IL COSTO DEL DOLORE

La gelosia ossessiva non è amore, l’insulto e le critiche sprezzanti e ripetute nel tempo non sono amore,i tradimenti seriali non sono amore ma sono tutti comportamenti riconducibili alla violenza relazionale e spesso…

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La gelosia ossessiva non è amore, l’insulto e le critiche sprezzanti e ripetute nel tempo non sono amore,i tradimenti seriali non sono amore ma sono tutti comportamenti riconducibili alla violenza relazionale e spesso sono preludio di quella fisica. I “ti amo” gettati là e contradetti dal contesto in cui le parti si muovono o dal comportamento concreto sono ami con cui soggetti immaturi o disturbati cattureranno persone alla ricerca disperata di un amore da film romantico o persone che hanno una bramosia di essere amate a tutti i costi.Ma anche in una relazione apparentemente sana , i segnali di un abuso non possono essere ignorati perchè sopportare ciò che non deve essere sopportato permette sempre un inasprimento degli abusi stessi.

La tolleranza deve essere pari a zero. Le modalità disunzionali non possono essere nè tollerate nè agite in modo compartecipe . Ogni persona può e deve scegliere di salvaguardare la propria dignità ed i propri confini psichici,emotivi e fisici.

Chi si ritiene incapace di porre fine alla relazione o non riesce ad accettare la chiusura della stessa inseguendo o rimpiangendo il proprio partner, magari aggressivo o semplicemente assente, deve cercare di chiedere aiuto e iniziare un percorso personale di recupero della propria identità. Non si può attendere chi non tornerà .Non si può amare chi ci fa del male .

La relazione con un soggetto violento o con uno psicopatico provoca sofferenza emotiva,psichica,morale ed a volte fisica.Lo stato di dipendenza e soggezione in cui le vittime cadono, comporta una sostanziale incoscienza circa gli abusi subiti,almeno in un primo tempo,un primo tempo che,come sappiamo, a volte dura anni. Nella maggior parte dei casi,la relazione,ad un cero punto, esplode in manifestazioni palesemente violente e distruttive, tuttavia,la vittima, stanca, destabilizzata,colpevolizzata,isolata, non riesce a sottrarsi velocemente,continuando a subire colpi alla propria identità e persona via via più forti. Quando, finalmente,riesce ad interrompere il rapporto ( o a dar corso alle prime interruzioni da cui sovente torna indietro nella speranza vana di un promesso miglioramento) dinanzi a sé,la persona abusata, ha un quadro desolante di macerie e ferite:sono i danni provocati dallo psicopatico. Lo psicopatico o il narcisista patologico viola principi umani universali che la legge e la nostra Costituzione tutelano e proteggono: l’articolo 32 sancisce :”la Repubblica tutela il diritto alla salute come fondamentale diritto dell’individuo”. Il diritto citato è l’unico che la Costituzione italiana qualifica come “inviolabile”. Esso si sostanzia nel diritto all’integrità fisica e psichica tanto che la legge dello Stato,uniformandosi a tale principio, punisce coloro i quali agiscono in modo da ledere tale dirittto e prevede la risarcibilità dei danni subiti dalla vittima.Sia nel caso in cui si denunci il soggetto abusante per reati, quali la violenza privata,la violenza sessuale,gli atti persecutori,sia nel caso in cui ,in sede civile,si agisca per ottenere la separazione o il divorzio, oppure allorchè si decida di rivolgersi ad un Tribunale per vedere riconosciuti i propri diritti violati, dobbiamo sapere che la legge italiana e la giurisprudenza riconoscono quattro tipologie di danno da cui discende il diritto ad ottenere la condanna dell’autore a pagare somme di denaro :1) il danno patrimoniale 2) il danno biologico 3) il danno morale 4) il danno esistenziale. Lo psicopatico,è bene saperlo, ne provoca sempre almeno uno,spesso tutti. Oggi, quasi sempre,tuttavia, rimane totalmente impunito.Le vittime denunciano soltanto nei casi più gravi , spesso non riescono a costruire quadri probatori convincenti poiché in parte mal diretti dai legali,in parte a causa della difficoltà riscontrata nel raccogliere le prove di una violenza e di un conseguente danno “invisibili”,in parte per la scarsa conoscenza del fenomeno da parte dei Tribunali. Quante vittime subiscono un danno patrimoniale dalla storia con un soggetto abusante o psicopatico ? E’ probabile che la violenza fisica o psichica,abbia conseguenze patrimoniali,quali esborsi per cure mediche oppure possa comportare riflessi negativi sulla capacità di produrre reddito. Ritengo che vi sia un’alta percentuale di persone che , a causa degli abusi subiti, abbia dovuto sostenere spese per farmaci e/o terapie ed abbia, durante il corso della relazione malata,visto diminuire la propria concentrazione e capacità nel lavoro con conseguenze negative nel guadagno e nella buona riuscita dell’attività. Tutto questo,ove adeguatamente provato,comporta il diritto ad un risarcimento.Ed ancora, quante vittime hanno subito un danno biologico,alla salute,che ha comportato l’insorgere di patologie fisiche e/o psichiche in seguito alla violenza fisica e morale agita dallo psicopatico? L’insorgere di malattie psicosomatiche,gastriti,coliti,amenorrea,emicranie,malattie cardiovascolari. Il danno fisico ,ma anche il danno psichico, è una conseguenza tipica della violenza psicologica e di un evento traumatico.Accertata la patologia da parte di un medico-legale ( si ricordi che vi sono gli psicologi forensi) si può ottenersi il giusto risarcimento. Parliamo,poi,del danno esistenziale che ,si badi bene, è stato riconosciuto anche nell’ambito dei rapporti familiari tra partner e tra genitore-figlio. Il danno esistenziale si verifica allorchè il soggetto abusato subisca,a causa delle aggressioni ,un cambiamento negativo e duraturo del proprio stile di vita,una perdita di chances.uno sconvolgimento non transitorio stabile delle proprie abitudini , del modus di avere relazioni interpersonali,una alterazione definitiva a livello comportamentale.In ultimo,il danno morale qualificato quale patimento,dolore di durata transitoria ( e non stabile come il danno psichico-biologico),che si sostanzia quale conseguenza ad un evento lesivo che possiamo individuare tranquillamente nella violenza morale e fisica e negli abusi quotidiani di denigrazione,tradimento,silenzi,insulti. Il danno morale vine chiamato,infatti, “pretium doloris” il costo del dolore.

QUANDO C’E’ VIOLENZA CARNALE?

Meritevole di esame, a mio avviso, è il delicato e grave argomento della violenza sessuale e degli elementi che ne integrano gli estremi. Le modalità violente dello psicopatico,lo schema ricattatorio e dominatore della sua personalità ,l’uso dell’induzione subdola,la considerazione del sesso quale strumento di potere fanno sì che gli abusi agiti entrino anche nella sfera sessuale. La violenza sessuale dal 1996 è considerato reato contro la persona (sino ad allora,ahimè,era solo un reato contro la morale) .Disciplinato dagli art.. 609 bis ess. del codice penale , è punito con una pena che va dai 5 ai 10 anni di reclusione.La violenza sessuale non scatta solo quando la vittima, con uso delle armi o della forza che immobilizza ,viene costretta a subire un rapporto intimo.Innazitutto, perchè vi sia violenza carnale non deve esserci necessariamente un rapporto intimo ma tutti gli atti che siano riconducibili alla sfera sessuale, non solo nelle parti genitali ma nelle c.d. parti erogene,possono costituire elementi del reato . Per la Corte di Cassazione integrano il reato : “una toccatina veloce ed insidiosa” (Cass. 22840/07) accarezzare la schiena fin sotto l’ascella contro il volere del soggetto passivo” (Cass. 4538/08) “bacio sulle labbra “ (Cass. 124257/07) . Il consenso al rapporto o agli atti sessuali, secondo l’accezione su esposta,deve essere pacifico e non deve subire interruzioni .Pertanto, può accadere che un soggetto sia d’accordo in un primo momento,ma ci ripensi successivamente e manifesti il suo dissenso: Il reato di violenza sessuale si verifica anche tra le mura domestiche.La Corte di Cassazione ha stabilito che può sussistere violenza sessuale anche nel caso in cui la moglie rifiuti silenziosamente il rapporto per evitare scenate. La Cassazione nel 2015 ( sentenza n. 42993) ha stabilito la sussistenza della violenza carnale anche nelle ipotesi in cui la donna,a fronte di pregresse intimidazioni di natura psicologica, si trova in uno stato di soggezione mentale e disagio ed accetti le avances del partner. Gli ermellini, sempre nel 2015,hanno ravvisato reato di violenza carnale laddove anche vi sia stato un RIFIUTO IMPLICITO al rapporto derivante dalla conflittualità della coppia causata da mortificazioni,insulti,prevaricazioni morali,ritenendo che ,per valutare la commissione del reato ,debba guardarsi non solo al momento di consumazione dell’atto ma al contesto generale pregresso e complessivo dei maltrattamenti anche morali agiti. Direi che questa è una vittoria delle vittime ed un invito a riflettere .

La persona umana ha l’irrinunciabile diritto a veder trattare  il proprio corpo , la propria mente e la propria emotività con rispetto assoluti. La ripetizione seriale e sistematica di atti che sono diretti a colpire uno o tutti e tre gli aspetti deve farci reagire e deve comportare una conseguenza nella vita degli abusanti , anche solo quale pretium doloris .

Avv. Marina Marconato

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SI APRA IL SIPARIO: LA SEDUZIONE DEL MANIPOLATORE PERVERSO

L’inizio della storia con un narcisista perverso corrisponde, ad insaputa della preda designata,all’inizio di una rappresentazione teatrale. Uno dei predatori più efficienti del pianeta ha posato gli occhi …

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“La rese cieca perché camminasse sui fili della     ragnatela pensando

fosse un manto erboso. Nelle sue fauci cadde, vinta da mortale abbraccio” M.M.

L’inizio della storia con un narcisista perverso corrisponde, ad insaputa della preda designata,all’inizio di una rappresentazione teatrale. Uno dei predatori più efficienti del pianeta ha posato gli occhi sulla sua nuova vittima e, da questo momento sino al tragico epilogo, si muoverà nella vita del partner come se si trovasse sul palcoscenico.

Nella strategia del manipolatore narcisista l’altro non deve essere distrutto subito ma deve essere sottomesso pian piano attraverso una lenta ma inesorabile deprogrammazione della sua identità affinché sia reso immobile e possa venir esercitato su di lui il controllo ed il potere. Questa prima fase, descritta da Paul-Claude Racamier come “decervelage” (decervelaggio) può durare mesi o anche anni. Si costruisce all’inizio attraverso il processo seduttivo e mira alla perdita dell’autonomia decisionale e dell’autostima. Il condizionamento generalmente non è visibile all’esterno della coppia e le allusioni destabilizzanti sono intrise di sottintesi e linguaggi in codice non comprensibili a chi non conosce il contesto. Al contrario, la vittima all’esterno può addirittura apparire come scontrosa, isterica ed ossessiva.

Dopo un tempo, che abbiamo detto essere variabile, quando il partner risulterà ormai fiaccato ed indebolito e la sua specificità di essere umano sarà stata erosa, il narcisista perverso riverserà la violenza in modo palese. Alla fine, ridotto a burattino esangue e privo di vita emotiva e psichica sufficiente a nutrirlo, esso verrà scartato, come fosse un oggetto logoro ed inutilizzabile.

Questo ciclo mortale avviene secondo modalità e schemi sostanzialmente identici ed è destinato a ripetersi con ognuna delle vittime.

Il sipario della rappresentazione dell’amore si apre con la fase della seduzione.

Tutti noi esseri umani, nei primi momenti di un rapporto, desideriamo mostrarci attraenti e presentiamo all’altro il nostro lato migliore; tuttavia, rimaniamo sostanzialmente autentici.

Il narcisista perverso o lo psicopatico seducono ingannando l’altro, infatti il suo scopo non è quello di amarlo ma quello di intrappolarlo con attenzioni, parole e gesti che fanno presagire un futuro molto bello. La seduzione basata sull’inganno e sulla menzogna è manipolazione. Il narcisista indossa la sua maschera di fascino e carisma ed è capace di creare nell’altro adrenalina. Lo psicopatico ed il narcisista maligno sono attori perfetti, non appaiono esagerati o affettati, non si notano nei primi momenti stonature particolari, così come sostiene Hervey Cleckley, uno dei massimi studiosi di psicopatia, nel celebre libro “the Mask of Sanity”.

Cleckley ritiene che la loro loquacità, il fascino superficiale, così come la loro straordinaria capacità di mentire, li rendano lupi travestiti da pecore, “il più delle volte lo psicopatico sembrerà gradevole e farà un impressione positiva già dal primo incontro. Aperto ed accogliente, è facile parlare con lui. Né, d’altra parte, sembra porsi in modo artificioso, come se nascondesse qualcosa o come qualcuno che sta cercando di ottenere simpatia per uno scopo nascosto”.

Seppure la preda avverte un’insolita tensione quando è in sua presenza o un disagio non ben identificato, tuttavia, rinnega le proprie sensazioni che non appaiono confortate da nulla di concreto. Essa non sa che questa storia che appare intensa ed appassionata diventerà una discesa verso l’inferno. Il narcisista perverso è affabile, ottimo conversatore, manifesta un interesse grande sia per l’aspetto esteriore che per quello interiore della preda e la pone apparentemente al centro della propria vita. Il perverso narcisista impone il proprio carisma per trattenere l’altro, per intrappolarlo nel labirinto di una relazione malata in cui il partner è trasformato in un oggetto, è cosificato e reso dipendente. In seguito, pur dilaniato da crescenti dubbi, si troverà al centro del labirinto e non troverà via d’uscita.

Il messaggio non detto del narcisista patologico è “io non ti amo”ma viene nascosto perché l’altro non se ne vada. Il partner deve rimanere immobile per venire frustrato in permanenza, bisogna anche impedirgli di pensare perché non si renda conto del processo. Solo l’eccessiva tolleranza da parte del partner rende possibile tale processo” sostiene Marie-France Hirigoyen nel libro “molestie morali”.

Le tecniche del manipolatore perverso si adattano alla specificità della preda, incarnando tutto quello che essa ha sempre desiderato, persino inconsapevolmente desiderato, creando l’illusione di un connubio perfetto. Se la vittima per sentirsi amata deve sentirsi necessaria, se ha doti di salvatrice, allora il narcisista perverso parlerà della sua infanzia difficile e lei sarà invasa dalla commozione e dalla tenerezza. Salvare da se stesso la persona amata, che si affida a lei come un bambino, fa sorgere in molti una capacità di tolleranza enorme. Il manipolatore relazionale sa usare bene questo delicato tasto e si ergerà a vittima ogni volta in cui servirà per farsi perdonare qualche malefatta o per richiedere tempo per decisioni di vita che non arriveranno mai. E via via che la maschera di essere indifeso, depresso e bisognoso, andrà incrinandosi a causa dei primi atteggiamenti sbagliati ed insani, la vittima inizierà a scusarlo ed a prodigarsi ancor di più allo scopo di insegnare, educare, guarire colui che, a suo giudizio, ama ma ama male. Se la vittima manifesterà, invece, l’intima esigenza emotiva di avere accanto una figura paterna e rassicurante, il predatore si mostrerà affidabile, forte, vincente e pieno di indicazioni, ergendosi a punto di riferimento. In questa recita, ovviamente, le adulazioni, l’idealizzazione, le false premure, il desiderio sessuale manifestato di continuo creeranno nella vittima le basi della sua dipendenza affettiva. Il partner non ha compreso che tutto l’andamento della relazione era già prefissato e non si rende conto ancora che il narcisista perverso controlla ogni aspetto della storia e della esistenza della vittima. La relazione prosegue con i tempi decisi dal manipolatore. Egli controlla e pianifica orari, luoghi, abiti, atteggiamenti e decide quali persone la coppia deve frequentare, decide se la storia deve essere clandestina oppure se si deve metter su famiglia, decide quando avere un figlio insieme, quali amici invitare, e come la partner deve vestire, parlare, pensare e comportarsi nella sessualità.

IL SESSO

La sessualità umana è complessa ed integrata con la parte psicologica ed emotiva e, per tal ragione, è sconosciuta allo psicopatico e al narcisista perverso nella sua forma più autentica. Lo psicopatico ed il narcisista patologico vivono una sessualità impersonale, meccanica, in cui vengono riprodotti sguardi, parole e movimenti imitati e recitati. L’atto sessuale viene vissuto allo scopo di avere un riflesso di potere e controllo sull’altro e perché il partner restituisca al manipolatore una sua immagine di amante grandioso e potente. Tuttavia, a lungo andare, il soggetto percepirà una meccanicità ed una cosificazione spaventose, “il partner è feticizzato, diventa strumento delle sue fantasie perverse, è reso un oggetto” come sostiene Isabelle Nazare-Aga nel librola manipolazione affettiva”. Inizialmente, vi è un bombardamento di desiderio da parte del perverso che fa sentire la vittima attraente e sensuale ma, col trascorrere del tempo, il partner si sentirà quasi una cavia, verrà sottoposto ad atti sessuali tesi ad umiliare e dominare; il rapporto sarà scarno, veloce e depravato ed il sesso verrà concesso e, in alcuni periodi, negato, a scopo punitivo. Nella fase successiva a quella della seduzione, la sessualità sarà uno dei terreni per svilire la vittima costringendola a modalità degradanti o ferendola nella autostima con critiche sul suo aspetto fisico o sulla presunta frigidità o pudicizia o, al contrario, imputandole più o meno palesemente una presunta lascivia.

In realtà, gli psicopatici ed i narcisisti patologici ostentano una capacità sessuale spesso indotta, soprattutto in età adulta, con sistemi potenzianti (viagra o simili) e si dedicano compulsivamente alla pornografia, oltre che ad accumulare in modo seriale avventure a sfondo sessuale.

La vittima del narcisista maligno e dello psicopatico si aggrapperà al ricordo dell’illusoria fase iniziale, ed a lungo le note di questa melodia incantatrice risuoneranno in lei, impedendole di fuggire, di sottrarsi al flauto magico di un prestigiatore senza anima.

Terminata la fase della seduzione, il perverso cambia maschera, chiude il primo atto della sua recita e, con la vittima al centro palcoscenico che lo guarda ipnotizzata, attendendo di entrare nel mondo dei sogni che lui le ha fatto illusoriamente intravedere, aprirà il secondo atto: la discesa verso l’abisso.

  • La manipolazione affettiva –Isabelle Nazare –Aga
  • Molestie morali –Marie France Hirigoyen
  • TheMask of Sanity – Hervey Cleckley

 

 

 

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VITTIME E TRIBUNALI

In Italia ,le donne vittime di abuso durante il corso della loro vita,secondo le più recenti statistiche, sarebbero circa 6 milioni,un numero allarmante che è,purtroppo, in costante crescita…

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In Italia ,le donne vittime di abuso durante il corso della loro vita,secondo le più recenti statistiche, sarebbero circa 6 milioni,un numero allarmante che è,purtroppo, in costante crescita.Si registra,peraltro, un progressivo aumento degli omicidi in ambito familiare ed, in generale, un inasprimento delle condotte degli abusanti,che adottano modalità sempre più violente.Il 12% dei casi di stalking si traforma in omicidio ed il 71% delle vittime subisce violenza e minacce,che nel 50% dei casi si traduce in lesioni personali.

Ciò che ,tuttavia,l’ordinamento giuridico, i giudici e,prima di essi, la società ed,anzi,le vittime stesse non hanno recepito pienamente è che l’esplosione della violenza fisica non è altro che l’evoluzione delle modalità di distruzione posta in essere dai soggetti abusanti.

La violenza morale,sovente preludio di quella fisica, è punita dalla legge e dà diritto a forme di tutela e di risarcimento.Tuttavia ,vi è una difficoltà evidente ad identificarne i contorni prima di tutto da parte della vittima e conseguentemente da parte della legge. La condotta di colui che denigra con frasi sprezzanti e sorriso ambiguo,i silenzi, le prevaricazioni intervallati da momenti di tenerezza artatamente concepiti,i tradimenti multipli,le fughe e i ritorni ciclici,la colpevolizzazione ed il vittimismo teso a giustificare comportamenti che altrimenti non tollereremmo ,costituiscono violenza morale e come tale rappresentano una lesione ,oltre che alla nostra salute psichica e fisica,ai nostri diritti civili,che la legge e, prima di essa, la Costituzione, tutela.Ciò che rende identificabile la violenza è il disegno preordinato dell’autore che si concretizza non in atti isolati e sporadici,bensì in una modalità rigida che via via aumenta il livello di estrinsecazione.Il singolo gesto ,preso da solo,poco significherebbe ma acquista rilievo ,sanzionabile nella sua recidività.L’ordinamento giuridico è posto al di fuori dell’intimità della coppia o della famiglia ed interviene solo in casi estremi o se viene adeguatamente sollecitato.Tuttavia, le vittime,confuse dall’andamento altalenante ed ambiguo dell’abusante psicopatico,tendono non solo a non reagire ma anzitutto a non riconoscere l’abuso medesimo per molto tempo. La violenza morale è insidiosa ed imprigiona ,rendendo la persona incapace di reagire, nonostante ,precedentemente all’esperienza con l’aggressore ,fosse determinata ed equilibrata. Riconoscere nel partner un aggressore è assolutamente complicato.La psicopatia ed il narcisismo perverso ,che caratterizzano gran parte degli autori di violenza morale e fisica, è un argomento quasi sconosciuto.I sentimenti nutriti per l’abusanate,lo stato di prostrazione psichica in cui egli riduce le vittime e la mancata conoscenza del fenomeno ,sono tra le cause di incapacità di autotutela. Si pensi che sino al 1996 il reato di violenza sessuale era considerato dal diritto un reato contro la morale e non contro la persona:ciò aiuta a comprendere come vi sia un substrato culturale di tolleranza e minimizzazione della violenza familiare che solo in tempi recenti ha iniziato a mutare direzione.Non esiste nel nostro Paese una norma specifica che riconosca e punisca tali abusi; tuttavia ,va detto che la violenza morale viene punita e nelle cause di separazione ,essa è motivo di addebito; inoltre,nei casi più gravi può comportare la perdita della potestà genitoriale,se adeguatamente provata.Il comportamento dell’ex coniuge che non collabora ma anzi usa la prole per “punire” l’altro genitore,che ha un atteggiamento destabilizzante, può portare ad ottenere l’affidamento esclusivo dei minori,che oggi, è di solito,condiviso.Il problema rimane il quadro probatorio.Il problema rimane il ricatto e la minaccia che molte vittime subiscono nel caso in cui abbiano con il partner interessi economici,figli ecc..:le vittime hanno paura ,quando comprendono chi sia il partner ,hanno paura di ritorsioni e non sanno come difendersi .Per questo ritengo sia importante segnalare che ,in qualsiasi relazione con uno psicopatico,non appena si comprende la situazione e si decida di interrompere il rapporto,è necessario costruire una fuga sicura.Lo psicopatico tornerà o tormenterà, userà i figli, non restituirà denaro, si approprierà delle società in comune e,molto spesso,diventerà uno stalker.Come uscirne? Raccogliendo prove prima della fuga,stampando sms,mail,registrando conversazioni ,annotando episodi, individuando testimoni,blindando i beni . Lo psicopatico ritiene di poter fare alla vittima ciò che crede,si ritiene al di sopra della legge e considera la vittima debole e manipolabile.Nelle cause di separazione ed anche a conclusione delle stesse,diverrà perncioso nelle modalità di visita ai figli o indifferente ,scomparendo e riapparendo a suo piacimento.Per tali ragioni,le vittime dovranno rapportarsi con l’ex partner sempre per iscritto,non dovranno cedere alle provocazioni,preferibilmente dovrebbero interagire tramite un intermediario e,meglio,un legale. Egli ha bisogno di mantenere la maschera davanti al mondo e di fronte ad una posizione ferma del partner che ha raccolto prove sufficienti ad inchiodarlo, raramente varcherà il limite.

I Tribunali ,non essendo tipizzato il fenomeno, hanno,inoltre, necessità che il percorso di violenza morale venga ben delineato e provato. E’ necessario che l’informazione sia estesa e che le vittime possano, quando sono pronte ad allontanarsi dal carnefice,essere supportate psicologicamente e difese a livello legale da chi comprende il fenomeno, anche al fine di poter tutelare in modo appropriato gli eventuali figli.L’ordinamento giuridico prevede misure cautelariad hoc per gli abusi ed i maltrattamenti familiari (dal c.d obbligo di allontanamento dalla casa familiare ex art. 282 bis cpc, all’ordine di protezione contro gli abusi familiari ex art. 342 bis e 342 ter c.c., con cui si proteggono le vittime anche sotto il profilo economico). Un legale competente del settore specifico aiuterà ad apprestare una difesa tipica di questo genere di situazioni, che oserei definire anomale,in modo da colmare un vuoto legislativo. Lo psicopatico durante la relazione ,commette molti reati,dalla minaccia,alla violenza ,all’ingiuria e viola ,fra gli altri,uno dei principi cardine del nostro ordinamento :il neminem ledere ,da cui discende il diritto al risarcimento dei danni subiti.Le vittime ,defraudate emotivamente,a volte economicamente, sviluppano patologie connesse all’abuso subito, quali ansia,depressione,coliti,amenorrea, che ,ove provato il nesso causale,comportano il diritto al risarcimento.Lo psicopatico alla fine della relazione spesso continua a commettere reati. Difatti, se è vero che gli stalker non sono tutti psicopatici,è vero che un gran numero di psicopatici diviene uno stalker . Sebbene,inoltre ,la violenza in seno alla famiglia non sia prerogativa esclusivamente maschile,va detto che circa il 75% delle vittime è di sesso femminile,percentuale che sale addirittura al 90% in relazione al reato di atti persecutori di cui all’art. 612 bis c.p.,il cd Stalking. Introdotto con la Legge n.38/2009 e successivamente modificato nel 2013, il reato di stalking  è punito con la reclusione da sei mesi a 5 anni ed è perseguibile a querela della persona offesa. Ma chi è lo stalker? Ne proveremo a tracciare l’identikit , anche attraverso i dati raccolti nelle Procure e nei Tribunali, nonché nei profili delineati dagli psichiatri. Lo stalker ,almeno nel nostro Paese, nel 90% dei casi, è un uomo,la cui età si aggira tra i 40 ed i 50 anni,di classe media,affetto da un disturbo di personalità che, in ogni caso,nella maggior parte delle vicende, non gli impedisce di avere una vita professionale,sociale e sentimentale “nella norma” .Insomma lo stalker è una persona malata (bordeline o psicopatica,in genere) ma ,molto spesso,perfettamente mimetizzata in ambito sociale e, quindi, scarsamente riconoscibile .Il termine stalking deriva dal mondo venatorio ed indica “l’inseguire una preda”,espressione che ben evidenzia la cosificazione che l’agente fa della persona perseguitata, cui non viene riconosciuto il diritto di determinarsi in autonomia .Il 75% degli stalkerha,difatti, avuto una relazione sentimentale con la vittima,l’interruzione della quale fa scattare l’inseguimento e gli atti persecutori.E’ importante comprendere che integrano gli estremi del reato ,oltre agli appostamenti ed inseguimenti, tutti quegli atti finalizzati a limitare la libertà di scelta ,di determinazione, di privacy della persona cui sono diretti, tali da comportare l’insorgere di ansia e patologie connesse,modificazioni alla propria vita (quali cambiare strada di percorrenza,luoghi di frequentazione ecc.).La condotta punita è l’insieme reiterato di tali atti, tra cui vanno annoverati sms,telefonate,contatti sui social ecc..

Come abbiamo evidenziato, il 12 % dei casi di stalking si trasforma in omicidi ed il 71% alla condotta tipica di pedinamenti,appostamenti,telefonate , aggiunge l’esplosione della violenza e delle minacce.Ciò significa che 7 vittime su 10 non subiranno soltanto l’atteggiamento invasivo del soggetto ma anche la violenza diretta che, nel 50% circa delle vittime ,si tradurrà in lesioni personali.L’esame dei dati ci conduce ad una conseguenza :lo stalker colpirà fisicamente 6 vittime su 10 . E’ importante rilevare che solo il 12 % degli stalker denunciati vengono assolti e che ampia è anche la percentuale di vittime che ottiene il risarcimento del danno : bisogna non subire ma denunciare gli autori .E’ fondamentale estendere la conoscenza del fenomeno al fine di rendere consapevoli le vittime di essere tali e di fornire loro il supporto psicologico,legale e di protezione affinchè, iniziato il  CONTATTO ZERO ,inizi,ove necessario, pure la battaglia nelle Procure e nei Tribunali a difesa e riconoscimento dei propri diritti e di quelli dei minori eventualmente coinvolti in modo che finalmente giustizia sia loro resa.

Avv. Marina Marconato

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NARCISISMO PATOLOGICO

Sei giunto sin qua , a chiederti cosa sia il narcisismo patologico e la psicopatia , sei andato cercando una spiegazione che possa chiarirti quello che stai vivendo o hai vissuto, o forse il …

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Sei giunto sin qua , a chiederti cosa sia il narcisismo patologico e la psicopatia , sei andato cercando una spiegazione che possa chiarirti quello che stai vivendo o hai vissuto, o forse il tuo terapeuta ti ha svelato una verità che ti sembra impossibile accettare.

Pensavi fosse amore all’inizio. Poi, hai creduto avesse un carattere un po’ difficile, che fosse un po’ immaturo o egoista o sfrontato o depresso o…che temesse l’amore, quello vero, quello che tu e solo tu potevi dargli.

Per questo, hai taciuto a te stessa quelle intuizioni che si affacciavano alla mente “qua c’è qualcosa che non va”, “il telefono perchè è in silenzioso o squilla di continuo?” “ come mai continua a sentire la sua ex così spesso?” “cosa ho fatto, perchè è scomparso all’improvviso?” “ mi critica sempre, perchè? Gli piacevo tanto all’inizio?” “ tutti mentono ma perchè lui lo fa tanto spesso?” “ ma cosa vuole da me? Se torna sempre allora…mi ama…o…no?”.

Temi di impazzire. Ebbene no, non sei pazza/o : molto probabilmente hai a che fare con un manipolatore relazionale, un narcisista perverso o psicopatico.

Purtroppo scoprirai che un narcisista patologico non è mai stato sincero e che nulla di ciò che hai vissuto era vero . Non c’è stata , come accade nelle normali storie , una fase in cui lui/lei era coinvolto , in cui la storia era vera .

Ciò che fa più male è rendersi conto di questo , che non vi è’ stato mai un momento in cui tutto era reale . Era solo una recita, un copione ben interpretato che il narcisista patologico ripete costantemente perché le prede credano alla illusione di un amore e resistano nelle fasi successive . I “ti amo” erano falsi , i progetti inventati . Sin  dall’inizio parallelamente al love bombing ( e dopo in ogni ripetizione del love bombing ) lui / lei mentiva e tradiva . Mentire e tradire per un narcisista patologico e’ uno stato normale , tanto normale che viene effettuato in modo fisso con qualsiasi partner e contemporaneamente con i vari partner. E’ a cena da voi ? Nel bagno scrive “ti amo o mi manchi o voglio fare l’amore “( a seconda del ruolo da lui assegnato all’altra vittima). Vi chiama mostrandosi innamorato e geloso o offeso ? Intanto manda sms ,mentre parla al telefono con voi , ad altre in cui è al massimo della spinta seduttiva. Quando il narcisista perverso sparisce per una pausa di riflessione, dicendovi che sta male e deve capire in realtà ha bisogno di spazio per saltellare allegramente tra le braccia di una nuova conquista . Lo scoprite e si getta ai vostri piedi piangendo maledicendosi giurando pentimento ? Sta misurando la sua capacità di farvi fesse ! Lo perdonate ? Lo rendete felice così continuerà con voi e con le altre e si sentirà bravissimo !! Il vostro narcisista perverso ha avuto il suo nutrimento!Tornate con lui ma sospettate chiedete controllate ? Vi dirà che siete controllanti ,isteriche, ossessive !  Se non lo perdonate minaccerà il suicidio ( ma non lo farà )! Vi dice che “bisogna prenderci un po’ di spazio, sei disorganizzata, incapace di stare serena”? Vi sta colpevolizzando ed approfittando della pausa può andare con altre: al suo ritorno ( quando e se vorrà tornare ) vi troverà dilaniate dal dolore, pronte a sopportare meglio le angherie nel timore di perderlo , convinte ormai che aveva ragione lui…voi avete sbagliato!! Anche quando il narcisista patologico mostrerà odio non sarà vero odio ! Può esserci un suo fastidio se gli siete sfuggite o se lo avete scoperto quando non voleva ancora farsi scoprire ! Allora vi potrebbe minacciare ricattare e tormentare ma da un’altra parte sarà comunque pimpante allegro e seduttivo! Nel momento in cui lo avrete stancato, allora lascerà indizi più chiari dei suoi tradimenti , vi umilierà in modo manifesto perché possiate ( col suo permesso quindi ) mandarlo via . Tuttavia ,se vorrà , tornerà anche solo con un semplice sms …come se nulla fosse accaduto, anche perchè per il narcisista patologico, anaffettivo e privo di empatia, nulla è davvero accaduto ! Non una promessa , non una parola bella , non un rapporto sessuale erano veri . Paradossalmente non c’è stato il rapporto che avete , vissuto . È’ stata una sua rappresentazione ,in cui tutto era calcolato dal love bombing allo scarto.Farà così sempre . Non guardate più il suo profilo perché ne avrà 100 sui siti d’incontro o porno.

Non guardate più nulla di lui . Infatti nulla è ‘ esistente ne’ le cose belle che fece ne’ quelle brutte che fa .

Cosa distingue una relazione narcisista perversa da una relazione sana? Cosa accade in una relazione narcisista perversa?

Inizialmente, una persona può essere attratta dall’immagine scintillante della grandiosità narcisistica di un’altra . La grandiosità fa balenare un mondo diverso, in cui finalmente l’importanza del soggetto sedotto sarà riconosciuta e affermata.

Questo atteggiamento del narcisista può infatti essere confuso con la sicurezza che trasuda da ogni suo gesto, da ogni suo sguardo e parola. Si tratta in molte situazioni della sensazione di aver finalmente trovato qualcuno di cui potersi affidare vivendo una proiezione di proiezione .

L’incontro e le prime fasi della relazione assomigliano ad una favola in cui si ha la sensazione di aver trovato l’anima gemella. Il periodo di seduzione può comprendere da parte del narcisista patologico sia comportamenti di spiccata galanteria, con regali, viaggi, fiori, sia un suo atteggiarsi a vittima del suo passato o degli eventi ,facendo pensare alla vittima ,in modo sottile o manifesto, che ella possa rappresentare l’unica persona al mondo in grado di salvarlo.

In ogni caso, il narcisista sarà ,in breve , il padrone assoluto del tempo della preda, perennemente presente o di persona o con numerosi messaggi, mail, telefonate. La vittima avrà la sensazione di essere amata venerata si sentirà bellissima , sensuale e sorprendentemente intelligente.

Chi viene sedotto narcisisticamente possiede una sua tensione narcisistica della grandiosità, una sua difficoltà a percepire i propri limiti e i propri desideri. Il suo narcisismo è la fessura attraverso cui il manipolatore relazionale costruirà un mondo di specchi e la condurrà nel labirinto di una relazione profondamente malata e disfunzionale.

LA DEPROGRAMMAZIONE DELLA VITTIMA

Attraverso le fessure e le fragilità innate della preda, che sono percepite puntualmente da questo predatore umano, egli innesta in essa tutta una lunga serie di convincimenti e condizionamenti psicologici tali che si troverà presto a fare , dire e tollerare cose prima di allora inimmaginabili.

Questa lenta e invisibile deprogrammazione porterà alla quasi totale disintegrazione della identità della vittima che agirà e penserà di se stessa quello che pensa e ritiene il narcisista perverso.

Tale manipolazione mentale impedirà a lungo alla vittima di sottrarsi al proprio carnefice e la porterà a rinnegare le proprie esigenze emotive ed i propri confini vitali, tollerando gesti di violenza psicologica ed a volte fisica sempre più gravi.

Ogni carenza di rispecchiamento della sua importanza e della grandiosità, per il narcisista patologico è una macchia nel mondo, una minaccia di svuotamento, un insulto. Ogni segno che l’altro è un centro autonomo di interessi, passioni, gusti è un affronto e un’offesa. L’altro sentirà smentita la propria realtà. L’interlocutore del narcisista si troverà a fronteggiare un persistente attacco alle radici del suo  sentimento di identità, che lo stringerà da dentro e da fuori. Si tratta proprio di ciò che alienerà ancor più l’attenzione del narcisista, perché l’unicità e particolarità dell’altro sono proprio la macchia che deturpa la sua serenità e il controllo del suo mondo.

In fase iniziale la vittima non comprende quello che sta vivendo sia per l’intermittenza della violenza psicologica che subisce, sia per la fatica di accettare che una persona amata possa intenzionalmente volerle far del male.” come sostiene Cinzia Mammoliti, criminologa esperta in narcisismo patologico ed autrice di libri sull’argomento.

SESSO E SEDUZIONE

La seduzione sessuale è riservata a personalità abbastanza strutturate e complesse da sempre semplici. Essa cerca il piacere condiviso; cerca la complementarità di un altro che perciò è pensato, immaginato, desiderato in quanto diverso. La seduzione sessuale presuppone quindi il riconoscimento dei propri limiti e la sua presenza implica che un individuo abbia raggiunto in sé l’integrità sufficiente a perseguire propri scopi personali.

La sessualità può esserne un corollario, o più frequentemente uno strumento, ma quasi mai le sensazioni di attrazione dei corpi sono un movente della seduzione narcisistica. Essa può avvenire nei tipi più diversi di relazione: relazioni professionali, narcisistiche, sportive, amicizia. Alla sua base c’è sempre uno specchio e immagini di ideali che si riproducono attraverso di esso.

Alla base della relazione perversa narcisistica troviamo sempre qualcuno che tenta di controllare dall’interno un altro, inducendolo ad essere perfetto per i suoi bisogni, e qualcun altro che tenta disperatamente di essere perfetto per i bisogni dell’interlocutore, tentando così, a sua volta, di controllarlo dall’interno.

Il narcisismo dell’uno tenta di controllare il narcisismo dell’altro, e viceversa. Per distinguere questa forma perversa incentrata sul controllo narcisistico delle vere e proprie perversioni sessuali, Bergeret propone il termine di “perversità” al posto di quello di “perversione”. Il dinamismo perverso si volge in una dimensione interiore: non consiste cioè tanto nell’imporre all’interlocutore un comportamento piuttosto di un altro, ma essenzialmente nel condizionarlo dall’interno consiste cioè nell’iniettargli dentro un modo di sentirsi e di sentire, un modo di essere.

A lungo andare lo specchio si rompe.

Con il passare del tempo , il partner è sottoposto a sempre maggiori atrocità: la fase della luna di miele è definitivamente terminata . Inspiegabilmente, il manipolatore inizierà a rivolgere al partner critiche via via più sprezzanti, fino ad arrivare ad insulti espliciti, giungerà a ricattarla , a minacciarla, a volte, ma non sempre, a manifestare desideri sessuali perversi ed “al limite”. La vittima scoprirà ,inoltre, tradimenti che ,si badi bene , il narcisista patologico non tenterà di nascondere davvero, lascerà, difatti,tracce facilmente individuabili , tuttavia, continuando a negare l’evidenza o a sminuire l’importanza del tradimento.

Quello che la preda ancora non sa è che il tradimento è sempre avvenuto. La vittima non sa che il narcisista perverso ha un vero e proprio harem, reale e virtuale, costellato di ex e di nuove amanti e di potenziali nuove prede. L’unica mostruosa differenza risiede nel fatto che , terminata la fase della IDEALIZZAZIONE , il manipolatore non lo nasconderà con altrettanta perizia ed anzi ne farà uno strumento di tortura psicologica , adottando quella che viene chiamata TRIANGOLAZIONE.

A questo punto , lo specchio si sta rompendo, la vittima inizia a soffrire ed a vivere perennemente in ansia e, successivamente, compaiono rabbia, controllo e una corsa per affermare un potere: una corsa che non può mai aver fine perché una possessione non può mai essere completa, totale, speculare.

La vittima inizierà a ribellarsi o cercherà, con impegno e dedizione, di spiegare al narcisista quali sono i suoi errori e come si potrebbe sanare al situazione , tentando disperatamente di indurlo a capire ciò che ,in realtà ,lui non vuole minimamente capire. La persona abusata alternerà momenti di dolcezza ,comprensione al fine di “aggiustare “la storia e di portarla nuovamente alla fase precedente della “luna di miele”, a momenti di controllo, agitazione , recriminazione per l’atteggiamento insano dell’aguzzino. Il narcisista, d’altra parte , volendo trattenere la preda per nutrirsene emotivamente, alternerà “il bastone con la carota”,fornendole , con la capacità di un consumato attore,speranze di un futuro stabile e meraviglioso , atteggiandosi ad uomo pentito per sfuggire poco dopo nuovamente al rapporto, con una distanza emotiva, freddezza, insulti,piccole sparizioni che annienteranno sempre più la vittima.

Difesa delle proprie peculiarità e una affermazione della propria individualità da una parte, difesa dalla turbativa rappresentata dall’altro e dalla malvagità presagita nell’altro dall’altra parte.

L’impossibilità per la vittima di ammettere la propria impotenza – che significherebbe accettare la ferita narcisistica del proprio limite e l’alterità del narcisista, cioè lasciarlo libero di essere e di pensare come è e come può – e per il narcisista l’impossibilità speculare (simmetrica) di ammettere dentro di lui il bisogno, il desiderio o la mancanza (a seconda del quadro di organizzazione di personalità in cui il narcisismo si erge a barriera difensiva). Significherebbe accettare la ferita narcisistica del proprio limite e dell’alterità dell’altro, cioè ciò che l’altro è e ciò che l’altro ha, di personale e diverso. Angosce laceranti emergono in questo gioco al rialzo.

Per il narcisista si tratta di allontanare o circoscrivere sotto il suo controllo una alterità che può scuotere il suo mondo e suscitare sensazioni travolgenti e distruttive dentro di lui. In fondo, egli disprezza, svaluta, oppure controlla, misconosce l’altro, oppure lo fugge, oppure trionfa per mezzo delle umiliazioni che riesce ad infliggere, non  perché lo odia, ma per evitare di odiarlo, di invidiarlo e per la paura di distruggerlo – oltre che di distruggersi – in un rapporto troppo intimo.

Per la vittima si tratta di rivendicare la propria individualità, la propria identità, di affermare se stesso contro un sentimento devastante di impotenza. Essa deve inoltre fronteggiare un sentimento acuto e per lei incomprensibile di perdita. La parte più intollerabile, riguarda una perdita oggettuale, prima e più che una perdita oggettiva. La perdita oggettuale riguarda la presenza oppure l’assenza dentro la mente. Patire tale perdita comporta la sensazione di non essere più nella mente, nei pensieri, nella memoria di qualcuno che è importante. Sul piano interiore, la perdita oggettuale significa dunque parallelamente la sparizione dell’altro: è una forma di sparizione anche la scoperta della sua differenza da come lo si era pensato, sentito, amato.

LA FINE ANNUNCIATA

L’impossibilità per la vittima di ammettere la propria impotenza – che significherebbe accettare la ferita narcisistica del proprio limite e l’alterità del narcisista, cioè lasciarlo libero di essere e di pensare come è – rappresenta il principale limite alla sua liberazione.

Mesi o anni di sistematica manipolazione mentale, realizzata attraverso il trattamento del silenzio, la triangolazione, i discorsi a volte sconnessi in double-bind , il gaslighting hanno generato, inoltre, una fortissima dipendenza affettiva .

Sindrome da manipolazione relazionale

Come sostiene Cinzia Mammoliti , criminologa esperta di narcisismo patologico, “la figura del manipolatore relazionale (che può essere di sesso maschile o femminile indistintamente) dietro cui si celano spesso gravi patologie psichiatriche non diagnosticate, dal narcisismo maligno alla psicopatia, é diffusissima nella nostra società.

Soggetto di difficile identificazione per il camaleontismo che ne caratterizza il modo d’agire , mira all’assoggettamento e annientamento psicologico delle vittime, donne o uomini, che sceglie con cura per indurle, attraverso l’uso di menzogne, sotterfugi e raggiri, all’acquiescenza.

Seduttivi e pieni di attenzioni nella fase iniziale del rapporto, i manipolatori relazionali, indossano differenti maschere per attirare nella loro rete le prede che decidono di vessare e creano dipendenza utilizzando le leve emozionali del senso di colpa e della paura.

Di rado rispondono agli ordinari stereotipi dell’immaginario collettivo che vogliono l’abusante ignorante, brutto, grezzo e volgare. I manipolatori relazionali sono estremamente subdoli e si celano dietro a persone spesso di bell’aspetto, colte, educate, gentili e anche di classi sociali elevate.

Dopo aver sedotto e catturato la preda, ottenutane la dipendenza emotiva, i manipolatori relazionali svelano la loro vera natura dando via al maltrattamento, all’umiliazione e allo svilimento attraverso l’utilizzo della loro arma preferita: la comunicazione aggressiva, ambigua e destabilizzante o il silenzio.

Si tratta di individui anaffettivi, irresponsabili, privi di sensi di colpa ed empatia accurata, incapaci di rimorso che passano di vittima in vittima per prosciugarne l’energia e destabilizzarne l’emotività. Il loro obiettivo primario, di cui sono solo parzialmente consapevoli, consiste nell’uccidere la vitalità dell’altro a fuoco lento, cercando prima di fargli perdere la ragione.

Chiunque può incontrarne uno e anche in questo caso non valgono gli usuali stereotipi che vogliono la vittima fragile, inerme e con scarsa considerazione di sé.

Molte donne e uomini forti e strutturati cadono, infatti, in questa trappola: basta soltanto che possiedano una ferita narcisistica, quella ferita, presente nella maggior parte di noi, che riguarda un passato di mancato riconoscimento o una non comprensione, da parte delle figure di riferimento, dei propri bisogni, del proprio dolore, impegno, conquiste e in generale, del proprio esserci.”

TRAUMA DA NARCISIMO

La vittima, intrappolata nel labirinto della manipolazione , sta subendo gravissimi danni emotivi , psicologici ed economici. La preda sta andando letteralmente in pezzi.

La sua psiche è in tilt , emotivamente è lacerata e sanguinante, tuttavia, rimane bloccata, immobile come se fosse stata paralizzata . Le conseguenze serie si ripercuotono su tutti gli ambiti della sua esistenza: professionalmente è nel caos, ha apatia ed incapacità di concentrazione costante, nei rapporti sociali è apatica o perennemente centrata sull’argomento “partner”, abbandona hobby, sport, trascura i figli se ne ha, diviene nervosa, depressa .

Pian piano, lei stessa inizia a rendersi conto delle gravi conseguenze fisiche e psicologiche che derivano dall’essere stati in contatto troppo a lungo con questi soggetti che portano inevitabilmente chi li subisce a una potente destabilizzazione.

D’altra parte, raramente viene individuato dalle vittime il nesso causale tra manipolazione, disagio, malessere e destabilizzazione.

Mediante l’osservazione di centinaia di casi , studiosi quali il Professor Pier Pietro Brunelli e Cinzia Mammoliti ritengono di aver individuato una Sindrome denominata SINDROME Manipolazione Relazionale (da cui l’acronimo SDMR), che colpisce le vittime di questi soggetti e che si presenta sia in concomitanza del rapporto con loro che alla fine della relazione.

Sostiene la Mammoliti che tale sindrome , paragonabile al DISTURBO POST TRAUMATICO DA STRESS, ha una durata soggettiva e determina una sofferenza emotiva intensa e uno strazio correlato alla paura dell’abbandono causando, o slatentizzando, disturbi fisici, piscologici o psichiatrici, anche irreversibili.

Questa la sintomatologia individuata:

  • bisogno ossessivo di parlare con chiunque di quel che si sta vivendo per cercare risposte;

  • logorrea verbale e scritta;

  • sviluppo di modalità manipolative non presenti prima della relazione che si sta vivendo;

  • sentimenti di paura e orrore per amare quello che si riconosce essere un mostro;

  • allucinazioni visive: si vede ovunque e in chiunque l’abusante e si scorgono somiglianze inesistenti;

  • attacchi di rabbia incontrollabile e aggressività autodiretta;

  • attacchi di rabbia e aggressività eterodiretta;

  • calo dell’autostima;

  • compresenza di emozioni e stati d’animo contraddittori;

  • lunaticità e indecisione frequenti (la vittima cambia spesso idea e da un momento all’altro);

  • ansia;

  • attacchi di panico;

  • senso di irrimediabile sfiducia nel prossimo;

  • paura della solitudine;

  • paura della gente;

  • gelosia morbosa nei confronti dell’abusante;

  • necessità di controllo più o meno ossessivo di ciò che fa, di dove va e con chi sta l’abusante;

  • sensazione di vuoto insopportabile all’idea di essere abbandonata dall’abusante;

  • voglia di lasciare l’abusante ma impossibilità di farlo per una sensazione di vuoto insopportabile;

  • dipendenza psicologica dall’abusante;

  • dipendenza affettiva dall’abusante;

  • dipendenza economica dall’abusante;

  • isolamento sociale (perdita o allontanamento dalle amicizie e dagli affetti familiari);

  • sensi di colpa nei confronti dell’abusante;

  • sensazione di pena nei confronti dell’abusante;

  • sindrome della crocerossina/o nei confronti dell’abusante (percepirlo/a debole o in difficoltà e desiderare più o meno ossessivamente di aiutarlo/a);

  • sentirsi sbagliata/o;

  • stati di dissonanza cognitiva;

  • imitazione dell’abusante: atteggiarsi, comportarsi, parlare, pensare come lui/lei ;

  • sensazione costante e paura di non poter mai più tornare ad essere come prima;

  • difficoltà di concentrazione;

  • disturbi del sonno;

  • sogni frequenti di quanto vissuto;

  • disturbi alimentari;

  • stanchezza cronica;

  • mancanza di energia;

  • comportamenti compulsivi (es. guidare pericolosamente o abusare di sostanze quali droghe, alcool, farmaci, sigarette);

  • sessualità disturbata e compulsiva (incontri al buio, condotte sessuali deviate e perverse che prima non erano presenti);

  • atteggiamenti sminuenti e svilenti e/o tendenze sadiche nei confronti di altri uomini/donne;

  • depressione;

  • pensieri suicidiari;

  • pensieri omicidi.

Si tratta di 42 sintomi che si possono presentare in parte o tutti insieme, nello stesso periodo o a momenti alterni, e che vanno a configurare, in chi ne è vittima, un quadro patologico che determina un’estrema e incontrollabile sofferenza psicologica.

Detta sofferenza è strettamente correlata al profondo senso di frustrazione e impotenza che deriva dalla dicotomia delle emozioni che si provano (ossessione, bisogno, dipendenza, attaccamento al proprio carnefice e/o odio, repulsione, paura, vergogna e imbarazzo per i sentimenti positivi che si nutrono nei suoi confronti) e conseguente impossibilità di autodeterminarsi gestendo la propria emotività.

L’origine del danno, ovvero la noxa patogena, della SDMR è ravvisabile:

1) nella sottoposizione prolungata a una comunicazione ambigua, contraddittoria, o di tipo double bind (doppio legame).

Gregory Bateson e altri , studiando la genesi della schizofrenia , elaborarono la teoria del double bind : essa riguarda una situazione in cui la comunicazione tra due individui, uniti da una relazione emotivamente rilevante, in cui uno dipenda dall’altro, presenta una incongruenza tra il livello del discorso esplicito (verbale, quel che vien detto) e un altro livello, detto metacomunicativo (non verbale, gesti, atteggiamenti, tono di voce), e la situazione sia tale per cui il ricevente il messaggio non abbia la possibilità di decidere quale dei due livelli ritenere valido, visto che si contraddicono, e nemmeno di far notare l’incongruenza a livello esplicito.

Questo tipo di comunicazione paradossale invalida necessariamente la relazione minando l’equilibrio emotivo di chi la subisce e rendendo vano ogni tentativo di dialogo o confronto costruttivo.

2) nel comportamento “bastone e carota “ cioè nella violenza verbale e psicologica alternata a momenti di tregua in cui il manipolatore torna ad essere comprensivo, presente ed apparentemente affettivo.

A umiliazioni, denigrazioni, offese e svilimenti della vittima il manipolatore alterna momenti in cui mostra attenzione, valorizzazione, vicinanza che mirano all’acquiescenza di chi subisce che alimenta, così, la speranza di poter vedere modificate le modalità relazionali col carnefice.

3) nella presenza di una ferita narcisistica nella vittima.

Quella che il Prof. Pier Pietro Brunelli definisce ” una ferita nascosta e non curata nel proprio narcisismo…cioè una carenza nella qualità e nella capacità di amare se stesse …persone che hanno una ferita occulta che non gli permette di “autoamarsi” (autostima) in modo sufficientemente equilibrato”

Il manipolatore perverso affonda i denti aguzzi in quelle ferite e riattiva esperienze umilianti e frustranti legate al suo passato non elaborato.

E’questa la ragione principale del dolore straziante che accompagna la vittima per tutto il decorso della SDMR: la riattivazione di un passato di mancanza, deprivazione e sofferenza.

NO CONTACT

L’unico modo per iniziare il lungo percorso di riprogrammazione psicologica ed emotiva e superare il trauma dell’abuso è attuare a vita il contatto zero : nessun sms, mail, conversazione dovrà più esistere tra voi ed il narcisista perverso. I narcisisti patologici sono soliti tornare a distanza di settimane, mesi ed anche anni, a prescindere da come si sia chiusa la storia e da chi la abbia chiusa. Tornano non per interesse vero, tornano recitando, come sempre. Il ruolo che intrepretano nei ritorni va dal presentarsi come amico o come amante pentito palesando la possibilità di riallacciare la storia che ,ovviamente sarebbe identica, anzi peggiore di quella già vissuta.

Pertanto, al vittima, approfittando dello scarto subito , non dovrà farsi trovare impreparata , pena la riattivazione del circuito malato . La vittima non potrà più rispondere .

La vittima ,infine, dovrà giungere a non guardare più nulla del suo carnefice, non sbirciare lo stato di whastapp, né dei profili social , altrimenti alimenterà nella sua mente il legame con lui e ritarderà o impedirà la propria guarigione.

  1. C.Mammoliti, I serial killer dell’anima, I manipolatori sono tra noi: come riconoscerli, come evitarli, come difenderci da loro, 2012, ed. Sonda; C.Mammoliti, Il manipolatore affettivo e le sue maschere: l’identikit dei dieci manipolatori relazionali più pericolosi e come neutralizzarli, 2014, ed. Sonda.

  2. P.P.Brunelli, Trauma da Narcisismo nelle relazioni di coppia: ipotesi per una nuova diagnosi. Il narcisismo patologico e la ferita narcisistica nel “vampirismo affettivo”, 2011, a cura di Albedo Ass.Cult.per l’immaginazione attiva; http://www.albedoimagination.com/2013/10/bugiardi-ipocriti-e-manipolatori-affettivi-saperne-di-piu-per-potersi-difendere/

    3. P.P. Brunelli, Trauma da Narcisismo nelle relazioni di coppia: ipotesi per una nuova diagnosi,cit., p.49).

    4.    http://www.igorvitale.org/2015/05/27/come-riconoscere-il-narcisista-perverso-         in-tempo/

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Sofferenza e crescita

 

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La sofferenza e la rabbia conseguente alla scoperta della truffa emotiva e della violazione della propria intimità non vanno sprecate se si riesce a trasformarle in un’occasione di maturazione e di crescita personale. Ovviamente è un percorso molto lento e di non di facile attuazione e prima di poterne davvero cogliere i frutti è necessaria l’elaborazione del lutto, prima razionale e poi emotivo, nonché la metabolizzazione del trauma e la guarigione di ferite profonde.

Cambiare il significato del dolore e trasformarlo in un motivo di crescita è l’unico modo che abbiamo a disposizione per attribuire valore positivo a un incontro sbagliato e il più efficace rimedio per tornare in possesso dell’autostima e ripartire con un nuovo corso della propria esistenza. Aiutare gli altri, grazie alle proprie competenze, può offrire una forza inimmaginabile ed è in grado di riportare “a livello” il proprio rifornimento energetico, prosciugato e azzerato da mesi e anni di relazione patologica e sofferta.

Un esempio lo ha fornito nel corso della presentazione di Relazioni pericolose l’Avv. Marina Marconato, intervenuta sia in veste di legale sia di ex vittima. Il mio vissuto a contatto con un soggetto disturbato e pericoloso e l’incontro con il blog – ha sostenuto l’Avv. Marconato- hanno rappresentato una trasformazione tanto che oggi, attraverso le mie competenze professionali ed il mio vissuto, fornisco supporto morale e  giuridico a chi ancora lotta per sottrarsi al proprio aguzzino. Bisogna risvegliare la coscienza di tutti per contrastare la violenza psicologica, preludio, molto frequentemente, di quella fisica. Bisogna sensibilizzare le istituzioni, gli operatori sociali, gli avvocati e i giudici perché venga garantita la tutela alle vittime e perché sia resa loro giustizia. Bisogna che sia data voce ai minori perché sia ascoltato e garantito il loro diritto a non frequentare il genitore abusante. Le donne tuttavia devono acquisire consapevolezza nel riconoscere l’abuso morale e la manipolazione prima che si trasformino in violenza fisica e devono  denunciare. Purtroppo, molto spesso tengono nascosti entro le mura domestiche anni di abusi morali, insulti, critiche sprezzanti, tradimenti seriali, maltrattamenti psicologici, fisici e sessuali e cercano aiuto quando la situazione è molto compromessa, quando fermare l’aggressore è come fermare un tir in corsa, come disinnescare  una bomba ad orologeria negli ultimi secondi prima della deflagrazione. L’informazione è cultura, la cultura è libertà e spesso salvezza. Edifichiamo un ponte solido su cui la vittima in fuga possa camminare per allontanarsi dal suo carnefice, ponendosi al sicuro.

https://relazionipericoloseblog.com/2017/03/13/sofferenza-e-crescita-personale/

 

 

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Scusa, anima mia…

…Sai, devo chiederti scusa, anima mia, per tutte le volte in cui…

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Sai, devo chiederti scusa, anima mia, per tutte le volte in cui ti ho mancato di rispetto, per tutte quelle volte in cui non ti ho amato .

Ti chiedo scusa per quella volta in cui ho permesso che qualcuno ti offendesse senza motivo, e perché non ti ho portato lontano da lui, anzi…me ne sono presa cura dimenticandomi di te che soffrivi in un angolo e ti lamentavi…ma io ero sorda, non ti udivo.
Ti chiedo scusa per quella volta in cui all’ennesima bugia non ho detto “basta, via di qua ” ed ho continuato a rimanere mentre qualcuno allargava con le menzogne quelle vecchie nostre ferite che solo noi conosciamo.
Ti chiedo scusa per quando ti ha lasciato improvvisamente nel silenzio che ti dilaniava e risuonava dentro, impaurendoti, terrorizzandoti, come fossi una bambina lasciata nel vuoto, al freddo.
Ti chiedo scusa per quando costui è poi tornato ed ha ricominciato a prenderti in giro ed io, ancora una volta, non ti ho condotto via da lui ma ti ho tenuta incastrata nella sua sala delle torture.
Ti chiedo scusa per quando ti sei persa, vinta da violenze che non meritavi e non capivi, inascoltata da me che avevo il dovere di salvarti, e sei crollata senza più forze , senza più sogni, senza più niente.
Ti chiedo scusa per quando ti ho condannato a vestirti di calze e pizzi per compiacere chi ti violentava nella tua delicatezza, con un ghigno nascosto dietro a vacue parole d’amore .
Ti chiedo scusa per quando non ti ho protetto dai tradimenti e dalle illusioni a cui tu, più sana di me, non credevi più ma a cui io ero agganciata .
Ti chiedo scusa perché ho consentito al buio di spegnere la tua luce, sottoponendoti a torture che un giorno ti hanno fatto desiderare la morte.
Tu che la vita la amavi tanto, forse più di me. E ti ringrazio, anima mia, perché tu non ti sei arrabbiata con me, tu non mi hai tradita come ho fatto io con te, hai racimolato tutta quella poca forza che avevi e mi hai condotto tu via, tu mi hai portata in salvo, lontano da quel mostro a cui avevo consegnato entrambe.
Ora ti amo anche io come mi ami tu e ti prometto che non accadrà più .
Ti prometto che nessuno si avvicinerà a noi per farci del male e che se si avvicinerà, stavolta lo saprò riconoscere e mandare via.
Marina

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