Lo psicopatico e il narcisista maligno-misure di protezione legale in famiglia

Lo psicopatico, il narcisista maligno o patologico, in generale il soggetto disturbato, violento e distruttivo, per l’innata esigenza di dominare e distruggere anche le persone di famiglia o con le quali hanno avuto dei figli,commette assai frequentemente reati ed illeciti dai quali

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Il cuore sanguinante rende invincibili.

Stia attento il carnefice

perché troverà la sua vittima ad attenderlo

M.M.

Lo psicopatico, il narcisista maligno o patologico, in generale il soggetto disturbato, violento e distruttivo, per l’innata esigenza di dominare e  distruggere anche le persone di famiglia o con le quali hanno avuto dei figli,commette assai frequentemente reati ed illeciti dai quali ci si vede costretti a difendere se stessi e, qualora vi fossero, i propri figli.

Quante possibilità hai dato al soggetto che hai accanto? Quante volte le tue speranze sono state tradite e la violenza psicologica è, anzi , aumentata? Se sei stata ripetutamente tradita, lasciata pressoché  sola in gravidanza, se le svalutazioni ed i silenzi hanno costituito gran parte della relazione, se si è sottratto ad ogni responsabilità verso la sofferenza che ti procurava, verso gli impegni assunti, qualora tu rimanga a disposizione per i figli, stai sbagliando. Cosa, infatti, ti fa credere che saprà assumersi la più grande delle responsabilità nella vita di un essere umano, cioè quella di essere genitore? Se lo psicopatico o narcisista maligno ha abusato di te, abuserà, almeno psicologicamente, anche dei tuoi figli, che vanno protetti. Lo psicopatico ed il narcisista maligno hanno rapporti fondati solo sul possesso ed il controllo, la manipolazione e la rabbia, il ricatto ( “se non fai ciò che dico ti abbandono e smetto di “amarti”) e stai pur certa che queste modalità verranno poste in essere anche verso i figli.

Di recente configurazione, il concetto di mobbing, utilizzato nel diritto del lavoro, e’ stato trasposto all’ambito familiare. Per mobbing familiare si deve intendere la concomitanza di una serie di comportamenti (alcuni dei quali potrebbero avere autonoma rilevanza penale) che vengono ripetuti costantemente in danno del partner. Tali comportamenti si concretizzano una serie di vere e proprie vessazioni, soprattutto di tipo psicologico, che portano il soggetto destinatario a subire una svalutazione della propria personalità, ad annullare la propria autostima al punto di venirsi a trovare in una posizione di totale sottomissione davanti al mobber (il partner che pone in essere tali comportamenti). Così, ad esempio, dai semplici apprezzamenti negativi sulle capacità di gestione del menage familiare, si passa alla costante denigrazione dell’aspetto fisico, delle capacità del coniuge, alla sistematica demolizione dell’integrità della personalità mediante l’insulto, il rifiuto di ogni apprezzamento e via dicendo. Oltre la descrizione delle condotte, per definire la sussistenza di una ipotesi di mobbing familiare o mobbing coniugale, è necessario che tali condotte si ripetano nel tempo e che l’effetto psicologico vada oltre quello che, ad esempio, può essere attribuito ad un semplice litigio.

Quale è’ il disegno del mobber? La distruzione del partner,qual’è il disegno dello psicopatico e del narcisista maligno?La stessa, ossia la distruzione del partner.

Quello che caratterizza infatti il mobbing familiare (o mobbing coniugale) é un vero e proprio disegno posto in essere al fine di operare una vera e propria distruzione della personalità del partner che (quasi in preda alla c.d. Sindrome di Stoccolma) cade in uno stato di depressione indotta dal mobber (dai suoi comportamenti), nella quale la perdita completa dell’autostima e l’annullamento della personalità sono, spesso, lo strumento per indurre l’allontanamento della vittima. In pratica, ciò corrisponde alla fase della svalutazione che compone il ciclo delle relazioni malate di psicopatici e narcisisti patologici. Raramente tali condotte assumono la configurazione di maltrattamenti fisici ma ciò non è da escludere, considerata la scarsa tendenza a portare all’attenzione dell’autorità tali episodi: la vittima cade in uno stato paragonabile a quello delle vittime di violenza, spesso restie per paura o vergogna (che in questo caso sono direttamente indotte dalle azioni del mobber- disturbato) a denunciare quanto subito.

Può essere utile riferimento la sentenza del T.A.R. Campania (Napoli Sez. II n. 2036 del 20 aprile 2009) – nella prospettiva di mutuare elementi dal diritto del lavoro – che afferma come: “il mobbing presuppone dunque i seguenti elementi: a) la pluralità dei comportamenti e delle azioni a carattere persecutorio (illecite o anche lecite, se isolatamente considerate), sistematicamente e durevolmente dirette contro il dipendente; b) l’evento dannoso; c) il nesso di causalità tra la condotta e il danno; d) la prova dell’elemento soggettivo”. Mentre, sotto il profilo della sussistenza dell’ipotesi di mobbing familiare o mobbing coniugale , nell’ambito di un giudizio relativo alla separazione dei coniugi (in questo caso ai fini dell’addebitabilità), la Corte di Appello di Torino (nel 2000) venne, per la prima volta, a configurare la fattispecie indicando la rilevanza di un “comportamento, in pubblico, del coniuge offensivo ed ingiurioso nei confronti dell’altro coniuge, sia in violazione delle regole di riservatezza, e sia, soprattutto, in riferimento ai doveri di fedeltà, correttezza e rispetto derivanti dal matrimonio, condotta ancor più grave se accompagnata dalle insistenti pressioni (“mobbing”) con cui il coniuge stesso invita reiteratamente l’altro ad andarsene di casa”. La figura del mobbing familiare ha trovato spazio in una sentenza della Corte d’Appello di Torino del 21 febbraio 2000 con la quale i giudici di secondo grado hanno sdoganato il fenomeno dall’ambito del diritto del lavoro perchè trovasse ingresso nel diritto di famiglia.. Ancora, più recentemente, il Tribunale di Napoli (27 settembre 2007) ha affermato come: “la continua denigrazione di un coniuge da parte dell’altro, integrando il c.d. “mobbing”, può comportare l’addebito della separazione al coniuge responsabile di tali abusi” . L’art. 143 c.c., infatti, enuncia in maniera lapidaria, la parità degli coniugi, rafforzando il dettato costituzionale in tema. Il mancato rispetto degli obblighi di cui all’143 c.c. (coabitazione, collaborazione all’indirizzo familiare, fedeltà e assistenza morale e materiale) può infatti, determinare il ricorso per separazione e giustificare l’addebito al coniuge inadempiente. In particolare, si può individuare nel mobbing quel fenomeno che porta l’un coniuge ad attuare comportamenti o molestie psico – fisiche che comportano la perdita di autostima da parte dell’altro, fino a distruggerne la personalità. A proposito del mobbing familiare, però, è preliminarmente necessario fare una distinzione:

Il mobbing coniugale, consiste in un attacco, continuo e intenzionale, nei confronti del proprio coniuge per metterne in discussione il proprio ruolo, estrometterlo dalle decisioni o per indurlo a decisioni cui invece è contrario.

Segnali tipici sono:

esternazione reiterata di giudizi offensivi e atteggiamenti irriguardosi nei confronti del proprio coniuge;

atteggiamenti di disistima e di critica aperti e teatrali

rifiuto di collaborare alla realizzazione dell’indirizzo familiare concordato;

tentativi di sminuire il ruolo in famiglia;

pressioni per lasciare la casa coniugale;

continue imposizioni della propria volontà in relazione a scelte che si rendano necessarie nel corso della convivenza coniugale;

azioni volte a sottrarre beni comuni alla coppia;

mancato supporto alla vittima nel rapporto con gli altri familiari;

coinvolgimento continuo di terzi nelle liti familiari.

Il mobbing familiare, che può essere attuato all’interno della coppia genitoriale in seguito alla separazione o al divorzio.

Segnali possono essere costituiti da:

sabotaggi delle frequentazioni con il figlio;

emarginazione dai processi decisionali tipici dei genitori;

minacce;

campagne di denigrazione e delegittimazione familiare e sociale;

sminuire il ruolo genitoriale agli occhi del figlio.

I comportamenti dello S. (il marito) erano irriguardosi e di non riconoscimento della partner: lo S. additava ai parenti ed amici la moglie come persona rifiutata e non riconosciuta, sia come compagna che sul piano della gradevolezza estetica, esternando anche valutazioni negative sulle modeste condizioni economiche della sua famiglia d’origine, offendendola non solo in privato ma anche davanti agli amici, affermando pubblicamente che avrebbe voluto una donna diversa e assumendo nei suoi confronti atteggiamenti sprezzanti ed espulsivi, con i quali la invitava ripetutamente ed espressamente ad andarsene di casa” e che “ il marito curò sempre e solo il rapporto di avere, trascurando quello dell’essere e con comportamenti ingiuriosi, protrattisi e pubblicamente esternati per tutta la durata del rapporto coniugale ferì la T. (moglie) nell’autostima, nell’identità personale e nel significato che lei aveva della propria vita” ; si legge ancora nella sentenza che “al rifiuto, da parte del marito, di ogni cooperazione, accompagnato dalla esternazione reiterata di giudizi offensivi, ingiustamente denigratori e svalutanti nell’ambito del nucleo parentale ed amicale, nonché delle insistenti pressioni – fenomeno ormai internazionalmente noto come mobbing – con cui lo S. invitava reiteratamente la moglie ad andarsene”; ritenuto che tali condotte sono “violatori del principio di uguaglianza morale e giuridica dei coniugi posto in generale dall’art. 3 Cost. che trova, nell’art. 29 Cost. la sua conferma e specificazione”; conclude nel senso che al marito” deve essere ascritta la responsabilità esclusiva della separazione, in considerazione del suo comportamento contrario ai doveri (diversi da quelli di ordine patrimoniale) che derivano dal matrimonio, in particolare modo al dovere di correttezza e di fedeltà ”. (App. Torino, 21 febbraio 2000).

Circoscrivere l’ambito del mobbing familiare a motivo di addebitabilità della separazione può, però, essere un modo troppo semplicistico di considerare il fenomeno, nasce quindi la necessità di scegliere fra strumenti che il diritto fornisce, fra quelli che meglio si attagliano alla necessità di tutela del mobbizzato. In particolare, troverà applicazione alla fattispecie sicuramente il risarcimento del danno ex art. 2043. la tutela aquiliana è quella che meglio si adatta alla tutela della fattispecie in esame, in quanto i comportamenti mobbizzanti posti in essere dal coniuge, non rientrano fra quelli previsti dagli artt. 143 e 145 c.c., ma sono “ingiusti” in quanto l’illiceità della condotta del partner lede la personalità, l’autostima del coniuge.

Qualora l’illecito rientri nella fattispecie di reato di cui all’art. 570 c.p. (violazione degli obblighi di assistenza familiare) o art 572 c.p. (delitto di maltrattamenti in famiglia), la risposta sanzionatoria penale sarà fornita anche dai nuovi strumenti di tutela previsti dal legislatore con la l. n. 54/2001 in tema di tutela contro i soprusi nell’ambito della famiglia.

Spesso e volentieri in passato, si è fatto rientrare il fenomeno del mobbing familiare nell’ambito della categoria del danno esistenziale, la cui autonomia oggi è stata ampiamente sconfessata dalla giurisprudenza. Per quanto, comunque, le due figure non coincidano perfettamente, soprattutto se si intende tenere presente il fenomeno del mobbing classicamente inteso, è possibile che i comportamenti attuati dal mobber possano così essere sanzionati con lo strumento del risarcimento ex art. 2043 c.c. Il procedimento penale a carico del genitore per condotta violenta nei confronti del figlio e della moglie, anche se ancora pendente, costituisce indizio per escludere l’affidamento .

Indipendentemente dall’esito del giudizio penale pendente, il Tribunale ha ritenuto di disporre un affidamento esclusivo alla madre, adottando un atteggiamento prudenziale. La decisione è giustificata anche dalla presenza di un profondo rancore che caratterizza il rapporto di coppia, non di mera conflittualità, normale nella fase separativa. L’uomo aveva dedotto che la separazione, con suo conseguente tracollo psicologico, era stata causata dalla moglie di cui aveva scoperto l’infedeltà coniugale.

Si ritiene, in ogni caso, che la semplice conflittualità non sia di per se ostativa all’affido condiviso ma lo diventa quando il figlio sia perennemente spettatore di conflitti estenuanti tra i genitori e a causa di ciò sia esposto a rischio di sofferenza psichica grave o a problematiche comportamentali. Inoltre è rilevante l’inidoneità alla condivisione dell’esercizio della responsabilità genitoriale quando conduce ad un pregiudizio per il minore (Cass. Civ. n. 16593/2008, n. 21591/2012 e n. 12976/2012).

In sostanza, si preferisce l’affidamento esclusivo quando l’affidamento condiviso sia contrario all’interesse del minore.

Si riportano,infine, le norme più significative in materia di abuso familiare .

– Art. 572. Maltrattamenti contro familiari e conviventi.
Chiunque… omissis …maltratta una persona della famiglia o comunque convivente, o una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l’esercizio di una professione o di un’arte, è punito con la reclusione da due a sei anni [c.p. 29, 31, 32].
Se dal fatto deriva una lesione personale grave [c.p. 583], si applica la reclusione da quattro a nove anni; se ne deriva una lesione gravissima, la reclusione da sette a quindici anni; se ne deriva la morte, la reclusione da dodici a ventiquattro anni.

 Gli ordini di protezione contro gli abusi familiari sono quei provvedimenti che il giudice, su istanza di parte, adotta con decreto per ordinare la cessazione della condotta del coniuge o di altro convivente che sia “causa di grave pregiudizio all’integrità fisica o morale ovvero alla libertà dell’altro coniuge o convivente” (art.342 bis c.c.).

Alla base dei provvedimenti ex art. 342 ter, c.c. vi sono due distinte circostanze:

· la convivenza;

· una condotta gravemente pregiudizievole all’integrità fisica.

La “convivenza”. L’applicazione delle misure di protezione presuppone che la vittima ed il soggetto cui viene addebitato il comportamento violento vivano all’interno della medesima casa, in quanto l’art. 5 della L. 154/2001 fa esclusivo riferimento al nucleo costituito dai familiari conviventi (. Tribunale di Rieti, sentenza 6/03/2006 ; Tribunale di Napoli, sentenza 1/02/2002; Tribunale di Napoli, sentenza 18/12/2002, ) Tale considerazione muove dal fatto che gli ordini di protezione non hanno soltanto la funzione di interrompere situazioni di convivenza turbata, ma soprattutto quella di impedire il protrarsi di comportamenti violenti in ambito domestico

Il requisito della convivenza (inteso come “perdurante coabitazione”( Tribunale di Bologna, Sez. I, sentenza 22/03/2005), sussiste anche quando vi sia stato l’allontanamento, provocato dal timore di subire violenza fisica del congiunto, mantenendo nell’abitazione familiare il centro degli interessi materiali ed affettivi ( Tribunale di Padova, decreto 31/05/2006).

La “condotta gravemente pregiudizievole all’integrità fisica”. Il presupposto per la concessione dell’ordine di protezione non è rappresentato, in sé, dalla condotta del convivente nei cui confronti si richiedono le misure di protezione, bensì dall’esistenza di un pregiudizio grave all’integrità fisica, “morale” o alla “libertà personale” (come violente aggressioni verbali e minacce di arrecare mali ingiusti: così Tribunale di Bari, sentenza 7/12/2001, op. cit.. Si vedano anche Tribunale di Genova, decreto 7/01/2003, in Famiglia e Diritto, 2004, 387; Tribunale di Desio, sentenza 29/10/2003, op. cit.) patito dal familiare convivente, imputabile (questo sì) in termini causali alla condotta dell’altro (Cfr., tra le altre, Tribunale di Bari, sentenza 28/07/2004, op. cit.; Tribunale di Barletta, decreto 1/04/2008, op. cit.; Tribunale di Reggio Emilia, decreto 10/05/2007, op. cit.; Tribunale di Bologna, decreto 25/05/2007, in Fam. Pers. Succ., 2007, 10, 841; Tribunale di Terni, sentenza 26/09/2003, op. cit.).

Ordine di protezione e violazione dei doveri coniugali

Il decreto protettivo ex art. 342 terc.c. Allo stesso modo, una misura protettiva non può essere concessa in presenza di una mera situazione di reciproca incomunicabilità ed intolleranza tra soggetti conviventi, di cui ciascuna delle parti imputa all’altra la responsabilità, almeno quando i litigi, ancorché aspri nei toni, non siano stati aggravati da violenze fisiche o minacce o non si siano tradotti in violazione della dignità dell’individuo di particolare entità (Cfr. Tribunale di Bari, sentenza 28/07/2004, op. cit.).

Gli ordini di protezione richiedono l’istanza della vittima, che può essere proposta anche dalla parte personalmente, con ricorso al tribunale del luogo di propria residenza o domicilio, che provvede in camera di consiglio in composizione monocratica.

Con il decreto di cui all’articolo 342 bis c.c., il giudice ordina al convivente reo della condotta pregiudizievole, la cessazione della condotta e ne dispone l’allontanamento dalla casa familiare (Cfr. Tribunale di Catania, Sez. I, sentenza 22/05/2004, in Giur. Aetnea, 2005, 1, 4).

Quali provvedimenti accessori, (Cfr. Tribunale di Firenze, sentenza 15/07/2002, op. cit.; Tribunale di Bari, sentenza 29/05/2003, op. cit.) il Giudice, ove occorra, può:

– prescrivere all’autore della condotta di non avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla vittima (in particolare il luogo di lavoro, il domicilio della famiglia d’origine, di altri prossimi congiunti o altre persone ed in prossimità dei luoghi di istruzione dei figli della coppia, salvo che questi non debba frequentarli per esigenze di lavoro);

– chiedere l’intervento dei servizi sociali, di un centro di mediazione familiare o di associazioni per il sostegno e l’accoglienza di donne, minori o di vittime di abusi e maltrattamenti;

– disporre il pagamento periodico di un assegno a favore delle persone conviventi che, per effetto dell’allontanamento dalla casa familiare del reo, rimangono prive di mezzi adeguati, fissando modalità e termini di versamento e stabilendo, se necessario, il versamento della somma all’avente diritto da parte del datore di lavoro dell’obbligato, detraendola dalla retribuzione allo stesso spettante.

Il decreto stabilisce anche la durata dell’ordine di protezione, che decorre dal giorno dell’avvenuta esecuzione dello stesso, e che non può essere superiore a un anno e può essere prorogata, su istanza di parte, soltanto se ricorrano gravi motivi per il tempo strettamente necessario

Lo psicopatico, il narcisista patologico,tuttavia, vogliono controllare e dirigere lo scarto della vittima e qualora ella si ribelli al carnefice abusante, spesso, è faatta oggetto di atti persecutori. Lo stalking tuttavia è un reato grave, punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni e si attua ogni volta che, a norma dell’art. 612 bis c.p. “chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumita’ propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita”
La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa ovvero se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici o se il fatto è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza. o di una persona con disabilità.
Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. La remissione della querela può essere soltanto processuale. La querela è comunque irrevocabile se il fatto è stato commesso mediante minacce reiterate nei modi di cui all’articolo 612, secondo comma.

Il copione è spesso il medesimo: lo stalker (spesso un ex-fidanzato o marito), comincia a perseguitare quello che per lui è un oggetto ossessivo di desiderio, insinuandosi (con telefonate, sms o altri mezzi) ripetutamente nella vita privata della vittima. A volte, si realizza una vera e propria escalation persecutoria (partendo da episodi piuttosto innocui per giungere a episodi pericolosi per la vittima) che fa sfociare lo stalking in atti di violenza e, addirittura, se pur non frequentemente, in brutali omicidi .Tale assunto è confermato anche dalla giurisprudenza di legittimità (C. pen., Sez. III, 7.3.2014, n. 23485) e di merito (T. Mantova, 18.8.2009; T. Milano, 17.4.2009; T. Firenze, 22.10.2012). Il delitto non è, pertanto, configurabile in presenza di un’unica, per quanto grave, condotta di molestie e minaccia (C. pen., Sez. V, 24.9.2014, n. 48391), mentre è irrilevante il fatto che, all’interno del periodo di vessazione, la persona offesa abbia avuto transitori momenti di benevola rivalutazione del passato e di desiderio di pacificazione con il marito persecutore (C., Sez. V, 16.9.2014, n. 5313; C. pen., Sez. V, 17.6.2014, n. 41040). La condotta va, inoltre, valutata nella sua articolazione complessiva, tant’è che condotte in sé non punibili autonomamente potrebbero invece presentarsi rilevanti ai fini dell’integrazione del reato (C. pen., Sez. V, 23.4.2014, n. 37448).Per minaccia si intende la prospettazione ad altri di un male futuro ed ingiusto, la cui verificazione dipende dalla volontà dell’agente (C. pen., Sez. V, 12.5.2010, n. 21601).

Per molestia deve intendersi tutto ciò che viene ad alterare dolosamente, fastidiosamente e importunamente, in modo immediato o mediato, lo “stato psichico” di una persona (C. pen., Sez. V, 27.9.2007, n. 40748; C. pen., Sez. I, 24.3.2005, n. 19718).

È configurabile la condotta di atti persecutori tramite molestie, ad esempio, nel comportamento di chi reiteratamente telefoni alla persona offesa presso il luogo di lavoro trasmettendo messaggi dal contenuto ingiurioso e con riferimenti espliciti alla vita sessuale, così cagionando un grave e perdurante stato d’ansia (T. Milano, 5.9.2009), o nel comportamento di chi reiteratamente invii alla persona offesa “sms” e messaggi di posta elettronica o postali sui cosiddetti “social network”, nonché divulghi attraverso questi ultimi filmati ritraenti rapporti sessuali intrattenuti dall’autore del reato con la medesima (C. pen., Sez VI, 16.7.2010, n. 32404) o, ancora, nel comportamento di chi, con pedinamenti sistematici, appostamenti e con una serie continua di telefonate, offendendone il decoro e l’onore della persona offesa, inviando delle missive all’indirizzo della stessa, abbia ingenerato nella vittima un continuativo stato di preoccupazione ed una sensibile modificazione delle normali abitudini di vita (A. Milano, 27.9.2011). Integra il delitto di cui all’art. 612 bis c.p. la reiterata redazione e ripetuta diffusione di messaggi funzionali a umiliare due coniugi, a violare la loro riservatezza, a rappresentare la vita sessuale della moglie come aperta a soggetti estranei (C. pen., Sez. V, 5.3-10.7.2015, n. 29826). in particolare, l’aggravamento di pena scatta «se il fatto è commesso dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa ovvero se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici».Il delitto in analisi è punito, di regola, a querela della persona offesa. Vista la particolare natura del reato, e’ previsto il c.d. “microsistema di tutela integrata” e, in particolare, del provvedimento di ammonimento del questore. Detta norma attribuisce al questore il potere di ammonire oralmente il soggetto, prima della proposizione della querela, nei cui confronti è stato richiesto il provvedimento, «a tenere una condotta conforme alla legge». La vittima può esporre i fatti all’autorità di pubblica sicurezza avanzando richiesta al questore di ammonimento nei confronti dell’autore della condotta.

Per sottrarti alla violenza ed allo sfruttamento dello psicopatico o narcisista patologico devi recuperare la tua capacità di azione, di difesa, la tua autostima ed i tuoi confini.

Devi uscire  dal ruolo di vittima passiva di questo predatore e tornare ad essere la padrona delle tue scelte e della tua vita.

 

 

 

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LO PSICOPATICO CHI E’?

Chi è lo psicopatico? Lo psicopatico è un soggetto affetto da un disturbo deviante dello sviluppo,caratterizzato da una condizione di aggressività e dall’incapacità di stringere una relazione basata sulla reciprocità e sulla corrispondenza delle comuni emozioni.

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Anima contratta rinneghi il tuo stesso esistere

vivi di altrui luce, predatrice spietata cacci chi splende.

Sei destinata ad eterno pianto.  

                                                                                                                                     M.M.

Chi è lo psicopatico? Lo psicopatico è un soggetto affetto da un disturbo deviante dello sviluppo, caratterizzato da una condizione di aggressività e dall’incapacità di stringere una relazione basata sulla reciprocità e sulla corrispondenza delle comuni emozioni. La psicopatia è un processo, una continua interazione di fattori emotivi e comportamentali che si evolvono nella direzione di un particolare punto di arrivo: la perdita definitiva del sentimento umano di essere nel mondo degli umani. (J.R. Meloy (2002), The Psychopathic Mind, Aronson, N.Y.)

Molti studiosi e ricercatori, avendo accertato che i soggetti che hanno tratti psicopatici presentano differenze cerebrali e modalità relazionali atipiche, avanzano l’ipotesi che essi rappresentino predatori intraspecie, presenti tra gli esseri umani “non psicopatici”, perché, in linea con la teoria di Darwin, potrebbero tornare utili alla collettività in casi straordinari. Essi, infatti, sarebbero idonei ad affrontare situazioni del tutto anomale, impreviste o strane. Così, in caso di guerra, una persona insensibile e crudele diventa l’eroe.

Il termine “psicopatia” attualmente non è più presente nel manuale diagnostico delle malattie mentali, il DSM-IV. Infatti, nel corso del tempo il costrutto di personalità antisociale, ha soppiantato l’uso del termine “psicopatia”, sebbene i concetti di psicopatia e personalità antisociale sono diversi pur essendo  connessi tra loro. Nello specifico, la psicopatia può essere considerata la forma maligna della personalità antisociale: i comportamenti posti in essere dallo psicopatico sono predatori, programmati, distruttivi, indifferenti alle conseguenze, privi di rimorso; si tratta di soggetti tendenti ad avere il controllo sulle altre persone e ad ottenere quanto desiderato.

Nel 1941, Hervey Cleckley ha messo in evidenza alcune caratteristiche della personalità psicopatica: incapacità di provare senso di colpa, superficiale fascino personale, egocentrismo, incapacità di provare affetto, mancanza di vergogna e rimorso, assenza di empatia e incapacità di apprendere dall’esperienza.

Lo psicopatico utilizza menzogna ed inganno costantemente con tutti e se viene scoperto, cambia abilmente versione dei fatti. Nonostante possa aver fatto promesse ed assunto impegni con qualcuno, sistematicamente violati, può farne ancora, dando “la sua parola d’onore”. Non prova alcun senso di colpa per i suoi gesti ma se gli occorre può fingere estremo rammarico e pentimento per manipolare l’interlocutore. La elevata promiscuità sessuale si rivela nella scelta indiscriminata dei partner e nella modalità impersonale di approccio, sempre tendenzialmente depravato, e nelle seriali infedeltà.

Accanto alla figura sicura di se’, esiste un’altra tipologia di psicopatico: lo psicopatico depresso.

Si tratta di un pessimista anedonico (che non gode del piacere), piagnone, che non riesce a trovare un senso, un valore nella vita. E’ una persona che, non trovando uno scopo, un perché della sua esistenza, non avendo un obiettivo da seguire, si annoia. Per questo predatore gli incentivi comuni non sono sufficienti per generare piacere o gioia. Per lui è sempre stato così: sono gli psicopatici che potremmo chiamare melancoloides.

Lo psicopatico depressivo vive per ruminare nel negativo, nella mancanza di purezza, nel corrotto, nel vuoto del passato e del futuro angosciante. Protestano sempre, covando rancore e ogni cosa negativa che accade, serve per confermare la loro tesi iniziale: “Questa è una vita di merda” (Hugo Marietan).

Lo psicopatico non è visibilmente al 100% psicopatico nelle sue azioni. Non ha una caratteristica fisica che lo distingue. Solo quando pone in essere atti psicopatici si svela e siamo in grado di riconoscerlo. Non sono tutti brillanti e di successo, ci sono psicopatici brutti, insignificanti, vagabondi e marginali; altri manifestano soltanto  in ambito privato le  perversioni e quindi, fatta eccezione per la vittima complementare, appaiono come persone comuni.

Sul piano psicopatologico va fatto cenno al narcisismo maligno (Kenberg, 1984), una particolare condizione di natura patologica che presenta caratteristiche primitive sadiche e paranoiche che sono parte dei tratti psicopatici e si fondano sullo stesso substrato psichico.

Robert D. Hare  è ritenuto uno dei massimi esperti di psicopatia; secondo lo studioso, gli psicopatici sono “predatori intraspecie che usano fascino, manipolazione, intimidazione e violazione per controllare il prossimo e soddisfare i propri egoistici bisogni; mancando di morale ed empatia, riescono freddamente a prendere e a fare ciò che vogliono, violando norme e divieti sociali senza il minimo senso di colpa o rimpianto” (Without Conscience, 1998, Guilford Press). Hare propone una tipologia basata sulla sua vasta ricerca sugli psicopatici, che si dividono in tre categorie. La prima è quella degli psicopatici primari, considerati dall’autore i veri psicopatici. Normalmente essi non si presentano come soggetti violenti, ma appaiono socievoli, affascinanti e verbalmente esperti. Si presentano dunque come individui calmi e padroni di se stessi; essi però sono crudeli, manipolativi, egoisti e menzogneri (Levenson, Kiehl, Fitzpatrick, 1995). Questi individui sono ottimi attori e riescono a suscitare emozioni nei loro interlocutori. I crimini che scelgono di commettere sembrano riflettere la loro immaturità e la loro totale mancanza di rispetto sia per i sentimenti personali che per la salute altrui (Bartol, 1995). Gli psicopatici secondari hanno invece severi problemi emozionali; la loro delinquenza viene attribuita all’isolamento sociale che li caratterizza (Bartol, 1995). Sebbene lo psicopatico primario sia il vero psicopatico, sono gli psicopatici secondari a venire più frequentemente in contatto con la legge. Infine, gli psicopatici dissociali mostrano comportamenti aggressivi e antisociali che hanno appreso nell’ambito del loro ambiente evolutivo.

Gli psicopatici cominciano a esprimere la loro psicopatia fin dall’infanzia e dalla adolescenza e non cambieranno in seguito. Lo psicopatico non impara dalle esperienze e ancora meno della cultura. Durante l’infanzia i tratti psicopatici si rilevano nella crudeltà su animali o altri bambini, disprezzo per le gerarchie scolastiche, aberrazioni comportamentali, che sono di solito “smorzate” da insegnanti e familiari con il pretesto di “problemi emotivi” o “cattiva educazione”.

Uno psicopatico si riconosce per le sue modalità nella vita affettiva, o meglio, per la distorsione della stessa; egli infatti non crea legami significativi con nessuno e sfrutta gli altri a proprio vantaggio.  Il vero psicopatico non si preoccupa delle conseguenze della azioni che compie, nemmeno se vanno a danno della propria famiglia e non accetta la responsabilità dei propri gesti. Egli ritiene che in fondo le vittime meritino il suo comportamento. Lo psicopatico è freddo, impulsivo ed incapace di immedesimarsi negli altri (assenza di empatia) tanto da, conseguentemente, risultare privo di rimorso, anche allorché commetta le azioni più ignobili. Infatti, soltanto chi è in grado di sentire o immaginare il dolore che un essere umano prova vivendo certe situazioni, prova senso di colpa. Tuttavia, ciò che rende estremamente pericoloso per la società questo predatore è una caratteristica, che fa passare in secondo piano gli aspetti che invece farebbero scappare chiunque: la sua notevole capacità di affascinare e manipolare le vittime. Quello che succede, addirittura con gli psicopatici che hanno commesso i più efferati crimini, è che alla fine di una interazione con loro, li si considera “simpatici”, così come ammettono numerosi criminologi e psichiatri. Essi hanno l’abilità di sviare i discorsi e di utilizzare una forma comunicativa priva di significato ma ipnotizzante. Dopo pochi minuti di conversazione, lo psicopatico confonde l’interlocutore più attento e lo porta a dimenticare quale fosse l’argomento che gli stava a cuore per condurlo esattamente dove voleva lui. Se a questa capacità si unisce l’intenzione primaria che muove lo psicopatico, cioè lo sfruttamento dell’altro (a livello economico o sessuale o di rifornimento affettivo) e la sua abilità nel leggere i punti deboli altrui per trarne vantaggio, appare chiara l’elevata pericolosità di questi soggetti, dai quali è molto difficile difendersi.

Gli psicopatici rivendicano il totale asservimento e attenzione della vittima ed usano ogni strumento per ottenerla, dalla violenza alla menzogna, al vittimismo.

Gli psicopatici primari generalmente non sono violenti fisicamente, sono chiamati “psicopatici di successo”, cioè i predatori migliori, coloro i quali sono riusciti nell’intento di confondersi  tra gli altri esseri umani, perfettamente mascherati  “da brave persone”, affabili, gentili, calmi ed equilibrati, inseriti socialmente, sembrano normali e si presentano molto bene mentre invece sono totalmente incapaci di emozioni, ingannano e manipolano gli altri, vittimizzano le prede che usano e poi gettano via senza pietà.

Gli psicopatici secondari, invece, hanno una psicopatia più evidente, commettono più reati e vengono arrestati più frequentemente; sono molto violenti, crudeli e commettono delitti efferati senza provare il minimo turbamento.

Gli psicopatici dissociali (o antisociali) sono delinquenti abituali ed hanno appreso questa modalità dall’ambiente circostante, provano maggiore empatia e capacità relazionale. Infatti, la psicopatia pura è considerata la parte maligna del disturbo antisociale.

Robert Hare nel 2003 mise a punto una versione di un suo precedente test, tutt’oggi ritenuto, su scala mondiale, uno degli strumenti più attendibili per misurare i livelli di psicopatia in un individuo. Questo test, utilizzato in molte parti del mondo da psichiatri, ricercatori e criminologi è denominato PCL-R, è formato da 20 items a cui può essere assegnato un punteggio di 0 se il soggetto non presenta la caratteristica descritta, 1 se la presenta in parte, 2 se invece la possiede. Il test, attesta l’abilità e abitualità nel mentire degli psicopatici, viene somministrato in unione con interviste a parenti e col supporto di documenti ed è valido anche se si escludono fino a 5 items (ad esempio quelle riguardanti il carcere se la persona non vi è mai stata):

  • Loquacità/fascino superficiale
  • Senso di sé grandioso
  • Bisogno di stimoli /propensione alla noia
  • Bugia patologica
  • Impostore/manipolativo
  • Assenza di rimorso/senso di colpa
  • Affettività superficiale
  • Insensibilità/assenza di empatia
  • Stile di vita parassitario
  • Deficit del controllo comportamentale
  • Comportamento sessuale promiscuo
  • Problematiche comportamentali precoci
  • Assenza di obiettivi realistici a lungo termine
  • Impulsività
  • Irresponsabilità
  • Incapacità di rispettare la responsabilità delle proprie azioni
  • Numerosi rapporti di coppia di breve durata
  • Delinquenza in età giovanile
  • Revoca della libertà condizionale
  • Versatilità criminale

Mentre le persone normali hanno un punteggio pari a 5, chi raggiunge i 29-30 punti ha forti tratti psicopatici, chi ottiene oltre i 30 è considerato uno psicopatico puro.

Lo psicopatico cattura le prede fingendosi affabile, autentico, sicuro e moralmente corretto o tenero e bisognoso di cure, modulando queste facce a seconda del tipo di vittima che ha davanti; difatti, il predatore ha capacità di captare le fragilità inconsce delle vittime per attirarle, sfruttarle, distruggerle ed infine eliminarle dalla sua vita. L’assoluta mancanza di empatia e rimorso fa sì che questi individui passino a nuove prede ripetendo lo stesso ciclo senza provare alcuna emozione e resettando totalmente il vissuto precedente. Gli studiosi parlano di proto-emozioni degli psicopatici cioè di emozioni molto primitive e superficiali che si esauriscono nel giro di poco tempo. Quindi, anche nei rari casi in cui provano una qualche forma di attaccamento verso qualcuno, questo attaccamento svanirà in tempi record e non impedirà la messa in atto di comportamenti psicologicamente o fisicamente  violenti.

Si comprende bene che questi tratti appartengono ad un essere umano totalmente diverso dagli altri. In cosa è diverso lo psicopatico? Le ricerche di neuropsicologia hanno indagato la struttura morfologica del cervello dello psicopatico ed hanno confermato che esso ha delle diversità rispetto a quella delle persone non psicopatiche. Attraverso la brain imaging (risonanza magnetica) si è appurato che vi sono differenze in regioni cerebrali come amigdala e corteccia orbitofrontale. Il compromesso sistema di funzionamento in queste regioni comporterebbe una minore reattività allo stress, alla paura ed alla sensibilità verso la punizione. Altra differenza che le ricerche hanno attestato è una diversa concentrazione di due ormoni, il cortisolo (minore negli  psicopatici rispetto alle persone normali) ed il testosterone (maggiore negli psicopatici), ormoni che influenzano la risposta efficiente alla emotività degli psicopatici.

Sono stati condotti studi che hanno quindi dato risposta scientifica a quella caratteristica che contraddistingue il soggetto psicopatico: la sua mancanza delle normali risposte emozionali. Ricerche psicofisiologiche hanno misurato l’attività della pelle e del cuoio capelluto: la conduttanza cutanea. Gli psicopatici hanno ridotte risposte di conduttanza cutanea a stimoli come forti rumori o suoni che in soggetti normali dovrebbero indurre allarme o paura.

Inoltre, gli psicopatici non fanno differenza nell’elaborare parole emotive neutre da parole cariche affettivamente (ad esempio “padella” e “amore”), i tempi di reazione sono identici nei due casi, mentre un soggetto normale impiega più tempo nelle parole con un significato emotivo. Un’altra differenza è la mancata laterizzazione degli emisferi durante i discorsi, per cui il discorso dello psicopatico è rapido, impreciso quasi schizofrenico. Lo psicopatico non integra emozione con cognizione, in presenza di stimoli negativi, ad esempio l’immagine di una mutilazione, egli rimane impassibile. Sembra che lo psicopatico abbia un deficit nelle aree del cervello preposte alle decisioni morali, per questo, di fronte a scene di violenza, il suo cervello si attiva molto blandamente. In pratica, lo psicopatico non sente la sofferenza altrui, non empatizza e quindi non se ne preoccupa.  

Sebbene gli studi stiano accertando la differenza genetica tra gli psicopatici e le persone normali, tuttavia, alcuni geni sono influenzabili dall’ambiente; cioè, qualora vi fosse un ambiente favorevole sin dall’infanzia, un soggetto che presenta geneticamente i tratti psicopatici potrebbe sviluppare la sua psicopatia oppure far rimanere silenti quei geni, .

Lo psicopatico ha una scala di valutazione che non corrisponde con la scala di valutazione generale. Non perché egli sia all’oscuro dei criteri di valutazione generale, ovvero delle leggi, non ha un deficit cognitivo, ma mette i suoi valori prima dei valori etici e legali condivisi dalla collettività; se ha un obiettivo, cerca di raggiungerlo. Il costo di base non è importante, ciò che conta è ottenere il risultato, pagando però il minor prezzo possibile.

L’oggettivazione dell’altro è una modalità tipica del loro agire, essi tolgono agli altri esseri umani il riconoscimento di essere umano: l’altro esiste solo per essere sfruttato come un oggetto. Quindi lo psicopatico farà all’altro ciò che si fa con un oggetto, lo  utilizzerà fino a quando gli sarà utile senza dare problemi, poi lo dimenticherà o lo getterà via,  o lo distruggerà.

La psicopatia crea ingenti danni sociali ed economici, genera immani sofferenze nelle persone che entrano in contatto con chi è affetto da questo disturbo. Gli psicopatici in famiglia o a capo di aziende o, addirittura a capo di nazioni (Hitler e Stalin per esempio) generano dolore, disastri, traumi.

Ci auguriamo che l’informazione da un lato e la ricerca dall’altro possano contribuire un giorno a ridurre tali danni.

Riconoscere uno psicopatico vuol dire avere la possibilità di recidere con lui ogni legame, senza cedere all’illusione di cambiamento. Chi, purtroppo, non può tagliare i contatti, deve imparare, tramite le tecniche di contromanipolazione, a gestirlo senza farsi risucchiare dal suo circuito.

Se incontri uno psicopatico, non tentennare, allontanati senza fissarlo, senza ascoltarlo e non voltarti più indietro.

 

 

Psicopatia- Andrea L. e Adrian Glenn- Giovanni Fioriti Editore

Psicopatia-Steano Ciulla- Università degli Studi di Palermo-2010

 

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Lo Psicopatico:come contromanipolare

La maggior parte degli psicopatici si muove liberamente nella società,occupando spesso,posizioni di rilievo e possedendo una “maschera di sanità” che li rende invisibili e difficilmente identificabili .

rocce di cascata

“Il grigio colora le mie ali ”

                                              M.M.

La maggior parte degli psicopatici si muove liberamente nella società,occupando spesso,posizioni di rilievo e possedendo una “maschera di sanità” che li rende invisibili e difficilmente identificabili .Sono individui mossi da aggressività predatoria, privi di empatia, rimorso e senso di colpa. Essi hanno tendenze costanti tese allo sfruttamento e la vittimizzazione degli altri, che realizzano attraverso l’uso della menzogna, dell’inganno e della manipolazione.

Lo psicopatico, a differenza del resto del genere umano, non si preoccupa ne’ prova dispiacere ne’ avverte alcun senso di colpa,   quando fa del male a qualcuno. Egli, per raggiungere gli scopi che si è prefissato, utilizza vari strumenti di manipolazione mentale. Sa fingere tenerezza, solidarietà, lealtà, può anche piangere, ma sempre a “beneficio” dei suoi bisogni atipici. Le sue punte sentimentali sono “camaleontiche”. Capta, inoltre, i bisogni della preda , è molto perspicace, punta e poi “raccoglie” i guadagni ed agisce in tal modo con ogni preda.

Sono dei meccanismi con sembianze umane. Non sanno fare altrimenti. Rendere oggetti gli altri per loro è imprenscindibile ed automatico. Riversare violenza e distruzione sui loro oggetti- umani e’ un automatismo della loro natura. Gli uccelli volano, i pesci nuotano, gli esseri umani sono creativi e agiscono non solo per soddisfare la esigenza di sopravvivere fisicamente ma hanno bisogno anche di sopravvivere emotivamente attraverso il rapporto con gli altri. Gli psicopatici, invece,  catturano, spolpano, sfruttano e distruggono i loro oggetti. Nulla di personale, sono così .

I danni che gli psicopatici provocano nella vita delle persone che hanno a che fare con loro sono ingenti e l’unico sistema efficace per uscire da quello che il Dott. Hugo Marietan chiama “il circuito psicopatico”, cioè dal labirinto in cui la vittima del predatore si muove, interagendo con lui, è il contatto zero.

LA TECNICA DEL SASSO GRIGIO La tecnica del sasso grigio e le tecniche di contro-manipolazione  sono riservate a chi non può attuare il no CONTACT assoluto o a chi nelle prime fasi del distacco subisce le visite a sorpresa dal soggetto abusante. E’ utile nei casi in cui vi siano figli o interessi di lavoro in comune .

La contro-manipolazione non è una tecnica per sedurre o attrarre di nuovo in soggetto perverso né tantomeno per attuare una vendetta ai suoi danni, ma esclusivamente per non lasciarsi travolgere e deprogrammare nelle interazioni che dovessero risultare inevitabili.

Nei casi, appunto, di inevitabile contatto  la vittima deve trasformare se stessa in un sasso. Ferma, immobile, senza reazioni emotive di alcun genere. Deve guardare in faccia il soggetto senza espressività alcuna, deve avere un tono ne’ alto ne’ basso di voce e un timbro costante. Frasi brevi, non raccogliere alcuna provocazione ( love bombing o insulti ), deve non mostrarsi avvenente  ne’ trasandata. Non deve far trasparire insomma il suo vero se’ che, un tempo, attrasse  il narcisista patologico o lo psicopatico. Si deve ( o meglio si deve fingere ) di esser grigi , incolori ed immobili. Il narcisista perverso e lo psicopatico cercano energia e vitalità per nutrirsi, non cercano chi è immobile e spento. Dopo un po’ andranno via. Questa tecnica, in certi casi, può davvero salvare. In natura, molti animali si fingono morti per salvarsi . I predatori non sono così intelligenti e sono troppo sicuri di loro stessi. Questa è un’arma a nostro vantaggio. Certo,mettere in atto la tecnica è non semplice e richiede due requisisti : non essere preda della rabbia e aver davvero deciso di chiudere.

Il metodo della Pietra Grigia si basa sulla conoscenza della personalità narcisista e psicopatica. Questi non provano emozioni e quindi non godono di una ricca vita interiore. Da soli si annoiano mortalmente. E’ per questo che hanno bisogno di creare situazioni ad alto contenuto drammatico per riuscire ad ottenere stimoli costanti, utilizzando l’inganno e la manipolazione. Amano che si risponda alle loro provocazioni e bugie. Hanno bisogno di sentire che riescono a destabilizzare l’altro. L’idea di questa strategia è trasformarsi in una persona estremamente annoiata e grigia.

Non rispondere agli insulti ed alle provocazioni, non raccontare mai niente di voi, usare solo parole e frasi minime e neutre.

Cercate di distogliere l’attenzione dello psicopatico da voi, spostandola sui problemi domestici di poco conto come gli orari scolastici o problemi con l’idraulico.
Se alcuni problemi vi assillano, se avete guai familiari o sul lavoro non rendetene partecipe il manipolatore che,presto o tardi,user queste informazioni a suo vantaggio.

Inoltre, nei limiti del possibile, a meno che la situazione non sia davvero grave, non mostrate i problemi dei bambini (per esempio non raccontare che hanno incubi o insicurezze con il gruppo di amici: utilizzerà queste informazioni per manipolarli, probabilmente contro di voi).

Fondamentalmente il metodo della pietra grigia è una specie di “reazione zero”.

La psicopatia è erroneamente equiparata al comportamento criminale ed alla violenza fisica. In realtà, solo una piccola percentuale di psicopatici ha tendenze criminali, sono considerati “gli psicopatici di scarso successo”.

Quando comunichiamo usiamo parole ed anche la comunicazione non verbale, che  è quella rappresentata dai gesti,dal tono di voce,dalla postura del corpo, dallo sguardo, ed essa rappresenta il 90% della comunicazione tra due individui. Il manipolatore usa a proprio vantaggio sia le parole sia la comunicazione non verbale, in modo positivo per sedurre ed attrarre e in modo negativo per intimorire,asservire,colpevolizzare. Ad esempio, userà “l’ ascolto avverso”, cioè non vi guarderà durante la conversazione o guarderà altre persone o farà altre cose, alzerà il tono di voce,o batterà i pugni, avrà lo sguardo fisso su di voi.

COMUNICAZIONE CONTRO-MANIPOLATORIA

La contro-manipolazione comunicativa è una tecnica che va acquisita ed ha effetto dopo mesi. All’inizio, sentirete il cuore pulsare forte ed avrete mal di stomaco,tuttavia, dovrete continuare ad insistere. D’altra parte,lo psicopatico, nel momento in cui adotterete un altro schema di comunicazione, sarà sorpreso e si arrabbierà,notando che sfuggite al controllo; per questa ragione,potrà diventare più incalzante ed offensivo o più accomodante e apparentemente sensibile,allo scopo di asservirvi ancora.Naturalmente, non dovete cedere o credere al suo cambiamento.

Essa si attua con frasi brevi, semplici ed un tono privo di emozione. Alcuni esempi possono essere questi: psicopatico.: “pensi solo a te stessa” Vittima “ questa è una tua opinione”psicopatico.“non avevi mai fatto una cosa simile prima” vittima “ non sentirti perseguitato se faccio ciò che credo sia giusto” psicopatico. “vuoi sempre avere ragione” vittima “ a volte mi capita”  (Isabelle Nazare Aga-L’arte di non lasciarsi manipolare)

Alcuni requisiti sono:

-frasi corte

-stare sul vago

-usare le frasi fatte, proverbi,principi generali.

-usate la forma impersonale

-sorridete se il contesto lo permette

-siate educati

-non entrate nelle discussioni se portano i liti o umiliazioni

-non vi giustificate più

In breve,fate in modo da sembrare indifferenti. Frasi come “ è una tua opinione”, “lo si può credere”, “se lo pensi tu…” “ è possibile” “dipende” “dici questo a me?” “ce lo dirà il futuro” “ho la coscienza a posto” sono esatte. Inoltre, sappiate rifiutare;saper dire no è uno dei principi dell’autoaffermazione personale . Lo psicopatico esiste per affermare il potere ed il controllo sugli altri. Sa essere estremamente insistente quando vuole ottenere qualcosa; in questo caso, siate come dischi rotti,ripetete le stesse frasi, come su indicate, senza far trapelare nervosismo e tensione.

Infine, nel caso in cui siate divorziati e le interazioni riguardino la gestione dei figli, sappiate che non dovrete lasciare margini più ampi di quelli stabiliti dal Tribunale.

Cercate di distogliere l’attenzione dello psicopatico da voi, spostandola sui problemi domestici di poco conto come gli orari scolastici o problemi con l’idraulico.
Se alcuni problemi vi assillano, se avete guai familiari o sul lavoro non rendetene partecipe il manipolatore che,presto o tardi,user queste informazioni a suo vantaggio.

Avviene frequentemente che lo psicopatico,che considera il figlio come una sua estensione ed una sua proprietà, pretenda da voi la massima disponibilità. Se da un lato, può avervi diffamato con amici e parenti o addirittura davanti ai bambini,tuttavia, considerandovi un oggetto di proprietà, si sentirà in diritto di chiamarvi o entrare in casa vostra,senza avviso e senza limiti.

Se gli si lascia spazio, sarete sempre in  tensione e nervosismo e non riuecirete a slegarvi definitivamente dalla sua funesta presenza. Comunicate con lo psicopatico solo per iscritto con messaggi brevi e su temi strettamente riguardanti la necessità contingente, non rispondete dopo un certo orario;sarebbe bene avere un numero di cellulare solo per questo scopo che terrete spento ad orari da voi stabiliti e non fornite alcuna informazione sulla vostra vita ed annotate tutto. Cercate di comunicare con loro in presenza di terze persone e stampate sempre sia i loro sia i vostri messaggi o mail. Inoltre, non lasciate che violi gli accordi e rivolgetevi ad un avvocato ed al giudice in tutti i casi in cui lo faccia.

In ultimo,per fermarlo nei casi di maggiore invadenza, oltre la denuncia,predisponete un dossier che lo riguardi e che possa, se fosse inevitabile, essere trasmesso a chi di dovere (superiori o familiari), in modo da metterlo con le spalle al muro. Va da sé che si deve ricorrere a quest’ultimo rimedio soltanto se l’aggressività non è molto forte, nel qual caso, l’interruzione totale dei contatti ed il ricorso alle competenti autorità è l’unica via da seguire.

Infine, qualora vogliate chiudere la relazione e temete che possa stravolgere i fatti in una causa per la separazione o l’affidamento dei minori o nuocervi in altro campo, predisponenete per tempo una strategia e fate uso delle registrazioni. Esse sono utili soprattutto nelle ipotesi di atti persecutori, violenza fisica, verbale o psicologica perchè possono essere utilizzate nel processo sia penale che civile.

È lecito registrare una conversazione tra presenti purché essa non avvenga tra le mura della privata dimora del soggetto registrato ignaro. Infatti, se la registrazione avviene nella dimora del soggetto registrato, all’oscuro di ciò, oppure in altro luogo privato di pertinenza dello stesso (per esempio, l’abitazione del compagno), la registrazione costituisce reato .

Attenzione però: il membro di una conversazione è sempre abilitato a registrarla, in quanto il delitto “scatta” nel momento in cui a registrare la conversazione sia un terzo. Ciò perché la captazione delle parole e dei gesti dell’interlocutore, da parte del destinatario degli stessi, non può essere considerata indebita, in quanto costituisce semplicemente undocumentazione lecita di quanto già appreso. In altre parole, la registrazione tra presenti è illegittima, nella dimora del registrato, solo se a effettuare la registrazione sia un terzo.

Al contrario, è sempre lecita la registrazione all’interno dell’abitazione del soggetto registrante oppure in qualsiasi luogo di pertinenza dello stesso (ad esempio all’interno della propria automobile) o ancora in una pubblica via o all’interno di un esercizio pubblico. In tali casi, infatti, non vi sono reati che attengono alla lesione della privacy. Secondo la Cassazione, infatti, “chi dialoga accetta il rischio che la conversazione sia registrata”.

La registrazione può essere consegnata immediatamente all’Autorità Giudiziaria, dunque, al Pubblico Ministero con un atto di querela, se con la stessa si vuole dimostrare l’esistenza del reato rappresentato con la stessa querela. Si può anche produrre, comunque, al Pubblico Ministero, da parte dell’indagato o della persona offesa (o dai rispettivi difensori) nel corso delle indagini, in qualsiasi momento. In caso di processo civile, viene depositata nel fascicolo.

I sistemi sin qua delineati sono  sistemi utili ma non devono sostituire il contatto zero, che va attuato se la situazione lo permette, essendo il no contact  l’unico vero strumento che consente l’allontanamento dal predatore sociale.

 

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Lo scarto dello psicopatico e del narcisista patologico

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“Un grido mi è morto dentro, non sia sepolto né compianto,
non venga ricordato né celebrato. Persino il pianto nasce da uno slancio”. 

M.M.

La relazione sentimentale con uno psicopatico o narcisista patologico si sviluppa attraverso tre fasi: idealizzazione, svalutazione e scarto finale.

Lo psicopatico possiede, come abbiamo visto, una “maschera di sanità”che gli consente di agire indisturbato nella società e di muoversi in ogni contesto sociale, riscuotendo l’approvazione generale.

Molto frequentemente, egli mostrerà cosa si nasconda dietro la maschera di persona normale, corretta, affascinante, vincente e, sostanzialmente, sana, soltanto nei confronti di persone determinate, riversando contro di esse ogni sorta di angheria e sopruso.

Il Dott. P. Cianconi ed il Dott. H. Marietan, psichiatri esperti in psicopatia, abbracciano la corrente secondo la quale gli psicopatici sarebbero una sorta di gruppo minoritario di riserva che la razza umana ha creato per difendersi in caso di necessità estreme e straordinarie, quali guerre mondiali, disastri naturali, ossia in quelle circostanze in cui sarebbe vitale per la collettività essere guidati da soggetti insensibili alla paura e privi di freni morali. “Colui che normalmente è considerato freddo insensibile e crudele in guerra viene chiamato eroe. Gli psicopatici sarebbero parte di un gruppo di riserva dell’umanità in caso di emergenza, ma in uno stato di normalità sono assolutamente scioccanti”, sostiene Marietan .

Da quanto detto, si può immaginare quanto crudelmente lo psicopatico ed il narcisista maligno possano gestire l’ultima fase della loro rappresentazione dell’amore con il partner .

Dapprima, la preda è attirata seduttivamente con l’inganno e la falsa tenerezza, posta al centro di attenzioni vacue e scene spettacolari, viene considerata e fatta sentire una principessa o la salvatrice della triste ed irrisolta vita di questo individuo perverso. Nella fase successiva, viene gettata nel pozzo della svalutazione subdola e quasi inafferrabile e della violenza psicologica via via più manifesta.

A questo punto, vi sarà l’epilogo della farsa, lo scarto finale della vittima. Lo psicopatico ed il narcisista maligno attuano lo scarto adottando due modalità alternative: lo scarto indotto o lo scarto agito direttamente.

Chi pensa, infatti, di aver deciso autonomamente di interrompere la storia, molto spesso commette un grande errore.

Lo psicopatico ed il narcisista patologico interrompono la relazione esclusivamente nel momento in cui lo decidono anche se formalmente è il partner a chiudere.

Attanagliato dalla noia della relazione, che subentra non appena ha la percezione dell’attaccamento e della dipendenza della preda o allorché la stessa inizi a rivendicare il diritto a veder rispettate le sue esigenze emotive ed aspettative di vita, lo psicopatico chiude il sipario.

In alcuni casi, lo psicopatico e il narcisista patologico taglieranno i ponti proprio quando la relazione sembrerebbe essersi avviata a normalità; il gusto sadico di aver provato a se stessi che si può realizzare la truffa emotiva fino in fondo è irrinunciabile giacché gli conferisce l’ennesima conferma del loro potere di vita e di morte sul partner –oggetto.

La sfacciataggine di voler apparire come la parte sana e corretta della storia ed il sadismo che li contraddistinguono portano frequentemente il perverso ad adottare la strategia dello scarto indotto, fa cioè in modo di essere lasciato.

Come si fa a capire se sia stato lo psicopatico ad indurre e manipolare la vittima al fine di essere lasciato o, invece, essa ha davvero chiuso perché giunta alla consapevolezza  che sia la giusta soluzione? Dalla reazione del narcisista maligno.

Lo psicopatico, qualora venga lasciato senza che lo abbia lui stesso pianificato, non mollerà la preda, la tormenterà cercandola, ergendosi a vittima abbandonata, minaccerà il suicidio, scatenerà la rabbia furiosa, insulterà, commetterà atti persecutori, fino ad riottenere ciò che vuole: il suo oggetto, il suo burattino.

Nel caso in cui, al contrario, la chiusura sia stata preordinata ad arte, il manipolatore perverso scomparirà o si lamenterà blandamente con la vittima, salterellando allegramente qua e là tra le  prede più fresche.

Scarto indotto – La spirale di violenza psicologica, le sparizioni e le ricomparse intermittenti, il trattamento del silenzio, la freddezza, che stanno già da tempo dilaniando la vittima, trovano l’apoteosi in questo momento: i tradimenti vengono mostrati quasi apertamente, miriadi di indizi disseminati ovunque, le critiche si fanno incessanti, il sesso diventa un miraggio o assume contorni sempre più torbidi ed insostenibili. La vittima annaspa disperata, non riconosce nel volto ostile l’uomo di un tempo, non si spiega tanta crudeltà, si interroga ossessivamente su cosa abbia mai commesso per scatenare il declino di quella che all’inizio sembrava una favola. La preda non ha strumenti efficaci per spiegarsi cosa sia diventata la storia, quale sia il modo per tornare alla pace. Lo psicopatico non accetta i chiarimenti, elude le domande, rigira le frittate, di fatto si oppone e fa resistenza a qualsiasi tentativo di reale miglioramento, mente apertamente, negando anche l’evidenza.

Le umiliazioni in questa fase sono terribili anche perché la vittima, impazzita a causa del caos generato dal perverso e ormai priva di ogni certezza, avverte se stessa sull’orlo del baratro e percepisce che il partner le sta letteralmente scivolando tra le mani. Nulla sembra fermare questa corsa verso l’abisso e tuttavia la vittima si aggrappa ad ogni appiglio pur di non scivolare giù nel burrone.

Il perverso, invece, rimane imperturbabile, ridicolizza la vittima, sordo dinanzi alle grida di rabbia e paura, cieco di fronte ai movimenti sconnessi del partner, che ogni giorno perde un po’ della propria dignità, del proprio equilibrio e di ogni buon senso. Eppure, di fronte all’ennesima malvagità, scoperto l’ultimo dei tradimenti, venuta a galla l’ennesima menzogna, la preda raccoglie le forze, si ribella e va via.

Lo psicopatico è soddisfatto: ha manovrato anche questa vittima fino alla fine. Certamente, era già da tempo che si impegnava nella fase di idealizzazione con altre ed era pronto a consentire ad una di loro di scalare la gerarchia e scardinare il ruolo occupato dalla vittima uscente.

Quest’ultima, durante la fase dello scarto, può aver perso il controllo, essersi lasciata andare a telefonate incessanti, messaggi disperati, suppliche per incontrarlo, controlli sui social, pedinamenti  o manifestazioni di rabbia: tutto questo sarà strumentalizzato dal manipolatore che la diffamerà presso amici e parenti, sovente la denuncerà per stalking o molestie, con l’approvazione della nuova favorita, la quale, sedotta e trattata da principessa, guarderà adorante il suo re, tormentato da quella che appare effettivamente come una povera pazza.

Scarto agito – Altre volte, il manipolatore patologico agisce personalmente per chiudere la relazione e lo fa operando un taglio veloce e netto degno di un chirurgo. Egli semplicemente scompare. Scompare di punto in bianco anche se la sera prima sussurrava dolci parole. Lo psicopatico non dà spiegazioni vere, si rende trasparente, inaccessibile, inesistente. A volte, il perverso  blocca gli accessi al telefono, non risponde alla chiamate, passeggia ovunque con la nuova fiamma e la vittima crolla.

Quale essere umano chiuderebbe una relazione in questo modo? Sebbene egli si sia reso responsabile durante la relazione di ignobili gesti, sebbene il partner abbia perdonato, atteso, soffocato le proprie esigenze, il narcisista patologico o lo psicopatico sembrerà colui che ha ricevuto gli affronti.

Purtroppo, secondo la sua logica, la vittima non esiste davvero più, non c’è nei ricordi, non sente nostalgia, non ha sensi di colpa, non ha dubbi, non ha pietà né affetto.

Qualche volta, recitando la parte della persona perbene, può fornire false spiegazioni o può fingere di essere affranto, può allontanarsi dicendo “rimaniamo amici” al fine di assicurarsi un varco di rientro in caso gli servisse.

La vittima a questo punto è ridotta a brandelli ed ha solo macerie intorno a sé, impazzisce dal dolore e la dipendenza le trapassa le carni come filo spinato.

L’orrenda avventura con il predatore più spietato del pianeta, tuttavia, non è quasi mai terminata.

Lo psicopatico torna dalla sua vittima a distanza di tempo, torna come se nulla fosse accaduto, torna per testare il controllo ed il potere su di lei, non certo perché la desideri davvero.

Uno dei principali ostacoli che la vittima incontra nel rapporto con lo psicopatico è entrare nella sua prospettiva di ragionamento; tale difficoltà permane anche dopo che ella ha identificato il disturbo della sua personalità e questo le impedirà a lungo di rendersi totalmente inaccessibile.

La danza macabra delle fasi idealizzazione-svalutazione-scarto si ripete varie volte, ma la durata di ognuna di queste si riduce ed aumentano violenza e modalità distruttive.

Nel caso in cui la preda non abbia compreso la natura del perverso, ella ricadrà nella spirale e danzerà più e più volte con il carnefice come una marionetta disarticolata, sino ad ammalarsi o sino al momento in cui verrà definitivamente scartata da lui.

A volte è la vittima stessa a contattare lo psicopatico dopo lo scarto e ad esporsi alla sua freddezza o al riaprirsi del ballo mortale; altre volte, dopo mesi, è il manipolatore a farsi vivo con comunicazione scritte a cui seguono le inevitabili risposte della preda. Se essa resiste, allora,il predatore rinforzerà la tipologia di riaggancio, lanciando false promesse, tenerezze, fingendo, di nuovo, l’interesse iniziale. A questo punto, la preda scambierà questi gesti per amore, spererà sia intervenuto un miracoloso cambiamento e, seppur divisa tra rabbia, paura ed amore, si lancerà tra le braccia dell’aguzzino che continuerà il massacro.

La vittima di uno psicopatico rischia la salute mentale e fisica, si ammala di disturbo da stress post traumatico e incorre nel pericolo di rimanere per sempre nell’harem, ovviamente col ruolo di riserva a cui di tanto in tanto viene concessa una briciola.

Le uniche vie di salvezza sono la consapevolezza che la relazione non ha possibilità alcuna di trasformarsi in qualcosa di sano ed il blocco totale, emotivo e materiale, del predatore umano. Contatto zero.

 

Tutti i diritti sono riservati. E’ vietata qualsiasi riproduzione, utilizzazione, totale o parziale, dei contenuti inseriti nel presente blog, ivi inclusa la memorizzazione, riproduzione, diffusione e distribuzione dei contenuti stessi mediante qualsiasi piattaforma tecnologica, supporto o rete telematica, senza previa autorizzazione scritta da parte dell’autore Avv. Marina Marconato. I CONTENUTI DEL BLOG E DI OGNI ARTICOLO POSSONO ESSSERE CONDIVISI SOLO ED ESCLUSIVAMENTE CITANDONE L’AUTRICE E LINKANDO LA FONTE.

 

LO PSICOPATICO E LA SESSUALITA’

Come vivono il sesso gli psicopatici ed i narcisisti maligni?Lo psicopatico ed il narcisista patologico utilizzano il sesso come uno strumento…

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“E la luna vide avvicinarsi l’empio al bianco seno

il candido battito proteso alla sacrilega mano.

Guardava il mare adirato

e pareva chieder scusa a quella stella vanamente sospesa” M.M.

Come vivono il sesso gli psicopatici ed i narcisisti maligni?Lo psicopatico ed il narcisista patologico utilizzano il sesso come uno strumento. La strategia del silenzio, della svalutazione, del gaslighting sono strumenti attraverso cui il perverso ottiene il dominio sull’altro ed il sesso è da annoverare nella lista dei sistemi di manipolazione e sfruttamento. La sessualità umana è complessa e collegata alla emotività ed alla sfera psicologica. Individui come i narcisisti maligni o psicopatici presentano una affettività pressoché inesistente, una dose di distruttività elevata e la costante propensione ad interagire con l’altro considerandolo un oggetto. Viene da sé che,seppure con differenze tra un caso e l’altro, la sessualità con tali soggetti sia distruttivo; anzi, si può dire che ,mettendo in gioco il partner la propria identità,come è naturale durante un rapporto sessuale, le ferite che scaturiscono dal vivere la sessualità con i perversi sono devastanti.

Sostanzialmente, il sesso viene utilizzato, nella fase di luna di miele, come esca ed arma seduttiva. Tuttavia, molti di questi soggetti presentano una latente omosessualità o asessualità e scarso desiderio tanto che sono frequenti i casi di rifiuto o incapacità a vivere il rapporto fisico.

Inizialmente la preda, travolta dal love bombing e dall’adrenalina, vive la magia di questo rapporto, si sente molto desiderata e messa al centro delle attenzioni del manipolatore. Per tale ragione,nelle prime fasi non si rende ben conto che la ossessività del perverso nel richiedere incontri fisici in ogni momento ed in ogni luogo nasconde qualcosa di più oscuro di un soggetto innamorato ed attratto.

Lo psicopatico ama spingere il partner a vivere modalità anche insolite e la vittima accondiscende un po’ per compiacerlo un po’ perché vive tutto questo come il sintomo di un rapporto “speciale” che sta nascendo tra loro. Il problema si pone più avanti, quando la relazione da un lato inizia a frantumarsi e dall’altro i rapporti fisici non evolvono, sono fissi in posizioni,gesti,richieste sempre identiche o più degradanti. La sessualità è fantasia, è gioco che si crea in due e che non può rimanere inchiodata sempre e comunque ad una modalità standard .

Le vittime con l’andar del tempo si sentono forzate ed iniziano a sviluppare un inconscio rifiuto, vorrebbero altro ma non vengono ascoltate. Lo psicopatico pretende una intimità disinibita e libera ma priva di sentimento,priva di calore. Appare meccanico e la preda si muove tra sensazioni di tristezza e disgusto ed arriva, persino, a simulare il piacere.

Ma paradossalmente,il narcisista perverso non se ne accorge e proietta la sua fantasia di onnipotenza, specchiandosi nel presunto o reale piacere del partner,visto più come uno specchio ed una cavia che come un soggetto desiderato.

Molti di questi personaggi sono assillati dal chiedere, subito dopo un rapporto, come esso sia stato, quanti orgasmi il partner abbia avuto. La perversità relazionale viene agita in modo che la vittima ufficiale, e, più spesso, i numerosi partner non ufficiali che compongono l’harem, siano sottoposti a performance e richieste via via più squalificanti.

Inoltre, lo psicopatico ha una curiosità morbosa per i dettagli dei rapporti fisici precedenti e non è raro che la preda subisca veri e propri interrogatori circa i particolari intimi vissuti in precedenti relazioni.

Accade spesso che lo psicopatico usi un linguaggio volgare ed epiteti degradanti ed abolisca i preliminari o li renda crudi. E’ interessante notare un’altra caratteristica: la scomparsa quasi immediata del bacio appassionato, che, di per sé, è legato alla tenerezza o alla passione vera e partecipata. In realtà, il partner dello psicopatico è considerato un feticcio tra i feticci ( strumenti di penetrazione artificiali, corde, biancheria particolare).

Altro aspetto è la richiesta di avere foto sexy o di girare video durante l’incontro fisico o di praticare sesso con un terzo soggetto,tutte richieste che sviliscono la persona e la storia medesima.

Ovviamente, nei casi in cui la scelta dei soggetti fosse libera e vi fosse un consenso nulla qaestio. Invece, nella relazione disfunzionale, tale modalità viene subita più o meno inconsciamente o per compiacere il perverso o per timore dell’abbandono (timore che è sempre in agguato) o per scongiurare mutismo, critiche “ sei ridicola , ma sei frigida?” o “ vedi, non mi accontenti mai ?”, e cosi ci si trova ad accettare un approccio fisico dal quale si esce scossi, umiliati, confusi.

Dopo qualche tempo, la preda percepisce la violenza sottesa al rapporto e si sente “sporca e con l’amaro in bocca” . A questo si aggiunga che la freddezza dello psicopatico gela qualsiasi esigenza di calore della vittima; essa si sentirà depauperata, come se avesse perso qualcosa, non si sente a posto con se stessa .

Le richieste dello psicopatico e del perverso impongono una determinata tipologia di biancheria intima o prestazioni umilianti, includono spesso percosse, sono insomma orientate verso una dominazione schiavizzante.

Le prede dell’harem di serie inferiore rispetto alle favorite, vengono contattate quasi esclusivamente per l’incontro sessuale e salutate entro pochi minuti dalla conclusione del rapporto, atteggiamento questo che dimostra sia l’assenza di sentimento sia l’intento sadico di far vedere alla preda ormai dipendente quale sia il ruolo assegnatole.

Lo psicopatico,inoltre, sembra osservare, con occhi fissi, di ghiaccio, il partner durante l’amplesso, come se fosse uno spettatore esterno, quasi come se volesse studiarne i gemiti, il modo di vivere l’atto, e le reazioni quando viene umiliata.

Naturalmente, il sesso viene anche negato ad arte. La compagna ufficiale dello psicopatico e del narcisista maligno spesso assistono ad una diminuzione dei rapporti, dovranno pregare quasi il manipolatore e diverranno invisibili anche sotto questo punto di vista. Saranno oggetto di critiche sul fisico, sulla avvenenza, verranno totalmente ignorate per lunghi periodi. Di fondo lo psicopatico ed il narcisista maligno soffrono molto la noia. Se hanno deciso di avere un rapporto di facciata, nel tempo si spengono completamente, si accasciano sul divano, si disinteressano della vita familiare, sono scuri in volto, criticano di continuo e latitano dal punto di vista sessuale. Naturalmente, varcata la soglia di casa, essi,stimolati da nuove situazioni, sono ricchi di charme ed appetiti sessuali e vivono così una integrale doppiezza.

Questi individui fanno un grande ricorso alla masturbazione; nonostante abbiano una promiscuità sessuale elevata, l’autoerotismo compulsivo è molto frequente. D’altra parte, a ben vedere anche quando vivono la sessualità con un altro soggetto in realtà sono soli, avendo ridotto ad oggetto il partner.

I siti di incontro e quelli a sfondo marcatamente sessuale registrano un forte presenza di narcisisti patologici e di psicopatici, a cui piacciono sia il sesso virtuale sia la pornografia.

Le vittime, quando la storia si chiude, portano addosso i segni anche di questa forma di abuso. L’adrenalina di spingersi oltre il proprio limite che esse,all’inizio,credono di condividere con chi le ama,quando l’illusione e la maschera dell’abusante cadono e vengono allo scoperto menzogne,tradimenti,violenza ed abbandoni, si rivela un boomerang che le farà sentire prese in giro e “sporcate” .

Purtroppo ,anche nei casi in cui è proprio il corpo della vittima a dare i primi segnali di chiusura verso il carnefice, ella non lo ascolta a causa della dipendenza e soggezione emotiva e della speranza in un futuro radioso.

La vittima avrà molte difficoltà a fidarsi nuovamente di un altro partner, anche sotto questo profilo, e avvertirà a lungo un disinteresse cautelativo e, a volte, una vera ripugnanza verso il sesso.

Umiliata, sfruttata,usata come cavia umana,abusata nel corpo e nello spirito, preferirà chiudersi in una rassicurante solitudine.

Non vi è nulla di bello nel vivere la sessualità con lo psicopatico, una sessualità meccanica,depravata,fredda .

Secondo Meltzer ,la sessualità perversa si sviluppa su una struttura narcisistica. La relazione del perverso con il suo oggetto è indifferente, cioè non c’è separazione e differenza tra soggetto e oggetto sia in quanto l’oggetto non ha uno statuto proprio, non esiste per sè, sia perchè esso è affettivamente indifferente per il soggetto perverso che lo usa per i propri scopi e lo svaluta. Meltzer inoltre dilata il campo della perversione quando dice che “un individuo perverso è perverso sempre; è bloccato in questa modalità di relazione con l’altro e non si rimette mai in discussione”.
Individui del genere possono esistere soltanto “distruggendo” qualcuno: hanno bisogno di sminuire gli altri per acquisire una buona stima di sè e conquistare il potere, perchè sono avidi di ammirazione e approvazione. Non hanno nè compassione nè rispetto per il prossimo, perchè il rapporto non li coinvolge. Rispettare l’altro vuol dire considerarlo come un essere umano e riconoscere la sofferenza che gli si infligge.

L’Autore sostiene che persone che maltrattano gli altri per evitare la responsabilità dei propri conflitti interni. Lo sfruttamento di un’altra persona allo scopo di mettere il conflitto fuori di sè può essere considerato perverso, indipendentemente dal fatto che la relazione sia vissuta sul piano sessuale o no. Cohen dice che in queste relazioni l’altro viene “deumanizzato” e degradato al livello di oggetto parziale, ricettacolo della sua manipolazione onnipotente e del suo sfruttamento.Lo scopo di chi maltratta un altro è ottenerne il controllo negandone identità ed autonomia.

Racamier sostiene che il principale obiettivo dell’azione perversa è quello di calpestare la verità e di manipolare cose e persone ai propri fini.

Usando l’altro il perverso si risparmia del lavoro psichico, o meglio se ne difende, in quanto si difende dalla sofferenza che il lavoro psichico comporta, e fa pagare il conto ad altri.

Nella relazione d’oggetto narcisistico-perversa , la preda subisce un vero e proprio maltrattamento.Il perverso non può agire da solo, ha bisogno di un altro, di qualcuno cioè che entri in specifica, e non generica, relazione con lui. In questo senso la perversione è una patologia relazionale: non la si vede che nel rapporto con un altro, una vera e propria preda che il perverso soggioga e sfrutta a proprio vantaggio.
La perversione narcisistica è caratterizzata dal bisogno e dal piacere specifico di far valere sè stessi a spese di altri.

La sessualità e l’amore non appartengono al ristretto mondo dello psicopatico,perennemente insoddisfatto ed in corsa,teso a colmare, oltre ogni decenza, al di là di ogni limite, quella incapacità di sentire la vita che pulsa negli esseri umani,irrimediabilmente differenti da lui e,per questo, per lui francamente irraggiungibili .

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LA VIOLENZA DELLO PSICOPATICO E DEL NARCISISTA PERVERSO

La relazione con un narcisista maligno o con uno psicopatico è destinata a trasformarsi in una discesa verso l’inferno. Conclusa la fase dell’idealizzazione, si aprirà …

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volli tener stretta la morte e danzar con lei

seguendo la musica di infernali note

Volli sfidar la morte per mutar l’orrore in odorose viole.

Ma più del desiderio

poté l’intenzione oscura di carpir del fiore ogni più sacro e segreto

splendore” M.M.

La relazione con un narcisista maligno o con uno psicopatico è destinata a trasformarsi in una discesa verso l’inferno. Conclusa la fase dell’idealizzazione, si aprirà il secondo atto di quella tragica farsa che è il rapporto sentimentale o interpersonale che ha deciso di vivere con voi.

Mentre ti sta tradendo ,ti sentirai dire che “ se non ti fidi è un problema tuo” , ti ripeterà che sei incapace. Ti porterà a dubitare di te stessa, verrai deprogrammata,offesa e umiliata costantemente. Ti porterà allo stremo. Ti griderà contro orrende parole che ascolterai piangendo,inerme. Ti spingerà, camminerà per strada lasciandoti indietro,ti osserverà con disprezzo e sarcasmo e tu alla fine inizierai a credere che abbia ragione, che non vali nulla , che forse sei pazza, incapace, brutta o puttana. E quando ti avrà gridato il suo odio se ne andrà, lasciando il silenzio a ferirti in ogni istante. In quel silenzio crederai di affogare, di soffocare e spererai in un ritorno, spererai che possa avvicinarsi di nuovo,non ricorderai distintamente i tormenti che ti ha inflitto, perché nulla ti fa più male quanto l’essere diventata invisibile. Allo psicopatico la violenza serve per poter dimostrare controllo e potere e dopo sta bene.In determinati periodi si allontanerà per dedicarsi ad altre vittime.  Ma sa che lo stai aspettando,piegata e contorta nella tua vita piena ormai di macerie e solitudine,quelle che lui ha creato. E tornerà e tu sarai ferma dove ti ha lasciato,con i segni del tempo e del dolore che hanno inciso e deturpato la tua carne un tempo bellissima.  Te lo presento:è il tuo carnefice.

La fase della svalutazione inizia in modo subdolo e quasi impercettibile . Naturalmente, se la vittima assistesse al cambiamento integrale del partner si allontanerebbe immediatamente ed il predatore perderebbe l’oggetto prescelto abbastanza presto. Ma lo scopo del narcisista patologico e dello psicopatico è lo sfruttamento delle qualità della vittima e  la realizzazione di un rapporto di totale dominio e controllo; l’amore della preda, la dipendenza dall’aguzzino,  la corruzione del suo carattere, il riuscire ad indurla a compiere atti che abbassano la sua dignità e le sue iniziali qualità umane, l’enorme dolore che sa di provocare,gli recano  una soddisfazione ed un nutrimento del quale non può fare a meno.

Critiche velate e bastone e carota Questo pericoloso soggetto non può permettersi di sbagliare strategia. Freddo predatore intraspecie, lo psicopatico ed il narcisista patologico inizieranno a svalutare la vittima lentamente e solo allorquando essa sarà stata privata della capacità di decisione, di discernimento, quando sarà dipendente, nel momento in cui ogni aspetto della sua esistenza vacillerà, allora il narcisista perverso abbasserà la maschera e scaricherà ogni forma di abuso e violenza morale e psicologica e, a volte , fisica, sulla vittima, la quale, paralizzata e deprogrammata grazie a mesi di manipolazione , rimarrà immobile a subire attacchi alla sua identità via via più violenti.

La svalutazione,come abbiamo detto, inizia in modo latente, con sguardi di disprezzo, mutismo, freddezza, allusioni destabilizzanti,osservazioni scortesi che, tuttavia, da parte della vittima difficilmente vengono ricondotti ad una strategia premeditata e violenta. Essa tenta di scusare, un po’ incredula, il narcisista maligno, nel quale ancora vede il principe azzurro o l’uomo sofferente ed un po’ complicato da aiutare. In via parallela, lo psicopatico alterna momenti, sempre più rari, di dolcezza e vicinanza, con atteggiamenti incomprensibili e scostanti. Siamo al c.d. periodo del bastone e della carota :la preda viene ora considerata ora ignorata o criticata senza che vi sia una plausibile spiegazione né dell’uno né dell’altro comportamento.

Il predatore, con lo sguardo freddo, la osserva trasformarsi, divenire ansiosa e angosciata,tesa e distratta in qualsiasi altro ambito della propria vita.

Comunicazione paradossale Iniziano i discorsi paradossali, adottati ad arte dallo psicopatico per annichilirla : la comunicazione paradossale consiste nell’esprimere a livello verbale una cosa e tuttavia a livello non verbale viene espresso l’opposto. Così la preda comincia a trascorrere ore a riflettere su ciò che aveva voluto intendere il perverso, sul perché dica una cosa e ne faccia un’altra opposta,ma non può trovare risposta alcuna, giacché l’unica risposta vera sarebbe che lui le sta facendo violenza psicologica. Vani risultano i tentativi della vittima di avere spiegazioni,di ricevere chiarimenti ,il narcisista patologico non risponderà, eluderà le domande, si chiuderà nel silenzio o attaccherà la preda “ma cosa mi tormenti? Cosa ho fatto di strano? Non ti sta mai bene nulla?”,sei insopportabile!” lasciandola nella incertezza. Peraltro, la vittima da un lato percepisce la distanza emotiva del partner dall’ altro teme di esserne responsabile, inizia così a subire passivamente gli attacchi dello psicopatico che la colpevolizza di essere petulante, di non essere più leggera e solare come all’inizio.

Triangolazione A questo punto si intravedono le triangolazioni, altro strumento dell’arsenale di manipolazione e distruzione del narcisista patologico: egli la mette in competizione con altre figure femminili. Pur vantando la più pura fedeltà, ovviamente falsa, il perverso lascerà indizi, avrà telefoni cellulari perennemente attaccati addosso, suonerie spente o riceverà o scriverà sms ad ore strane  o farà cenni espliciti ad altre donne siano esse ex partner o nuove conoscenze, che asserisce di avere come semplici “amiche” . E’ la vittima vive ormai nell’ansia e nel timore di essere abbandonata, cercherà di prodigarsi e di pesare ogni parola ogni gesto allo scopo di non scatenare nello psicopatico la freddezza o la critica o l’abbandono per una donna migliore di lei. Naturalmente, il narcisista patologico ha sempre tradito ed anzi ha un vero harem a disposizione fatto di ex, di nuove conquiste e di future prede che tiene d’occhio, essendo per lui la seduzione questione di pura sopravvivenza; tuttavia, a questo stadio la vittima ancora non ne è consapevole.

Violenza manifesta Queste modalità distruttive, che rendono la preda dipendente affettivamente e priva sempre più delle risorse psichiche , emotive e sociali che possedeva prima della relazione, diventano più manifeste. Lo psicopatico o narcisista perverso ha bisogno di riversare, di proiettare la negatività sul partner; inoltre, per lui sostenere a lungo la maschera è impossibile.

Siamo giunti, quindi, alla violenza morale apertamente agita . La vittima è ormai trattata in modo esplicito come fosse un oggetto, viene usata sessualmente come una discarica, viene criticata per i suoi capelli, per il suo fisico, per gli abiti che sceglie, per come tiene la casa o come cucina: del seduttore affascinate non è rimasto nulla. Lo sguardo di ghiaccio o ipnotico, la voce fredda , il tono tagliente, sono le uniche manifestazioni riservate alla preda. I rarissimi momenti di tregua e falsa delicatezza sono concessi per evitare il crollo della vittima. Gli insulti divengono molto pesanti, le proiezioni ( come gli scatti di gelosia assurdi del narcisista patologico che invece sta tradendo davvero), le improvvise sparizioni gettano nel caos e nella disperazione la preda che, paralizzata, subisce un colpo dietro l’altro senza difendersi ed anzi, paradossalmente, attaccandosi morbosamente al suo aguzzino.

La bugia patologica Tutti gli esseri umani si sono trovati a mentire ma per lo psicopatico  mentire è come respirare, è un sistema di vita .Lo psicopatico ed il narcisista maligno mentono a chiunque senza preoccuparsi minimamente di essere scoperti o della possibile sofferenza che possono provocare .La bugia è una modalità presente in ogni sua relazione. La menzogna e l’inganno dello psicopatico sono fredde, premeditate, congegnate alla perfezione e strategiche ed assolvono alla funzione di consentirgli di realizzare i propri obiettivi. La bugia viene raccontata in modo sereno, convincente, il partner viene guardato fisso negli occhi, il tono è tranquillo ; persino quando le sue menzogne vengono scoperte, lo psicopatico ed il narcisista maligno negano l’evidenza, generando  rabbia, incredulità e insicurezza nella preda che alla fine finisce per credergli. Come sostiene il Dott.  Marietan “ lo psicopatico mente con tutto il corpo,è un attore eccellente,dice le sue menzogne con assoluta naturalezza, può fingere tenerezza, solidarietà, pentimento,può piangere a comando” .

Lo psicopatico ed il narcisista patologico hanno sempre molte cose da nascondere, dal conto in banca che prosciugano a vostra insaputa, a doppie triple quadruple vite sentimentali parallele,a titoli di studio inesistenti. L’inganno esiste sin dall’inizio della relazione ,il perverso crea ad arte una rete fittissima di bigie le quali, se vengono intraviste dalla vittima, determinano in lui esplosioni di rabbia o sarcasmo (“ ma cosa stai insinuando? Non stai bene, vedi lucciole per lanterne!stai diventando paranoica!”

Vittimismo

Un’altra arma frequentemente utilizzata è il vittimismo. Lo psicopatico si erge a vittima dei traumi infantili , verso i quali,in realtà non prova alcuna emozione reale, che sono strumentalizzati per suscitare la compassione della preda e l’insorgere in lei di tendenze latenti dell’atteggiamento egoico della crocerossina : l’“io ti salverò”  miete più vittime di una bomba atomica , perché porta la vittima a subire ogni forma di angheria pur di salvare e guarire l’abusante.

Il narcisista maligno e lo psicopatico,se è necessario al fine di realizzare la strategia , piangono singhiozzando, proferiscono giuramenti ,minacciano il suicidio, “la mia vita senza di te non ha senso, sento il cuore andare in mille pezzi;so di aver sbagliato, forse avevo paura di amare , non sono mai stato amato, ma sono cambiato. Se non vuoi darmi un’altra chance ,lo capirò, voglio solo il tuo bene,ti amerò per sempre,perdonami amore mio” . Queste frasi in un empatico innamorato provocano una destabilizzazione mostruosa, mantengono vivo il legame, lo fanno sentire in colpa per non dare una possibilità a chi,sì, gli ha fatto molto male ma che sembra ora mettersi in discussione. L’empatico sa mettersi nei panni dell’altro e sa capire cosa si provi ad avere il cuore a pezzi ed essere disperato, sa che tutti sbagliano e crede che tutti possano cambiare in meglio. Per queste ragioni gli darà chance, che, naturalmente, in brevissimo tempo, porteranno la situazione a livelli peggiori di prima.

Gaslighting La violenza del narcisista patologico si attua prevalentemente attraverso la comunicazione. Mira alla distruzione della autostima e della personalità della vittima. Uno degli strumenti più utilizzati e pericolosi, capace di far perdere il senno alla preda , è il gaslighting. Il termine venne coniato dal un film degli anni ’50 Il termine deriva da un’opera teatrale del 1938 Gas light e dagli adattamenti cinematografici del 1940 e 1944  (quest’ultimo conosciuto in Italia come Angoscia ): La trama tratta di un marito che cerca di portare la moglie alla pazzia manipolando piccoli elementi dell’ambiente, e insistendo che la moglie si sbaglia o si ricorda male quando nota questi cambiamenti. Il titolo origina dal subdolo affievolimento delle luci a gas da parte del marito, cosa che la moglie accuratamente nota ma che il marito insiste essere solo frutto dell’immaginazione di lei. Il manipolatore relazionale,infatti,  compie affermazioni false che minano la percezione della realtà del partner e della sua capacità mnemonica. Lo psicopatico sposta  oggetti negando di averlo fatto, sostiene di aver detto frasi mai dette , imputa discorsi alla vittima che essa non ha mai pronunciato. “ possibile che non ricordi? Ho messo le chiavi ne cassetto eri davanti a me e tu mi hai visto! (e non è vero)” oppure “ ti ho detto che sarei andato alla riunione ecco perché ho spento il cellulare, prima di uscire te ne ho parlato!” ( e non è vero).E’ una tecnica molto pericolosa ed insidiosa che pian piano contribuisce a far si che la preda non si fidi più di se stessa, dei suoi ricordi, della sua capacità di giudizio e percezione.

Silenzio altro strumento di violenza e manipolazione è l’uso del silenzio. Lo psicopatico non risponde ai messaggi pieni di sofferenza e speranza o risponde dopo ore ed in modo freddo; si nega al telefono, rinvia appuntamenti oppure scompare completamente. Alla vittima sembrerà di impazzire, come se le avesse tolto la voce, la possibilità di esistere. Piegata dalla dipendenza affettiva e dalle torture agite sino a quel momento, la preda non avrà reazioni di difesa, non vedrà nel manipolatore il suo aguzzino, starà così male da augurarsi soltanto che possa tornare e, nel momento in cui lo farà, lei accetterà ancora a lungo ogni sorta di violenza morale pur di non vederlo sparire ancora. Naturalmente, la violenza attuata dal silenzio è una strategia ben strutturata ed assolve a tre funzioni: asservire e dominare la vittima ; concederle una tregua dai colpi ricevuti affinché essa recuperi un po’ di energia, senza la quale non potrebbe nutrire lo psicopatico e renderla docile alla successiva dose di violenza. Inoltre, il silenzio concede al manipolatore spazio di azione maggiore per occuparsi delle altre prede ( in fase di idealizzazione o svalutazione).

Ma come può un essere umano compiere un simile scempio su un’altra persona? E perché?La risposta la fornisce Robert Hare, uno dei massimi studiosi di psicopatia “ gli psicopatici sono predatori  intraspecie che usano fascino, manipolazione, intimidazione e violazione per controllare il prossimo e soddisfare i propri egoistici bisogni;mancando di morale ed empatia, riescono freddamente a prendere e a fare ciò che vogliono, violando norme e divieti sociali senza il minimo senso di colpa o rimpianto”.

Le caratteristiche della personalità psicopatica infatti sono egoismo, egocentrismo, desiderio di controllo delle situazioni “ad ogni costo”, anaffettività, cattiveria e mancanza di segni di rimorso, mancanza di empatia.Gli altri , nella visione di questi soggetti, sono ridotti a “cose” da utilizzare esclusivamente per la soddisfazione ed il raggiungimento dei loro obiettivi. Molto interessante è il profilo neuroanatomico dello psicopatico: attraverso studi effettuali con la MR (risonanza magnetica) è stato visto che alti punteggi di psicopatia sono correlati con significative riduzioni di materia grigia nella corteccia temporale anteriore, orbito frontale mediale e laterale, frontopolare sinistra e la regione del sulcus temporale superiore . Rispetto al funzionamento degli emisferi cerebrali sappiamo che nella maggior parte delle persone è l’emisfero destro a svolgere un ruolo dominante nei processi emotivi; alcune ricerche hanno dimostrato, invece, che negli psicopatici nessun lato del cervello è dominante nelle emozioni. Inoltre i processi cerebrali responsabili delle emozioni in questi soggetti non sono concentrati, ma distribuiti e da questo deriva la vita affettiva superficiale e povera degli psicopatici. (Hare, La psicopatia, 2009). Gli psicopatici possono essere trattati? A tal proposito, sono esplicative le parole dello stesso Hare: “Non sprecate il vostro tempo. Nulla di ciò che potrete fare cambierà qualcosa”. Ed ancora: “Cosa curare? Non soffrono, non hanno un basso livello di autostima e neppure sono insoddisfatti del proprio comportamento.  Immaginate – se è possibile – di non avere una coscienza,  nessun senso di colpa o rimorso, non importa quello che fate, non ha senso limitarsi per il benessere degli estranei, amici, o anche per i membri della famiglia. Immaginate di non provare vergogna, non una sola volta in tutta la vita, non importa quale tipo di azione egoista, dannosa, o immorale abbiate compiuto.

Fate finta che il concetto di responsabilità vi sia sconosciuto,immaginate che anzi esso sia un inutile fardello che altri sembrano accettare senza discutere come sciocchi creduloni e che, all’occorrenza, potete strumentalizzare questa tendenza per raggiungere i vostri fini.

Ora aggiungete a questa strana fantasia,la possibilità di poter nascondere ad altre persone il vostro trucco psicologico . Dal momento che tutti ritengono semplicemente che la coscienza sia  universale e posto che gli esseri umani proiettano sugli altri le proprie qualità e pulsioni, nascondere il fatto che si è senza-coscienza è quasi senza sforzo.

La vittima dello psicopatico e del narcisista patologico non si è mai confrontata con altri che avessero il suo sangue freddo. L’acqua di ghiaccio nelle vene è così bizzarro, così completamente al di fuori della loro esperienza personale, che raramente indovinerà chi si cela dietro la maschera di normalità. In altre parole , essi sono invisibili al mondo e sopratutto alla preda che li ama.

A questo punto si può fare qualsiasi cosa ed anche quando il comportamento violento e distruttivo verrà a galla il narcisista perverso sarà in vantaggio rispetto alla maggior parte delle persone, le quali, avendo comunque una coscienza, empatia e senso di colpa non potranno ricambiare la malvagità subita .

Gli esseri umani sono stati abituati a pensare che tutti  sono ,o per lo meno, cercano di “fare  bene” e di “essere buoni” e giusti e onesti. E così, molto spesso, non ci prendiamo il tempo di usare la dovuta diligenza al fine di determinare se una persona che ha inserito la nostra vita è, infatti, una “brava persona”.

E ‘stato spesso notato che gli psicopatici ed i narcisisti patologici  hanno un netto vantaggio sugli esseri umani con coscienza e sentimenti perché non hanno coscienza e sentimenti. La coscienza ed i sentimenti sono legati ai concetti astratti di “futuro” e “gli altri”. Si tratta di “spazio-temporale”. Possiamo sentire la paura, la simpatia, l’empatia, la tristezza, e così via, perché possiamo immaginare in modo astratto, il futuro in base alle nostre esperienze passate, o anche solo “concetti di esperienze” in una miriade di varianti. Siamo in grado di “prevedere” come gli altri reagiranno perchè siamo in grado di “vedere noi stessi” in loro anche se sono “là fuori” sono “altro da noi”. In altre parole, non soltanto possiamo identificarci con gli altri spazialmente – per così dire -, ma anche temporalmente – nel tempo.Lo psicopatico non sembra avere questa capacità.I narcisisti perversi e gli psicopatici “ possono imitare i sentimenti, ma gli unici veri sentimenti che sembrano avere – la cosa che li spinge e li induce ad agire diversi drammi per effetto – è una sorta di “fame predatoria” per quello che vogliono. Vale a dire, si “sentono” bisogno / vogliono, l’amore, sostiene Hare  . “Per di più, questa prospettiva “bisogno / volere” postula che solo la “fame” dello psicopatico è valida, e tutto e di più “là fuori”, al di fuori dello psicopatico, non è reale se non in quanto ha la capacità di essere assimilato al psicopatico come una sorta di “cibo”. “Può essere utilizzato o può fornire qualcosa?” è l’unica questione su cui lo psicopatico sembra essere interessato. Tutto il resto – tutte le attività – è indirizzato a questa unità.”continua Hare. In breve, lo psicopatico e il narcisista sono predatori. Se pensiamo sulle interazioni dei predatori con le loro prede nel regno animale, possiamo arrivare a una certa idea di ciò che sta dietro la “maschera di sanità mentale” dello psicopatico. Proprio come un predatore animale, adotterà tutti i tipi di finzione al fine di inseguire la preda, tagliarla fuori dal gregge, avvicinarsi a lei e ridurre la sua resistenza, anche assumendo l’aspetto ( la maschera)  elaborato in modo  tale , con  composti di parole e apparizioni – bugie e manipolazioni – ,che riesca ad  attrarre e mangiare  le sue prede.

La fase della svalutazione può durare settimane,mesi o anni. I danni alla autostima ed alla identità della vittima sono terribili e spesso comportano l’insorgenza del trauma da narcisismo patologico o trauma da stress, patologie psicosomatiche e depressione.

La vittima proverà rabbia e vergogna  per aver consentito allo psicopatico di distruggerla e soltanto in seguito ricostruirà il puzzle della strategia attuata dal predatore e riconoscerà tutti i comportamenti adottati in questa fase come VIOLENZA .

Tuttavia, il riuscire a non negare la violenza subita e perdonarsi per non essere riusciti ad allontanarsi dal carnefice in tempo sono i presupposti per la completa guarigione e per la rinascita.

R.D. HARE, La psicopatia. Valutazione diagnostica e ricerca

empirica, traduzione italiana a cura di V. CARETTI, A.

SCHIMMENTI, Roma 2009.

Crimen et Delictum, IV (November 2012)

International Journal of Criminological and Investigative Sciences-Eleonora Alemanno

 

 

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RITRATTO DI UN VAMPIRO

vivo nella fissità del tempo poichè da infante uccisero ogni mio anelito di vita

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Vivo nella fissità del tempo,

poiché da infante uccisero

ogni mio anelito di vita.

Vago bramoso per corridoi affollati

indossando una maschera di inattaccabile moralità.

I miei occhi si posano

su coloro nei quali percepisco la Vita.

Ne rubo l’ardore e ogni umana pulsione

perché possano scaldare quel gelo mortale

che mi ha inghiottito.

Riduco a brandelli anime vive e, deturpatele,

le lascio esangui o folli.

Sono stimato, adorato, temuto.

Per mestiere le persone si affidano a me

e io mi aggiro per le strade

cercando il plauso di un pubblico

che, istupidito e confuso dalle mie parole,

mi vede come Dio.

Suono un flauto magico a donne

di carne e sangue che rendo pazze,

schiave e adoranti.

Onnipotente, non temo nulla,

se non uno specchio che rifletta

l’assenza del mio volto

e la bruttezza del nulla,

e un bacio d’amore caldo e vivo

che mi rende furioso

perché rifuggo la vita,

la inseguo e la sfuggo

congelato in una maschera senza volto.

Dio, sì, sono un Dio condannato

ad una eterna distanza dall’umanità

nell’assordante solitudine della morte

mi fingo vivo e paralizzo ed incanto

stolte creature di ingenua bellezza

e per apparir di sembianza umana

succhio senza pietà e senza gioia

quella linfa vitale che compone

la grottesca maschera

che avvolge il mio volto

Inchiodato a metà sulla croce del mio destino immutabile

trascino l’unico braccio

sfuggito ai chiodi del nulla

e strappo baci,

e afferro carne fresca

e bevo il sangue di chi,

sapendo sorridere all’amore,

mi si avvicina e inciampa

nel legno che sorregge

l’involucro putrido

del mio essere morto.

 

 

 

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