lo deve andare a recuperare perché lo potrebbe perdere per sempre , anche dopo essere stata scartata . La vittima non comprende il meccanismo dello psicopatico neppure dopo aver saputo del disturbo . Si chiede incessantemente “ ne sarà consapevole ? Sa di fare male ? Mi sta punendo ( quindi conto ancora ?) Bisogna che glielo dica in faccia chi è! “. È’ così deprogrammata che si augura ( senza poterlo confessare ) che il suo silenzio , che la sua nuova donna siano “ solo ” punizioni . E nulla , la vittima non sa che in lui non c’è traccia di lei , non c’è nel male come non c’era nel bene .
Non sa che lo psicopatico non riesce a star male ( ma  imita il suo malessere se ne trae utilità) ) e non sa mai stare bene ( imita la gioia o ne ha fugaci sprazzi ). La vittima è umana e non può emotivamente capire questo essere strano, noioso, depravato e crudele . La vittima non sa che deve riprogrammare se stessa , partendo dal grado zero .
La vittima non sa che dovrà sentirsi morire prima di poter tornare a vivere. È’ un fantoccio anche ora che , pur nella assenza magari di mesi e mesi di lui , continua a muoversi come se ( come se …) lui ci fosse la guardasse la pensasse e tornasse .
La vittima deve imparare di nuovo a camminare , a parlare , a sentire , a pensare .

Ogni ferita che non ci uccida e’ una ferita che può guarire . Non esistono ferite che non guariscano , che non si rimarginino per quanto estese siano le cicatrici che lasciano .
Solo in due casi una ferita non guarisce : quando essa ci toglie la vita e quando continuiamo a permettere a qualcuno , anche a noi stessi , di infilarci dentro il coltello tanto da farla sanguinare costantemente .

A volte capire il modo di ragionare ed agire delle persone anaffettive , narcisiste perverse o psicopatiche e’ davvero complicato. E’ complicato perché è totalmente diverso dal nostro . Una persona egoista o immatura o con un altro disturbo di personalità può far molto male ma siamo in grado di decifrare il suo comportamento ed è più facile iniziare e portare a termine l’elaborazione della fine . La persona totalmente anaffettiva o psicopatica  invece non la si comprende . Spesso nella fase iniziale si presenta bene , in modo assai carino tuttavia a poco a poco muta ed assume comportamenti via via più ignobili . Se si tenta di allontanarlo a causa di atteggiamenti deprecabili compie di nuovo gesti simili al vecchio agire , quello buono , quello normale . A tratti il volto e’ quello di un mostro a tratti invece torna il volto amato che piange promette sorride .Sembra quasi di avere a che fare con due persone diverse . Sa sparire come se il nulla lo inghiottisse anche se poco prima ci guardava con interesse e tenerezza . Sa tornare con gli occhi bassi che implorano perdono .

Ci arrovelliamo per la follia di chi si infila e si sfila dalla nostra esistenza come se fossimo dei calzini , rimaniamo increduli davanti al caos che genera ed inseguiamo con domande chi risposte vere non darà mai .

Questo essere e’ un mistero anche per se stesso e francamente dovremmo rinunciare a capirlo . Bloccate questo dott. Kekyll e mister Hyde da strapazzo .
Egli recita , recita , recita per ristabilire il possesso del giocattolo : non lasciategli la soddisfazione di salire sul palcoscenico . Chiudete il teatro ovvero bloccate gli accessi alla vostra persona ed al vostro cellulare .
Ciò che dovremmo sempre tenere a mente e’ chi siamo , cosa amavamo , cosa vorremmo diventare . Una persona deve portare gioia non dolore , deve arricchirci non farci a fette , deve rispettarci non prendersi gioco di noi . Non lo può fare mai , nemmeno una volta . E certe persone lo hanno fatto invece sin dalla prima volta in cui si sono avvicinate e ci hanno sorriso .
A loro lasciamo un solo privilegio , quello di vedere le nostre spalle che si allontanano e non per dispetto o per dimostrare forza. A loro non dobbiamo dimostrare nulla , chiedere nulla. A noi si invece , a noi dobbiamo dimostrare tutto , chiedere alla vita tutto il meglio.

E loro al concetto di meglio non si avvicinano affatto .

L’unica via percorribile è il contattozero il NO CONTACT .

Brave  tutte quelle persone che hanno da poche ore o da pochi giorni iniziato il NO CONTACT . Brave  tutte quelle persone che lo hanno attuato da un po ‘ di più ed ancora stanno molto male. Questa parte del percorso e’ la più dolorosa . È’ dilaniante . È’ ingiusta.

State dismettendo le vesti della vittima , vi state spogliando di quell’abito di false gemme che avete per molto tempo pensato fosse un abito lucente. Avete vissuto una illusione ed accettarlo spezza in due . Avete trascorso ore a sognare , giornate intere ad aspettare un cenno che a volte arrivava ed a volte non arrivava . Avete temuto di non vederlo più ed invece era tornato . Allora di nuovo avete sperato ed indossato quell’abito ornato di fili dorati . Non sapevate allora che fosse un abito sacrificale . Non sapevate che dietro ogni suo sorriso o lacrima , carezza e bacio , promessa e lusinga vi fosse nient’altro che una ben congegnata strategia . Non sapevate che il vostro stesso fulgido abito era indossato da un’altra donna sognante o da un uomo reso marionetta .
Avete amato chi non esiste .
Avete aspettato chi non arriverà mai .
Avete sofferto e vi siete impegnati per non ricevere nulla .
Ogni lacrima scesa sul vostro viso ed ingoiata a forza e’ stata non vista , non considerata e spesso , anzi , derisa .
Ora è’ tempo di lasciar andare . È’ tempo di seppellire la sua immagine .
Ora è tempo di dare al burattinaio crudele il saluto definitivo .
Ora è giunto il momento di salutare il volto buono che si e’ rivelato null’altro che una maschera . Una maschera che conteneva il sorriso amato , lo sguardo amato .

Dismettete dunque l’abito della vittima , salutate il sogno , accettate il suo vero volto , deformato dall’invidia ,dalla rabbia,dalla depravazione , dalla menzogna e dalla vacuità .
Ed a testa alta , nude e deluse ma tuttavia vive ,riprendetevi il vostro posto nel mondo .

 

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IL COSTO DEL DOLORE

La gelosia ossessiva non è amore, l’insulto e le critiche sprezzanti e ripetute nel tempo non sono amore,i tradimenti seriali non sono amore ma sono tutti comportamenti riconducibili alla violenza relazionale e spesso…

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La gelosia ossessiva non è amore, l’insulto e le critiche sprezzanti e ripetute nel tempo non sono amore,i tradimenti seriali non sono amore ma sono tutti comportamenti riconducibili alla violenza relazionale e spesso sono preludio di quella fisica. I “ti amo” gettati là e contradetti dal contesto in cui le parti si muovono o dal comportamento concreto sono ami con cui soggetti immaturi o disturbati cattureranno persone alla ricerca disperata di un amore da film romantico o persone che hanno una bramosia di essere amate a tutti i costi.Ma anche in una relazione apparentemente sana , i segnali di un abuso non possono essere ignorati perchè sopportare ciò che non deve essere sopportato permette sempre un inasprimento degli abusi stessi.

La tolleranza deve essere pari a zero. Le modalità disunzionali non possono essere nè tollerate nè agite in modo compartecipe . Ogni persona può e deve scegliere di salvaguardare la propria dignità ed i propri confini psichici,emotivi e fisici.

Chi si ritiene incapace di porre fine alla relazione o non riesce ad accettare la chiusura della stessa inseguendo o rimpiangendo il proprio partner, magari aggressivo o semplicemente assente, deve cercare di chiedere aiuto e iniziare un percorso personale di recupero della propria identità. Non si può attendere chi non tornerà .Non si può amare chi ci fa del male .

La relazione con un soggetto violento o con uno psicopatico provoca sofferenza emotiva,psichica,morale ed a volte fisica.Lo stato di dipendenza e soggezione in cui le vittime cadono, comporta una sostanziale incoscienza circa gli abusi subiti,almeno in un primo tempo,un primo tempo che,come sappiamo, a volte dura anni. Nella maggior parte dei casi,la relazione,ad un cero punto, esplode in manifestazioni palesemente violente e distruttive, tuttavia,la vittima, stanca, destabilizzata,colpevolizzata,isolata, non riesce a sottrarsi velocemente,continuando a subire colpi alla propria identità e persona via via più forti. Quando, finalmente,riesce ad interrompere il rapporto ( o a dar corso alle prime interruzioni da cui sovente torna indietro nella speranza vana di un promesso miglioramento) dinanzi a sé,la persona abusata, ha un quadro desolante di macerie e ferite:sono i danni provocati dallo psicopatico. Lo psicopatico o il narcisista patologico viola principi umani universali che la legge e la nostra Costituzione tutelano e proteggono: l’articolo 32 sancisce :”la Repubblica tutela il diritto alla salute come fondamentale diritto dell’individuo”. Il diritto citato è l’unico che la Costituzione italiana qualifica come “inviolabile”. Esso si sostanzia nel diritto all’integrità fisica e psichica tanto che la legge dello Stato,uniformandosi a tale principio, punisce coloro i quali agiscono in modo da ledere tale dirittto e prevede la risarcibilità dei danni subiti dalla vittima.Sia nel caso in cui si denunci il soggetto abusante per reati, quali la violenza privata,la violenza sessuale,gli atti persecutori,sia nel caso in cui ,in sede civile,si agisca per ottenere la separazione o il divorzio, oppure allorchè si decida di rivolgersi ad un Tribunale per vedere riconosciuti i propri diritti violati, dobbiamo sapere che la legge italiana e la giurisprudenza riconoscono quattro tipologie di danno da cui discende il diritto ad ottenere la condanna dell’autore a pagare somme di denaro :1) il danno patrimoniale 2) il danno biologico 3) il danno morale 4) il danno esistenziale. Lo psicopatico,è bene saperlo, ne provoca sempre almeno uno,spesso tutti. Oggi, quasi sempre,tuttavia, rimane totalmente impunito.Le vittime denunciano soltanto nei casi più gravi , spesso non riescono a costruire quadri probatori convincenti poiché in parte mal diretti dai legali,in parte a causa della difficoltà riscontrata nel raccogliere le prove di una violenza e di un conseguente danno “invisibili”,in parte per la scarsa conoscenza del fenomeno da parte dei Tribunali. Quante vittime subiscono un danno patrimoniale dalla storia con un soggetto abusante o psicopatico ? E’ probabile che la violenza fisica o psichica,abbia conseguenze patrimoniali,quali esborsi per cure mediche oppure possa comportare riflessi negativi sulla capacità di produrre reddito. Ritengo che vi sia un’alta percentuale di persone che , a causa degli abusi subiti, abbia dovuto sostenere spese per farmaci e/o terapie ed abbia, durante il corso della relazione malata,visto diminuire la propria concentrazione e capacità nel lavoro con conseguenze negative nel guadagno e nella buona riuscita dell’attività. Tutto questo,ove adeguatamente provato,comporta il diritto ad un risarcimento.Ed ancora, quante vittime hanno subito un danno biologico,alla salute,che ha comportato l’insorgere di patologie fisiche e/o psichiche in seguito alla violenza fisica e morale agita dallo psicopatico? L’insorgere di malattie psicosomatiche,gastriti,coliti,amenorrea,emicranie,malattie cardiovascolari. Il danno fisico ,ma anche il danno psichico, è una conseguenza tipica della violenza psicologica e di un evento traumatico.Accertata la patologia da parte di un medico-legale ( si ricordi che vi sono gli psicologi forensi) si può ottenersi il giusto risarcimento. Parliamo,poi,del danno esistenziale che ,si badi bene, è stato riconosciuto anche nell’ambito dei rapporti familiari tra partner e tra genitore-figlio. Il danno esistenziale si verifica allorchè il soggetto abusato subisca,a causa delle aggressioni ,un cambiamento negativo e duraturo del proprio stile di vita,una perdita di chances.uno sconvolgimento non transitorio stabile delle proprie abitudini , del modus di avere relazioni interpersonali,una alterazione definitiva a livello comportamentale.In ultimo,il danno morale qualificato quale patimento,dolore di durata transitoria ( e non stabile come il danno psichico-biologico),che si sostanzia quale conseguenza ad un evento lesivo che possiamo individuare tranquillamente nella violenza morale e fisica e negli abusi quotidiani di denigrazione,tradimento,silenzi,insulti. Il danno morale vine chiamato,infatti, “pretium doloris” il costo del dolore.

QUANDO C’E’ VIOLENZA CARNALE?

Meritevole di esame, a mio avviso, è il delicato e grave argomento della violenza sessuale e degli elementi che ne integrano gli estremi. Le modalità violente dello psicopatico,lo schema ricattatorio e dominatore della sua personalità ,l’uso dell’induzione subdola,la considerazione del sesso quale strumento di potere fanno sì che gli abusi agiti entrino anche nella sfera sessuale. La violenza sessuale dal 1996 è considerato reato contro la persona (sino ad allora,ahimè,era solo un reato contro la morale) .Disciplinato dagli art.. 609 bis ess. del codice penale , è punito con una pena che va dai 5 ai 10 anni di reclusione.La violenza sessuale non scatta solo quando la vittima, con uso delle armi o della forza che immobilizza ,viene costretta a subire un rapporto intimo.Innazitutto, perchè vi sia violenza carnale non deve esserci necessariamente un rapporto intimo ma tutti gli atti che siano riconducibili alla sfera sessuale, non solo nelle parti genitali ma nelle c.d. parti erogene,possono costituire elementi del reato . Per la Corte di Cassazione integrano il reato : “una toccatina veloce ed insidiosa” (Cass. 22840/07) accarezzare la schiena fin sotto l’ascella contro il volere del soggetto passivo” (Cass. 4538/08) “bacio sulle labbra “ (Cass. 124257/07) . Il consenso al rapporto o agli atti sessuali, secondo l’accezione su esposta,deve essere pacifico e non deve subire interruzioni .Pertanto, può accadere che un soggetto sia d’accordo in un primo momento,ma ci ripensi successivamente e manifesti il suo dissenso: Il reato di violenza sessuale si verifica anche tra le mura domestiche.La Corte di Cassazione ha stabilito che può sussistere violenza sessuale anche nel caso in cui la moglie rifiuti silenziosamente il rapporto per evitare scenate. La Cassazione nel 2015 ( sentenza n. 42993) ha stabilito la sussistenza della violenza carnale anche nelle ipotesi in cui la donna,a fronte di pregresse intimidazioni di natura psicologica, si trova in uno stato di soggezione mentale e disagio ed accetti le avances del partner. Gli ermellini, sempre nel 2015,hanno ravvisato reato di violenza carnale laddove anche vi sia stato un RIFIUTO IMPLICITO al rapporto derivante dalla conflittualità della coppia causata da mortificazioni,insulti,prevaricazioni morali,ritenendo che ,per valutare la commissione del reato ,debba guardarsi non solo al momento di consumazione dell’atto ma al contesto generale pregresso e complessivo dei maltrattamenti anche morali agiti. Direi che questa è una vittoria delle vittime ed un invito a riflettere .

La persona umana ha l’irrinunciabile diritto a veder trattare  il proprio corpo , la propria mente e la propria emotività con rispetto assoluti. La ripetizione seriale e sistematica di atti che sono diretti a colpire uno o tutti e tre gli aspetti deve farci reagire e deve comportare una conseguenza nella vita degli abusanti , anche solo quale pretium doloris .

Avv. Marina Marconato

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SI APRA IL SIPARIO: LA SEDUZIONE DEL MANIPOLATORE PERVERSO

L’inizio della storia con un narcisista perverso corrisponde, ad insaputa della preda designata,all’inizio di una rappresentazione teatrale. Uno dei predatori più efficienti del pianeta ha posato gli occhi …

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“La rese cieca perché camminasse sui fili della     ragnatela pensando

fosse un manto erboso. Nelle sue fauci cadde, vinta da mortale abbraccio” M.M.

L’inizio della storia con un narcisista perverso corrisponde, ad insaputa della preda designata,all’inizio di una rappresentazione teatrale. Uno dei predatori più efficienti del pianeta ha posato gli occhi sulla sua nuova vittima e, da questo momento sino al tragico epilogo, si muoverà nella vita del partner come se si trovasse sul palcoscenico.

Nella strategia del manipolatore narcisista l’altro non deve essere distrutto subito ma deve essere sottomesso pian piano attraverso una lenta ma inesorabile deprogrammazione della sua identità affinché sia reso immobile e possa venir esercitato su di lui il controllo ed il potere. Questa prima fase, descritta da Paul-Claude Racamier come “decervelage” (decervelaggio) può durare mesi o anche anni. Si costruisce all’inizio attraverso il processo seduttivo e mira alla perdita dell’autonomia decisionale e dell’autostima. Il condizionamento generalmente non è visibile all’esterno della coppia e le allusioni destabilizzanti sono intrise di sottintesi e linguaggi in codice non comprensibili a chi non conosce il contesto. Al contrario, la vittima all’esterno può addirittura apparire come scontrosa, isterica ed ossessiva.

Dopo un tempo, che abbiamo detto essere variabile, quando il partner risulterà ormai fiaccato ed indebolito e la sua specificità di essere umano sarà stata erosa, il narcisista perverso riverserà la violenza in modo palese. Alla fine, ridotto a burattino esangue e privo di vita emotiva e psichica sufficiente a nutrirlo, esso verrà scartato, come fosse un oggetto logoro ed inutilizzabile.

Questo ciclo mortale avviene secondo modalità e schemi sostanzialmente identici ed è destinato a ripetersi con ognuna delle vittime.

Il sipario della rappresentazione dell’amore si apre con la fase della seduzione.

Tutti noi esseri umani, nei primi momenti di un rapporto, desideriamo mostrarci attraenti e presentiamo all’altro il nostro lato migliore; tuttavia, rimaniamo sostanzialmente autentici.

Il narcisista perverso o lo psicopatico seducono ingannando l’altro, infatti il suo scopo non è quello di amarlo ma quello di intrappolarlo con attenzioni, parole e gesti che fanno presagire un futuro molto bello. La seduzione basata sull’inganno e sulla menzogna è manipolazione. Il narcisista indossa la sua maschera di fascino e carisma ed è capace di creare nell’altro adrenalina. Lo psicopatico ed il narcisista maligno sono attori perfetti, non appaiono esagerati o affettati, non si notano nei primi momenti stonature particolari, così come sostiene Hervey Cleckley, uno dei massimi studiosi di psicopatia, nel celebre libro “the Mask of Sanity”.

Cleckley ritiene che la loro loquacità, il fascino superficiale, così come la loro straordinaria capacità di mentire, li rendano lupi travestiti da pecore, “il più delle volte lo psicopatico sembrerà gradevole e farà un impressione positiva già dal primo incontro. Aperto ed accogliente, è facile parlare con lui. Né, d’altra parte, sembra porsi in modo artificioso, come se nascondesse qualcosa o come qualcuno che sta cercando di ottenere simpatia per uno scopo nascosto”.

Seppure la preda avverte un’insolita tensione quando è in sua presenza o un disagio non ben identificato, tuttavia, rinnega le proprie sensazioni che non appaiono confortate da nulla di concreto. Essa non sa che questa storia che appare intensa ed appassionata diventerà una discesa verso l’inferno. Il narcisista perverso è affabile, ottimo conversatore, manifesta un interesse grande sia per l’aspetto esteriore che per quello interiore della preda e la pone apparentemente al centro della propria vita. Il perverso narcisista impone il proprio carisma per trattenere l’altro, per intrappolarlo nel labirinto di una relazione malata in cui il partner è trasformato in un oggetto, è cosificato e reso dipendente. In seguito, pur dilaniato da crescenti dubbi, si troverà al centro del labirinto e non troverà via d’uscita.

Il messaggio non detto del narcisista patologico è “io non ti amo”ma viene nascosto perché l’altro non se ne vada. Il partner deve rimanere immobile per venire frustrato in permanenza, bisogna anche impedirgli di pensare perché non si renda conto del processo. Solo l’eccessiva tolleranza da parte del partner rende possibile tale processo” sostiene Marie-France Hirigoyen nel libro “molestie morali”.

Le tecniche del manipolatore perverso si adattano alla specificità della preda, incarnando tutto quello che essa ha sempre desiderato, persino inconsapevolmente desiderato, creando l’illusione di un connubio perfetto. Se la vittima per sentirsi amata deve sentirsi necessaria, se ha doti di salvatrice, allora il narcisista perverso parlerà della sua infanzia difficile e lei sarà invasa dalla commozione e dalla tenerezza. Salvare da se stesso la persona amata, che si affida a lei come un bambino, fa sorgere in molti una capacità di tolleranza enorme. Il manipolatore relazionale sa usare bene questo delicato tasto e si ergerà a vittima ogni volta in cui servirà per farsi perdonare qualche malefatta o per richiedere tempo per decisioni di vita che non arriveranno mai. E via via che la maschera di essere indifeso, depresso e bisognoso, andrà incrinandosi a causa dei primi atteggiamenti sbagliati ed insani, la vittima inizierà a scusarlo ed a prodigarsi ancor di più allo scopo di insegnare, educare, guarire colui che, a suo giudizio, ama ma ama male. Se la vittima manifesterà, invece, l’intima esigenza emotiva di avere accanto una figura paterna e rassicurante, il predatore si mostrerà affidabile, forte, vincente e pieno di indicazioni, ergendosi a punto di riferimento. In questa recita, ovviamente, le adulazioni, l’idealizzazione, le false premure, il desiderio sessuale manifestato di continuo creeranno nella vittima le basi della sua dipendenza affettiva. Il partner non ha compreso che tutto l’andamento della relazione era già prefissato e non si rende conto ancora che il narcisista perverso controlla ogni aspetto della storia e della esistenza della vittima. La relazione prosegue con i tempi decisi dal manipolatore. Egli controlla e pianifica orari, luoghi, abiti, atteggiamenti e decide quali persone la coppia deve frequentare, decide se la storia deve essere clandestina oppure se si deve metter su famiglia, decide quando avere un figlio insieme, quali amici invitare, e come la partner deve vestire, parlare, pensare e comportarsi nella sessualità.

IL SESSO

La sessualità umana è complessa ed integrata con la parte psicologica ed emotiva e, per tal ragione, è sconosciuta allo psicopatico e al narcisista perverso nella sua forma più autentica. Lo psicopatico ed il narcisista patologico vivono una sessualità impersonale, meccanica, in cui vengono riprodotti sguardi, parole e movimenti imitati e recitati. L’atto sessuale viene vissuto allo scopo di avere un riflesso di potere e controllo sull’altro e perché il partner restituisca al manipolatore una sua immagine di amante grandioso e potente. Tuttavia, a lungo andare, il soggetto percepirà una meccanicità ed una cosificazione spaventose, “il partner è feticizzato, diventa strumento delle sue fantasie perverse, è reso un oggetto” come sostiene Isabelle Nazare-Aga nel librola manipolazione affettiva”. Inizialmente, vi è un bombardamento di desiderio da parte del perverso che fa sentire la vittima attraente e sensuale ma, col trascorrere del tempo, il partner si sentirà quasi una cavia, verrà sottoposto ad atti sessuali tesi ad umiliare e dominare; il rapporto sarà scarno, veloce e depravato ed il sesso verrà concesso e, in alcuni periodi, negato, a scopo punitivo. Nella fase successiva a quella della seduzione, la sessualità sarà uno dei terreni per svilire la vittima costringendola a modalità degradanti o ferendola nella autostima con critiche sul suo aspetto fisico o sulla presunta frigidità o pudicizia o, al contrario, imputandole più o meno palesemente una presunta lascivia.

In realtà, gli psicopatici ed i narcisisti patologici ostentano una capacità sessuale spesso indotta, soprattutto in età adulta, con sistemi potenzianti (viagra o simili) e si dedicano compulsivamente alla pornografia, oltre che ad accumulare in modo seriale avventure a sfondo sessuale.

La vittima del narcisista maligno e dello psicopatico si aggrapperà al ricordo dell’illusoria fase iniziale, ed a lungo le note di questa melodia incantatrice risuoneranno in lei, impedendole di fuggire, di sottrarsi al flauto magico di un prestigiatore senza anima.

Terminata la fase della seduzione, il perverso cambia maschera, chiude il primo atto della sua recita e, con la vittima al centro palcoscenico che lo guarda ipnotizzata, attendendo di entrare nel mondo dei sogni che lui le ha fatto illusoriamente intravedere, aprirà il secondo atto: la discesa verso l’abisso.

  • La manipolazione affettiva –Isabelle Nazare –Aga
  • Molestie morali –Marie France Hirigoyen
  • TheMask of Sanity – Hervey Cleckley

 

 

 

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VITTIME E TRIBUNALI

In Italia ,le donne vittime di abuso durante il corso della loro vita,secondo le più recenti statistiche, sarebbero circa 6 milioni,un numero allarmante che è,purtroppo, in costante crescita…

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In Italia ,le donne vittime di abuso durante il corso della loro vita,secondo le più recenti statistiche, sarebbero circa 6 milioni,un numero allarmante che è,purtroppo, in costante crescita.Si registra,peraltro, un progressivo aumento degli omicidi in ambito familiare ed, in generale, un inasprimento delle condotte degli abusanti,che adottano modalità sempre più violente.Il 12% dei casi di stalking si traforma in omicidio ed il 71% delle vittime subisce violenza e minacce,che nel 50% dei casi si traduce in lesioni personali.

Ciò che ,tuttavia,l’ordinamento giuridico, i giudici e,prima di essi, la società ed,anzi,le vittime stesse non hanno recepito pienamente è che l’esplosione della violenza fisica non è altro che l’evoluzione delle modalità di distruzione posta in essere dai soggetti abusanti.

La violenza morale,sovente preludio di quella fisica, è punita dalla legge e dà diritto a forme di tutela e di risarcimento.Tuttavia ,vi è una difficoltà evidente ad identificarne i contorni prima di tutto da parte della vittima e conseguentemente da parte della legge. La condotta di colui che denigra con frasi sprezzanti e sorriso ambiguo,i silenzi, le prevaricazioni intervallati da momenti di tenerezza artatamente concepiti,i tradimenti multipli,le fughe e i ritorni ciclici,la colpevolizzazione ed il vittimismo teso a giustificare comportamenti che altrimenti non tollereremmo ,costituiscono violenza morale e come tale rappresentano una lesione ,oltre che alla nostra salute psichica e fisica,ai nostri diritti civili,che la legge e, prima di essa, la Costituzione, tutela.Ciò che rende identificabile la violenza è il disegno preordinato dell’autore che si concretizza non in atti isolati e sporadici,bensì in una modalità rigida che via via aumenta il livello di estrinsecazione.Il singolo gesto ,preso da solo,poco significherebbe ma acquista rilievo ,sanzionabile nella sua recidività.L’ordinamento giuridico è posto al di fuori dell’intimità della coppia o della famiglia ed interviene solo in casi estremi o se viene adeguatamente sollecitato.Tuttavia, le vittime,confuse dall’andamento altalenante ed ambiguo dell’abusante psicopatico,tendono non solo a non reagire ma anzitutto a non riconoscere l’abuso medesimo per molto tempo. La violenza morale è insidiosa ed imprigiona ,rendendo la persona incapace di reagire, nonostante ,precedentemente all’esperienza con l’aggressore ,fosse determinata ed equilibrata. Riconoscere nel partner un aggressore è assolutamente complicato.La psicopatia ed il narcisismo perverso ,che caratterizzano gran parte degli autori di violenza morale e fisica, è un argomento quasi sconosciuto.I sentimenti nutriti per l’abusanate,lo stato di prostrazione psichica in cui egli riduce le vittime e la mancata conoscenza del fenomeno ,sono tra le cause di incapacità di autotutela. Si pensi che sino al 1996 il reato di violenza sessuale era considerato dal diritto un reato contro la morale e non contro la persona:ciò aiuta a comprendere come vi sia un substrato culturale di tolleranza e minimizzazione della violenza familiare che solo in tempi recenti ha iniziato a mutare direzione.Non esiste nel nostro Paese una norma specifica che riconosca e punisca tali abusi; tuttavia ,va detto che la violenza morale viene punita e nelle cause di separazione ,essa è motivo di addebito; inoltre,nei casi più gravi può comportare la perdita della potestà genitoriale,se adeguatamente provata.Il comportamento dell’ex coniuge che non collabora ma anzi usa la prole per “punire” l’altro genitore,che ha un atteggiamento destabilizzante, può portare ad ottenere l’affidamento esclusivo dei minori,che oggi, è di solito,condiviso.Il problema rimane il quadro probatorio.Il problema rimane il ricatto e la minaccia che molte vittime subiscono nel caso in cui abbiano con il partner interessi economici,figli ecc..:le vittime hanno paura ,quando comprendono chi sia il partner ,hanno paura di ritorsioni e non sanno come difendersi .Per questo ritengo sia importante segnalare che ,in qualsiasi relazione con uno psicopatico,non appena si comprende la situazione e si decida di interrompere il rapporto,è necessario costruire una fuga sicura.Lo psicopatico tornerà o tormenterà, userà i figli, non restituirà denaro, si approprierà delle società in comune e,molto spesso,diventerà uno stalker.Come uscirne? Raccogliendo prove prima della fuga,stampando sms,mail,registrando conversazioni ,annotando episodi, individuando testimoni,blindando i beni . Lo psicopatico ritiene di poter fare alla vittima ciò che crede,si ritiene al di sopra della legge e considera la vittima debole e manipolabile.Nelle cause di separazione ed anche a conclusione delle stesse,diverrà perncioso nelle modalità di visita ai figli o indifferente ,scomparendo e riapparendo a suo piacimento.Per tali ragioni,le vittime dovranno rapportarsi con l’ex partner sempre per iscritto,non dovranno cedere alle provocazioni,preferibilmente dovrebbero interagire tramite un intermediario e,meglio,un legale. Egli ha bisogno di mantenere la maschera davanti al mondo e di fronte ad una posizione ferma del partner che ha raccolto prove sufficienti ad inchiodarlo, raramente varcherà il limite.

I Tribunali ,non essendo tipizzato il fenomeno, hanno,inoltre, necessità che il percorso di violenza morale venga ben delineato e provato. E’ necessario che l’informazione sia estesa e che le vittime possano, quando sono pronte ad allontanarsi dal carnefice,essere supportate psicologicamente e difese a livello legale da chi comprende il fenomeno, anche al fine di poter tutelare in modo appropriato gli eventuali figli.L’ordinamento giuridico prevede misure cautelariad hoc per gli abusi ed i maltrattamenti familiari (dal c.d obbligo di allontanamento dalla casa familiare ex art. 282 bis cpc, all’ordine di protezione contro gli abusi familiari ex art. 342 bis e 342 ter c.c., con cui si proteggono le vittime anche sotto il profilo economico). Un legale competente del settore specifico aiuterà ad apprestare una difesa tipica di questo genere di situazioni, che oserei definire anomale,in modo da colmare un vuoto legislativo. Lo psicopatico durante la relazione ,commette molti reati,dalla minaccia,alla violenza ,all’ingiuria e viola ,fra gli altri,uno dei principi cardine del nostro ordinamento :il neminem ledere ,da cui discende il diritto al risarcimento dei danni subiti.Le vittime ,defraudate emotivamente,a volte economicamente, sviluppano patologie connesse all’abuso subito, quali ansia,depressione,coliti,amenorrea, che ,ove provato il nesso causale,comportano il diritto al risarcimento.Lo psicopatico alla fine della relazione spesso continua a commettere reati. Difatti, se è vero che gli stalker non sono tutti psicopatici,è vero che un gran numero di psicopatici diviene uno stalker . Sebbene,inoltre ,la violenza in seno alla famiglia non sia prerogativa esclusivamente maschile,va detto che circa il 75% delle vittime è di sesso femminile,percentuale che sale addirittura al 90% in relazione al reato di atti persecutori di cui all’art. 612 bis c.p.,il cd Stalking. Introdotto con la Legge n.38/2009 e successivamente modificato nel 2013, il reato di stalking  è punito con la reclusione da sei mesi a 5 anni ed è perseguibile a querela della persona offesa. Ma chi è lo stalker? Ne proveremo a tracciare l’identikit , anche attraverso i dati raccolti nelle Procure e nei Tribunali, nonché nei profili delineati dagli psichiatri. Lo stalker ,almeno nel nostro Paese, nel 90% dei casi, è un uomo,la cui età si aggira tra i 40 ed i 50 anni,di classe media,affetto da un disturbo di personalità che, in ogni caso,nella maggior parte delle vicende, non gli impedisce di avere una vita professionale,sociale e sentimentale “nella norma” .Insomma lo stalker è una persona malata (bordeline o psicopatica,in genere) ma ,molto spesso,perfettamente mimetizzata in ambito sociale e, quindi, scarsamente riconoscibile .Il termine stalking deriva dal mondo venatorio ed indica “l’inseguire una preda”,espressione che ben evidenzia la cosificazione che l’agente fa della persona perseguitata, cui non viene riconosciuto il diritto di determinarsi in autonomia .Il 75% degli stalkerha,difatti, avuto una relazione sentimentale con la vittima,l’interruzione della quale fa scattare l’inseguimento e gli atti persecutori.E’ importante comprendere che integrano gli estremi del reato ,oltre agli appostamenti ed inseguimenti, tutti quegli atti finalizzati a limitare la libertà di scelta ,di determinazione, di privacy della persona cui sono diretti, tali da comportare l’insorgere di ansia e patologie connesse,modificazioni alla propria vita (quali cambiare strada di percorrenza,luoghi di frequentazione ecc.).La condotta punita è l’insieme reiterato di tali atti, tra cui vanno annoverati sms,telefonate,contatti sui social ecc..

Come abbiamo evidenziato, il 12 % dei casi di stalking si trasforma in omicidi ed il 71% alla condotta tipica di pedinamenti,appostamenti,telefonate , aggiunge l’esplosione della violenza e delle minacce.Ciò significa che 7 vittime su 10 non subiranno soltanto l’atteggiamento invasivo del soggetto ma anche la violenza diretta che, nel 50% circa delle vittime ,si tradurrà in lesioni personali.L’esame dei dati ci conduce ad una conseguenza :lo stalker colpirà fisicamente 6 vittime su 10 . E’ importante rilevare che solo il 12 % degli stalker denunciati vengono assolti e che ampia è anche la percentuale di vittime che ottiene il risarcimento del danno : bisogna non subire ma denunciare gli autori .E’ fondamentale estendere la conoscenza del fenomeno al fine di rendere consapevoli le vittime di essere tali e di fornire loro il supporto psicologico,legale e di protezione affinchè, iniziato il  CONTATTO ZERO ,inizi,ove necessario, pure la battaglia nelle Procure e nei Tribunali a difesa e riconoscimento dei propri diritti e di quelli dei minori eventualmente coinvolti in modo che finalmente giustizia sia loro resa.

Avv. Marina Marconato

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